GEOPOLITICA DEL MONDO MODERNO

Category archive

Difesa

Il Primeiro Comando da Capital: Dalle prigioni brasiliane alla conquista del narcotraffico internazionale

Difesa di

Questa organizzazione nacque all’interno del carcere brasiliano di Taubaté (San Paolo) nel 1993, a fondare questa organizzazione furono José Márcio Felicio e Dionísio César Leite; l’evento che portò alla nascita di questo gruppo fu un massacro compiuto nei confronti di alcuni detenuti, avvenuto nel 1992 nel penitenziario di Carandiru.
Per finanziare le loro attività criminali, l’organizzazione si serviva inizialmente delle rapine in banca o assaltando furgoni portavalori. Tra le principali rapine messe a segno dal gruppo vi sarebbe un colpo che portò nelle casse dell’organizzazione 32 milioni di reais brasiliani. In seguito a ciò le forze dell’ordine riuscirono a catturare uno dei membri principali da poco evaso di prigione ovvero Marcos Willians Herbas Camacho; forte di una buona reputazione criminale Camacho riuscì in tempi molto brevi ad accrescere la sua posizione all’interno del gruppo, fino a diventarne il leader.
La scalata ai vertici di Marcos tuttavia non avvenne con un grande spargimento di sangue, secondo alcune fonti di fatto Camacho avrebbe fornito alle autorità brasiliane delle informazioni che avrebbero portato al trasferimento di José Márcio Felício e Dionísio César Leite in una struttura penitenziaria di massima sicurezza, in uno stato di totale isolamento. Sotto la guida di Camacho, il quale continua a dirigere le operazioni dal carcere, il PCC cominciò ad interessarsi ad uno dei business più fiorenti all’interno del mondo criminale ovvero il traffico di sostanze stupefacenti e di armi da fuoco.
Per quanto riguarda la struttura interna, il PCC presenta una struttura di tipo orizzontale, la quale si basa molto sulla parità all’interno dell’organizzazione, ai cui membri è comunque garantita una certa autonomia, sempre nei limiti stabiliti dall’organizzazione, al cui interno sono vietate molte attività criminali, tra le quali le estorsioni.
Coloro che sviluppano delle attività illegali devono comunque rendere conto alla Sintonia do Progreso, sullo stesso livello vi sono anche la Sintonia da Cebola (specializzata nella raccolta delle quote dei membri dell’organizzazione non detenuti), la Sintonia da Rifa (la cui funzione consiste nella distribuzione di premi ai membri dell’organizzazione) ed infine la Sintonia do Cigarro (attiva nella gestione delle attività di contrabbando); queste devono rendere conto alla Sintonia Financeira; su questo stesso livello operano anche: Sintonia dos Gravatas (alla quale è affidato il compito di gestire e contrattare con gli avvocati dei membri detenuti), Sintonia da Ajiuda (che si occupa di distribuire i beni e i servizi messi a disposizione dal PCC), Sintonia do Cadastro (che gestisce l’ingresso dei nuovi membri, e l’eventuale espulsione,allontanamento o punizione di membri che non rispettano le regole del PCC). Tutte queste sintonie elencate devono infine rendere conto alla Sintonia Geral final (principale organo di comando del PCC).
Per diventare un membro del PCC, i potenziali affiliati devono essere in possesso di determinate qualità e caratteristiche, tra le quali: capacità di persuasione, abilità oratorie ed infine avere una buona posizione all’interno del mondo criminale. Il potenziale nuovo affiliato durante il “battezzo” viene presentato da due “padrini” (persone che garantiscono per lui), una volta prestato il giuramento, l’affiliato cede anima e corpo al PCC, al quale dovrà corrispondere una quota mensile (Caxinha); il nuovo affiliato assumerà lo status di irmão (fratello).
il PCC ha un proprio codice (O Estatuto), il quale si basa su 18 articoli, inoltre al proprio interno avrebbe istituito un proprio “organo giudiziario” col quale regolare le controversie interne e far rispettare il codice di comportamento; questo sistema è stato messo su dai vertici dell’organizzazione con l’obbiettivo di evitare di attirare troppo l’attenzione delle forze dell’ordine. La violazione di queste regole viene punita in diversi modi; nei casi meno gravi con un’ammonizione oppure un’ammenda da parte del vertice, se il caso si ripete per più di una volta il membro può essere punito con l’esilio; nel caso in cui un membro abbia compiuto una violazione pesante, come per esempio un omicidio senza autorizzazione, violenza sessuale oppure abusi sui minori, è punibile con la morte.
Per quanto riguarda le loro aree di influenza all’interno del Brasile, è stata accertata una forte presenza del Primeiro Comando da Capital negli Stati di São Paulo, Mato Grosso do Sul e Paraná. Le principali aree nelle quale il PCC opererebbe sono all’interno delle periferie e degli Istituti penitenziari. È importante evidenziare, che questo gruppo nelle aree sottoposte al proprio dominio tende ad operare nella massima segretezza e anonimato, senza alcun riferimento che metta in evidenza il dominio del PCC, il quale a differenza di altri gruppi criminali brasiliani predilige l’uso della corruzione piuttosto che la violenza.
Nonostante ciò nel corso degli anni non sono mancati atti di violenza e di terrorismo contro lo stato brasiliano da parte del PCC, in particolare tra il 2006 e il 2012 l’organizzazione ha messo su vari attentati che hanno letteralmente paralizzato il paese, colpendo obbiettivi connessi al potere economico-finanziario, le autorità di pubblica sicurezza e anche la popolazione civile. Anche all’interno delle prigioni il Primeiro Comando da Capital si sarebbe reso autore di veri e propri atti di guerriglia e di violenza, soprattutto nei confronti di gang rivali.
Il PCC all’interno della criminalità brasiliana avrebbe stretto alleanze con il gruppo criminale dei Guardiões do Estado e gli Amigo dos Amigos, mentre dal 2016 sarebbe in conflitto con un altro importante gruppo criminale della malavita brasiliana ossia Comando Vermelho, attivo principalmente nella città di Rio de Janeiro e la Familia do Norte.
Negli ultimi anni il PCC ha iniziato ad espandersi anche in altri paesi del Sud America come Urugauay, Paraguay e Bolivia. Oltre all’America latina il PCC avrebbe esteso la propria rete criminale anche in molti altri continenti; in Europa sarebbe stata riscontrata la presenza del PCC in Spagna, Olanda, Portogallo e Regno Unito, in Nord – America principalmente negli Stati Uniti d’America, ed infine in Africa nell’ex colonia portoghese del Mozambico.
Con questa espansione a livello internazionale, il Primeiro Comando da Capital ha stretto rapporti con molte organizzazioni criminali. Sono certi i legami dell’organizzazione con la ‘Ndrangheta calabrese, in particolare coi narcotrafficanti calabresi Rocco Morabito, Nicola e Patrick Assisi. Inoltre nel 2020 dopo l’arresto in Mozambico di uno dei membri di punta del Primeiro Comando da Capital Gilberto Aparecido dos Santos, è stato possibile accertare il legame del PCC con membri della criminalità organizzata africana (molto probabilmente legati alla mafia nigeriana), i quali secondo quanto emerso dalle indagini avrebbero garantito al PCC supporto logistico per il transito della droga in alcuni paesi africani, dai quali sarebbe poi partita con destinazione l’Europa.

