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Firmato l’accordo “DAI”: Sinergia tra Difesa, Accademia e Industria

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Il 20 dicembre 2017 è stato firmato l’accordo Difesa-Accademia-Industria(DAI). Il tutto è avvenuto presso la Sala del Consiglio di Amministrazione dell’Università di Roma “Tor Vergata”.

Ad ufficializzare l’accordo, vi erano; il  Generale Arturo Nitti, per lo Stato Maggiore Difesa, il Rettore dell’Università “Tor Vergata”, Giuseppe Novelli, il Dott. Vincenzo Scotti e l’ Ing. Giorgio Mosca, in rappresentanza rispettivamente dell’Università “Link Campus” e della società “Leonardo”.

In che consiste l’accordo “DAI”? . L’accordo è un tassello fondamentale del processo di attuazione del “libro Bianco”,  all’interno del quale è esplicitato che uno dei fattori di successo per la strategia nazionale di sicurezza e difesa, è la forte interrelazione tra la Difesa e l’industria, coinvolgendo anche il mondo universitario. Il suo obbiettivo è dunque quello di sviluppare il concetto del “duplice uso”. Questo vuol dire che, attraverso un costante scambio di informazioni e idee, si vuole arrivare a sfruttare  le capacità della Difesa, anche per scopi non prettamente militari. Parallelamente, si prevede l’utilizzo di professionalità e competenze civili in supporto alle attività dell’apparato militare. L’Accordo “DAI” rappresenta un progetto pilota, da cui partire per poter definire i presupposti per un futuro Protocollo d’Intesa interministeriale, che favorisca una crescente cooperazione, intellettuale e multidimensionale, finalizzata anche ad una maggiore ottimizzazione delle risorse del bilancio pubblico.

Nel suo intervento, il generale Nitti ha evidenziato quanto sia divenuta fondamentale una proficua relazione tra pubblico e privato.  “La Difesa, è chiamata sempre più spesso a interventi di natura multidisciplinare e multidimensionale, con una sempre maggiore interazione tra pubblico e privato. Pertanto, è necessario saper mettere a disposizione le proprie capacità nelle maniera più efficace anche per scopi non prettamente militari, così come essere consapevoli di come ricercare e impiegare proficuamente professionalità del campo accademico e industriale per il perseguimento dei propri obiettivi istituzionali”. “Per questi motivi, conclude Nitti, l’Accordo ‘DAI’ è di particolare rilevanza e non ha precedenti per portata e finalità”.

Giorgio Mosca, Responsabile Strategie e Tecnologie della Divisione Security & Information Systems di Leonardo, ha rimarcato le potenzialità che derivano da questo accordo, affermando che: “La complessità e l’evoluzione del contesto tecnologico globale e la necessità di massimizzare gli investimenti del Paese sulle nuove tecnologie richiedono forme di collaborazione innovative che garantiscano di applicare, in modo interoperabile e sinergico, le migliori soluzioni a problemi simili. Come principale azienda nell’Aerospazio, Difesa e Sicurezza a livello nazionale, Leonardo è fortemente impegnata nello sviluppo di tecnologie e capacità duali, che possano supportare sia lo Strumento Militare che la Sicurezza e la Resilienza nazionali. Questo tavolo istituzionale pubblico-privato può certamente facilitare il raggiungimento dell’obiettivo”.

Infine, nel suo intervento,  il Presidente dell’University Link Campus, Vincenzo Scotti, ha sottolineato che; “la Link Campus University è particolarmente interessata, non da oggi, a consolidare i suoi rapporti con lo Stato Maggiore della Difesa. L’accordo DAI si colloca nel quadro, sempre più necessario, di una sinergia tra tutti i soggetti istituzionalmente chiamati a costruire una cultura globale della sicurezza. L’alta formazione, soprattutto nel mondo in cui viviamo, è un tassello fondamentale di una strategia che deve coinvolgere i diversi attori e mettere a fattor comune esperienze, competenze e professionalità”.

