GEOPOLITICA DEL MONDO MODERNO

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Difesa - page 3

12 e 13 ottobre: i Ministri della Giustizia e dell’Interno europei si incontrano a Bruxelles.

Il Palazzo Justus Lipsius, sed eprincipale del Consiglio dell’UE.

Varie volte su queste colonne abbiamo avuto modo di parlare delle istituzioni europee deputate alla sicurezza interna, ossia all’interno delle frontiere dell’Unione. Una di queste è di sicuro il Consiglio Giustizia  Affari Interni, che riunisce a Bruxelles, con cadenza mensile, tutti i ministri dell’Interno e della Giustizia degli Stati membri. Ovviamente gli argomenti oggetto di discussione si soffermano sulle proposte legislative in itinere tra le viari istituzioni europee coinvolte. Di volta in volta, vuoi su input della Commissione europea, vuoi sulla base del lavoro dei  sottogruppi strategici e tecnici che sempre in seno al Consiglio si riuniscono, il Consiglio GAI affronta gli argomenti più disparati: dalla gestione delle frontiere esterne, all’ordinamento delle agenzie europee che operano nel settore, dal terrorismo all’eguaglianza di genere, dal cybercrime all’immigrazione ed all’asilo, dalla cooperazione giudiziaria alla procura europea. A distanza di qualche mese dall’avvio delle primissime attività della Presidenza estone, non possiamo non lodare le numerosissime iniziative intraprese nel settore dallo Stato membro baltico, di cui abbiamo esaltato parecchie peculiarità diverse volte qui su Europeanaffairs.it (qui, qui e qui ): un particolare impulso è stato dato proprio alle banche dati, allo scambio delle informazioni tra forze di polizia, alla cooperazione con le agenzie GAI specializzate; il tutto nell’ottica di una visione sempre più analitica e statisticamente intellegibile dei fenomeni securitari dell’Unione, volta a cercare rimedi e soluzioni altrettanto analiticamente misurabili e subito operativi sul campo.

Non a caso, la velocità con cui il Consiglio GAI promuove l’iter legislativo, la rapidità con cui discute di quanto portato alla sua attenzione in sede strategica e tecnica e l’efficacia delle azioni intraprese, molto dipendono dalla Presidenza di turno. Repetita iuvant, chi assume la Presidenza del Consiglio dell’Unione, guida tutti i tavoli  anche a livello ministeriale, quando il Consiglio si riunisce in diverse “versioni” per legiferare rispettivamente in “diverse” materie.

Ma veniamo a noi: il 12 ed il 13 ottobre a Bruxelles si è riunito un’altra volta il Consiglio GAI. Sono stati affrontati vari argomenti. Ci soffermeremo su quelli più inerenti gli home affairs, facendo un volo in planata sulle questioni attinenti alla giustizia.

Dopo un breve scambio di vedute sulla proposta di modifica del Codice Frontiere Schengen, già da tempo all’ordine del giorno del Consiglio, i Ministri hanno subito rinviato a quanto verrà loro suggerito a livello tecnico: la riforma del Codice Schengen prevede dei cambiamente nelle regole che disciplinano la reintroduzione dei controlli alle frontiere interne agli Stati membri. Inutile nascondere che l’argomento è un topic sensibile e non è facile, almeno a livello politico, raggiungere immediati accordi: pertanto è necessario che i tecnici, i così detti “eurocrati” (termine che noi non consideriamo dispregiativo, anzi) trovino prima delle possibili soluzioni compromissorie, sul campo.

A sinistra il commissario europeo per la Migrazione,Avramopoulos e a destra, il Ministro dell’Interno Estone, presidente del Consiglio GAI, Andreas Anvelt (foto www.consilium.europa.eu)