Fonti
https://www.ilpost.it/2018/12/26/rio-de-janeiro-milizie-brasile/
https://www.bbc.com/portuguese/brasil-51178478
https://www.bbc.com/portuguese/brasil-47229984
https://www.bbc.com/portuguese/brasil-44857777
https://insightcrime.org/brazil-organized-crime-news/marcos-willians-herbas-camacho-marcola/
https://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2016/03/03/news/il_nuovo_mondo_dei_narcos-132704241/#box
https://noticias.uol.com.br/ultimas-noticias/agencia-estado/2017/01/08/estatuto-do-pcc-tem-18-artigos-e-codigo-de-etica.htm
http://www.linterferenza.info/attpol/la-violenza-carceraria-brasile-primeiro-comando-capital/#_ftn1
https://brasil.elpais.com/brasil/2021-02-25/apos-anos-de-massacres-hegemonia-das-faccoes-zera-homicidios-em-prisoes-do-amazonas-e-roraima.html
https://brasil.elpais.com/brasil/2020-06-12/pcc-a-irmandade-dos-criminosos.html?rel=listapoyo#
https://www.repubblica.it/esteri/2020/06/23/news/brasile_la_confraternita_dei_criminali-301068697/
https://irpimedia.irpi.eu/tag/gilberto-aparecido-dos-santos/
https://www.repubblica.it/cronaca/2021/05/24/news/ndrangheta_arrestato_in_brasile_rocco_morabito_era_il_numero_2_dei_latitanti_dopo_messina_denaro-302626463/
https://www.lastampa.it/torino/2019/07/15/news/le-immagini-dell-arresto-in-brasile-di-nicola-e-patrick-assisi-1.37033654
https://insightcrime.org/brazil-organized-crime-news/red-command-profile/
https://insightcrime.org/brazil-organized-crime-news/first-capital-command-pcc-profile/
https://www.lastampa.it/esteri/2012/11/14/news/san-paolo-in-guerra-i-narcos-terrorizzano-la-capitale-finanziaria-1.36359936
https://tg24.sky.it/mondo/2017/01/20/brasile-rivolta-26-morti-alcacuz-a-natal-carceri-decapitazioni-v.html%2520#03

Emergenza mafiosa nel foggiano: La provincia di Foggia nella morsa della grande criminalità organizzata

Difesa di

Da qualche anno l’area del foggiano è stata teatro di numerosi omicidi e reati intimidatori, messi in atto da organizzazioni criminali di tipo mafioso. Quando si parla di Puglia, ci viene subito da pensare che dietro la scia di sangue e di violenza vi sia la mano di quella che viene considerata come la mafia dominante all’interno del territorio pugliese, ovvero la “Sacra Corona Unita”. La realtà dei fatti ha messo in evidenza però che dietro a tutto ciò non vi è la mano della “Sacra Corona Unita”, bensì un’altra organizzazione criminale, del tutto estranea ed indipendente rispetto a quest’ultima ovvero: la Società Foggiana, organizzazione criminale attiva nella città di Foggia e nelle sua provincia .

La “Società Foggiana” venne fondata durante gli anni’80, a volere la creazione di un organizzazione criminale nel territorio foggiano fu il boss camorrista Raffaele Cutolo . Questa nuova formazione mafiosa prese il nome di “Nuova Camorra Pugliese”, tuttavia dopo il nuovo arresto di Cutolo questo nuovo sodalizio mafioso cominciò a naufragare, con conseguente nascita di nuovi gruppi criminali, tra i quali appunto la “Società Foggiana”.
Questa nuova organizzazione dimostrò fin da subito la sua intenzione nel non sottomettersi a nessun’altra organizzazione criminale, come per esempio la “Sacra Corona Unita” e i clan della “Nuova Camorra Pugliese”. A guidare questo nuovo sodalizio criminale furono: Gerardo Agnelli, Giosuè Rizzi, Rocco Moretti e Roberto Sinesi . Questi giovani emergenti durante la metà degli anni’80 dichiararono guerra al clan foggiano dei Laviano, legato prima a Cutolo e successivamente al boss brindisino della Sacra Corona Unita Pino Rogoli .

Nel corso degli anni nella città di Foggia e nei suoi dintorni si sono formate tre batterie criminali che costituiscono appunto la “Società”, i Moretti – Pellegrino – Lanza, i Sinesi – Francavilla e i Trisciuoglio – Prencipe – Tolonese. La composizione di questi clan è basata sulla formazione di batterie criminali basate su vincoli familiari sul modello delle ‘ndrine calabresi, con la sola differenza che la Società foggiana non prevede alcun rituale di affiliazione, ciò che contraddistingue in maniera particolare questi gruppi criminali sono i metodi violenti e intimidatori tipici della “Nuova Camorra Organizzata” .

Le tre batterie, fin dalla loro nascita si sono sempre dimostrate in contrasto tra di loro, contrasto che ha causato molti omicidi nella città di Foggia e nella sua provincia ; nonostante i numerosi arresti i clan continuano a far sentire in maniera soffocante la loro presenza, imponendo il pizzo alle attività commerciali e punendo in maniera severa chiunque osi ribellarsi alle richieste dei clan. Inoltre negli ultimi anni si è assistito ad un sempre crescente legame della Società foggiana con la cosiddetta “zona grigia”, composta da politici e imprenditori vicini agli ambienti mafiosi.

Secondo l’ultima relazione della Direzione Investigativa Antimafia, il clan più potente all’interno del Comune di Foggia sarebbe quello dei Moretti – Pellegrino – Lanza, attivi principalmente nel settore delle estorsioni e del traffico di sostanze stupefacenti. Questo clan negli ultimi anni starebbe estendendo la propria influenza anche al di fuori dei confini pugliesi, come per esempio in Molise e in Abruzzo .

