Il trasferimento degli MQ-9 Reaper dalle zone di guerra africane verso Colombia ed Ecuador segna un nuovo passaggio della cooperazione per la sicurezza dell’emisfero occidentale. Alcuni dei velivoli precedentemente assegnati all’area di responsabilità dell’Africa Command sarebbero stati effettivamente trasferiti verso il teatro del Southern Command. Due MQ-9A sono già arrivati in Ecuador, dispiegati presso la Base Aerea di Taura per missioni di intelligence, sorveglianza e ricognizione contro il narcotraffico e la criminalità, mentre la Colombia ha concordato la ricezione di tre velivoli.
Il Reaper non è semplicemente un drone d’attacco: le sue funzioni principali sono quelle di piattaforma per intelligence, sorveglianza e ricognizione. Riesce a rimanere a lungo in volo, raccogliere informazioni, seguire movimenti e contribuire all’individuazione degli obiettivi, disponendo al tempo stesso di capacità di impiego di armamenti di precisione: risulta importante poiché riesce ad ampliare la possibilità di conoscenza dello spazio operativo attraverso una sorveglianza persistente.
Il loro spostamento, avviene in un momento nel quale la lotta alle organizzazioni criminali transnazionali sta diventando uno dei temi più attenzionati. Assume un significato particolare in un emisfero nel quale le principali rotte del narcotraffico attraversano più Paesi e diversi ambienti operativi, dal Sud America ai Caraibi, dall’America centrale al Messico, fino al ben più redditizio mercato nordamericano.
La condivisione di intelligence e l’impiego coordinato di strumenti di sorveglianza risponde quindi a una minaccia che, per sua natura, non coincide con i confini di un singolo Stato, dato che Colombia ed Ecuador sono partner che mettono a disposizione le proprie forze, infrastrutture e capacità operative all’interno di una cooperazione più ampia: il valore di questi droni risiede così anche nella loro capacità di collegare il livello nazionale a quello regionale, trasformando la sorveglianza del territorio in uno strumento di cooperazione tra diversi attori dell’emisfero.
Il trasferimento si inserisce in una fase di crescente attività del Southern Command. A settembre la Joint Task Force–Western Hemisphere, operando sotto il comando di SOUTHCOM, ha condotto una serie di attacchi contro imbarcazioni e infrastrutture collegate, secondo le autorità statunitensi, alle rotte del narcotraffico nei Caraibi e nel Pacifico orientale. La creazione della task force va ad assegnare ad una struttura specifica il compito di coordinare e accelerare le operazioni contro le reti criminali del continente, aggiungendo quindi la capacità di sorveglianza aerea persistente, senza costituire da prova dell’estensione automatica delle operazioni cinetiche sul territorio sudamericano: l’inserimento stesso degli MQ-9 in questa fitta tela va a rendere la questione realmente densa di sfumature.
Quito dispone già di una capacità ISR; Bogotá si prepara invece a integrare i nuovi velivoli nella propria struttura di sicurezza: i due Paesi hanno così assunto posizioni di primo piano nella cooperazione con Washington contro le organizzazioni criminali. Ma sarebbe prematuro descriverli come componenti di un sistema militare regionale ben integrato, perché gli accordi rimangono in larga misura nazionali e le modalità operative dei singoli partner non sono necessariamente identiche. Il fenomeno più interessante è piuttosto la progressiva sovrapposizione di queste iniziative, che va a creare una rete di cooperazione più fitta tra Paesi che condividono gli stessi problemi di sicurezza transnazionale.
I Reaper sono uno degli elementi che pone in evidente risalto le tipologie di influenza degli USA, con un occhio di riguardo quando si tratta di concedere mezzi bellici a partner particolarmente strategici: dall’alto delle loro maggiori capacità tecnologiche e militari, cercano di coinvolgere governi dell’intero emisfero che perseguono interessi propri e affrontano minacce comuni, sfruttando queste alleanze, e facendo giocoforza delle necessità di questi governi. La lotta alle organizzazioni criminali transnazionali sta diventando uno dei principali strumenti attraverso cui poter porre nuovamente sotto l’ombrello dello zio Sam la quasi interezza del continente.