Alto argomento dibattuto è stato il terrorismo: è già il secondo mese che la Presidenza propone scambi di vedute sullo scambio di informazioni in chiave anti-terrorismo tra le Forze Armate e le Forze di Polizia. Anche questo argomento è però di difficile evoluzione: come abbiamo già detto su questo giornale (qui) non intravediamo nel breve periodo la nascita di una intelligence europea. Nessuno la intravede. E questo gli Stati membri, tutti gelosi della loro intelligence – dove non esistono alleanze – lo sanno bene. Si sta tentando allora di diffondere chiaramente l’idea che le Forze Armate, ormai da parecchi anni impegnate in medio-oriente ed in altre aree di crisi, godono dell’immenso privilegio di raccogliere intelligence durante le operazioni da loro condotte in queste aree e sono, sull’argomento, molto ferrate. Le loro informazioni, che sono quindi processate ed analizzate con rigore scientifico e , per l’appunto, militare, sono una risorsa preziosa. Queste informazioni sarebbero utilissime se condivise tra gli Stati e, ancora di più, tra le loro forze di polizia. Di sicuro i Paesi di origine “latina”, che annoverano tra le loro forze di polizia delle componenti di gendarmeria (ossia di forze di polizia a statuto militare, con competenza anche sulle questioni civili e di ordine pubblico) saranno avvantaggiati in questo ambito, proprio perché le gendarmerie possono dialogare indistintamente ed efficacemente sia con le forze militari sia con le forze di polizia ad ordinamento civile. Ma a parole sono bravi tutti: come abbiamo cercato di dimostrare in passato, un conto è scambiare informazioni di polizia, di taglio investigativo, ed un conto è scambiare ed utilizzare in ambito giudiziario informazioni coperte dal segreto perché raccolte dall’intelligence militare. Ogni ordinamento giuridico, e giudiziario,  di ogni Stato membro, è diverso dall’altro:  in qualche caso, molti Stati sono favorevoli ad una raccolta ed una condivisione dell’intelligence senza limitazioni ed a tutta birra; in alcuni Stati – sembrerà assurdo – l’azione penale non è obbligatoria da parte degli inquirenti (il che significa che un magistrato od un poliziotto potrebbero anche tenere per sé un’informazione relativa ad un reato, utilizzandola in un secondo momento… cosa impossibile in Italia!); in altri Stati la privacy, la corretta utilizzazione delle informazioni in sede giudiziaria, la più precisa separazione tra “poteri”, rappresentano capisaldi del diritto, che non possono essere intaccati se non in casi eclatanti, per necessità ampiamente comprovate. Ma va da sé che se l’intelligence si chiama così proprio perché è molto difficile parlare di dati “comprovati”. Insomma, l’Europa è in realtà ancora lontana, secondo chi scrive, dal raggiungere un accordo in materia. Altro argomento spinoso, di cui i Ministri hanno discusso, è quello dell’immigrazione: avanza l’iter legislativo per l’istituzione di un Sistema Europeo Comune di Asilo (CEAS – Common European Asylum System), e per il miglioramento del sistema EURODAC (che consente di identificare in maniera chiara ed incontrovertibile l’identità dei richiedenti asilo, principalmente per evitare che una persona possa richiederlo in più paesi contemporaneamente o in caso di diniego da parte di uno degli Stati membri). È una novità invece il tentativo della Presidenza di ricevere mandato dal Consiglio per avviare i negoziati con il Parlamento europeo su una normativa che disciplini e regoli la ricollocazione dei migranti e le prescrizioni in capo agli Stati membri nel settore della loro accoglienza. Una norma che, se approvata come piace a noi, metterebbe in mora gli Stati che fanno finta di non sentirci, quando si tratta di accoglienza dei migranti e, in più, metterebbe in ridicolo tutti quei movimenti di destra più o meno estrema che, cavalcando la tigre dell’intolleranza e della disoccupazione dei connazionali, rendono impossibile il processo di integrazione europea ed espongono i propri governi alle ire della Commissione, sempre pronta – con draconiana e giusta severità – ad avviare procedure di infrazione contro gli inadempienti.

Il Ministro italiano Orlando, il 12 ottobre, alla riunione dei Ministri della Giustizia (foto www.consilium.europa.it)

In ogni caso, non si può negare che ciascuno – a modo suo – sta cercando di far confluire in uno sforzo congiunto il tentativo di risolvere i problemi e le paure dei cittadini in questi settori.

Il giorno 12 ottobre, invece, i ministri della Giustizia hanno portato avanti l’iter legislativo per la creazione di una procura europea (EPPO – Europeana Public Prosecutor’s Office), che avrà tra i primi incarichi quello di indagare e punire chi si macchierà di offese agli interessi finanziari dell’Unione. Altro tassello  che si sta felicemente incasellando è quello della creazione del sistema ECRIS: European Criminal Records Information System, una banca dati centralizzata dei casellari giudiziali degli Stati membri, che dovrebbe facilitare il contrasto a vari fenomeni criminali, specialmente ste transfrontalieri e transazionali.