Un’altra realtà de che negli ultimi anni sta preoccupando molto gli inquirenti e la magistratura è il Gargano (geograficamente situato nella parte nord – orientale della provincia). Da molti anni, l’area garganica è finita al centro di una faida di mafia meglio conosciuta come la “faida del Gargano”. A dominare principalmente quest’area vi è la famiglia mafiosa di Monte Sant’Angelo dei Li Bergolis. Come le batterie foggiane, questo clan è basato su una struttura di tipo familiare, il cui potere viene tramandato di padre in figlio. Conosciuti anche come il “clan dei Montanari”, i Li Bergolis inizialmente erano un clan mafioso dedito ad affari criminali legati alla terra, tuttavia un tratto che ha sempre contraddistinto questo clan è la sua ferocia, che ad oggi sembrerebbe non essere seconda a nessun altro sodalizio criminale presente sulla penisola italiana.

Sebbene le sue origini e i suoi comportamenti siano principalmente ispirati alle vecchie mafie arcaiche, i Li Bergolis sono stati capaci di evolversi ben oltre la vecchia mafia. Il clan ad oggi infatti risulterebbe coinvolto anche in traffici criminali del tutto atipici per quelle che possiamo definire come “mafie arcaiche”, come per esempio: il traffico di sostanze stupefacenti e il riciclaggio di denaro sporco.

Inoltre i clan avrebbero formato numerose alleanze con altre organizzazioni criminali nazionali ed internazionali. All’interno della regione Puglia i Montanari risultano essere alleati con la batteria foggiana dei Sinesi – Francavilla; per quanto riguarda altre organizzazioni criminali italiane, il clan dei Montanari risulta avere contatti con cosche mafiose riconducibili alla ‘Ndrangheta calabrese e alla Camorra . Dal punto di vista nazionale i clan risultano avere rapporti d’affari con trafficanti di droga riconducibili: alla mafia albanese e ai cartelli della droga sud americani .

Sovranità nell’Artico: perché è importante e le sfide per il Canada

Difesa di

Il Canada è posto oggi davanti a una sfida inedita: far convivere il quadro delle minacce e della competizione globale con la multidimensionalità del principio di sovranità artica, che include elementi come la protezione ambientale e lo sviluppo socio-economico del Nord, i diritti, la sicurezza e la partecipazione dei popoli artici alla gestione delle relazioni internazionali, anche con il “vicino” Stati Uniti e con l’altro gigante geografico artico, la Russia.

Laura Borzi, analista del Centro Studi Italia-Canada ed esperta di Artico e politica estera canadese si addentra in un articolo pubblicato sul sito web ufficiale del Centro Studi, nella complessità del significato di sovranità nel contesto dell’Artico canadese.

Rimasta al di sotto del radar della geopolitica per tutto l’ultimo decennio del secolo scorso, la regione artica è tornata oggetto di attenzione generale a partire dagli anni 2006-2007 a causa dell’accelerazione del riscaldamento climatico.

Attraverso il grimaldello della ricerca scientifica, della protezione ambientale e dello sviluppo sostenibile, molti attori, statali e non, hanno cercato di ottenere quella sorta di passaporto diplomatico rappresentato dallo status di membro osservatore del Consiglio Artico, il forum intergovernativo che dal 1996 costituisce il pilastro della governance al Nord.

Non è tanto (o soltanto) l’attrattiva degli idrocarburi a sensibilizzare gli interessi economici – che peraltro restano incentrati su attività industriali già avviate, come l’estrazione mineraria, la pesca e il turismo.

Al momento il nuovo protagonismo della regione è piuttosto di carattere politico- militare: la possibilità che le tensioni globali, in particolare la degradazione ininterrotta dei rapporti tra NATO e Russia e la competizione sino-americana si traducano in pericoli di conflittualità in Artico.

Il ritorno della politica di potenza a livello sistemico, connesso allo scioglimento dei ghiacci che si traduce in un’apertura di spazi precedentemente inaccessibili, ha avuto significativi effetti sulla percezione della sicurezza per gli Stati rivieraschi.

Questa circostanza assume una particolare valenza per i due giganti geografici, Russia e Canada la cui enorme dimensione territoriale artica (50% e 25% del Nord) influisce fortemente sulle rispettive culture e identità politiche.

In questo ambito vogliamo prestare attenzione alle dinamiche che il cambiamento climatico ha innescato sulla percezione di sicurezza di Russia e Canada occupandoci prevalentemente della dimensione della sovranità che, al Nord del pianeta, costituisce comunque per motivazioni geografiche una questione più complessa che altrove.

La sovranità di uno Stato, che in termini basilari significa che questi non riconosce un’autorità superiore sopra di sé, ai sensi del diritto internazionale si articola su 3 componenti:

  • un territorio,
  • una popolazione residente su questo territorio,
  • un sistema di governo.

Naturalmente l’importanza degli Stati nel difendere la loro sovranità nazionale ha a che fare con la sicurezza. Gli Stati difendono la loro sovranità prima di tutto per salvaguardare i loro interessi e i loro valori.

Se in passato, nel periodo che va dall’era moderna a pochi decenni fa, nel mondo delle frontiere uscito dalla pace di Wetsphalia, questa protezione avveniva essenzialmente tramite lo strumento militare, allo scopo di difendere il territorio dalle invasioni di altri Stati oppure contrastare rivolte interne, oggi la sicurezza (security e safety) deve essere considerata anche nell’aspetto della Human Security ad esempio a protezione del benessere della popolazione o la preservazione dell’ambiente.

Una questione alla quale anche la Russia sembra cominciare a prestare maggiore attenzione poiché la gestione delle sfide ambientali e umane mette alla prova la coerenza territoriale del Paese e dunque il rilancio dello sviluppo economico del Nord nel suo complesso.

La sovranità in Artico è un topic ricorrente nel discorso politico canadese. L’attenzione si concentra spesso sulla quantità di risorse da allocare proprio per la protezione della sovranità e alla sicurezza del Nord.

Se gli studiosi canadesi di relazioni internazionali sono particolarmente attenti all’aspetto della sovranità in Artico, gli osservatori esterni sono perplessi in merito ad una certa apprensione sul tema che caratterizza questo approccio del Canada rispetto agli altri Stati artici.

