IRIDE completa Eaglet II: 24 satelliti italiani rafforzano l’Osservazione della Terra

Con il lancio dell’ultimo gruppo di otto minisatelliti si completa una delle costellazioni del programma nazionale IRIDE. Eaglet II raggiunge quota 24 satelliti, mentre l’infrastruttura italiana arriva complessivamente a 39 unità già in orbita. Un passaggio che rafforza la capacità nazionale di trasformare i dati spaziali in servizi per ambiente, sicurezza, emergenze e attività economiche.

L’Italia compie un nuovo passo nella costruzione della propria infrastruttura spaziale per l’Osservazione della Terra. Dalla Vandenberg Space Force Base, in California, è partito il terzo e ultimo gruppo di otto satelliti Eaglet II, portando a 24 unità la configurazione prevista per la costellazione sviluppata nell’ambito di IRIDE.

Il lancio è avvenuto il 1° ottobre alle 20.32 CEST, a bordo della missione condivisa Transporter-18 di SpaceX. Con quest’ultima missione, il dispiegamento di Eaglet II è stato completato in meno di dodici mesi dal primo lancio del 2025. Sommando i 24 satelliti ai 15 appartenenti alla costellazione HEO, IRIDE conta ora complessivamente 39 satelliti in orbita.

Il dato numerico racconta però soltanto una parte dell’importanza del programma. IRIDE rappresenta infatti uno dei principali investimenti italiani nella costruzione di una capacità autonoma di raccolta, elaborazione e utilizzo dei dati provenienti dall’Osservazione della Terra.

Dal satellite al servizio

Di proprietà dell’Agenzia Spaziale Italiana, IRIDE è realizzato nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, integrato dal Piano Nazionale Complementare. Il programma viene sviluppato dall’Agenzia Spaziale Europea con il supporto dell’ASI e integra costellazioni satellitari, infrastrutture terrestri e servizi digitali.

L’obiettivo va oltre la disponibilità delle immagini dallo spazio: il sistema è concepito per trasformare i dati satellitari in servizi geospaziali operativi destinati alle istituzioni, alla Pubblica amministrazione, alla ricerca e al sistema economico. Al termine della fase di sviluppo e validazione, la responsabilità operativa viene progressivamente trasferita all’ASI.

È proprio questa integrazione tra segmento spaziale, infrastrutture di terra e servizi a rappresentare uno degli elementi centrali di IRIDE. Nella Space Economy contemporanea, infatti, il valore non risiede soltanto nel numero di satelliti portati in orbita, ma soprattutto nella capacità di trasformare i dati raccolti in informazioni utilizzabili per prendere decisioni.

Minisatelliti da 25 chilogrammi

Eaglet II rappresenta anche un banco di prova importante per l’industria spaziale italiana. La costellazione è stata progettata, integrata, testata e viene operata da OHB Italia. A Roma si trova inoltre il Mission Control Center della società, che dopo la separazione dei satelliti ha acquisito il segnale e avviato le attività necessarie alla loro messa in opera.

Ogni satellite ha una massa di circa 25 chilogrammi ed è equipaggiato con sensori ottici per l’acquisizione di immagini RGB. A questa capacità si aggiunge la ricezione e ritrasmissione dei segnali AIS, l’Automatic Identification System utilizzato per il tracciamento delle navi. Una combinazione che amplia il campo delle possibili applicazioni, soprattutto nel settore della sorveglianza e della sicurezza marittima. I dati prodotti potranno essere utilizzati anche per il monitoraggio ambientale, la gestione delle emergenze e il supporto alla Protezione Civile, il controllo delle infrastrutture critiche, la tutela del territorio e delle coste, oltre che per lo sviluppo di applicazioni commerciali.

Un’infrastruttura strategica per il Paese

La dimensione industriale assume particolare rilevanza considerando i tempi del programma. Secondo Simonetta Cheli, direttrice dei programmi di Osservazione della Terra dell’ESA e responsabile del centro ESRIN, il completamento di Eaglet II è stato raggiunto con diversi mesi di anticipo rispetto alle scadenze previste dal PNRR. Il programma, inoltre, non termina con questo lancio. Il dispiegamento proseguirà nei prossimi mesi con ulteriori missioni dedicate ai satelliti NIMBUS-SAR e HEO e successivamente alle altre costellazioni previste da IRIDE, coinvolgendo diversi attori dell’industria nazionale.

Per il commissario dell’ASI Mario Cospito, il completamento di questa fase testimonia la capacità del sistema industriale italiano di lavorare attraverso una filiera integrata. Nella prospettiva dell’Agenzia Spaziale Italiana, IRIDE dovrà mettere a disposizione informazioni avanzate per lo studio dei cambiamenti climatici, la sicurezza, la tutela del territorio, la sostenibilità ambientale e il sostegno alla competitività nazionale. C’è quindi una dimensione strategica che accompagna quella tecnologica. Disporre di infrastrutture nazionali per l’Osservazione della Terra significa aumentare la capacità di acquisire informazioni sul territorio, sulle coste, sulle infrastrutture e sull’ambiente e, soprattutto, trasformarle rapidamente in strumenti utilizzabili dalle amministrazioni.

La sfida della Space Economy italiana

Per OHB Italia il completamento della costellazione rappresenta anche la dimostrazione della capacità di gestire l’intero ciclo industriale di un sistema satellitare. Roberto Aceti, Managing Director della società, ha sottolineato come la realizzazione di 24 satelliti progettati, integrati e testati dall’azienda in meno di un anno abbia consentito di trasformare un progetto complesso in un sistema spaziale operativo, includendo anche la gestione delle operazioni in orbita attraverso il centro di controllo di Roma. È probabilmente questo uno degli aspetti più interessanti del programma sotto il profilo della Space Economy. IRIDE non è soltanto un progetto satellitare, ma un ecosistema nel quale industria manifatturiera, infrastrutture terrestri, capacità di elaborazione dei dati e servizi geospaziali devono funzionare come componenti di una stessa catena del valore. Il completamento di Eaglet II segna dunque la conclusione di una fase, ma soprattutto l’inizio di quella più importante: dimostrare quanto una grande infrastruttura pubblica spaziale possa generare servizi, competenze industriali e applicazioni capaci di produrre valore anche a terra. Con 39 satelliti già in orbita e nuovi lanci previsti, IRIDE sta progressivamente passando dalla dimensione di programma finanziato dal PNRR a quella di infrastruttura operativa nazionale. Ed è su questo passaggio, più ancora che sul numero di satelliti lanciati, che si misurerà il suo impatto sulla Space Economy italiana.

Foto credits: Ufficio Stampa ASI

Giornalista, direttore ed editore delle testate European Affairs Magazine e Bookreporter. Si occupa di geopolitica, difesa e relazioni internazionali, ambiti nei quali ha maturato una lunga esperienza seguendo le missioni della Difesa italiana in Afghanistan, Libano, Kosovo e Iraq, realizzando reportage e documentari dalle principali aree di crisi.

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