Ministro Pinotti: “Dimezzare il contingente in Iraq, aumentare l’impegno in Africa”

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L’Italia invierà circa 500 soldati per una missione in Niger. Non si tratterà di un nuovo dispiegamento di forze militari, bensì, come ha dichiarato il ministro della Difesa Roberta Pinotti, verrà attuato un ricollocamento di una parte dei soldati impegnati in Iraq nella missione di contrasto all’Isis.  Questa decisione deriva dalla recente sconfitta di Daesh in Iraq e in Siria. Sicuramente non si può affermare  di aver debellato la minaccia terroristica derivante dall’ Isis, tuttavia, lo Stato Islamico, inteso nei termini della sanguinosa occupazione in Medio Oriente, durata quasi tre anni, e che aveva costituito un vero e proprio stato, oggi, non esiste più.

In un intervista rilasciata il 17 dicembre 2017, al quotidiano “La Repubblica”, il ministro Pinotti, esterna la propria soddisfazione per il lavoro svolto nel territorio del Medio Oriente. “l’Isis è stato sconfitto in Siria e in Iraq, Paese dove il nostro impegno è stato forte con circa 1.500 militari. Andremo a dimezzare la nostra presenza, riducendo il contingente che coopera nei pressi della diga di Mosul”. Il principio è che la Difesa deve intervenire su minacce che riguardano il paese e credo che sia importante una ricollocazione delle missioni che vada a prevenire gli effetti più diretti nell’area che chiamiamo il ‘Mediterraneo allargato’. L’operazione in Niger è frutto di questa strategia, come lo sono la missione in Libano e quella per il contrasto dell’Isis in Iraq”.  Il ministro parla anche della riduzione in Afghanistan e della missione in Niger.

L’annuncio della missione in Niger è arrivato al termine del G5 Sahel, un incontro che si è tenuto a Parigi tra i capi di stato e di governo di Italia, Francia, Germania e quelli dei cinque paesi del Sahel, la nuova coalizione sostenuta dall’Onu, formata da Burkina Faso, Chad, Mauri, Mauritana e Niger.  I militari italiani all’inizio opereranno con quelli francesi, in una zona in cui è forte la presenza di miliziani e contrabbandieri.  L’obbiettivo non sarà solo quello di addestrare, bensì il contingente italiano dispiegato in quella zona si occuperà della stabilizzazione del territorio e di contrastare il traffico clandestino dei migranti verso la Libia. Più in generale la nuova coalizione Sahel, sarà fondamentale per la stabilità del mediterraneo e per contrastare i flussi irregolari gestiti dai trafficanti di esseri umani, oltre che la costante minaccia terroristica. Tale missione a detta della Pinotti rappresenta “il primo sviluppo di una concreta strategia di Difesa europea, soprattutto perché per l’Europa di oggi e per quella del futuro “l’Africa rappresenta una sfida fondamentale”

Per quanto riguarda l’Afghanistan il ministro Pinotti, sempre nell’intervista rilasciata a Repubblica, ha dichiarato che, seppur verrà ridotto, il comando presente resterà attivo; “Bisogna premettere che da anni l’Italia ha preso la guida del Prt, ossia del centro che coordina la ricostruzione, di tutta l’area sud occidentale. Non possiamo abbandonarlo perché sarebbe una dimostrazione di scarsa responsabilità. Quindi continueremo a tenere quel comando ma abbiamo chiesto agli alleati di integrare i nostri soldati con unità di altre nazioni, in modo da ridurre i 900 militari presenti ora”

La liberazione della città di Mosul dallo Stato Islamico è arrivata lo scorso mese di luglio, da quel momento il contingente ha operato per ristabilire la sicurezza nella zona dopo quasi 3 anni di occupazione. Qui, il contingente italiano si occupa di garantire la sicurezza della diga dal punto di vista ambientale, inoltre nell’ambito della missione Resolute Support conduce costantemente attività di addestramento nei confronti  dei militari iracheni, specialmente dell’unità anti-terrorismo.