Tutti gli Arctic Five (i cinque stati del litorale artico: Canada, Danimarca, Norvegia, Russia e Stati Uniti d’America) sono, come il Canada, interessati alla risoluzione delle rimanenti e non numerose dispute territoriali all’insegna del diritto interazionale. Tuttavia, altrove, il tema predominante è la complessità delle minacce, in particolare quelle provenienti da altri Stati (Russia e Cina per l’Occidente) o gruppi di Stati (come l’Alleanza Atlantica per la Russia).

Le minacce attuali sono ormai evidenti anche per il Canada nel quale sembra cominciare a farsi strada la necessità di un non più procrastinabile aggiornamento del concetto di sovranità artica che si inserisca nel quadro della competizione globale in cui è rilevante l’analisi della minaccia al Paese nel suo complesso, non tanto in Artico ma attraverso l’Artico.

Il Canada, nazione di grande peso geografico nordico, ma di impronta ben più modesta nella politica mondiale, dovrà sostituire il concetto di sovranità artica con quello di difesa dell’intero territorio dalle minacce presenti e future, nella consapevolezza che il contesto internazionale che incide sull’Artico canadese è molto più problematico e incerto che in passato.

“Nome in codice Gladio”. Presto un secondo volume sull’epopea della Stay behind italiana.

BOOKREPORTER/Difesa/FUORI DAL CORO di

Un po’ di tempo fa sono stati necessari due articoli (qui  e qui) su European Affairs Magazine per spiegare meglio ai lettori cosa fosse Gladio, vista da un’altra prospettiva, in parte non conforme a quanto negli anni era stato detto, scritto e raccontato da molti.

Per farlo, abbiamo approfittato dell’opera di Mirko Crocoli, “Nome in codice Gladio” uscita circa un anno e mezzo fa per i tipi di A.Car. Edizioni, e già ristampata due volte, ed abbiamo intervistato sia l’autore che il Generale Inzerilli, capo dell’organizzazione Gladio.

Grazie a quelle interviste ed alla lettura del libro, ci siamo fatti l’idea di come Gladio fosse un’organizzazione che nulla aveva a che vedere con l’aura di complottismo di cui, nel tempo, la storiografia ed il giornalismo di massa l’avevano ammantata.

All’epoca cercammo di fornire una versione per quanto più possibile tecnica – sotto il profilo militare e delle teorie sull’intelligence – volutamente

La copertina del primo volume, “Nome in codice Gladio”.

apolitica e, possibilmente anche costruttivamente critica.

Di sicuro gli appartenenti civili e militari di Gladio erano spinti da un sincero amor di Patria, perché sacrificarono tempo, energie, lavoro, denaro e – purtroppo – anche la reputazione per servire un’organizzazione, di cui la storiografia ufficiale ha poi disconosciuto l’impegno, il valore, il senso di appartenenza e la spinta idealistica.

Ma questo articolo non vuole essere una ripetizione di quanto già scritto. Invito i lettori e cliccare sui link che ho riportato, e potranno agevolmente farsi un’idea o rinfrescarsela.

Quello che mi preme qui sottoporre all’attenzione dei lettori e dei cultori di queste materie, è che l’autore Crocoli ci ha comunicato di avere in animo di dare alle stampe un nuovo volume sull’epopea della Stay behind italiana, scritto a quattro mani con il già citato Ufficiale. Il Generale conserva infatti ancora storie, foto, informazioni e dati inediti, che potranno confluire in questo sequel al primo libro scritto con Crocoli.

Mentre infatti il primo volume, che abbiamo recensito con i nostri articoli-intervista, si è occupato – anche sotto un profilo strettamente tecnico – della sorte della componente militare di Gladio, il secondo volume dovrebbe concentrarsi sulla gogna mediatica e sui numerosi problemi causati dallo scandalo del 1990 in danno della componente civile di Gladio, composta dai famosi 622 “Gladiatori”.

Secondo quanto ci è stato dichiarato, “Crocoli ha raccolto con fatica nell’ultimo anno solare decine di testimonianze di “reduci” della Stay-Behind sparsi in tutta Italia. Quelli ancora in vita e altri che hanno lasciato ai posteri confessioni segrete, intime e personali.” Il tutto per confezionare “un plico straordinario che mette insieme emozioni e dati storici inequivocabili. Gioie, ricordi, passione, lacrime e dolore“.

Inoltre, non è escluso che nelle pagine del libro in uscita vengano esperiti degli approfondimenti anche su altre organizzazioni, più di qualche volta erroneamente definite simili a Gladio, ma ontologicamente molto diverse anche soltanto per il fatto di essere fortemente ideologizzate e politicamente colorate. Diverse, probabilmente, anche e soprattutto perché se n’è parlato sempre poco ed in maniera sommessa.

Il lavoro, corposo, dovrebbe culminare con la pubblicazione del nuovo volume all’inizio del 2020, con la speranza che esso possa davvero “raccontare la verità, talvolta negata o mistificata”.

Proprio perché la ricerca della verità comporta un impegno certosino e meticoloso, e richiede talvolta di compiere scelte difficili, esponendosi a responsabilità ed a critiche, auguriamo di cuore buon lavoro agli autori del prossimo volume in uscita. E non vediamo l’ora di leggerlo.

4 novembre 2019: Giorno dell’Unita’ Nazionale e Giornata delle Forze Armate a Napoli

Difesa di

Le alte cariche dello Stato e più di 500 militari hanno preso parte alla cerimonia commemorativa del 4 novembre sotto un cielo inquieto di Napoli, tra il fischio del vento impetuoso e il fragore delle onde sul Lungomare Caracciolo. Un pathos d’autunno che con la sua atmosfera ha avvalorato il ricordo delle gesta che continuano a vivere nella memoria

Anche il capoluogo campano ha celebrato il 4 novembre, giorno dell’Unità Nazionale e giornata delle Forze Armate. Dopo la deposizione della corona d’alloro all’Altare della Patria e l’esibizione delle Frecce Tricolori che hanno sorvolato il cielo della Capitale, il Capo dello Stato Sergio Mattarella con il responsabile della Difesa Lorenzo Guerini e il Capo di Stato maggiore della Difesa, il generale Enzo Vecciarelli hanno raggiunto Napoli per partecipare alla celebrazione in ricordo della fine della “Grande Guerra”. Ad attenderli il sindaco Luca De Magistris che ha dichiarato: “Grazie per la grande attenzione alla nostra città”.

