Un drone di provenienza sconosciuta ha colpito all’alba la centrale elettrica di Zawiya, città situata circa 50 chilometri a ovest di Tripoli. L’attacco ha provocato un vasto incendio e distrutto completamente la sottostazione di trasformazione 30/11, causando interruzioni dell’energia elettrica in diverse aree.
L’episodio ha spinto la società statunitense General Electric a trasferire temporaneamente a Tripoli il proprio personale tecnico presente nell’impianto. La misura è stata adottata per ragioni di sicurezza mentre le autorità cercano di valutare l’entità dei danni e i tempi necessari al ripristino delle strutture.
L’attacco alla centrale segue di appena un giorno un nuovo raid contro la raffineria di Zawiya, la più grande della Libia, con una capacità produttiva di circa 120.000 barili al giorno. Secondo fonti locali, si sarebbe trattato del quinto attacco con droni subito dal sito in pochi giorni. L’ultima incursione ha colpito un serbatoio di carburante, provocando un incendio successivamente domato.
La National Oil Corporation e la compagnia elettrica libica hanno lanciato l’allarme sulle conseguenze della ripetuta offensiva. La prosecuzione degli attacchi potrebbe determinare la completa sospensione delle attività della raffineria e provocare un blackout su vasta scala, aggravando una crisi energetica che da anni pesa sulla popolazione e sull’economia del Paese.
Zawiya rappresenta uno dei nodi più delicati del sistema energetico libico. La presenza della raffineria, degli impianti elettrici e delle infrastrutture per il trasporto degli idrocarburi rende la città strategica per l’approvvigionamento della regione occidentale e della capitale. Colpire questi siti significa esercitare pressione sul governo di Tripoli e compromettere servizi essenziali.
I raid si inseriscono in un quadro locale segnato da recenti e violenti scontri tra gruppi armati. Al momento non sono state diffuse rivendicazioni né indicazioni certe sull’origine dei droni, lasciando aperti interrogativi sugli autori e sugli obiettivi dell’operazione.
Il primo ministro del Governo di unità nazionale, Abdelhamid Dabaiba, ha promesso una risposta. Gli attacchi contro le infrastrutture vitali «non resteranno senza risposta», ha dichiarato, aggiungendo che «lo Stato proteggerà le sue istituzioni e i suoi cittadini».
L’escalation intorno a Zawiya mostra ancora una volta quanto la fragilità della sicurezza libica sia legata alla protezione delle risorse energetiche. La minaccia dei droni introduce un ulteriore elemento di instabilità: infrastrutture difficili da difendere possono essere danneggiate con operazioni rapide, relativamente economiche e dalla paternità incerta.