 

Afghanistan: Passaggio di consegne al comando del “TAAC-West” a guida italiana

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Durante la mattina del 14 dicembre 2017, presso l’aeroporto di Herat, in Afghanistan, si è svolta la cerimonia di avvicendamento al comando del Train Advise Assist Command West. Il TAAC-W è il comando Nato multinazionale operante nella regione Ovest dell’Afghanistan nell’ambito più generale della missione Resolute Support, in vigore da gennaio 2015. In particolare l’avvicendamento ha interessato la brigata  “Sassari” che è subentrata a quella alpina “Taurinense” . Quest’ultima ha operato sul territorio per sei mesi, con attività di addestramento, consulenza e assistenza a favore delle forze di Polizia afghane(ANDSF).

Le attività di addestramento e di consulenza che attualmente sono svolte dagli advisors del TAAC West a favore delle ANDSF, hanno l’ obiettivo di rendere le Forze di Sicurezza locali autonome nella gestione della crescita del proprio personale, formando nuovi istruttori. Attraverso corsi mirati, inoltre vengono addestrati “specialisti” in materia di intelligence, di contrasto agli ordigni improvvisati, di controllo dello spazio aereo ed altro ancora.

Del lavoro della brigata uscente si ricordano in particolar modo le quattro fasi dell’ “L’Expeditionary Advisory Package”, svolte a Shindand, Farah e Qala-Eye-Naw. Consistono in particolari attività esterne  del TAAC-W, condotte dagli advisor italiani, con l’obbiettivo di mantenere la sicurezza in zone ostili e costantemente minacciate dalle organizzazioni terroristiche. Durante la cerimonia, inoltre, il comandante della missione R-S, generale Cripwell, ha ricordato l’importante lavoro dei militari italiani a favore delle donne afghane, e le iniziative intraprese  per il contrasto alla corruzione nella pubblica amministrazione, soffermandosi anche sull’attenzione posta nelle campagne d’informazione nelle scuole e nelle aree rurali, per quanto riguarda la minaccia degli ordigni improvvisati(IED) .

Il generale Cripwell, durante il proprio discorso ha ringraziato dunque la brigata alpina “Taurinense” e il comandante uscente Massimo Biagini, riservando parole di incoraggiamento per il generale Carai e per i militari della brigata entrante, facendo loro gli auguri in vista del delicato compito che li aspetta.

Iraq: La Task Force Praesidium conclude il primo ciclo di addestramento delle forze di sicurezza irachene

Difesa/SICUREZZA di

Le forze armate italiane della Task Force Praesidium hanno concluso un primo ciclo di addestramento nei confronti della Polizia irachena e delle Unità del Counter Terrorism, impiegate dal governo di Baghdad presso la diga di Mosul.

Poligoni, superamento di pareti verticali in assetto “full equipped” e combined urban warfare training sono le attività ritenute determinanti dai vertici delle Forze di Sicurezza Irachene e condotte a favore e con il Counter Terrorism Service. Quest’ultima è un’unità di altissimo livello, già impiegata in questa zona nei mesi precedenti, nell’attività di liberazione da Daesh, avvenuta nel mese di luglio 2017.

In particolare, grazie ai Team di Istruttori di alpinismo, sono state sviluppate differenti sessioni addestrative per il superamento di ostacoli verticali e di arrampicata in assetto operativo, fornendo alla componente delle forze speciali nuove conoscenze nell’ambito del più specifico “Mountain Warfare”.