Il 4 novembre 1918 è una data che ha segnato la storia: dopo quasi tre anni e mezzo di combattimenti accaniti, le truppe italiane entrarono vittoriose a Trento e a Trieste. I ricordi che si perpetuano nel tempo si trasformano in una ricchezza inestimabile, significati che non si esauriscono con il passare degli anni ma restano indelebili. La memoria è una proprietà privata su cui il potere non ha accesso, e quando è condivisa si esprime in una grande forza evocativa, monito per un futuro più consapevole. Come dichiarato dal Ministro Guerini: “La storia ci insegna che occorre rimanere vigili. Oggi tutti gli italiani festeggiano l’unità nazionale e si uniscono alle  Forze Armate, facendo memoria del passato per vivere il presente e costruire il futuro”.

Le celebrazioni del Giorno dell’Unità nazionale e della Giornata delle Forze Armate sono un momento di coesione e condivisione per tutti i militari e i civili nell’orgoglio dell’identità nazionale. Un appuntamento annuale per tutte le Forze Armate, in questa occasione hanno sfilato alcuni Reparti dell’Esercito italiano, della Marina Militare, dell’Aeronautica Militare, dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza. Una celebrazione intenta a ricordare il passato e valorizzare il presente: oggi come allora i reparti operativi sono artefici e garanti dell’Unità nazionale. Assicurano la sicurezza sui nostri territori e cooperano nell’ambito di coalizioni promosse dalle principali organizzazioni internazionali di riferimento: l’ONU, la NATO e l’UE.

Il Presidente Mattarella nel messaggio inviato in occasione del Giorno dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate ha dichiarato: “In un mondo attraversato da molteplici tensioni e scosso da diffusa conflittualità, lo Stato italiano oggi schiera oltre 6000 persone in 22 Paesi, a salvaguardia dei più deboli ed oppressi. A tutte loro va un particolare pensiero. Si tratta di un impegno gravoso che risponde alle responsabilità assunte dalla Repubblica a tutela della pace nel contesto internazionale, in particolare dell’alleanza alla quale abbiamo liberamente scelto di contribuire, il Trattato dell’Atlantico del Nord, e nell’Unione Europea

Alla parata che si è svolta in via Francesco Caracciolo hanno preso parte 500 militari tra uomini e donne di Esercito, Marina, Aeronautica, Carabinieri e Guardia di Finanza. Hanno partecipato anche i gonfaloni delle amministrazioni locali, i medaglieri e i Labari delle associazioni combattentistiche e d’arma. A sfilare anche una rappresentanza dei decorati con medaglia d’oro al valor militare, dei richiamati nel ruolo d’onore e degli atleti del gruppo sportivo paraolimpico della Difesa.

Il Capo di Stato Maggiore della Difesa, il generale Enzo Vecciarelli ha dichiarato rivolgendosi a tutti i militari: “Grazie alla città di Napoli che ci ospita. E grazie a tutti gli uomini delle forze armate per il vostro impegno quotidiano“. Ha inoltre ricordato l’impegno di circa seimila militari impegnati all’estero in 27 Paesi.

A terminare la prima parte della sfilata e come grande conclusione della manifestazione, due impeccabili esibizioni della Frecce Tricolori che hanno sorvolato la città di Napoli e il suo mare colorando il cielo grigio con le sfumature della bandiera italiana, mentre dalle navi in rada davanti al lungomare Caracciolo sono state esplose 21 salve di artiglieria. Il sindaco  De Magistris ha affermato: “Ringrazio molto il presidente della Repubblica perché ha scelto Napoli per la giornata nazionale dell’Unità nazionale e delle Forze Armate. È ancora una volta un segno di grande attenzione per la nostra città. Dobbiamo riconoscere alle Forze Armate un grande ruolo, ognuna nelle sue competenze, di protezione dei cittadini ma anche di vicinanza al popolo in maniera concreta in alcune circostanze come le calamità naturali. È una bella giornata e che questo avvenga a Napoli, città dell’umanità, è un segnale importante di unità“.

La cerimonia di quest’anno dell’Unità Nazionale e giornata delle Forze Armate cade anche nel ventennale della legge 380 del 20 ottobre 1999, che permise l’accesso delle donne nelle Forze Armate. In occasione della ricorrenza, nel pomeriggio è stato presentato il “Calendario dello Stato Maggiore della Difesa 2020: 20 anni con le donne nelle Forze Armate” presso il Palazzo del circolo Ufficiali della Marina Militare di Napoli. La presentazione svolta alla presenza del Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Enzo Vecciarelli, è stata ricca di significato, quello delle circa 16 mila le donne impiegate nelle Forze Armate e nei Carabinieri che operano con dedizione avvalorando il mondo della Difesa.

 

 

 

Photo credits: Elena Bittante

NATO Smart Energy Capable Logistician 2019: l’Aeronautica Militare in prima linea per la ricerca e lo sviluppo di energie alternative

Difesa/Energia di

Si è svolta in Polonia presso la Drawsko Pomorskie Training Area (DPTA) la Capable Logistician 2019, un’esercitazione campale sviluppata in 12 unità logistiche interforze e multinazionali, “Multinational Integrated Logistic Units” (MILUs), focalizzate sulla logistica del comando e sull’ottimizzazione delle risorse energetiche. Una complessa attività multidisciplinare sviluppata nell’ottica di sinergia multinazionale conforme agli standard NATO. In questo contesto di interoperabilità si è svolta la terza edizione NATO Smart Energy Capable Logistician 2019, dove l’Aeronautica Militare si è distinta con progetti innovativi mirati ad una strategia sostenibile che ottimizza le risorse e incrementa l’efficienza dell’energia alternativa, la Smart Energy.

Drawsko Pomorskie Training Area (DPTA)

NATO Smart Energy Capable Logistician 2019

Un’evoluzione delle logiche per l’efficienza energetica che punta all’innovazione sostenibile. Dopo le passate edizioni della NATO Smart Energy Capable Logistician 2013 in Slovacchia e del 2015 in Ungheria, si consolida sempre di più la consapevolezza verde in ambito militare. La NATO Smart Energy Capable Logistician 2019 che si è svolta dal 3 al 13 giugno 2019 a Drawsko Pomorskie, a 100 km da Stettino, ha consentito di implementare la sinergia tra i diversi assetti conformi agli standard dell’Alleanza Atlantica nell’ottica di cooperare all’individuazione di strategie alternative per l’efficientamento energetico. Uno scenario condiviso da circa 40 esperti civili e militari dal Canada, Francia, Lituania, Italia e US per dimostrare le potenzialità delle Smart Energy attraverso prototipi innovativi ed esperimenti mirati in grado di ridurre il consumo e lo spreco del carburante dell’80% e il fabbisogno idrico pur mantenendo gli standard qualitativi e di comfort per l’efficienza operativa. Soluzioni ottimali per l’attività e il risparmio nei teatri operativi, soprattutto in contesti dalle condizioni ambientali critiche.

