GEOPOLITICA DEL MONDO MODERNO

Category archive

SOCIETA’

Jheronimus Bosch o l’influencer artistico del ‘500

CULTURA/SOCIETA' di

Quando si parla di Rinascimento, comunemente si fa riferimento alla bellezza ideale e ad un classicismo equilibrato che trova la sua maggior espressione nell’ambito tosco-romano nel ‘500, riconosciuto ed apprezzato oltre i confini della storia dell’arte. Ampliando lo sguardo, da quelle forme armoniose si discosta sensibilmente la pittura di Jheronimus Bosch (c. 1450-1516), il poliedrico artista fiammingo, che rappresenta il vero emblema di un Rinascimento alternativo che permette di considerare una pluralità di Rinascimenti con diversi centri artistici diffusi in tutta Europa. Proprio una ricostruzione della diversità di linguaggio artistico e stile rispetto al Rinascimento “classico”, di cui Bosch è stimato protagonista, è stata messa in scena alla mostra “Bosch e un altro Rinascimento” presso Palazzo Reale a Milano. Più che una monografica di Jheronimus Bosch, questa vasta esposizione intende fornire una prospettiva diversa sull’opera del Maestro nel contesto della sua epoca, offrendo varie sezioni tematiche, che sottolineano l’importanza e la popolarità in Europa di cui ha goduto l’artista già durante la sua vita. Leggi Tutto

Archivio Centrale Stato: 150 anni di storia d’Italia accessibili con un click

SOCIETA' di

Centocinquanta anni di storia d’Italia accessibili con un click: è online la nuova Teca digitale dell’Archivio Centrale dello Stato, che rappresenta il primo verontraguardo dell’era digitale dell’istituzione che custodisce la memorianstorico-documentaria della nazione. La Teca digitale consente di accedere a un totale di circa 2.500.000 immagini. Attraverso il suo utilizzo è possibile sfogliare ed effettuare ricerche in 1.500 inventari, interrogabili parola per parola grazie alladigitalizzazione con standard hOCR, accedere a più di 50.000 fotografie, 150.000 fascicoli, 100.000 documenti e migliaia di disegni tecnici, manifesti e registri. Semplificando l’accesso alla documentazione e alle informazioni correlate, la Teca digitale favorisce l’inclusione sociale, lo sviluppo della conoscenza, della creatività e della curiosità, ed è quindi uno strumento di superamento di barriere culturali, fisiche e cognitive.

Leggi Tutto

La crisi ucraina: informazione o propaganda?

 

La cronaca e l’esame analitico di come si stia sviluppando il conflitto in atto in Ucraina sono offuscate da quella che sembra essere l’unica cosa che abbia importanza nell’ambito di questa tragedia: la propaganda.

Il circuito mediatico nazionale e soprattutto internazionale non produce informazione oggettiva, seria, imparziale, ma è concentrato nel veicolare una serie di messaggi che hanno il fine di orientare l’opinione in senso unidirezionale, facendo leva su temi e aspetti ai quali il nostro mondo di occidentali risulta essere particolarmente sensibile.

Questo sistema di propaganda comporta una serie di conseguenze negative che anestetizzando il nostro senso analitico, ci spingono a ragionare servendoci di concetti stereotipati, ci allontanano da una comprensione globale del mondo che ci circonda e ci rendono difficile esaminare oggettivamente la situazione. Quali sono, quindi, i risultati di questo approccio sistematico?

Innanzitutto, accettando a priori quello che viene presentato non siamo costretti a valutare nel merito se ciò che è riportato sia effettivamente vero. Ci accontentiamo di ciò che vien detto perché colpisce direttamente il nostro atteggiamento culturale, rafforzando la nostra convinzione di universalità dello stile di vita occidentale, individuando il male nel nostro avversario soltanto.

In secondo luogo, l’identificazione di un nemico, alle cui azioni (reali o presunte) possano essere accreditati i nostri problemi, ci deresponsabilizza facendoci dimenticare che il conflitto ha solo posto in evidenza la crisi nella quale adesso annaspiamo (necessità di risorse energetiche alternative, sistema economico in affanno, mancanza di visione geopolitica).