Diverse invece le attività di addestramento svolte nei confronti delle forze di Polizia. L’insieme delle lezioni si chiama Wide Area Security Force Course. L’obiettivo è fornire alle ISF (la polizia federale in questo caso) le capacità per incrementare la sicurezza di siti sensibili e attuare le diverse misure di protezione contro possibili atti ostili. Sono state aumentate la dimestichezza e la sicurezza nell’uso delle armi in dotazione, oltre che integrate le procedure di primo soccorso e di controllo dei Check Point, con un occhio di riguardo rispetto all’attività di individuazione e di riconoscimento degli “ Improvised Explosive Device”(Ordigni Esplosivi Improvvisati).

Questi ordigni sono difficilmente riconoscibili, non hanno forme e dimensioni definite. La potenza in alcuni casi può essere anche di gran lunga superiore ad una mina anti-carro di produzione industriale. Gli “IED” vengono spesso usati in situazione di guerriglia o dalle organizzazioni terroristiche.

In questa zona, inoltre, le forze italiane stanno lavorando a stretto contatto con quelle irachene per la stabilizzazione del paese dopo il periodo di occupazione dell’Isis. In questo ambito è stato creato un “Civil Affair Team” della Task Force Praesidium. Quest’unità lavora per la ricostruzione e per lo sviluppo socio-economico delle aree che erano sotto il controllo del Daesh

 

Missione Atalanta: passaggio di consegne al comando dell’operazione anti-pirateria

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Passaggio di consegne al comando dell’operazione anti-pirateria Atalanta in Africa. Il 7 dicembre 2017 il Contrammiraglio Fabio Gregori della Marina Militare italiana ha lasciato il comando della Task Force 465 al Major General Charlie Stickland. Nei 5 mesi di mandato, iniziato il 27 luglio scorso, il comandante Gregori si è reso protagonista del fermo di sei sospetti pirati somali che il 17 e 18 novembre avevano attaccato una nave mercantile e un peschereccio oceanico. Successivamente i sei sospetti sono stati consegnati alle autorità giudiziarie delle Seychelles. Nel discorso di commiato, tenuto a bordo della Nave Virginio Fasan, il comandante si è dichiarato molto soddisfatto del lavoro svolto negli ultimi mesi ringraziando vivamente tutti i suoi collaboratori.

La missione Atalanta. È una missione diplomatico-militare promossa  dall’Unione Europea, e sostenuta dalle Nazioni Unite, iniziata nel dicembre del 2008. Il fine è quello di prevenire e reprimere la pirateria marittima lungo le coste del Corno d’Africa. Le navi messe a disposizione dai 17 paesi partecipanti dell’Unione Europea possono contare anche di supporto aereo. Dalla data di inizio della missione, in area, opera la Task Force 465 che si pone anche l’obbiettivo di fornire aiuti umanitari alle comunità locali in Somalia e Yemen. La missione Atalanta rientra inoltre nelle attività CiMiC (Cooperazione Civile Militare). Tali attività rappresentano un concreto aiuto allo sviluppo della società locale, e consentono al personale delle forze armate italiane di stringere solidi legami di integrazione e collaborazione con le istituzioni nazionali.

La costante minaccia della pirateria è in atto fin dall’inizio della guerra civile somala nei primi anni novanta del ‘900. Tra i numerosi episodi di pirateria avvenuti in acque del Corno d’Africa, si può sicuramente annoverare quello dell’aprile del 2009. In quell’occasione il comandante della MSC Melody, con una manovra evasiva è riuscito a scappare al tentativo di attacco dei pirati armati di Kalasnikov.

Iraq: Nasce a Mosul il primo Team Joint per la stabilizzazione.

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Nasce a Mosul il Civil Affair Team della Task Force Praesidium. L’obbiettivo  è quello di supportare la ricostruzione e lo sviluppo socio-economico del territorio recentemente liberato dal Daesh . Il Team nasce dalla volontà di implementare le attività legate alla stabilizzazione dell’area attraverso il supporto diretto alla popolazione ed è costituito dai rappresentati del Counter-Terrorism Service e del National Security Service, supportati da personale della Praesidium.