Unità dell’Aeronautica Militare nella Training Area di Drawsko Pomorskie

Susanne Michaelis, funzionaria della componente Environment e Smart Energy della NATO, ha dichiarato: “L’unità NATO Smart Energy è focalizzata sulla riduzione del consumo del carburante fossile da parte delle forze militari. Nell’ambito si lavora principalmente con i generatori diesel ma le alternative smart sono numerose e considerevoli. Prendiamo ad esempio le tende ad isolamento termico e le luci LED fotovoltaiche che riducono il consumo diesel. Riducendo il consumo di combustibile fossile è possibile diminuire l’impatto sull’ambiente e facilitare le operazioni logistiche. Le tecnologie innovative che sono già consolidate nel mondo civile stanno diventando realtà anche nei contesti militari. I risultati raggiunti sono significativi, devono solo essere maggiormente incentivati e diventare ancora più flessibili e modulari perché parliamo delle alleanze NATO, assetti multinazionali che devono acquisire ma al contempo condividere. Mi auguro che i progetti Smart Energy prendano sempre più piede nei prossimi uno o due anni e che riescano a cambiare la mentalità migliorando ulteriormente le capacità militari; mi auguro inoltre che le scelte politiche e diplomatiche intuiscano quali siano i reali bisogni e incentivino i cambiamenti nel mondo militare.”

Susanne Michaelis, funzionaria della componente Environment e Smart Energy NATO

L’edizione Smart Energy CL19, si è focalizzata su alcuni aspetti carenti individuati nella precedente esercitazione, come gli strumenti di armonizzazione dati dalle fonti energetiche, progettati per un ottimale soddisfacimento dei bisogni di rifornimento. Come sottolineato dalla Dott.ssa Michaelis: “ Dopo il termine della seconda edizione della NATO Smart Energy 2015, i problemi di interoperabilità vennero subito a galla diventando chiari a tutti gli schieramenti. Nel 2015 abbiamo appreso che non c’era un valido metro di misura per stabilire i risultati raggiunti dall’efficienza energetica perché non era stato individuato un chiaro riferimento.”

Cross power (LTU) presso l’unità Konotop

Oltre allo sviluppo di ulteriori tecnologie, l’analisi e la raccolta di dati mirati dell’efficienza energetica sono stati gli obiettivi del progetto NATO 2019. Il “Campo di Efficienza Energetica” è stato lanciato nel settembre 2018 con un budget di 620.000 Euro per sviluppare sistemi in grado di mediare le criticità individuate nell’analisi dei dati e di potenziare l’efficienza energetica con strategie alternative. Nella Training Area di Drawsko Pomorskie che comprende le aree operative di Ziemsko Arifield, il lago Jelenie e Konotop, sono stati installati 15 prototipi per la produzione di energia alternativa e risparmio energetico, e per la produzione e depurazione dell’acqua tramite generatori mobili. Tutte le informazioni e le analisi prodotte dai sistemi venivano raccolte nella Power Box 10, un sistema integrato di immagazzinamento dell’energia per la sua successiva distribuzione gestito dall’Aeronautica Militare, e il MicroGrid (US) per l’analisi e il post processing delle informazioni.

Sistema di controllo Power Box 10 (ITA)

Impianto idrovoro installato presso il Lago Jelenie (FRA)

Mobile hybrid generator unit (FRA)

BIOFLY, luci led fotovoltaiche (ITA)

Il personale dell’Aeronautica Militare in collaborazione con alcune ditte italiane ha illustrato i progetti e presentato le strutture in materiali high-tech innovativi con lo scopo di incentivare l’utilizzo di prodotti ad alta performance con peso e volume ridotti, ottima abitabilità e limitato consumo energetico. Nell’unità italiana di Ziemsko Airfield sono state installate le tende isotermiche Defshell G&G Partners. Le strutture presentano una membrana Carbon Hybrid e Thermocanvas con la capacità di aumentare la coibentazione ed il confort riducendo la trasmissione del calore per irradiazione. Sopra i tetti delle tende coibentate sono stati collocati i pannelli fotovoltaici flessibili e ultra sottili Smart Energy Management PV, forniti dalla stessa ditta italiana. La loro composizione di celle in silicio policristallino consente il raggiungimento di valori di oltre 130 Watt/mq e un rapporto peso/potenza di oltre 60 Watt/Kg. I pannelli sono connessi al Power Box 10 il quale trasforma l’energia incamerata in elettricità. Il sistema, dotato di interfaccia grafica semplice ed intuitiva, consente di monitorare i consumi elettrici e di individuare le aree di spreco.

Pannelli fotovoltaici flessibili e ultra sottili Defshell G&G Partners (ITA)

BIOFLY, ideate per l’atterraggio degli elicotteri (ITA)

Durante l’attività sono state presentate anche delle soluzioni per la produzione e depurazione dell’acqua. Il sistema Veragon V12 Military è strutturato per la generazione di acqua potabile e demineralizzata dall’umidità dell’aria con minimo fabbisogno energetico. L’impianto replica il processo che avviene in natura e nelle condizioni ottimali raggiunge la produzione di 800 litri di acqua al giorno, una valida alternativa a pozzi o altri approvvigionamenti idrici, strategico anche nelle aree a bassa percentuale di umidità. L’assetto italiano ha infine presentato i prototipi BIOFLY, luci led fotovoltaiche ideate per l’atterraggio degli elicotteri, risolutive in contesti privi di approvvigionamento elettrico.

Veragon V12 Military (ITA)

La NATO Smart Energy Capable Logistician 2019 ha rivelato un contesto di interoperabilità coeso nel raggiungimento degli obiettivi, una strategia vincente per un futuro affine ad una logica sostenibile. L’Aeronautica Militare ha svolto un ruolo da protagonista in una scena multinazionale mettendo in luce la ricerca e la produzione italiana nel campo delle tecnologie innovative.

 

 

 

Efficienza e sostenibilità, obiettivi raggiunti dalla NATO Smart Energy Capable Logistician 2019

 

 

 

 

“Operare Embedded e comunicare in operazioni Dual Use dell’Esercito”. Giunge alla 6^ edizione il corso per giornalisti ed operatori civili in contesti instabili.