Nessun pericolo per le reti informatiche della Difesa

Difesa/Varie di

La Difesa con un comunicato risponde a quanto riportato oggi da un quotidiano italiano sul tema della sicurezza cibernetica affermando  che non corrisponde a realtà la descrizione di quanto e accaduto e della attuale condizione di sicurezza delle reti informatiche delle Forze Armate.

Innanzi tutto, la problematica riguarda il controllo delle reti “aperte”- viene specificato nella nota inviata oggi- (per capire meglio, quelle con accesso ad internet), che, per quanto attiene alla Difesa, sono fisicamente separate da quei sistemi informatici, dedicati alla trattazione degli argomenti classificati, i quali sono invece collegati tra loro tramite “reti chiuse”. Pertanto, non esiste alcun rischio di compromissione di dati e informazioni di natura riservata.

Il software obsoleto dall’Esercito citato nell’articolo è, di fatto, una sorta di “sentinella” che rileva eventuali anomalie nel traffico dati. Il suo mancato aggiornamento non è un problema, perché si sta già provvedendo alla sua sostituzione nel pieno rispetto dei tempi tecnico-amministrativi necessari, ma soprattutto perché nella sua attività è affiancato da altre “sentinelle” (altri software e applicativi) che svolgono appieno il loro compito in maniera ridondante.

Tutti questi sistemi devono essere costantemente rivisti e, quando necessario, cambiati per poter fronteggiare efficacemente una minaccia, quella cibernetica, che è mutevole e in continua evoluzione.

Con le direttive impartite dal Libro Bianco, la Difesa sta realizzando un ambizioso progetto di governance di sicurezza unica delle reti con il potenziamento del C4 Difesa (il Comando preposto alla gestione e alla sicurezza delle reti informatiche della Difesa) e con la creazione del Comando Interforze per le Operazioni Cibernetiche. Stupisce perciò leggere l’affermazione che tale comando sarà operativo solo nel 2019. La struttura è già in funzione e opera con pienezza già da tempo, come peraltro documentato in numerose attività mediatiche di cui è stato protagonista.

Nel 2019, invece, gli saranno affiancate due strutture: il cyber-range, un poligono virtuale in cui addestrare il personale non solo della Difesa ma anche di altre Amministrazioni dello stato che ne faranno richiesta, e il cyber-lab, un laboratorio in cui studiare le minacce e mettere a punto le relative contromisure. Tale progetto consentirà, infatti, di gestire e controllare unitariamente tutte le reti della Difesa e delle singole Forze Armate, andando ad eliminare proprio quelle possibili problematiche che potrebbero insorgere dall’impiego di sistemi e software differenti.

Peraltro, vale la pena ricordare che – viene spiegato nel comunicato – il software citato nell’articolo nulla ha a che vedere con le capacità di risposta cibernetica alle minacce in senso stretto, affidata invece al giusto mix di tecnologia – attraverso programmi antivirus costantemente aggiornati e pienamente validi, come testimonia il fatto che ormai da molto tempo pur a fronte di numerosi tentativi, le reti della Difesa non hanno registrato alcuna intrusione – e di professionalità del personale tecnico.

In quest’ultimo settore, la Difesa sta investendo particolarmente anche attraverso specifici bandi di concorso, per avere sempre le migliori risorse, umane e materiali, al fine di garantire al meglio la sicurezza delle proprie reti e, con essa, di quelle del Paese.

È anche utile sottolineare che le reti della Difesa non sono in connessione con le altre reti ministeriali e pertanto non esiste alcun rischio di compromissione di dati e di informazioni di natura riservata.

Afghanistan, expeditionary advisory package (eap) italiano a qual-eye-naw

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Il contingente italiano supporta le Forze di Sicurezza afgane dislocate nella provincia di Bagdhis attraverso il nuovo concetto di “fly to advise”.

