Il 18 settembre, presso l’Università LUISS Guido Carli di Roma, si è svolta la conferenza “Cultura della Difesa: comunicazione, geopolitica e formazione per l’interesse nazionale”. Un incontro che ha riunito istituzioni, mondo accademico, giornalisti, rappresentanti delle Forze Armate e dell’industria per riflettere sul ruolo della difesa nell’attuale scenario globale. In un contesto internazionale segnato da conflitti armati, crisi sistemiche e nuove minacce ibride, è emersa con forza la necessità di sviluppare una cultura condivisa della sicurezza e di promuovere una comunicazione strategica efficace, capace di parlare ai cittadini e alle nuove generazioni.
Perego di Cremnago: la difesa come strumento di pace e deterrenza
Ad aprire i lavori è stato il Sottosegretario alla Difesa Matteo Perego di Cremnago, che ha sottolineato come la difesa non possa più essere considerata solo in chiave militare. Cyber, spazio, infrastrutture sottomarine e contrasto alla disinformazione sono oggi domini imprescindibili.
Richiamando l’equilibrio costituzionale tra l’articolo 11, che ripudia la guerra, e l’articolo 52, che richiama al dovere di difendere la patria, Perego ha ribadito che la difesa è prima di tutto strumento di pace e di deterrenza, fondato su investimenti tecnologici strategici, dall’intelligenza artificiale al quantum computing. Centrale anche il ruolo delle università, chiamate a formare nuove generazioni consapevoli e a diffondere una cultura della difesa intesa come patrimonio collettivo e motore di progresso.
Ammiraglio Cavo Dragone: dalla difesa alla resilienza
L’Ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, Presidente del Comitato Militare della NATO, ha ricordato come la cultura della difesa sia un concetto dinamico, influenzato dai mutamenti geopolitici, economici e tecnologici.
Attraverso i ricordi personali del suo ingresso all’Accademia nel 1976 e dell’attacco al contingente italiano al checkpoint Pasta in Somalia nel 1993, ha mostrato come il rapporto tra società civile e Forze Armate sia cambiato, fino a trasformarsi in un patrimonio culturale condiviso.
Oggi, tuttavia, serve un ulteriore passo: costruire una cultura della resilienza, capace di unire cittadini, istituzioni, imprese, media e mondo accademico contro minacce ibride e persistenti, dai cyberattacchi alla disinformazione. Da qui il richiamo alla decisione della NATO di portare progressivamente la spesa per la difesa fino al 5% del PIL entro il 2035, un impegno economico significativo ma indispensabile per garantire deterrenza e sicurezza.
“La difesa non vive solo nei confini delle caserme – ha concluso – ma nella coscienza di ogni cittadino. La resilienza è il nuovo nome dell’impegno antico di difendere libertà e democrazia”.
Generale C.A. D’Ubaldi: la comunicazione come custode di valori
Il Generale di Corpo d’Armata Mauro D’Ubaldi ha posto al centro il tema della comunicazione, evidenziando come essa risponda a diversi ordini di necessità, soprattutto al ruolo che la Difesa riveste quale esempio di solidità e sicurezza nei confronti dei cittadini.
La Difesa, ha spiegato, si assume la responsabilità di essere custode del mondo valoriale e degli elementi fondanti della società civile, che devono restare intatti e integri, a beneficio della comunità nazionale e internazionale.
La comunicazione assume dunque un ruolo cruciale: da un lato deve trasmettere ai cittadini un forte senso di sicurezza, dall’altro deve adattarsi alle nuove tendenze dei media e dei social network. Ma altrettanto importante è la comunicazione interna, indispensabile per mantenere vive le tradizioni e rafforzare il senso di appartenenza di chi serve nella compagine Difesa.
Trivilino (Meta): il digitale come campo di battaglia
Claudia Trivilino, Public Policy Manager di Meta, ha portato la prospettiva del mondo digitale, sottolineando come difesa e sicurezza siano ormai temi centrali anche per le piattaforme tecnologiche.
Meta, con oltre 4 miliardi di utenti, è impegnata nella protezione dell’integrità del dibattito pubblico. Attraverso i propri team globali ha smantellato, dal 2017, reti organizzate di disinformazione, tra cui il network russo Doppelganger legato alla propaganda anti-Ucraina. Solo in questo caso sono stati analizzati oltre 6.000 segnali di comportamento coordinato.