BreakingNews/Defence/Difesa di

 

Giornalisti alle prese con l’addestramento NBCR

In molte occasioni, su varie riviste – e ovviamente anche su questa – si è parlato varie volte delle attività che il Centro Studi Roma3000 e la sua European Safaety Academy, entrambi diretti dal giornalista Alessandro Conte, svolgono ed hanno svolto in favore dei cronisti impegnati in aree di crisi.

Negli anni, inoltre, la formazione si è estesa anche ad altre figure che, per vari motivi, sono chiamate ad operare in contesti instabili e dove una formazione tecnica, culturale e pratica sono indispensabili.

Il noto corso “Operare Embedded in aree di crisi“, giunto ormai alla sua 6a edizione, quest’anno farà infatti il focus proprio sulle attività degli operatori umanitari e, ovviamente, dei reporter. Quest’anno, però ‒ stante l’ampliamento delle competenze delle Forze Armate e dell’Esercito in particolare – anche il corso si è perfezionato, e si è in parte modificato, con le opportune integrazioni, sul nuovo modello “Dual Use”.

Ecco allora che il titolo dell’attività formativa è diventato, per l’esattezza, “Operare Embedded e comunicare in operazioni Dual Use dell’Esercito”. Scopo dell’iter formativo è dotare i partecipanti della consapevolezza e degli strumenti per prevenire le situazioni di rischio e per conoscere le modalità per operare in maniera coordinata con l’Esercito nelle operazioni Dual Use, sia in territorio nazionale che nei teatri internazionali.

L’iniziativa verrà organizzata a L’Aquila, presso il 9° Reggimento Alpini, in collaborazione con lo Stato Maggiore della Difesa e lo Stato Maggiore dell’Esercito.

Nata dall’esperienza del Centro Studi Roma 3000 e dei suoi collaboratori, la European Safety Academy è nata proprio con l’obiettivo di promuovere la sicurezza sul lavoro di chi opera in aree di crisi o instabili, come i reporter, gli operatori della comunicazione, i volontari delle ONG, i tecnici specializzati che operano su impianti in zone pericolose.

L’obiettivo dell’Academy è quello di  promuovere la cultura della sicurezza degli operatori civili che devono operare in aree instabili, sensibilizzare queste

Un esempio di Reporter embedded, all’opera in area di crisi

categorie di personale a valutare con maggiore attenzione i possibili pericoli. L’attività formativa proposta dall’European Safaety Academy si completa di norma anche con lo studio di dossier informativi sulle aree interessate, attraverso valutazioni di rischio delle attività in corso in quei luoghi, ed assicurando una formazione specifica del personale.

Il corso di cui parliamo stavoltariservato a giornalisti e operatori civili delle organizzazioni di volontariato e soccorso ‒ si sostanzia di tre giorni di esercitazioni ed erogazione di contenuti, volti ad aumentare la percezione del pericolo ed a prevenire situazioni di potenziale criticità, riconoscendole, ed acquisendo la capacità di muoversi al fianco dell’Esercito, anche nelle nuove operazioni “Dual Use”.

Caratteristica del corso, inoltre, è proprio la prevalenza degli insegnamenti pratici rispetto a quelli teorici, nella convinzione che soltanto sperimentando si possa comprendere e valutare concretamente le opportunità ed i limiti dell’operare embedded a seguito della Forza Armata.

Nel corso delle giornate di formazione, i corsisti potranno confrontarsi con l’esperienza maturata da professionisti con una rilevante esperienza operativa: gli addetti alla pubblica informazione della Difesa e gli alpini della Taurinense, già impegnati attivamente in Afghanistan e in molti altri teatri operativi nazionali e internazionali

Il cronista , in missione, deve imparare a muoversi con le Forze Armate che operano sul territorio

L’opportunità di operare al fianco delle Forze Armate impegnate nelle aree di crisi rende necessaria la conoscenza di regole e modi operativi specifici. Il corso si prefigge l’obiettivo di indicare le modalità migliori per realizzare servizi giornalistici in aree di crisi, interagire nel modo più corretto con le Forze Armate impiegate nel teatro di riferimento, confrontandosi concretamente con le difficoltà logistico-operative connaturate alle operazioni in corso: sono previsti anche insegnamenti in materia di NBCR, sul movimento dei mezzi operativi, sugli esplosivi.

Tra i docenti, oltre ad Alessandro Conte ed ai docenti militari, saranno presenti Gian Micalessin (reporter de “Il Giornale” in zone di guerra giornalista e scrittore, esperto di geopolitica e di attività in zone di crisi), Pierpaolo Cito (fotoreporter di fama internazionale da anni presente sui fronti internazionali più caldi), e Monia Savioli (giornalista professionista e ufficiale della Riserva Selezionata dell’Esercito).

Al termine del corso i partecipanti potranno aderire ad un tirocinio curriculare di 3 mesi nell’ambito di una attività di supporto umanitario internazionale, organizzata dal Centro Studi Roma 3000, che si concluderà con la consegna di beni materiali nel Libano del Sud.

Il corso è a numero chiuso e per partecipare si deve inviare la propria candidatura entro il 15 giugno 2019 all’indirizzo email formazione@roma3000.it

Maggiori informazioni su costi e modalità sono reperibili sul sito http://www.europeansafetyacademy.it/corso-operare-embedded-in-aree-di-crisi/

Generale Mini al master in Intelligence: nel mondo (e anche In Italia) il potere militare partecipa sempre di più al “deep state” e condiziona la politica. Attenti alla criminalità che saccheggerà sempre più i beni comuni

Il polo di Rende (Cosenza) dell’Università della Calabria, sede del master e del corso di laurea in intelligence

Fabio Mini, generale, docente e saggista, ha tenuto, nello scorso weekend,  una lezione al ​m​aster in Intelligence dell’Università della Calabria, introdotto dal ​direttore Mario Caligiuri. Mini ha esordito dicendo che più sono le incertezze e maggiori risorse e deroghe alle procedure si richiedono per farvi fronte. Ha quindi evidenziato che le capacità previsionali della politica democratica si orientano nell’immediato​. ​

La politica autoritaria, infatti, pianifica per 10 anni e la politica militare si sviluppa per 20 anni. L’intelligence strategica deve invece proiettarsi in un arco temporale di 30-50 anni, il tempo necessario ai grandi cambiamenti geopolitici.
Mini ha ​poi ​affrontato il tema delle minacce globali: dopo a​v​ere esaminato il fenomeno dello Stato Islamico,per il generale, invece, un altro tema di preoccupazione universale è  rappresentato dagli squilibri demografici, che vedono quasi tutti i paesi europei in capitolazione, come Italia, Germania e Gran Bretagna ma anche Russia e Cina, mentre alter nazioni registrano un boom demografico come l’Afghanistan, il Pakistan, l’Iraq, l’India e la Nigeria. 
Lo studioso ha quindi affrontato il tema della guerra, concentrandosi su quelle relative all’appropriazione dei beni comuni definiti “global commons”, come gli oceani, i fondi sottomarini, l’Antartide, l’atmosfera, lo spazio esterno e il cyberspazio. 
E’ poi entrato nel merito del potere militare, evidenziando una profonda trasformazione che vede il potere militare aumentare la propria capacità d’influenzare le scelte del potere politico.