In terzo luogo, la focalizzazione sullo scenario a noi prossimo ci nega la percezione di un mondo in continua evoluzione, creando l’illusione che la sconfitta del demone russo sia la priorità del resto dell’universo geopolitico e negando l’esistenza di ulteriori aree e situazioni di crisi che sviluppano conseguenze devastanti per il rispetto di quei concetti che permeano la nostra cultura occidentale e che sono immensamente più difficili e costose da contrastare rispetto alla situazione che si è sviluppata in Ucraina.

L’Occidente ha sempre fatto un vanto culturale dei progressi raggiunti nel favorire la libera espressione delle proprie idee e la caratteristica di avere nel suo DNA culturale il concetto di libera stampa. Quindi, perché l’informazione si è trasformata in propaganda?

Partiamo dalla definizione dei due termini, così come riportati dall’Enciclopedia Treccani

Per informazione si intende una

notizia, dato o elemento che consente di avere conoscenza più o meno esatta di fatti, situazioni, modi di essere.

Nel campo dei media tale concetto si basa sul rispetto di due cardini che sono l’oggettività e l’obiettività.

La propaganda, invece, risulta definita come una

azione che tende a influire sull’opinione pubblica e i mezzi con cui viene svolta. È un tentativo deliberato e sistematico di plasmare percezioni, manipolare cognizioni e dirigere il comportamento al fine di ottenere una risposta che favorisca gli intenti di chi lo mette in atto.

Come detto, il criterio concettuale che differenzia l’informazione dalla propaganda è che i principi di oggettività e di obiettività che caratterizzano l’informazione sono, invece, totalmente assenti nella propaganda.

L’assenza dei due principi enunciati, che devono caratterizzare l’informazione, deriva da un insieme complesso di cause che si sono verificate nel corso degli ultimi trent’anni e che hanno modificato la nostra capacità di analisi critica rendendola sempre meno autonoma e sempre più influenzabile da fattori esterni, che ci hanno fatto accettare la propaganda come la vera informazione.

La fine del bipolarismo Est – Ovest ha comportato la convinzione che il mondo si fosse avviato verso l’adozione di una universalità di pensiero dove la declinazione di concetti fondamentali come democrazia, diritti, libertà avesse un’unica accezione: quella di un Occidente vittorioso che, con la caduta del muro di Berlino, si era finalmente liberato dell’incubo ideologico-politico che aveva generato le due Guerre Mondiali e la Guerra Fredda, ponendo fine al periodo più oscuro della storia dell’Europa.

Questa convinzione ha avuto come conseguenza l’impostazione di una narrativa mediatica volta a sopprimere ed eliminare qualsiasi elemento che potesse mettere in dubbio la realtà di questa nuova Età dell’Oro, dove libertà e democrazia erano oramai divenuti patrimonio dell’intera umanità.

La caduta di un mondo diviso tra due blocchi contrapposti ha, di conseguenza, comportato una globalizzazione dei mercati con una espansione mondiale inimmaginabile nella Guerra Fredda che hanno rinforzato in noi il convincimento che anche il nostro sistema di economia fosse l’unico, il migliore quello cui tutte le altre Nazioni aspirassero.

Il nostro sistema di valori può essere ritenuto come un insieme di principi valido e moralmente corretto e abbiamo, quindi, il diritto di sostenerlo, ma quando il concetto di universalità dei nostri principi culturali ha iniziato a essere ridimensionato dalla realtà di un mondo geopolitico dove, purtroppo per noi, sono presenti visioni differenti, invece di accettare il dato di fatto e riconsiderare il nostro approccio alla divulgazione del nostro sistema culturale, abbiamo iniziato una narrativa dove obiettività e oggettività sono state sempre più assenti, trasformando il nostro impianto mediatico da mezzo di informazione a strumento di propaganda di una visione unica e non discutibile di cultura.

Anche l’affievolirsi delle ideologie che avevano contraddistinto e formato il mondo nel XX secolo ha contribuito a modificare l’azione dei media, che si è trasformata nella cassa di risonanza di una narrativa sostenitrice di una supposta verità comportamentale politicamente corretta, basata sulla demonizzazione aprioristica dell’altro in quanto esponente di un pensiero diverso da quello proprio, considerato l’unico corretto e giusto.

