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Il nuovo governo libico ha giurato: tra ombre e speranze prosegue il cammino verso nuove elezioni

AFRICA di

Lunedì 15 marzo i nuovi ministri del governo libico ad interim hanno prestato giuramento presso la sede temporanea del Parlamento di Tobruk, impegnandosi a preservare l’unità, l’indipendenza e l’integrità territoriale del Paese, rispettando la Costituzione.

Giuro di assolvere i miei doveri con tutta onestà e devozione, di restare federe agli obbiettivi della Rivoluzione del 17 febbraio, di rispettare la Dichiarazione costituzionale, di prendermi cura degli interessi del popolo e di preservare l’indipendenza della Libia, la sua sicurezza e la sua integrità territoriale“, sono state le parole pronunciate dal nuovo premier libico Abdel Hamid Dbeibah. La squadra governativa da lui proposta aveva ottenuto l’avallo della Camera dei rappresentanti di Tobruk nella mattina del 10 marzo scorso, con ben 132 voti favorevoli su 134, anche se con 2 astensioni e 36 parlamentari assenti. 

Con questo evento, per la prima volta dal 2014, la Libia torna ad avere un governo legittimo ed unitario, seppur con un mandato temporalmente limitato. L’esecutivo di unità nazionale guidato dal premier Abdel Hamid Dbeibah, insieme al nuovo Consiglio Presidenziale, saranno, infatti, le due istituzioni che avranno il compito di traghettare il Paese africano verso nuove elezioni parlamentari e presidenziali, previste per il prossimo 24 dicembre 2021.

La squadra

Il nuovo esecutivo si configura, di fatto, come un governo di unità nazionale, che ruota attorno al tandem composto da Abdel Hamid al-Dbeibah, ricco imprenditore libico, e da Mohammed al-Menfi, ex ambasciatore in Grecia, nei ruoli, rispettivamente, di Primo Ministro e di Presidente. Attorno a loro è stata costruita un’ampia squadra governativa, composta da ventisette ministri, in gran parte figure definite “sconosciute” all’opinione pubblica.

Va notato che la componente femminile è pari al 30% della squadra di governo, corrispondente a 5 incarichi ministeriali.  Oltre al Ministero della Giustizia, per la prima volta nella storia della Libia, anche il Ministero degli Esteri sarà guidato da una donna, Najla Mangoush, avvocato e docente di diritto penale. Resta invece vacante la carica di ministro della Difesa, sulla quale non vi è ancora accordo tra i deputati libici, e che verrà quindi assunta ad interim dallo stesso Premier nell’attesa di giungere ad un’intesa. 

Come ci si è arrivati

Il nuovo governo, risultato dei lunghi negoziati condotti sotto l’egida delle Nazioni Unite, prenderà il posto dei due governi che, di fatto, negli ultimi anni si sono divisi il controllo della Libia: quello di Fayez al-Serraj —nell’ovest del paese —, sostenuto dall’Onu, e con sede a Tripoli, e quello che faceva riferimento al maresciallo Khalifa Haftar e al suo Esercito Nazionale Libico (LNA), con sede a Tobruk, nell’est della Libia. I colloqui dell’Onu avevano subìto un’accelerazione dopo la sconfitta militare di Haftar, seguita al fallimento del suo tentativo di conquistare Tripoli ed imporre il suo potere su tutta la Libia.

A seguito dell’accordo sul cessate il fuoco permanente del 23 ottobre 2020, e agli sviluppi politici interni al Paese, l’ex Premier al-Serraj si era detto disposto a garantire una “transizione graduale” del potere.

A inizio febbraio, dopo mesi di negoziati, i 75 membri del Forum per il Dialogo Politico libico (LPDF), tenutosi a Ginevra sotto l’egida delle Nazioni Unite, hanno eletto le figure di al-Manfi e Dbeibah.