Tra le iniziative che possano rispondere adeguatamente alle esigenze dei villaggi, il Civil Affair Team ha costituito, nel vasto distretto di Wanà, a pochi chilometri dalla Diga, un tavolo di incontro settimanale con il Manager della Municipalità. Tra i principali scopi del tavolo di lavoro è prevista sicuramente la realizzazione di progetti caratterizzati da una maggiore presenza sul territorio da parte di Organizzazioni Umanitarie, in grado di conseguire attività a lungo termine a favore della popolazione.

Il team è già a lavoro. Nella prima settimana di attività sono stati donati arredi scolastici alla scuola primaria del vicino villaggio di Babinet. Quotidianamente il team si incontra con le autorità locali per discutere e pianificare i progetti di sviluppo e di implementazione di settori fondamentali quali l’istruzione, la sanità e dell’agricoltura.

La delicata situazione sanitaria ha infatti spinto la Praesidium a realizzare un progetto congiunto con il reparto del Counter-Terrorism per il supporto alla locale Clinica pubblica, attraverso un’assistenza settimanale fornita da medici italiani e iracheni in rinforzo al personale della struttura

Il territorio; Il distretto conta oltre 30 villaggi ed una popolazione di circa 30mila abitanti. Questo numero è però in forte crescita dopo che l’area è ritornata sotto il controllo delle Forze Irachene. Infatti, in queste ore, molte famiglie, che avevano abbandonato l’area durante la presenza dell’Isis, stanno facendo ritorno dai campi profughi o dalle altre zone dove avevano trovato riparo.

 

Kosovo; Il contingente Italiano del MNBG-W, prosegue nelle operazioni di supporto alle fasce deboli della popolazione

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Il 22 novembre scorso, i militari appartenenti al contingente italiano del Multinational Battle Group West(MNBG-W), hanno effettuato una consegna di materiale sanitario all’ambulatorio di Decane e una fornitura composta da 45 bastoni e 12 mascherine all’associazione non vedenti di Istok. Le mascherine serviranno per coprire gli occhi durante la pratica di attività sportive.

In particolare, presso l’ambulatorio è stato consegnato un defibrillatore, acquistato con i fondi della Difesa Italiana. Sarà utile al centro di primo soccorso per fornire un servizio di salvataggio tempestivo a favore della popolazione di Decane nei casi di imminente pericolo di vita.

Il direttore dell’ambulatorio, Dr Selman Berisha, ha ringraziato l’Italia, come si legge nel comunicato stampa del contingente italiano in Kosovo, per il suo impegno, che da oltre 18 anni, garantisce lo sviluppo e il miglioramento della capacità di intervento in un settore delicato come quello sanitario.

Il supporto alla popolazione,  realizzato grazie ai fondi della Difesa assegnati ai progetti della Cooperazione Civile e Militare (CIMIC), è una delle attività che si affianca a quella di monitoraggio della libertà di movimento e della vigilanza del Monastero di Decane, in prossimità della linea di  confine tra Kosovo e Serbia.

CIMIC è l’acronimo che indica la Civil Military Cooperation, una funzione operativa che presiede all’interazione tra le forze militari e le componenti civili presenti nelle aree di crisi, con attività di supporto alle fasce deboli delle popolazioni.  Il contingente italiano del MNBG-W, in questo paese, opera nell’ambito delle missioni KFOR a guida NATO. Le Kosovo Force (KFOR) hanno l’obiettivo di ristabilire l’ordine e la pace in Kosovo, paese che si è autoproclamato indipendente dalla Serbia nel 2008.

