Il consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite certifica il crimine di genocidio di Israele a Gaza

Finalmente, dopo tante perplessità, il Consiglio dei diritti umani, organo sussidiario dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che ha istituito una Commissione d’inchiesta, indipendente e permanente, per indagare sulla grave situazione dei diritti umani nel Territorio palestinese occupato, compresa Gerusalemme Est, ha reso pubblico un severo rapporto [A/HRC/60/CRP.3], in cui si delinea la responsabilità del governo israeliano per aver commesso il crimine di genocidio contro la popolazione civile palestinese nella Striscia di Gaza.

I membri della Commissione hanno concluso che le autorità di Tel Aviv hanno messo in atto condotte genocide che sono andate oltre il binario del rispetto delle norme della Convenzione per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio [tout court la Convenzione sul Genocidio], come le gravi lesioni fisiche o mentali, l’inflizione deliberata di condizioni di vita mirate a cagionare la distruzione fisica, imposizione di misure volte a impedire le nascite e, infine, l’uccisione. Ovviamente, bisogna precisare che le considerazioni conclusive, non solo si basano su una serie di rapporti già presentati, ma hanno anche tenuto conto di altri crimini come quello di guerra e contro l’umanità.

La Commissione d’inchiesta è stata istituita, con l’adozione della risoluzione A/HRC/RES/S-30/1,  nel 2021, con il compito di indagare sulle violazioni delle norme di diritto internazionale nei territori palestinesi occupati, compresa Gerusalemme Est, e in Israele. Dopo l’attacco del gruppo di Hamas del 7 ottobre 2023, la Commissione indipendente ha reso pubblico delle relazioni e dei documenti afferenti alle violazioni del diritto internazionale commesse da tutte le parti coinvolte. In uno dei rapporti, ad esempio quello del 16 settembre 2025, si delinea le basi conclusive fattuali derivanti dai precedenti rapporti, rilevanti per l’accertamento del crimine di genocidio. Le indagini da parte dei membri della Commissione si concentrano dalle informazioni ricevute da interviste di prima mano con persone vittime e testimoni, nonché su informazioni a carico e discarico raccolte dagli Stati, agenzie onusiane, ONG e fonti aperte che vengono esaminate e focalizzate in vista del loro valore probatorio nei procedimenti giuridici.

Poiché le dichiarazioni del concreto crimine di genocidio abbiano un senso profondo per le vittime e i sopravvissuti, non si ha ancora alcun esempio di un responsabile che abbia ostacolato le condotte genocide per rispondere ad una dichiarazione chiara a livello internazionale di genocidio. Di solito, sia gli Stati, sia gli individui accusati di tale crimine respingono le accuse negando di averlo commesso e sovente asseriscono di stare pianamente rispondendo alle minacce che subiscono. In questi casi, accade che, coloro che sono considerati rei di questo crimine, spesso denigrano chi ha emesso l’evidenza dei fatti genocidari e cercano di affiancare alleati che su uniscano come supporters per contrastare la decisione come dettata da pregiudizi nei loro confronti. Difatti, la risposta israeliana al rapporto onusiano presentato dal Consiglio dei diritti umani è stata negativa nel senso che l’intera struttura accusatoria onusiana, contenuta nel rapporto, era del tutto non vera, asserendo che l’obiettivo di Israele è distruggere l’intero apparato di Hamas e non il popolo palestinese.

Una determinazione del crimine genocidario non può di per sé mutare il comportamento, ma può contribuire a catalizzare un cambiamento comportamentale, a seconda dell’efficacia di altri Stati e attori la utilizzano. L’Unione Europea, exempli gratia, ossia la Commissione ha proposto al Consiglio la sospensione, come metodo sanzionatorio, parziale delle concessioni commerciali con lo Stato di Israele e le sanzioni ai ministri estremisti del governo di Tel Aviv e ai coloni violenti dell’accordo commerciale UE-Israele. È vero che finora la misura non aveva ottenuto voti sufficienti per essere adottata, tuttavia alcuni Stati che hanno sostenuto le misure sanzionatorie possono utilizzare il rapporto del Consiglio dei diritti umani relativo al genocidio a Gaza per convincere gli altri Stati membri dell’UE riluttanti a votare a favore tale proposta.

Il diritto internazionale è molto chiaro quando statuisce che ciascuno Stato deve adempiere al dovere di prevenire il crimine di genocidio, meccanismo vincolante che scatta non appena uno Stato viene a conoscenza o avrebbe dovuto venire a conoscenza dell’esistenza di un grave rischio che venga commesso il crimine genocidario, nel senso che ciascuno Stato può essere ritenuto responsabile di aver violato l’obbligo di prevenire la configurazione del fenomeno genocida, solo nel caso in cui tale crimine sia stato effettivamente commesso, nel momento in cui ha inizio la commissione della condotta vietata viene a configurarsi la violazione di prevenzione. Tale limite di cimento era ormai tangibile nella Striscia di Gaza ancor prima che la Commissione onusiana pubblicasse il documento, segnalato dall’ordinanza della Corte internazionale di giustizia che informava gli Stati di tale rischio. Ergo, gli Stati avrebbero già dovuto, teoricamente, adoperarsi per schivare il crimine di genocidio nella Striscia di Gaza; alcuni governi, come, ad esempio, quello alemanno che ha provveduto a bloccare l’esportazione di equipaggiamento militare allo Stato israeliano che doveva essere utilizzato a Gaza, altri non lo hanno fatto, sperando che, questa volta, le considerazioni conclusive della Commissione possano essere convinzione e aiutare le cancellerie di vari governi a spingere con più forza affinché adottino politiche di prevenzione.

Rispetto alla percezione delle opinioni pubbliche, una dichiarazione di genocidio, anche da parte dello stesso governo statunitense, non muta nell’immediato la politica della Casa Bianca nei riguardi di uno Stato che sta commettendo un crimine di genocidio.

L’impatto della decisione consiliare dei diritti umani verrà evidenziato nei procedimenti in corso presso la Corte internazionale di giustizia, che non svolge indagini motu proprio, ma si affida alle parti in causa affinché presentino prove sul tavolo dei giudici della Corte stessa. Approccio che, in pratica, comporta soventemente che tale organismo giudiziario internazionale si basi sulle conclusioni di altri organi onusiani, istituzioni internazionali o organizzazioni non governative credibili. Le conclusioni della Commissione sono una fonte cruciale per la Corte internazionale di giustizia nello statuire la responsabilità del governo israeliano, in base alla Convenzione sul genocidio.

 

 

Giuseppe Paccione

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