In questi giorni, in vista del passaggio di consegne, e dell’imminente insediamento del suo successore, al-Serraj ha annunciato pubblicamente di non presentare la sua candidatura alle elezioni di dicembre. All’ex premier sono giunti gli auguri di numerose cancellerie internazionali, dei paesi arabi, della missione Onu in Libia Unsmil: “la Libia ha ora una reale opportunità per andare avanti verso l’unità, la stabilità, la prosperità, la riconciliazione e per ripristinare completamente la sua sovranità” sono state le parole dell’Inviata Speciale Onu in Libia Ján Kubiš.

Agenda governativa

Nel breve termine, il governo guidato dall’imprenditore Abdel Hamid Dbeibah dovrà percorrere un sentiero non privo di ostacoli. Primo tra questi, provvedere all’espulsione delle numerose milizie di mercenari stranieri, prevalentemente inviati da Ankara e Mosca, presenti sul territorio del Paese nordafricano. L’espulsione delle truppe straniere rientrava, in realtà, nell’intesa sul cessate il fuoco raggiunta lo scorso 23 ottobre, per poi divenire oggetto di un ultimatum che poneva come data ultima quella del 23 gennaio, termine che è stato ampiamente disatteso. È proprio la presenza di attori non libici, tra milizie tribali e gruppi armati stranieri, a complicare ulteriormente lo scenario interno al Paese. Secondo le Nazioni Unite, infatti, sono circa 20 mila le unità di mercenari stanziati sul territorio libico, soprattutto nelle basi di Sirte, al-Jufra e al-Watiya.

I mercenari sono una pugnalata alle spalle del nostro paese e devono andarsene. La nostra sovranità è violata dalla loro presenza” ha dichiarato Dbeibah al Parlamento riunito a Sirte, annunciando la volontà di chiederne l’immediato ritiro.

L’economia mondiale è donna: la nigeriana Okonjo-Iweala è la nuova direttice del WTO

AFRICA di

Il primo marzo scorso l’economista nigeriana Ngozi Okonjo-Iweala ha assunto formalmente l’incarico di direttrice generale dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC o WTO nell’acronimo inglese). Il voto dei 164 Stati membri dell’Organizzazione, riuniti a Ginevra, ha dunque permesso di giungere ad una nomina storica: Ngozi Okonjo-Iweala, ex ministra delle Finanze della Nigeria e già numero due della Banca Mondiale, è infatti la prima donna e la prima africana a rivestire l’incarico apicale del WTO.

Dopo il voto del Consiglio Generale, nelle prime parole da direttore generale in pectore ha ribadito la necessità di garantire accesso universale “ai vaccini e alle cure” contro il Covid-19, impegnandosi a mettere l’Organizzazione al servizio della ripresa dall’emergenza economica e sanitaria.

Un WTO forte è essenziale se vogliamo riprenderci completamente e rapidamente dalla devastazione causata dalla pandemia del Covid-19. Insieme possiamo rendere il WTO più forte, più agile e più adatto alle realtà di oggi“, ha aggiunto Okonjo-Iweala, tracciando così la rotta per il suo mandato, che scadrà poi nell’agosto 2025.

Una nomina attesa da tempo

Nei giorni antecedenti al voto la sua nomina appariva già come un fait accompli, a seguito dell’annuncio del sostegno di Washington, dichiarato da parte dell’amministrazione Biden. Prima dell’endorsement degli USA, infatti, nonostante fosse sostenuta dalla maggior parte dei Paesi membri dell’Organizzazione, la nomina di Okonjo-Iweala è rimasta bloccata per mesi a causa del veto posto dal predecessore di Joe Biden, Donald Trump, che, invece, sosteneva la candidatura di Yoo Myung-hee, attuale Ministra del Commercio della Corea del Sud. Proprio per questa ragione, la carica apicale della WTO è rimasta vacante dal mese di maggio 2020, quando l’ex direttore generale Roberto Azevêdo aveva presentato le sue dimissioni, un anno prima della scadenza del suo mandato.

In questa occasione l’amministrazione Trump — da sempre critica nei confronti delle organizzazioni internazionali e in particolare della WTO, accusata di agire contro gli interessi degli Stati Uniti nella risoluzione delle dispute commerciali — impedì dunque la nomina di un direttore generale ad interim. Nelle ultime settimane è stato dunque l’endorsement di Biden a permettere di superare l’impasse, una mossa decisiva, visto che la nomina deve essere adottata per consensus, e non a maggioranza.