Il Generale Claudio Graziano nominato presidente del Comitato Militare UE

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Un ruolo di spicco per l’Italia nell’Europa della difesa. Il Capo di Stato Maggiore della Difesa italiano, generale Claudio Graziano, torinese di 67 anni,  è stato nominato presidente del Comitato Militare dell’Unione Europea. L’incarico sarà di durata triennale a partire dal mese di novembre 2018, fino ad allora il generale torinese continuerà a svolgere le proprie funzioni e il ruolo verrà ricoperto dall’attuale presidente, il generale Mikhail Kostarakos, in carica dal 6 novembre del 2016. La decisione è stata presa a seguito di una votazione avvenuta il 7 novembre a Bruxelles tra i 27 Capi di Stato Maggiore della Difesa dei Paesi membri. Il comitato  militare è stato istituito nel 2001, ha il compito di dirigere tutte le attività militari nel quadro dell’UE. Claudio Graziano ricoprirà dunque la più alta carica militare in questo ambito, lavorerà in quanto tale a stretto contatto con il rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’Unione, incarico che ad oggi ricopre Federica Mogherini. Avrà il compito di presentare pareri e decisioni di natura militare presso il comitato Politico e di Sicurezza (PSC), oltre che a fornire linee guida e direttive al Direttore Generale dello European Union Military Staff (EUMS). Che Graziano fosse uno dei favoriti a rivestire la carica non era un mistero, soprattutto dopo che, due mesi fa, sfumò la sua nomina a presidente del Comitato militare della Nato, incarico andato `a sorpresa´ al generale britannico Stuart Peach. Claudio Graziano, nella sua prima dichiarazione a commento dell’incarico, ha ringraziato in primo luogo tutti i Capi di Stato Maggiore della Difesa, definendosi onorato per la nomina ottenuta, soffermandosi anche sul governo e sulla Senatrice Roberta Pinotti: “Desidero esprimere la mia gratitudine al Governo, e in particolare al Ministro della Difesa, Senatrice Roberta Pinotti, per il pieno supporto alla mia candidatura. All’attuale Chairman, il Generale Mikhail Kostarakos, rivolgo un caloroso ringraziamento per lo straordinario lavoro svolto”, ha proseguito  Graziano. Finiti i ringraziamenti ha fatto il punto sulla propria situazione: “Desidero confermare la totale abnegazione con il quale porterò avanti, con orgoglio, la carica di Capo di Stato Maggiore della Difesa” anticipando che :“Una volta in carica, mi impegnerò al massimo delle mie capacità per rafforzare ulteriormente l’autorevolezza del Comitato Militare, per contribuire fattivamente al progetto di realizzazione della Difesa europea e per garantire che l’Unione Europea sia pienamente in grado di rispondere alle nuove sfide sulla sicurezza”.

Non si sono fatte attendere le congratulazioni da parte della Pinotti “Questo importante traguardo è il riconoscimento da parte dell’Unione Europea dell’impegno del Paese e delle Forze armate italiane. Al Generale Graziano il mio più sentito ringraziamento per la dedizione, l’orgoglio, la professionalità e l’umanità con le quali ha operato in qualità di Capo di Stato Maggiore della Difesa”. L’Italia aveva già ottenuto la guida dell’alto consesso con il Generale Rolando Moschini, che ricoprì questo ruolo 2004 al 2006.

NATO: Aeronautica Militare , conclusa la missione di rinforzo alla difesa aerea in Bulgaria

