Due Eurofighter italiani decollano da Šiauliai per rispondere a una violazione dello spazio aereo lituano. Quasi contemporaneamente, a migliaia di chilometri di distanza, la Marina Militare riceve l’indicazione di prepararsi a proteggere le navi italiane che attraversano Bab el-Mandeb. Sono due scenari diversi, il Baltico e il Mar Rosso, ma raccontano la stessa trasformazione: la sicurezza dell’Italia si misura ormai lungo un arco geografico che parte dal confine orientale della NATO e arriva alle grandi rotte commerciali tra Asia, Medio Oriente e Mediterraneo.
L’ultimo allarme è scattato nel pomeriggio del 17 settembre. Due Eurofighter F-2000 dell’Aeronautica Militare, schierati nella base lituana di Šiauliai con la Task Force Air Baltic Thunder III, sono stati fatti decollare dopo la violazione dello spazio aereo della Lituania da parte di due velivoli militari russi. Lo scramble è stato coordinato dal Combined Air Operations Centre della NATO di Uedem, in Germania.
L’episodio acquista peso soprattutto per ciò che era accaduto pochi giorni prima. Nella notte del 15 settembre caccia NATO erano intervenuti contro un drone entrato nello spazio aereo lituano, abbattendolo nell’area di Kaunas. Secondo le ricostruzioni disponibili, all’intervento avevano partecipato velivoli italiani schierati nel Paese baltico.
La successione degli allarmi mostra quanto sia diventata sensibile la frontiera nord-orientale dell’Alleanza. Non si tratta più soltanto di intercettare aerei militari che si avvicinano allo spazio NATO. Droni, oggetti difficili da identificare, possibili sconfinamenti e tempi di reazione ridotti stanno imponendo un livello di sorveglianza continuo. La Germania, per esempio, ha annunciato l’invio di quattro Eurofighter in Lettonia in occasione delle prossime elezioni, proprio nel quadro delle crescenti preoccupazioni per le incursioni di droni provenienti dall’area russa e bielorussa.
Per l’Italia il Baltico è ormai un teatro operativo consolidato. La partecipazione alla sorveglianza dello spazio aereo delle repubbliche baltiche rientra nell’architettura costruita dalla NATO a partire dal 2004 e progressivamente rafforzata dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Gli Eurofighter di Šiauliai rappresentano oggi uno degli strumenti con cui Roma contribuisce alla difesa del fianco orientale.
Ma mentre l’Aeronautica è chiamata a reagire nei cieli baltici, per la Marina si apre un dossier altrettanto delicato: quello della sicurezza di Bab el-Mandeb.
Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha annunciato il 17 settembre, durante il Forum “Risorsa Mare” alla Spezia, di avere deciso insieme al vertice militare di attivare la Marina Militare affinché predisponga quanto necessario a garantire il transito in sicurezza delle navi italiane attraverso lo stretto. La motivazione indicata dal ministro è direttamente economica: un’interruzione delle rotte provoca ritardi nelle consegne, aumento dei costi di trasporto e ricadute sui prezzi sostenuti da imprese e famiglie.
Il giorno successivo la linea è stata precisata sul piano operativo. Ai vertici della Difesa, della Marina e del Comando operativo di vertice interforze è stato chiesto di valutare la situazione nel Mar Rosso e predisporre un piano per garantire il libero transito attraverso Bab el-Mandeb delle navi di interesse nazionale che intendano attraversarlo.
È un passaggio significativo perché Bab el-Mandeb non è semplicemente uno dei numerosi choke point del commercio mondiale. È la porta meridionale del Mar Rosso: attraverso quel corridoio le navi provenienti dall’Oceano Indiano possono raggiungere Suez e quindi il Mediterraneo senza circumnavigare l’Africa.
Per l’Italia la questione riguarda direttamente la competitività dei porti e delle imprese. Se il traffico proveniente dall’Asia viene dirottato sistematicamente attorno al Capo di Buona Speranza, cambiano tempi, costi e convenienza delle rotte. Una deviazione prolungata può penalizzare soprattutto gli scali mediterranei, perché modifica la geografia economica sulla quale si basa una parte dei collegamenti tra Asia ed Europa.
