L’incontro che si è svolto ieri a Roma tra il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e le massime autorità italiane si inserisce in una fase particolarmente delicata del conflitto russo‑ucraino e, più in generale, della sicurezza europea e mediterranea. La giornata romana del leader di Kiev, scandita dai colloqui con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e con il ministro della Difesa Guido Crosetto, ha confermato come l’Italia sia ormai considerata da Kiev un interlocutore strategico non solo sul piano politico, ma anche su quello operativo e industriale.
Il colloquio al Quirinale con Sergio Mattarella ha avuto un forte valore simbolico e istituzionale. Zelensky ha ringraziato esplicitamente il capo dello Stato per la posizione “di principio, costante” assunta dall’Italia dall’inizio dell’invasione russa su larga scala, sottolineando in particolare il sostegno garantito al settore energetico ucraino durante l’ultimo inverno. Un riferimento tutt’altro che secondario, perché la resilienza energetica resta uno dei principali fronti vulnerabili dell’Ucraina sotto i continui attacchi russi alle infrastrutture critiche. Nel confronto con Mattarella, il presidente ucraino ha allargato lo sguardo oltre il fronte orientale, toccando i dossier della sicurezza europea, del Medio Oriente e della regione del Golfo, nella consapevolezza che le crisi sono sempre più interconnesse. In questo contesto, Zelensky ha richiamato la necessità di costruire anche in Europa un sistema di difesa comune, ribadendo l’importanza del sostegno italiano allo sblocco del pacchetto finanziario europeo da 90 miliardi di euro, al ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia e all’apertura dei capitoli negoziali per l’adesione dell’Ucraina all’Unione europea.
Il cuore politico dell’incontro romano è stato però il bilaterale a Palazzo Chigi con Giorgia Meloni, suggellato da una conferenza stampa congiunta dai toni netti. Zelensky ha descritto senza ambiguità il quadro militare, ricordando come anche durante le festività pasquali la Russia abbia continuato a colpire il fronte e le città ucraine con attacchi massicci condotti tramite droni Shahed e missili. Da qui l’appello diretto all’Italia e ai partner europei per un rafforzamento urgente delle capacità di difesa aerea, definite “vitali” per la sopravvivenza del Paese. Il presidente ucraino ha aperto esplicitamente alla possibilità di lavorare insieme alla produzione di sistemi contraerei, segnalando così una volontà che va oltre la mera assistenza militare e punta a una cooperazione strutturata anche sul piano industriale.
Meloni ha raccolto e rilanciato questo messaggio, collocando il sostegno all’Ucraina dentro una cornice strategica più ampia. Secondo la presidente del Consiglio, aiutare Kiev non è solo un dovere morale, ma una necessità per la sicurezza dell’Europa nel suo complesso. Un passaggio chiave del suo intervento ha riguardato il rischio di una frattura interna al fronte occidentale: un Occidente diviso e un’Europa spaccata, ha avvertito, rappresenterebbero “l’unico vero regalo” a Mosca. Da qui l’impegno italiano a continuare a lavorare per una pace giusta e duratura che tuteli la sovranità ucraina e insieme la solidità dell’alleanza euro‑atlantica. Nel dialogo sono entrati anche i dossier extra‑europei, in particolare la crisi iraniana e la sicurezza in Medio Oriente. Meloni ha ribadito la convinzione italiana che l’Iran non debba dotarsi di armi nucleari, sottolineando l’importanza della libertà di navigazione e la disponibilità dell’Italia a fare la propria parte, in coordinamento con gli alleati, quando le condizioni di sicurezza lo consentiranno.
Sul piano più operativo, l’incontro tra Zelensky e il ministro della Difesa Guido Crosetto ha rappresentato il tassello forse più concreto della visita. Al centro del colloquio vi è stata la definizione di una cooperazione bilaterale rafforzata nel settore della difesa, con l’obiettivo dichiarato di costruire un partenariato stabile e di lungo periodo. Le parti hanno concordato di lavorare su più livelli, dallo sviluppo delle capacità militari allo scambio di esperienze maturate sul campo, fino alla cooperazione industriale in settori chiave come la difesa aerea, i sistemi senza pilota, le munizioni e il dominio marittimo. In questo quadro si colloca il cosiddetto “Drone Deal”, un formato di partenariato strategico in fase di definizione che dovrebbe delineare obiettivi comuni, ambiti di collaborazione e meccanismi di revisione periodica, offrendo una base strutturata per un dialogo costante e iniziative congiunte.
Non si tratta soltanto di forniture militari, ma di una visione più ampia che comprende ricerca congiunta, cooperazione tecnologica, partenariati industriali e investimenti, estendendo il dialogo anche a settori cruciali della difesa moderna come la logistica, la sicurezza informatica e la protezione delle infrastrutture critiche. L’Ucraina ha espresso apprezzamento per il sostegno politico, militare e diplomatico ricevuto dall’Italia sin dall’inizio della guerra, riconoscendo come la solidarietà italiana abbia contribuito in modo significativo alla resilienza del Paese e agli sforzi per preservare la stabilità europea.
Nel complesso, la giornata romana di Zelensky ha mostrato un salto di qualità nella relazione tra Italia e Ucraina. Da un lato, emerge una piena convergenza politica sulla necessità di sostenere Kiev fino al raggiungimento di una pace giusta. Dall’altro, prende forma una cooperazione sempre più strutturata nel settore della difesa, che potrebbe fare dell’Italia non solo un sostenitore diplomatico, ma anche un partner industriale e strategico di primo piano per l’Ucraina in un’Europa chiamata a ripensare la propria sicurezza collettiva.
Photo Credits: Domenico Cippitelli per European Affairs