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Si è conclusa la missione “Bulgarian Horse”, condotta nell’ambito dell’operazione “Enhanced Air Policing” della NATO nei cieli della Bulgaria. L’attività di Air Policing è cominciata a partire dagli anni cinquanta e consiste nella continua sorveglianza e identificazione di tutte le violazioni all’integrità dello spazio aereo NATO, prevede l’integrazione, in un unico sistema, delle procedure missilistiche e di difesa dei paesi membri . In particolare nella missione “Bulgarian Horse”, l’Italia ha partecipato dal 1° luglio 2017, mettendo a disposizione quattro Eurofighter Typhoon dell’Aeronautica Militare con relativi piloti, tecnici e specialisti (in tutto circa 110 militari) . Il personale ha contribuito ad  integrare la difesa dello spazio aereo della Repubblica bulgara,  sono stati distaccati infatti controllori della Difesa Aerea italiani presso il Centro di Riporto e Controllo  di Sofia, al fine di fornire  assistenza e supervisione ai colleghi bulgari.  La missione è durata a partire da Luglio 2017 fino a ottobre dello stesso anno. In quatto mesi la Task Force Air ha effettuato 550 ore di volo con 85 Scrumble simulati, ossia la tecnica militare che prevede di far decollare un caccia intercettore al fine di identificare aerei sconosciuti. Queste operazioni sono state condotte con lo scopo di migliorare la prontezza operativa della TFA. E’ bene sottolineare, punto centrale dell’operazione “Enhanced Air Policing,  che molte di queste missioni sono state svolte congiuntamente ai piloti bulgari al fine di standardizzare le procedure dei due paesi NATO e migliorare la flessibilità degli assetti dell’alleanza. Alla cerimonia di chiusura, tenuta presso la base aerea Graf di Ignatievo,  erano presenti  il Generale di Squadra Aerea Fernando Giancotti e Silvano Frigerio, Comandante delle Forze da Combattimento dell’Aeronautica Militare, mentre la Bulgaria era rappresentata dal Comandante Ivan Lalov. Fernando Giancotti è intervenuto ringraziando  il comandante della TFA Moris Ghiadoni e più in generale tutto il personale che ha preso parte alla missione, “Il nostro essere qui insieme è un grande segno del percorso verso la pace. Ma la pace non deve essere data per certa va perseguita giorno dopo giorno” ha dichiarato nel proprio discorso. Non si sono fatti attendere i ringraziamenti anche da parte del colonnello Ghiadoni che si è espresso enfatizzando il rapporto di collaborazione istauratosi tra il personale italiano e quello bulgaro; “questo tipo di sinergia è il fattore che ha permesso di raggiungere i risultati da entrambe le nazioni”.

L’UE sempre più “operativa” nelle aree di crisi: nuova missione in Iraq, confermata missione in Bosnia, adottata nuova strategia per l’Afghanistan

Il 16 ottobre è stata una giornata impegnativa per la politica di sicurezza dell’UE, per vari motivi.

In primis, il Consiglio ha lanciato una nuova missione civile nell’ambito della politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC) in Iraq. La missione sarà incentrata sul sostegno alle autorità irachene nell’attuazione degli aspetti civili della strategia di sicurezza nazionale dell’Iraq, e sarà guidata dal tedesco Markus Ritter. Saranno 35 gli esperti dell’UE che forniranno consulenza e assistenza in diversi settori fondamentali identificati come “critici” (nel senso anglosassone del termine) dalle autorità irachene.  La missione dovrebbe essere dispiegata a Baghdad entro la fine dell’anno, e dovrebbe avere un costo (inziale) di 14 milioni di euro. La missione, sotto egida PSDC si inquadra nelle missioni così dette “civili” dell’UE: ossia quelle missioni che hanno il principale obiettivo di ricostruire le istituzioni nei paesi martoriate dalla guerra, che ne siano usciti o ne stiano uscendo. Normalmente l’UE invia degli esperti (per l’appunto) civili, affinché affianchino le autorità locali e tentino di riformare e rifondare i settori della pubblica amministrazione: polizia, apparato giudiziario, sanità. Ma gli esperti possono fornire consulenza anche in settori come l’uguaglianza di genere ed i diritti umani; insomma: tentano in ogni modo di ripristinare o di stabilire lo stato di diritto. Le missioni dell’UE vengono dirette dal Comitato Politico di Sicurezza, che risponde all’Alto Rappresentante per la Politica Estera dell’UE (ora Federica Mogherini). L’Alto Rappresentante è a capo del SEAE, il Servizio di Azione esterna dell’UE, e presiede anche il Consiglio dell’UE nella sua versione “Affari Esteri” (cosa anomala per il Consiglio, la cui presidenza nei diversi settori