Qui entra in gioco anche EUNAVFOR Aspides. L’operazione europea, istituita nel febbraio 2024 dopo gli attacchi degli Houthi contro il traffico mercantile, ha un carattere difensivo ed è stata prorogata dal Consiglio dell’Unione europea fino al 28 febbraio 2027. Il suo compito comprende la protezione delle navi e la salvaguardia della libertà di navigazione nelle principali linee di comunicazione marittime intorno a Bab el-Mandeb, oltre al monitoraggio di un’area molto più vasta che comprende Mar Rosso, Golfo di Aden, Mar Arabico, Golfo di Oman e Stretto di Hormuz.
A marzo 2026 il Consiglio dell’UE ha inoltre aggiornato il mandato di Aspides, confermando l’esigenza di una presenza navale continuativa e di mezzi sufficienti a proteggere rotte e infrastrutture strategiche.
L’ipotesi italiana introduce però un elemento ulteriore: predisporre una capacità nazionale specificamente orientata alla protezione del naviglio di interesse italiano. È su questo terreno che dovranno essere definite modalità operative, regole d’ingaggio, coordinamento con Aspides e quadro politico-parlamentare dell’eventuale impiego.
La presenza della fregata Carlo Bergamini nell’area offre già alla Marina una piattaforma avanzata. Le FREMM sono unità progettate per operazioni di lunga durata e possono assicurare sorveglianza, difesa aerea e protezione ravvicinata del traffico marittimo. In uno scenario caratterizzato dalla possibile presenza di droni e missili, tuttavia, la questione non riguarda semplicemente l’accompagnamento delle navi commerciali: significa mantenere una capacità di scoperta e reazione lungo un corridoio nel quale una minaccia può materializzarsi in pochi minuti.
È qui che Baltico e Mar Rosso, pur restando teatri militari completamente differenti, finiscono per incontrarsi nella strategia italiana.
A Šiauliai gli Eurofighter devono garantire tempi di reazione rapidissimi contro velivoli e droni che possono avvicinarsi allo spazio NATO. Nel Mar Rosso una fregata deve essere pronta a individuare e contrastare minacce dirette contro il traffico mercantile. Cambiano mezzi, distanze e regole operative; resta centrale la capacità di sorvegliare uno spazio e intervenire prima che una minaccia produca conseguenze.
Il quadro sta diventando più impegnativo anche per la distribuzione delle risorse militari. L’Italia partecipa contemporaneamente alle attività NATO sul fianco orientale, alle missioni marittime europee e ad altri dispositivi internazionali. Ogni nuovo deterioramento richiede uomini, navi, velivoli, sistemi di difesa, intelligence e capacità logistiche che non sono illimitati.
C’è poi un elemento economico che rende Bab el-Mandeb diverso dal Baltico. Nel Mar Rosso la minaccia militare può trasferirsi rapidamente sui bilanci delle imprese. Una nave costretta ad aggirare l’Africa percorre migliaia di miglia nautiche aggiuntive, consuma più carburante, impiega più giorni e immobilizza più a lungo equipaggi e carichi. Il costo della sicurezza entra così direttamente nel prezzo della logistica.
Crosetto ha legato esplicitamente la libertà di navigazione alla tutela degli approvvigionamenti, dell’attività produttiva e del potere d’acquisto. È una lettura che sposta il dossier dal solo perimetro militare alla sicurezza economica nazionale.
Il problema adesso è trasformare questa impostazione in un dispositivo sostenibile. Nel Baltico l’Italia opera all’interno di una struttura NATO consolidata, con catena di comando, procedure di scramble e responsabilità definite. A Bab el-Mandeb esiste già Aspides, ma l’eventuale protezione autonoma del naviglio italiano richiede di stabilire con precisione fino a dove possa spingersi l’azione delle unità navali e come debba coordinarsi con la missione europea.
Sono decisioni destinate ad andare oltre la gestione dell’emergenza delle prossime settimane. Se la pressione sul fianco orientale della NATO e sulle rotte tra Oceano Indiano e Mediterraneo dovesse persistere, Roma potrebbe trovarsi davanti a una condizione nuova: mantenere contemporaneamente una presenza militare credibile alle frontiere dell’Alleanza e lungo le arterie commerciali dalle quali dipende una parte rilevante dell’economia nazionale.
Gli Eurofighter decollati da Šiauliai e le fregate chiamate a presidiare il Mar Rosso sono, per ora, risposte a crisi differenti. Ma indicano già quanto si sia allargato il perimetro entro il quale l’Italia è chiamata a definire e proteggere i propri interessi strategici.