Non meno importante per comprendere come l’informazione sia divenuta propaganda risulta essere l’uso improprio che si è fatto degli strumenti della comunicazione. La tecnologia ha mutato la capacità di presentare un fatto in modo obiettivo e oggettivo consentendo la presentazione di qualsiasi fatto stesso come una verità assoluta e incontrovertibile attraverso la manipolazione delle immagini e delle parole.

Non solo la rappresentazione della realtà cambia ad ogni inquadratura, ma anche il lessico è stato adattato e trasformato rendendolo idoneo a supportare una visione della realtà orientata verso la propaganda e lontana dall’informazione, sancendo, di fatto, il trionfo del cosiddetto opinionismo.

Ritornando al punto di partenza, la situazione mediatica che viviamo con il conflitto ucraino è quella di essere divenuti l’oggetto di una propaganda estrema e articolata, dove le notizie che riceviamo sono commisurate per colpire il nostro inconscio di Occidentali pacifici, rispettosi dei diritti, democratici e con una coscienza umanitaria sensibilissima, ma disposti a un impegno personale e una partecipazione diretta ridotti al minimo, se non del tutto assenti.

La realtà è filtrata e veicolata attraverso i canali ai quali siamo più sensibili in modo da evocare scenari e situazioni apocalittici. Ci viene presentato un paese immerso nel freddo, nel gelo e nel buio che lotta per difendere la nostra democrazia e la nostra libertà, dove, però,  il suo Presidente si rivolge all’ONU per avere più armi – non certo per chiedere a quell’organismo di svolgere il suo compito istituzionale e riportare la pace e l’ordine.

La ricerca di una soluzione diplomatica del conflitto, che ponga fine alla tragedia delle popolazioni coinvolte, non è sostenuta dai media che, invece, sottolineano favorevolmente l’ostinazione con la quale l’Occidente spinge l’Ucraina a reclamare una capitolazione senza condizioni dell’avversario russo.

Incolpiamo altri Paesi di fornire armi e supporto alla Russia, incuranti del fatto che la tecnologia per fare quelle armi l’abbiamo fornita noi a loro in un passato abbastanza recente, da essere quasi considerato presente, mentre continuiamo fornire un supporto militare fondamentale che non ha altro risultato che alimentare l’illusoria idea di una vittoria epocale che non ci sarà.

Condanniamo come crimini contro l’umanità qualsiasi azione invocando tribunali internazionali che noi stessi non accettiamo e ai cui sviluppi non partecipiamo (uno su tutti la Corte Penale Internazionale che USA e Cina non riconoscono), come se questo potesse automaticamente risolvere il problema alla base di questo conflitto, evitando di rivedere una condotta geostrategica ipocrita e spregiudicata.

Applichiamo due pesi e due misure a seconda della nostra convenienza concentrandociologata e monotonamente uniformata, ma sicuramente incapace di esprimere un concetto di cultura adeguato alla storia millenaria dell’Occidente.

Le visiteur du futur” di Francois Descraques 

SOCIETA' di

In anteprima italiana al Science+Fiction Festival di Trieste, proiettato a ruota subito dopo The Thing, abbiamo modo di scoprire con piacere il primo lungometraggio del regista francese emergente François Descraques, che è uscito quest’anno in Francia, il 18 agosto. Stiamo parlando di Le Visiteur du Futur o The Visitor From The Future: una commedia distopica, esilarante e divertente, ambientata in un mondo tutt’altro che confortevole, popolato da personaggi deliranti, tratta dall’omonima webserie dello stesso Descraques. Leggi Tutto

Soccorso in mare e il dovere di assistenza

SOCIETA' di

IL DOVERE DEL COMANDANTE DI UNA NAVE DI SOCCORRERE LE PERSONE IN MARE

Continua l’arrivo di altri migranti per via mare, dove vede come protagonista l’Italia che sta sopportando a fatica questo continuo arrivo di navi ONG che recuperano nelle acque internazionali persone che vengono lasciate spesso in balia delle onde su imbarcazioni fatiscenti e pericolose, spesso con la complicità dei trafficanti di esseri umani via mare. Il mare Mediterraneo è diventato la traversata di mare più pericolosa, ma anche fatale con un bilancio di vittime abbastanza elevato, secondo i dati presentati di recente dall’Agenzia delle Nazioni per i rifugiati.