Sotto tale aspetto, nelle grandi potenze, ma anche nei paesi meno orientati alla militarizzazione come l’Italia, l’apparato militare-industriale insieme all’intelligence e ad altri apparati istituzionali partecipano alla formazione del Deep State che mantiene obiettivi chiari e costanti prescindendo dalle temporanee maggioranze parlamentari, ma talvolta anche dalle obiettive mutazioni geopolitiche. A tale proposito, ha messo in rilievo la fornitura dei 130 aerei F35, che costano adesso 130 milioni di euro l’uno, che partono da progetti avviati negli anni ’90 e che ora non ci possiamo permettere e difficilmente potremo utilizzare nel quadro di una politica di difesa quanto meno erratica.

A sinistra, il generale Mini. A destra, il prof. Caligiuri.

​Il generale ha poi affrontato il tema della guerra del futuro, spiegando che più che una guerra cibernetica o attraverso droni e robot, la più probabile e drammaticamente pericolosa rimane quella nucleare. 
L’Ufficiale si è poi soffermato sulla minaccia della criminalità, evidenziando come l’illecito si sviluppi parallelamente agli scambi legali, creando strette relazioni che si materializzano nelle piazze finanziarie e nei paradisi fiscali. Il generale si è quindi soffermato sull’interesse che la criminalità internazionale rivolgerà anche per lo sfruttamento dei Global Commons.
Infatti, il controllo delle risorse sottomarine, dello spazio e del cyberspazio saranno molto presto motivo di conflitto non solo tra Stati ma anche tra poteri legali e poteri criminali. Il generale ha rilevato come le triadi cinesi stiano già pensando al mercato illegale dello spazio, mentre altre organizzazioni criminali sono interessate a fornire a privati supporto allo sfruttamento delle risorse energetiche del sottosuolo, così come il cyberspazio, sia nella dimensione visibile che sopratutto quella invisibile, è già da anni un ambito costantemente utilizzato dalla criminalità.Infine Mini ha rilevato che attualmente viviamo in una fase in cui i vecchi sistemi non sono scomparsi ma non funzionano e quelli nuovi non sono ancora nati. In questo spazio si colloca la prospettiva dei “futuri multipli” in base alla quale gli scenari dipendono dalle scelte che persone e Nazioni compiono giorno per giorno.
“Un esempio per tutti – ha concluso il generale – se oggi continuiamo a costruire missili il futuro più probabile è quello che ne contemplerà l’uso”

“Nome in codice Gladio”. Seconda puntata.

BOOKREPORTER/Difesa di

Ancora un approfondimento su una pagina poco conosciuta della storia italiana.

Come promesso in un precedente articolo di European Affairs (qui), siamo ritornati di nuovo sull’argomento “Gladio”, che ci affascina proprio perché rappresenta un fenomeno storico unico nel suo genere, in grado di fondere insieme politica, geopolitica, storia, intelligence e difesa.

Continue reading ““Nome in codice Gladio”. Seconda puntata.” »

Raggiunto l’accordo sulla Cooperazione Strutturata Permanente; Al via la costruzione della Difesa Europea

Difesa/EUROPA/SICUREZZA di

Ufficializzata la costruzione della Difesa Comune Europea. Dopo anni di confronti e dibattiti tra i maggiori attori europei, al summit del 14-15 dicembre 2017, si è siglato l’accordo tra i 27 capi di stato e di governo per la cosiddetta Cooperazione Strutturata Permanente(PESCO).  Essa è regolata dal Trattato di Lisbona e consente agli Stati membri, che intendano impegnarsi, di rafforzare la reciproca collaborazione nel settore della politica di sicurezza e di difesa.

La PESCO prevede che gli Stati si impegnino a rispettare delle tappe comuni. Alcuni temi saranno quelli riguardanti gli aumenti dei bilanci, da parte degli stati membri, con cadenza periodica e in tempi reali. Saranno effettuati, probabilmente, corsi di formazione per raggiungere obbiettivi che prevedono di rafforzare la disponibilità e l’interoperabilità delle forze impiegate. Gli Stati si sono anche impegnati in direzione di un programma industriale comune per il settore della difesa, nonché ad approvare entro la prossima primavera la creazione di uno strumento finanziario atto a garantire le coperture della Pesco.

La necessità di assumersi maggiori responsabilità, da parte dei leader dei paesi UE, per la sicurezza dei cittadini europei, è sorta nel corso del 2016. Da quel momento è stato dunque chiesto all’Alto Rappresentante, Federica Mogherini, di presentare proposte riguardanti anche la Pesco. Nel frattempo quest’ultima, attraverso la strategia globale per la politica estera e di sicurezza, aveva avviato un processo di cooperazione rafforzata in materia di sicurezza e difesa.

Il ruolo dell’Italia all’interno della Pesco è sicuramente di relativa importanza. L’Italia sarà infatti a capo di quatto dei 17 progetti concordati per il 2018. Il primo prevede la creazione di un centro di addestramento per le forze armate europee. Altri due progetti saranno, invece, tesi a sviluppare capacità militari di soccorso in caso di disastri naturali e di sorveglianza e protezione di aree marittime. Il quarto progetto riguarda l’implementazione di prototipi di veicoli per la fanteria leggera.

L’accordo del Consiglio europeo inaugura un processo istituzionale legalmente vincolante verso l’integrazione nell’ambito della sicurezza e difesa. Tale accordo risulta essere importante anche in chiave di relazioni con l’Alleanza Atlantica, un tema centrale nello sviluppo sia dell’UE che della Nato. È bene, inoltre, non dimenticarsi, che un progetto europeo per la Difesa, quale la Pesco, risponde alla necessità di ritrovare quello spirito europeista e rinsaldare la comunità di valori democratici su cui si fonda l’intera Unione Europea.

1 2 3 17
Redazione
Vai a Inizio
× Contattaci!