Nel corso della sua prima dichiarazione pubblica sotto l’Amministrazione Biden, l’Ufficio del Rappresentante del Commercio degli Stati Uniti ha perciò spianato la strada per la nomina di Ngozi Okonjo-Iweala, lodando la sua “ricchezza di conoscenze in economia e diplomazia internazionale” nonché la sua “comprovata esperienza nella gestione di una grande organizzazione internazionale”.

Lavorare per il rilanciare il WTO

Ngozi Okonjo-Iweala assume la guida del WTO nel momento più difficile della storia dell’Organizzazione simbolo della globalizzazione, in cerca di riforme e rilancio, di una nuova centralità, dopo essere stata messa all’angolo dal sovranismo di Trump.

Okonjo-Iweala punta il dito specialmente contro il meccanismo di gestione dei conflitti commerciali, paralizzato ormai da anni a causa della previsione di un voto unanime degli Stati membri per l’adozione di risoluzioni, e del conseguente sistema dei veti incrociati. Quanto detto, avviene contrariamente a uno degli obiettivi primari dell’Organizzazione stessa, ovvero quello di configurarsi come il luogo preposto per la risoluzione di tali conflitti.

Negli ultimi anni, la diretta conseguenza di queste dinamiche, è stata quella di portare i vari Stati ad agire al di fuori del WTO, e ad optare per la conclusione di accordi bilaterali o multilaterali, esonerando di fatto l’Organizzazione dal suo ruolo fondativo.

In un clima internazionale caratterizzato da nazionalismi economici e crescente protezionismo, cui si aggiungono gli squilibri macroeconomici aggravati dalla pandemia, la mission della nuova direttrice generale sarà tutt’altro che semplice: dare nuova vita ad un’Organizzazione paralizzata dai veti incrociati, conferirgli la centralità necessaria per essere in grado di accompagnare il sistema internazionale nell’era post-pandemica. E questo, tramite l’adozione di un approccio pragmatico che consenta di superare la sfiducia, lavorando per una migliore comprensione delle dinamiche socioeconomiche del continente africano e dei paesi in via di sviluppo, rilanciando, al contempo, organizzazioni e dinamiche multilaterali.

Plauso internazionale per un Curriculum d’eccezione

66 anni, doppia cittadinanza nigeriana e americana, Okonjo-Iweala ha una formazione da economista dello sviluppo e due lauree conseguite al Massachusetts Institute of Technology (MIT) e Harvard. È stata due volte ministro delle Finanze del suo paese, per poi trascorrere venticinque anni alla Banca Mondiale. Da anni presiede anche la Gavi, Organizzazione internazionale che garantisce accesso e distribuzione dei vaccini nei paesi in via di sviluppo, consentendo ogni anno la somministrazione di dosi vaccinali per milioni di bambini in tutto il mondo. 

Qualche mese fa, nel corso di un’intervista al Guardian, parlando della sua possibile nomina al WTO Okonjo-Iweala  aveva dichiarato: “a noi donne i ruoli di leadership vengono riconosciuti solo quando le cose vanno molto male”, aggiungendo: “Dobbiamo rompere il soffitto di cristallo sulle nostre teste”.

Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione europea, ha parlato di un “momento storico per il mondo intero”, mentre Christine Lagarde, Presidente della BCE, nel complimentarsi con la sua collega, ha sottolineato come “la sua forte volontà e determinazione la porteranno a promuovere il libero scambio a vantaggio delle popolazioni del pianeta intero”.

L’ex inviato Onu in Libia Salamè: “sono stato pugnalato alle spalle”

AFRICA di

L’ex inviato delle Nazioni Unite in Libia Ghassan Salamè ha denunciato l’ipocrisia di alcuni Stati del Consiglio di Sicurezza ONU, responsabili di aver minato i suoi sforzi per pacificare il Paese nordafricano. Quanto detto è stato dichiarato nel corso di un’intervista rilasciata al Centre for Humanitarian Dialogue, un’organizzazione diplomatica privata con sede in Svizzera.

