Oltre 850 militari, droni impiegati per la ricognizione e l’attacco, artiglieria, reparti controcarro, Forze Speciali, velivoli e sistemi per la protezione dello spettro elettromagnetico. Nell’area addestrativa di Monte Romano, in provincia di Viterbo, l’Esercito italiano ha messo alla prova un modello operativo costruito sulle lezioni dei conflitti contemporanei, dove la manovra sul terreno convive con la dimensione digitale, la guerra elettronica e il controllo delle informazioni.
Alle fasi principali di “Aegis 26”, svolte il 17 settembre, ha assistito il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, accompagnato dal ministro della Difesa Guido Crosetto e dalla sottosegretaria Isabella Rauti. Ad accoglierli è stato il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, generale di Corpo d’Armata Carmine Masiello.

L’esercitazione è stata organizzata per verificare la capacità dei reparti di pianificare e condurre azioni tattiche diverse all’interno di una sola operazione. Le unità hanno simulato manovre offensive contro postazioni difensive avversarie, sostenute dal fuoco dell’artiglieria e da sistemi controcarro. Sul campo hanno operato anche gli assetti dell’Aviazione dell’Esercito, velivoli dell’Aeronautica Militare e le Forze Speciali.

Una parte centrale dello scenario è stata affidata ai sistemi a pilotaggio remoto. I droni, alcuni dei quali realizzati direttamente nei reparti, sono stati utilizzati per individuare obiettivi, raccogliere informazioni e sostenere le unità impegnate nella manovra. Il loro impiego riflette un cambiamento ormai evidente sui campi di battaglia: piattaforme relativamente economiche e rapidamente adattabili possono influire sulla sorveglianza, sulla precisione del fuoco e sulla protezione delle truppe.
«La dronizzazione rappresenta uno dei principali aspetti dei conflitti moderni», ha spiegato Masiello. Secondo il Capo di Stato Maggiore, il drone non può più essere considerato uno strumento riservato agli specialisti, ma una capacità che ogni soldato deve saper utilizzare, quasi fosse parte dell’equipaggiamento individuale.
Il riferimento agli apparati autoprodotti indica anche un diverso approccio all’innovazione militare. Lo sviluppo tecnologico non passa soltanto attraverso programmi industriali di lunga durata, ma richiede sperimentazione nei reparti, modifiche rapide e soluzioni elaborate da chi opera sul terreno. Un processo che valorizza, nelle parole di Masiello, «l’intuito e lo spirito innovativo dei più giovani».

Lo scenario di Monte Romano ha riprodotto la sovrapposizione tra guerra convenzionale, tecnologica e cognitiva. Trincee, campi minati e artiglierie sono stati integrati con capacità cyber, sistemi di contrasto alle minacce elettroniche e dispositivi ad alta tecnologia. La disinformazione e la competizione per il controllo dello spettro elettromagnetico completano un ambiente nel quale comunicare, acquisire dati e proteggere le proprie reti diventa decisivo quanto occupare una posizione sul terreno.
Le unità della Brigata Paracadutisti Folgore hanno impiegato anche mezzi per la micromobilità tattica e sistemi destinati all’aviolancio dei materiali. Tecnologie pensate per accelerare gli spostamenti, ridurre i tempi di rifornimento e mantenere operative le formazioni in aree difficili da raggiungere. Mobilità e logistica rappresentano infatti due punti vulnerabili delle operazioni moderne, esposte alla sorveglianza continua dei sensori e dei droni avversari.

Ad “Aegis 26” hanno partecipato tutti i reparti della Folgore, insieme a unità della Divisione Acqui, del Comando Logistico, del Comando delle Forze operative terrestri di supporto, del Comando delle Forze Speciali, dell’Aviazione dell’Esercito, del Genio, delle Trasmissioni, dell’Artiglieria controaerei e della Brigata Informazioni Tattiche. La 46ª Brigata Aerea dell’Aeronautica Militare ha messo a disposizione velivoli ed equipaggi nell’ambito delle attività di aerocooperazione.
La presenza congiunta di reparti provenienti da diverse componenti ha permesso di verificare tempi di risposta, catene di comando e interoperabilità. Il banco di prova principale è stato la capacità di trasformare le informazioni raccolte dai sensori in decisioni operative, coordinando rapidamente unità a terra e assetti in volo.
Masiello ha richiamato anche il limite che deve accompagnare l’impiego delle nuove tecnologie. Intelligenza artificiale e sistemi automatizzati possono sostenere l’analisi e velocizzare le operazioni, ma la decisione resta affidata alla persona, chiamata a valutarne gli effetti secondo criteri etici e militari. «La componente umana resta al centro dell’Istituzione», ha affermato il generale, indicando nella preparazione fisica, mentale e morale il contrappeso alla crescente presenza degli algoritmi.
“Aegis 26” fotografa così la trasformazione in corso nell’Esercito: reparti tradizionali e capacità digitali devono agire all’interno della stessa architettura, mentre il ciclo dell’innovazione diventa più rapido. La sfida sarà trasferire quanto sperimentato a Monte Romano nell’addestramento ordinario, nella dotazione delle unità e nei programmi di ammodernamento, mantenendo il passo con tecnologie che cambiano più velocemente dei sistemi chiamati a governarle.