Oltre al contrasto alla disinformazione, Trivilino ha evidenziato la collaborazione con governi e forze di polizia, destinata a rafforzarsi con l’entrata in vigore del regolamento europeo e-Evidence, che faciliterà lo scambio diretto di dati tra piattaforme e autorità nazionali. “Le piattaforme – ha concluso – non proteggono solo se stesse, ma l’integrità della discussione pubblica, contribuendo alla resilienza delle democrazie”.
Caprara: le radici della diffidenza italiana verso la difesa
Il giornalista Maurizio Caprara ha ricostruito le ragioni storiche e culturali della scarsa fiducia dell’opinione pubblica italiana verso le Forze Armate. Negli anni Settanta e Ottanta, la comunicazione militare era rigida e autoreferenziale, con rapporti limitati a giornalisti “amici”. Un primo cambiamento arrivò con la missione in Libano del 1982, ma le difficoltà restarono evidenti anche negli anni Novanta, ad esempio durante la guerra in Somalia.
Oggi le Forze Armate comunicano molto meglio, anche grazie ai social network e a contenuti multimediali, ma – secondo Caprara – la vera carenza è nella consapevolezza collettiva. L’Italia, segnata dalla sconfitta nella Seconda guerra mondiale, dalle divisioni ideologiche del dopoguerra e da una radicata cultura pacifista, fatica ancora a percepire le nuove minacce: cyberattacchi, rivoluzione tecnologica dei droni, sconfinamenti nello spazio aereo NATO.
Catalano (Iveco Defence): industria e autonomia tecnologica
Il Presidente di Iveco Defence Vehicles, Claudio Catalano, ha posto l’accento sulle sfide e le prospettive dell’industria della difesa. Ha denunciato il rischio derivante dal processo di deindustrializzazione del settore automotive europeo, che potrebbe compromettere la filiera dei veicoli militari.
Ha valorizzato il ruolo delle PMI italiane, risorsa dinamica ma fragile, e ha ricordato come Iveco abbia dovuto ricorrere ad acquisizioni difensive per preservare fornitori strategici.
Catalano ha ribadito l’importanza di puntare su tecnologie chiave e proprietà intellettuale: non solo prodotti finali, ma anche processi produttivi e competenze verticali. Solo con asset tecnologici distintivi l’Italia e l’Europa possono sedersi ai tavoli internazionali con peso e credibilità.
Diplomazia, percezione della minaccia e formazione
Il Viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli ha richiamato l’articolo 11 della Costituzione, sottolineando che l’Italia ripudia la guerra di aggressione ma deve rafforzare deterrenza e diplomazia per difendere libertà e valori. “Più che difendere la pace – ha detto – dobbiamo difendere la libertà”.
Marco Di Liddo, direttore del Ce.Si, ha invece messo in evidenza il problema della percezione: “La minaccia viene percepita come lontana, la gente pensa che i russi non ci colpiranno mai. Ma senza una difesa efficace rischiamo crisi economiche e occupazionali”.
La terza sessione è stata dedicata al tema della formazione e cittadinanza attiva moderata dal Generale C.A. (ris) Massimo Panizzi. Antonio Natali, Direttore Generale del Ministero dell’Istruzione, ha ribadito la necessità di percorsi educativi che integrino sicurezza e valori costituzionali. Daniela Bianchi (FERPI) e il Generale Stefano Mannino (Centro Alti Studi della Difesa) hanno sottolineato l’urgenza di costruire una società più consapevole, capace di affrontare le sfide globali con spirito critico e coesione.
In un’epoca segnata da guerre ibride e propaganda digitale, è fondamentale sviluppare una narrazione chiara e trasparente sul ruolo della difesa nel garantire sicurezza, stabilità e cooperazione internazionale. “L’obiettivo – ha dichiarato l’organizzatore dell’incontro Fabio Boscacci, Presidente della Fondazione Boscacci– è promuovere una cultura della difesa moderna, inclusiva e partecipata, in cui ogni cittadino si senta parte attiva nella costruzione di un Paese più sicuro, libero e solidale.
Difesa come bene comune
La conferenza alla LUISS ha confermato una verità condivisa da tutti i relatori: la difesa non è più solo una questione militare, ma un bene comune che appartiene a cittadini, istituzioni, imprese, università e media.
In un’epoca segnata da conflitti ibridi e propaganda digitale, la cultura della difesa deve diventare cultura della resilienza, capace di unire innovazione, deterrenza e partecipazione democratica. Perché – come ha ricordato l’Ammiraglio Cavo Dragone – “la difesa non vive solo nei confini delle caserme, ma nella coscienza di ogni cittadino”.