Come è noto, Salamè ha ricoperto il ruolo di sesto inviato della Missione UNSMIL, il secondo di nazionalità libanese, il quale ha annunciato le sue dimissioni il 2 marzo scorso, chiedendo al Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres di assolverlo dal suo incarico in Libia. “Il mio fisico non regge a questo stress”, aveva affermato con un tweet, rendendo pubblica la sua decisione.

Nel corso della sua intervista l’ex inviato ONU ha affermato di essere stato “pugnalato alle spalle” da alcuni Paesi membri del Consiglio di Sicurezza, i quali avrebbero ostacolato i suoi tentativi di riportare pace e stabilità nel Paese sostenendo il generale Khalifa Haftar ed il suo Esercito Nazionale Libico (LNA). In particolare, egli ha dichiarato di aver sentito come se il suo incarico in loco fosse inutile quando Haftar, il 4 aprile 2019, ha intrapreso la sua marcia per la conquista di Tripoli, già forte dell’appoggio di numerosi sostenitori a livello internazionale.

Egli ricorda inoltre che l’11 febbraio scorso, a seguito della nota Conferenza di Berlino del mese di gennaio, il Consiglio di Sicurezza ha adottato con 14 voti favorevoli su 15 (con l’astensione della Russia), una risoluzione tedesco-britannica che, tra le altre cose, estendeva l’embargo sulle armi in Libia fino al 30 aprile 2021. Nonostante ciò, le milizie di Haftar hanno continuato ad attaccare Tripoli, portando Salamè a sentirsi “pugnalato alle spalle”. L’offensiva di Haftar ha vanificato gli sforzi profusi dalle Nazioni Unite per pacificare il Paese, sabotando i preparativi, in corso da più di un anno, per la Conferenza Nazionale di Ghadames, prevista pochi giorni dopo l’inizio delle operazioni contro Tripoli ed il governo di al-Serraj, l’unico riconosciuto a livello internazionale.

Anche in questo caso, secondo quanto dichiarato da Salamè, vi sono state pressioni da parte di Paesi “rilevanti” con l’intento di sabotare il meeting, finalizzato alla discussione dei meccanismi per giungere ad una fine del conflitto.

“È a questo punto che, in quanto rappresentante delle Nazioni Unite, ti rendi conto che l’ipocrisia di alcuni Paesi ha raggiunto un limite che rende il tuo lavoro difficile”, ha dichiarato Salamè, aggiungendo, senza giri di parole, che le Nazioni Unite “sono in pessima forma”.

Questioni come il cambiamento climatico e la parità di genere sono molto importanti, prosegue, ma il principale ruolo dell’ONU deve essere quello di garantire “la pace e la sicurezza internazionale”. Le Nazioni Unite sono nate per questo, ricorda il diplomatico, come “organismo per la sicurezza collettiva”, individuando, inoltre, la causa che sta condannando l’Organizzazione all’immobilismo: siamo di fronte, ha detto, ad una “deregolamentazione dell’uso della forza”.

Armi etniche: cosa sono e perché dovremmo temerle

SICUREZZA di

L’esplosione della pandemia del COVID-19 ha riportato alla luce la vulnerabilità dei nostri paesi a minacce di natura biologica e una sostanziale impreparazione e incapacità di attuare una risposta coordinata, repentina ed efficace al problema. Parallelamente, hanno trovato nuovo vigore numerose teorie del complotto, che vogliono ora il virus creato in laboratorio a Wuhan e diffuso intenzionalmente dagli Stati Uniti, ora un’operazione machiavellica della Cina volta a soddisfare i propri obiettivi geopolitici. Continue reading “Armi etniche: cosa sono e perché dovremmo temerle” »

Libia-UE: Malta si ritira dall’Operazione Irini

AFRICA di

Il Governo di Malta ha comunicato alla Commissione Europea la propria volontà di ritirarsi dalla nuova missione europea nel Mediterraneo nota come Operazione Irini, dal nome della dea greca della Pace.