La sede del Servizio Europeo di Azione Esterna a Bruxelles

di legiferazione, normalmente, è a rotazione).  L’Alto Rappresentante è anche uno dei Vice Presidenti della Commissione europea: è l’unica figura, quindi, a cavallo sia del Consiglio che della Commissione. Il Comitato Politico di Sicurezza ha due ulteriori entità alle sue dipendenze: il Comitato Militare dell’UE, che guida le missioni di taglio più “robusto” o militare, ed il così detto CIVCOM o comitato per la gestione civile delle crisi. A occhio e croce questa nuova missione in Iraq dovrebbe inquadrarsi sotto l’egida del CIVCOM. L’obiettivo della strategia di sicurezza nazionale dell’Iraq è creare istituzioni statali capaci di consolidare la sicurezza e la pace e di prevenire i conflitti, rispettando nel contempo lo Stato di diritto e le norme in materia di diritti umani. La strategia individua una serie di minacce urgenti alla sicurezza nazionale – tra cui terrorismo, corruzione, instabilità politica e polarizzazione etnica e settaria – che la missione PSDC contribuirà ad affrontare.

La missione opererà in stretto coordinamento con la delegazione dell’UE in Iraq e con i partner internazionali presenti nel paese, compresi il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (UNDP), la NATO e la coalizione internazionale contro lo Stato Islamico. Il che significa che le questioni squisitamente militare

Soldati dell’EUFOR e forze di polizia della Bosnia Erzegovina (fonte www.euforbih.org)

resteranno un affaire della NATO.

In secundis, il Consiglio ha ribadito e confermato il suo impegno a favore della prospettiva europea della Bosnia-Erzegovina come paese unico, unito e sovrano ed ha ufficialmente stigmatizzato il fatto che, negli ultimi mesi, le riforme siano state rallentate a causa di politiche legate al (triste) passato e di polemiche sorte in occasione delle elezioni anticipate.

Per tale motivo, l’Istituzione europea ha dichiarato, con una nota, che approva ed accetta di buon grado il fatto che l’operazione ALTHEA continui ad esistere in BiH. Le forze militari impegnate nell’operazione contribuiscono ormai da tempo alla capacità di deterrenza delle legittime autorità bosniache nelle situazioni di crisi. Inoltre, non si può non dire che la forza multinazionale europea, con sede presso la base di Butmir e “succursali” in tutto il paese,  ha effettivamente contribuito anche a formare ed incrementare le capacità delle forze armate e di polizia bosniache e, più in generale, a sostenere tutti i settori della pubblica amministrazione che andavano riformati.

Infine, sempre il Consiglio ha adottato delle conclusioni su una strategia dell’UE relativa all’Afghanistan. Nel documento è stato ribadito l’impegno a lungo termine dell’UE e degli Stati membri in Afghanistan per promuovere la pace, la stabilità e lo sviluppo sostenibile. La strategia si concentra su quattro settori prioritari, così come elencati nel documento: la promozione della pace, della stabilità e della sicurezza nella regione; il rafforzamento della democrazia, dello stato di diritto e dei diritti umani e la promozione della buona governance e dell’emancipazione delle donne; il sostegno allo sviluppo economico e umano; la gestione delle sfide legate alla migrazione. L’UE vanta ormai una lunga storia di cooperazione con l’Afghanistan ed in Afghanistan volta a contrastare la corruzione e la povertà ed a favorire la crescita economica ed il rafforzamento delle istituzioni democratiche.

In un solo giorno tre segnali da parte di un UE sempre più impegnata ben oltre i suoi confini, e – come nell’ultimo caso esaminato – ben oltre le così dette politiche di vicinato. In futuro, aspettiamoci un’Europa sempre più solida e più compatta nel campo della risoluzione (militare o civile) delle crisi internazionali, magari anche al fianco della NATO e, sicuramente, su mandato dell’ONU.

 

(fonte www.consilium.europa.eu)

Domenico Martinelli
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