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Cento motori l’anno: la Francia prova a industrializzare i piccoli lanciatori europei

Cento motori a razzo ogni anno. Per una startup europea il numero è più significativo delle dimensioni del vettore che dovrà spingere verso l’orbita. HyPrSpace ha inaugurato vicino a Bordeaux il suo primo impianto di produzione in serie, una fabbrica di 7.000 metri quadrati progettata per alimentare fino a dodici lanciatori orbitali all’anno.L’obiettivo racconta il cambiamento che sta attraversando il mercato europeo dell’accesso allo spazio. Per decenni i lanciatori sono stati prodotti attraverso programmi istituzionali, con cicli industriali lunghi e un numero relativamente limitato di missioni. La crescita delle costellazioni satellitari e l’ingresso di aziende private stanno introducendo una logica differente: frequenza, standardizzazione e produzione seriale diventano componenti decisive del costo di un lancio.

La società francese punta su una tecnologia particolare. Orbital Baguette One utilizzerà motori ibridi, nei quali combustibile e ossidante si trovano in stati fisici differenti. La soluzione promette una struttura più semplice e un numero inferiore di componenti rispetto ad alcune architetture convenzionali.

Storicamente i propulsori ibridi hanno pagato questa semplicità con prestazioni inferiori rispetto ai sistemi completamente liquidi. HyPrSpace sostiene però di avere raggiunto durante un test del 2024 un’efficienza media del 94%, un risultato sul quale poggia buona parte della strategia industriale dell’azienda.

Il prossimo passaggio sarà operativo. Prima del volo sono previsti altri due test a terra. Nel 2027 dovrebbe poi volare un veicolo suborbitale da un sito militare francese: secondo il ministero della Difesa di Parigi sarebbe il primo lancio di questo tipo dalla Francia metropolitana. Nello stesso orizzonte temporale è previsto il test di Orbital Baguette One. Il calendario conta perché il mercato europeo dei piccoli lanciatori si sta rapidamente affollando.

La crisi dell’accesso autonomo allo spazio sperimentata dall’Europa negli ultimi anni ha modificato la percezione politica del settore. Il pensionamento di Ariane 5, i ritardi accumulati da Ariane 6, le difficoltà di Vega C e la perdita dell’accesso ai Soyuz russi dopo l’invasione dell’Ucraina hanno prodotto per un periodo una dipendenza particolarmente evidente dai servizi di lancio esterni.

Ariane 6 e Vega C sono tornati operativi, ma il problema industriale non è scomparso. L’Europa deve decidere se limitarsi a mantenere una capacità istituzionale di accesso allo spazio oppure costruire un mercato capace di sostenere più operatori commerciali. HyPrSpace si inserisce nel secondo scenario.

L’azienda non dichiara di voler competere direttamente con i grandi vettori progettati per mettere in orbita decine o centinaia di satelliti contemporaneamente. Il segmento individuato è quello del lancio dedicato: clienti che preferiscono acquistare una missione specifica per scegliere orbita, tempi e profilo di rilascio del proprio satellite. È una nicchia che deve però confrontarsi con un avversario economico formidabile. Le missioni rideshare permettono a piccoli satelliti di viaggiare insieme a molti altri payload, abbassando drasticamente il prezzo per chilogrammo. Un piccolo lanciatore difficilmente può vincere quella battaglia esclusivamente sul costo. Deve vendere flessibilità.

Per una costellazione commerciale, una missione militare o un satellite tecnologico, poter decidere quando partire e raggiungere direttamente una determinata orbita può valere più del risparmio ottenuto aspettando un posto disponibile su un vettore più grande. La fabbrica di Bordeaux serve precisamente a verificare se questo modello possa diventare industriale. Cento motori all’anno significherebbero abbandonare la logica quasi artigianale che caratterizza molti programmi spaziali e introdurre processi produttivi ripetibili.

L’azienda resta piccola rispetto ai protagonisti consolidati del settore. Non è stata selezionata nella prima fase dello European Launcher Challenge dell’Agenzia Spaziale Europea, ma intende presentarsi nuovamente. La struttura finanziaria offre comunque un’indicazione del modello europeo che sta emergendo: capitale pubblico e privato pesano in misura approssimativamente equivalente, dopo un round da 21 milioni di euro completato nel 2025.

È una formula che prova a colmare uno dei principali divari con gli Stati Uniti. L’industria spaziale americana ha beneficiato per anni di grandi contratti pubblici utilizzati per creare domanda mentre le imprese private assumevano una parte del rischio tecnologico e finanziario. In Europa il rapporto tra agenzie e industria è stato tradizionalmente più legato ai grandi programmi istituzionali e alla distribuzione geografica delle commesse.

Le startup dei lanciatori stanno costringendo il sistema a cambiare. Per l’Italia la trasformazione è particolarmente rilevante. Avio e Vega rappresentano una delle poche capacità europee complete nel settore. L’emergere di piccoli operatori francesi, tedeschi, spagnoli e britannici aumenta la concorrenza, ma può anche allargare il mercato continentale di motori, avionica, materiali compositi, sistemi di terra e servizi di lancio.

La questione decisiva rimane la domanda. Costruire una fabbrica capace di produrre cento motori non significa automaticamente avere clienti per cento motori. Il mercato europeo dovrà dimostrare di poter generare un numero sufficiente di missioni istituzionali e commerciali senza frammentare gli ordini tra troppi vettori incapaci di raggiungere economie di scala.

Difesa e sicurezza potrebbero modificare l’equazione. Satelliti per osservazione terrestre, intelligence, comunicazioni sicure e capacità di risposta rapida stanno diventando parte della nuova architettura militare europea. In questo segmento poter sostituire rapidamente un satellite o mettere in orbita una capacità specifica ha un valore strategico che va oltre il prezzo del lancio.

È il concetto di responsive space: ridurre il tempo tra la decisione di lanciare e l’arrivo della capacità in orbita. La fabbrica di Bordeaux rappresenta quindi un esperimento che supera HyPrSpace. L’Europa sta cercando di capire se sia possibile passare da un’industria dei lanciatori costruita intorno a pochi grandi programmi a un ecosistema nel quale convivano vettori pesanti, sistemi medi e piccoli operatori specializzati.
Il test decisivo non sarà accendere cento motori. Sarà trovare abbastanza satelliti europei da metterci sopra.

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