La decisione, annunciata venerdì 8 maggio, giunge come atto di protesta da parte di La Valletta nei confronti del fallimento dell’Unione nella gestione dei flussi migratori provenienti dalla Libia, soprattutto a seguito dell’inasprimento del conflitto nel Paese nordafricano.

Nel comunicato inviato alla Commissione UE, Malta dichiara la sofferenza del Paese per l’assenza di un quadro di ricollocazione dei migranti “che condivida la responsabilità delle persone soccorse in mare tra tutti gli Stati membri dell’UE”. Il Governo maltese, citando un aumento del 428% degli sbarchi, accusa l’Unione di aver lasciato sole l’Italia e Malta nell’affrontare e gestire gli sbarchi di migliaia di migranti.

L’avvio della missione UE in questione era stato approvato all’unanimità il 17 febbraio scorso, in occasione del Consiglio dei ministri degli Esteri dell’UE, con il mandato di garantire il rispetto dell’embargo di armi imposto dalle Nazioni Unite in Libia, da anni ormai teatro di una guerra civile.

L’Operazione aveva avviato i primi pattugliamenti in mare solo il 7 maggio scorso, a seguito dell’invio di una nave militare francese e di un velivolo da pattugliamento aereo da parte del Lussemburgo.

In questo contesto, quindi, la decisione di Malta rappresenta un duro imprevisto per l’Operazione Irini e, di conseguenza, per la garanzia di un effettivo rispetto dell’embargo.

Nel comunicato inviato alla Commissione UE, inoltre, La Valletta comunica al Comitato speciale Athena la propria volontà di apporre un veto sulle decisioni relative ad Irini che riguardino le procedure di spesa per lo sbarco dei migranti, le deviazioni dei porti e l’ammissibilità dei droni.

Il portavoce della Commissione Peter Stano ha rifiutato di commentare direttamente la decisione di Malta, affermando che la missione “è un esempio concreto di come l’UE voglia contribuire ad una soluzione pacifica del conflitto in Libia”.

Ad oggi, tuttavia, dopo il dietrofront di Malta e la recente bocciatura dell’operazione da parte dello stesso Premier libico al-Serraj, il futuro della missione post-Sophia appare ancora più incerto.

Libia: la Conferenza di Berlino e il ruolo dell’Unione europea

EUROPA di

La Conferenza di Berlino sulla Libia ha riunito i partner regionali e internazionali più influenti nell’attuale fase cruciale della crisi libica. I partecipanti, Paesi ed Organizzazioni, hanno raggiunto un accordo su 55 punti e su una sua applicazione rapida.

I risultati della Conferenza di Berlino

Dopo 4 ore di colloqui, è stata presentata una dichiarazione condivisa in cui i partecipanti si sono impegnati ad astenersi da qualsiasi misura e da qualsiasi ulteriore sostegno militare alle parti “sul territorio e sopra il territorio della Libia, a partire dall’inizio del cessate il fuoco”. I presenti hanno poi ribadito il proprio impegno ad astenersi dalle “interferenze nel conflitto armato e negli affari interni della Libia” in virtù del fatto che “solo un processo politico libico e guidato dalla Libia può mettere fine al conflitto e portare una pace duratura”. 16 partner, tra Paesi ed Organizzazioni internazionali, hanno votato a favore di un embargo sulle armi proposto dalle Nazioni Unite che dovrà essere monitorato con maggiore attenzione rispetto al passato.

Lo scopo è quello di facilitare un processo di pace nell’ambito di un conflitto civile, in corso ormai da anni, caratterizzato da una complessità dovuta alla pluralità delle parti coinvolte.

Al tavolo dove si sono riuniti tutti i Paesi UE ed extra UE che hanno dato la propria approvazione alla dichiarazione finale sono mancati i due leader libici Fayez al-Sarraj e Khalifa Haftar, la cui partecipazione alla Conferenza è stata frutto di negoziazioni ed accolta con favore dalla comunità internazionale. Sembra che i due leader libici abbiano nominato i membri della commissione militare “5+5” che, secondo il piano di azione United Nations Support Mission in Libya-Unsmil, dovrebbe avere il compito di monitorare il cessate il fuoco e stabilire la linea degli schieramenti.