Leggi Tutto

Milano Golden Fashion 22: l’evento moda che unisce Paesi diversi, al fianco delle donne vittime di violenza

SOCIETA' di

L’evento Milano Golden Fashion, giunto alla sua 5° edizione, ideato e diretto dall’artista argentina Graciela Saez, è un ambizioso progetto interculturale di portata internazionale, centrato sul dialogo tra le diverse culture, attraverso il linguaggio della moda che oltrepassa i confini. L’evento si propone come opportunità per apprezzare l’universalità dell’eleganza modellata secondo le tradizioni sartoriali di Paesi diversi.

Lo show, tenutosi il 26 settembre scorso al Melia Hotel di Milano, ha fatto incontrare stiliste italiane con stiliste provenienti da Cuba, Santo Domingo, Cina, Perù, Brasile e Malta. Tra le designers in passerella con le loro collezioni erano presenti Grazia Urbano, Roberta Mellone, Adriana Monaco, Samanta MariottiSimona Pontiggia, Shaila Sabatini, Catherine Reynoso e Helen Aguilar Torres. Ospite d’onore Giannina Azar, la fashion designer dominicana che ha vestito celebrità come Jennifer Lopez, Gwen Stefani, Britney Spears e Beyoncè.

La kermesse, presentata da Anthony Peth e con madrina la cantante costaricana Cecilia Gayle, ha dedicato un importante spazio al tema della violenza contro le donne, al centro di un dibattito più che mai acceso per i tanti fatti di cronaca che vedono in aumento i femminicidi, i casi di stalking e violenza domestica. È stato infatti consegnato l’AWARDS SOLIDARIETÀ 2022 MGF a Paola Radaelli, Presidente di UNAVI-Unione Nazionale Vittime, l’associazione che lotta per i diritti delle vittime dei reati violenti e che ha tenacemente combattuto per l’approvazione della legge sulla legittima difesa. Sul palco insieme al Presidente di UNAVI, sono salite due giovani donne, vittime di violenza che con coraggio hanno denunciato i loro aguzzini e che ora testimoniano la loro esperienza per dare forza e un esempio positivo a tutte quelle donne che non riescono a ribellarsi per paura di essere sole o di non essere capite. Nel momento della consegna del premio alla Radaelli, la stilista Nada Nuovo ha omaggiato l’associazione con un abito da sposa, simbolo di candore e purezza, mentre il pittore Sergio Brabillasca ha esposto il suo dipinto della mostra “Sui Passi della Violenza” realizzato proprio per l’Unione Nazionale Vittime.

Consegna del premio alla solidarietà a Paola Radaelli, Presidente di UNAVI

Tanti i volti noti e gli ospiti della kermesse che hanno dato, a vario titolo, un contributo alla “interculturalità” attraverso il linguaggio universale delle arti visive e della comunicazione, cui sono andati altri importanti riconoscimenti, come Denny Mendez, Miss Italia 1996, attrice e modella (award allo spettacolo), Laura Avalle, direttrice della rivista SI Salute e Innovazione (award alla carriera), Leonardo Angelo, giornalista e Fashion Director (award alla comunicazione), Francesca Aiello, produttrice Mediaset e Rai (tv e cinema), Anthony Peth, presentatore tv (rivelazione).

Da considerare come anche il bilancio, dopo due anni di pandemia e stop forzato, ha superato ogni aspettativa. I numeri, infatti, non lasciano spazio a dubbi: 68 sfilate, oltre 210 eventi da calendario ed una galassia di attività collaterali hanno invaso Milano di addetti ai lavori e turisti. La Camera della Moda di Milano nel suo Fashion Economic Trends parla, infatti, di una crescita di fatturato del comparto del +25% nel primo semestre del 2022, dato che riporta il settore ai livelli pre-Covid evidenziando anzi una performance tra le migliori dell’ultimo ventennio. Cresce anche l’export che fattura 31 miliardi nel primo semestre dell’anno con un +21,6% rispetto al 2021. Di conseguenza il brand della moda made in Italy diventa sempre più autorevole nel mondo, grazie anche alla sua capacità di legarsi ai messaggi sociali e iniziative interculturali che si uniscono nel nome del bello.

Di Rosy Abruzzo

1 2 3 24
Redazione
0 £0.00
Vai a Inizio
× Contattaci!