L’Unione europea e la crisi libica

Quanto al ruolo dell’Unione europea, la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e l’Alto rappresentante/Vicepresidente della Commissione Josep Borrell hanno rilasciato una dichiarazione comune, in cui hanno ribadito che l’unica soluzione sostenibile alla crisi in Libia sono gli sforzi di mediazione guidati dalle Nazioni Unite, che mettono al centro i bisogni di tutto il popolo libico. I due, a nome dell’Unione, hanno dichiarato di sostenere “l’unità, la sovranità e l’integrità territoriale della Libia, nell’interesse della stabilità e della prosperità della regione, che sono importanti anche per l’Europa”.

L’Unione Europea è soprattutto interessata a porre fine al conflitto nel timore che la crisi peggiori e che diventi “una seconda Siria”, come affermato dal Ministro degli esteri tedesco, Heiko Maas. Anche in Europa però si manifestano interessi contrastanti: l’Italia, che ha sempre avuto un peso importante nella questione libica, sostiene al-Serraj, ma da vari mesi ha perso molta della sua influenza; la Francia si è legata a Haftar, per interessi economici ed energetici, nonché nella speranza di riuscire a contrastare i gruppi terroristici in Libia e nei paesi limitrofi. Nel frattempo, la Grecia protesta per non essere stata invitata a Berlino, minacciando di porre il suo veto alle iniziative dell’Unione sulla Libia.

 

Riunione straordinaria del Cops sulla Libia

In seno all’Unione è stata convocata una riunione straordinaria del Comitato Europeo per la Politica e la Sicurezza (Cops) sulla Libia. Si inizierà, così, a lavorare sul mandato del Consiglio per la rimodulazione dell’Operazione Sophia, che dovrà essere profondamente rivista per indirizzarla sul monitoraggio efficace dell’embargo di armi dell’ONU, non solo via mare ma anche via aria ed auspicabilmente via terra. L’Operazione Sophia, congiuntamente ad una proposta per una missione di peacekeeping in Libia, sarà un punto ricorrente nell’agenda del Cops. L’Alto rappresentante dell’Ue Jospe Borrell ha auspicato, infatti, che entrambe le iniziative siano pronte per il Consiglio Affari esteri dell’Ue che si terrà il 17 febbraio.

Le dichiarazioni

“Ho parlato dell’attuazione dei risultati della Conferenza di Berlino col Segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres e gli ho rivolto un invito a partecipare presto alla riunione dei commissari, al fine di discutere una stretta collaborazione tra la Commissione Ue e l’Onu” queste le parole della Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, su Twitter.

“L’Unione europea si sta attrezzando per attuare i risultati della conferenza di Berlino. Siamo pronti a mobilitare le nostre risorse dove sono maggiormente necessarie” questo è quanto affermato, invece, dal Presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, in una dichiarazione. “A breve termine- ha affermato- il nostro contributo consisterà nel riflettere sul modo più efficace di monitorare il rispetto del cessate il fuoco e il rispetto dell’embargo sulle armi”.

“La conferenza di Berlino ha funzionato” – ha dichiarato, infine, su Twitter il Presidente del Parlamento europeo, David Sassoli- “La dichiarazione ha trovato il consenso della comunità internazionale per dare pace alla Libia. Ruolo chiave dell’Unione europea quando agisce unita. Adesso la parola passa ai leader dei due fronti libici”.

 

Allarme FAO: il Corno d’Africa vive l’invasione di locuste più grave degli ultimi 25 anni, colpa del clima

AFRICA di

 

In questi giorni il Corno d’Africa è alle prese con una biblica invasione di locuste, la peggiore degli ultimi 25 anni. A lanciare l’allarme è l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), secondo la quale il “contagio”, originatosi in Etiopia e Somalia, si è propagato in Kenya e potrebbe raggiungere il Nord-Est dell’Uganda e il Sud-Est del Sudan. Si tratta di sciami grandi 2.400 chilometri, quasi il doppio della superficie della città di Roma. Basti pensare che 13 gennaio scorso, un B737-700 della Ethiopian Airlines, è stato costretto ad interrompere l’atterraggio a Dire Daua, nell’est Etiopia, dopo essere stato investito da uno sciame di insetti.

Ma le invasioni di locuste rappresentano una minaccia non solo per i voli, ma anche per i raccolti e la vegetazione locale, aggravando la generale scarsità di cibo che i tre Paesi coinvolti stanno affrontando. A preoccupare maggiormente il Direttore Generale della FAO Qu Dongyu, è infatti l’enorme potenziale distruttivo degli sciami, capace di minacciare la sicurezza alimentare dell’intera regione. Secondo quanto confermato dall’Istituto specializzato delle Nazioni Unite, la peste delle cavallette ha già distrutto 175 mila acri di terreno, solo in Somalia, aggiungendo che nei prossimi mesi le famiglie che vivono nelle zone rurali poterebbero essere messe ancora più a dura prova dalla fame.

Gli sciami possono infatti percorrere oltre 150 km al giorno, devastando i mezzi di sussistenza rurali delle popolazioni locali. Un secondo allarme è stato lanciato da Save The Children che rileva come le gravi forme di malnutrizione che interessano più di 4 milioni di bambini in Kenya, Etipia e Somalia, rischiano di essere aggravate dai danni causati dall’invasione.

Secondo gli esperti la proliferazione delle locuste è stata favorita dalla recente e prolungata stagione delle piogge, che ha portato a inondazioni in tutti e tre i Paesi, oltre che dalle forti piogge causate dal ciclone Pawan, che lo scorso dicembre ha colpito la Somalia. La FAO sta fornendo previsioni, allerte precoci e avvisi sulla tempistica, la portata e la localizzazione delle invasioni e delle zone di riproduzione, incoraggiando la cooperazione tra i governi locali per contrastare l’emergenza, evitando un’ulteriore diffusione.

ANPAS, CRI e MISERICORDIE in forte disaccordo con la proposta normativa  su formazione soccorritori

EUROPA/SICUREZZA di

La proposta in discussione oggi su formazione soccorritori è uno scempio, auspichiamo soluzione condivisa con le regioni.

 “Anpas, Croce Rossa Italiana e Misericordie, in considerazione della riunione odierna del Gruppo di Coordinamento Sub Area Urgenza Emergenza della Commissione Salute, fanno appello al Ministro e agli Assessori Regionali affinché venga immediatamente fermato quello che considerano uno scempio, ossia, il riordino dei programmi di formazione per il riconoscimento e la certificazione della figura del soccorritore (con particolare riferimento a quella dell’autista soccorritore).

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Saudi Arabia introduces new taxes on tobacco, prices raise by 100 percentage

BreakingNews @en di

AS a consequence of a decision by GCC council, it was established in Saudi Arabia taxes will be introduced, which will be bring prices of tobacco at increasing by 100 percentage. This decision is going to be in force, starting from Tuesday and the reason why it was adopted is because they want to take decision, which are the same for all member States of GCC and it is necessary the time of application of measure is the same to all of them. This measure, as it was explained by Saudi customs Spokesman, is useful to twice the quantitative of tobacco. After this announcement regarding increasing tobacco prices, it is immediately started buying cigarettes before the application of this economic decision. Indeed there is an huge fear and worrying among Saudi smokers, because they do not know where to find cigarettes, once their price is increasing. According to some Saudi citizens, it could be a kind of loop and historical ripetion, as 53 years ago, it happens the same thing.

 

 

Serbia and Spain have high level of bilateral cooperation

BreakingNews @en di

Intergovernmental bilateral cooperation between Serbia and Spain is at a very high level, Ivica Dacic and his Spanish hosts have agreed. According to the Serbian government, the officials said that there is full compliance in the positions of the two countries regarding the respect for the principles of international law and territorial integrity of states, and that excellent political relations give impetus to the improved development of economic, educational and cultural cooperation. During the talks with senior Spanish officials it was estimated that the support of this country to the process of Serbia’s European integration is “essential to our success on that path”.

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