Si è conclusa oggi la prima attività esterna di Train Advise e Assist (TAA), condotta dagli advisor italiani a circa 150 Km a nord di Herat a favore della 3ª brigata del 207˚ Corpo d’Armata dell’Esercito Afghano, dislocata a Qual-eye-naw.

briefing pre missione per gli alpini del 2 reggimento Il personale italiano del Train, Advise and Assist Command West (TAAC-W) ha svolto un’attività di “fly to advise” raggiungendo Qual-Eye-Naw, nella provincia di Baghdis, con lo scopo di coordinare e implementare la pianificazione speditiva e la condotta delle operazioni della 3ª brigata del 207˚, impegnata a mantenere la sicurezza in una provincia costantemente minacciata da attacchi terroristici dei gruppi ostili al governo ed alla popolazione afgana.

Nel corso dell’attività, che ha visto impegnati numerosi elicotteri dell’Aviazione dell’Esercito – sia NH 90 per il trasporto dei team, sia A129 “Mangusta” per la sicurezza in volo – gli alpini del 2° reggimento della brigata Taurinense, supportati dai fanti del 66° reggimento di fanteria aeromobile “Trieste”, hanno consentito al generale Massimo Biagini, comandante del TAAC W, di confrontarsi sul campo con il comandante della 3a brigata discutendo le linee operative delle prossime operazioni che le forze di sicurezza locali condurranno nella seconda fase della campagna estiva.

La seconda fase infatti, vedrà gli advisor italiani assistere il personale di quei comandi delle forze afgane (ANDSF) che dovranno controllare e coordinare le unità locali impegnate nel mantenimento della sicurezza sia nell’area a nord di Herat che nelle province del sud, al fine di limitare ed annullare la minaccia delle formazioni terroristiche.

la preparazione del fly to advice - il coordinamento degli assetti elicottoriDurante il ‘fly to advise” svolto a Qual-eye-naw, il comandante di TAAC-W ha inoltre incontrato il governatore della provincia di Baghdis e i rappresentati della polizia locale, ricevendo da loro importanti aggiornamenti utili a implementare la conoscenza di un’area impervia, spesso teatro di azioni antigovernative.

Il lavoro degli advisor italiani – caratterizzato da attività fondamentali per l’addestramento quali lezioni, seminari e conferenze per migliorare il livello di preparazione dei colleghi afgani, oltre alla realizzazione di corsi specialistici in comunicazioni radio, informatica, identificazione e disattivazione degli ordigni esplosivi improvvisati (IED) e numerosi altri – ha consentito nei mesi scorsi l’innalzamento degli standard operativi delle unità del 207° Corpo d’Armata dell’Afghan National Army (ANA) e oggi di poter assistere durante le operazioni anche i comandi brigata dislocati nelle altre province della regione ovest attraverso il “fly to advise”

Cina pronta per la produzione di massa di Droni ad uso militare

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La Cina è pronta per la produzione di massa del drone da ricognizione e  combattimento CH-5, l’ultima offerta della nazione al mercato internazionale dei droni ad uso militare.

Il primo esemplare uscito dalla catena di montaggio  ha fatto il suo volo di debutto, volando per  più di 20 minuti dopo essere decollato da  un aeroporto nella provincia di Hebei  lo scorso 14 luglio.

Ou Zhongming, responsabile del progetto di Caihong o Rainbow  dell’Accademia di Aerodinamica Aerospaziale di Pechino, ha detto dopo il test che diverse nazioni, tra cui gli attuali utenti di altri modelli di CH e nuovi clienti, stanno trattando con l’Accademia per acquisto del CH-5, che si ritiene essere uno dei migliori aerei militari senza equipaggio del mondo. “Il volo di oggi significa che il progetto del CH-5 è stato finalizzato e siamo pronti a produrlo in massa”, ha detto, rifiutando di nominare potenziali acquirenti.

La “China Academy of Aerospace Aerodynamics” ,una società produttrice del drone, è il  più grande esportatore di droni ad uso militare della Cina  per il numero di prodotti venduti all’estero. I suoi droni della serie CH sono stati venduti alle aeronautiche militari  in più di 10 paesi, rendendolo la più grande famiglia del drone che il paese ha esportato, secondo statistiche dell’Accademia.

Shi Wen, capo progettista della serie CH, ha dichiarato che il CH-5 supera tutte le sue controparti cinesi quando si tratta di resistenza operativa e capacità di carico utile. L’aereo è buono quanto  l’americano General Atomics MQ-9 Reaper, un drone killer-killer spesso considerato dagli analisti occidentali come il migliore del suo genere, ha aggiunto.

Il prototipo CH-5 è stato pilotato per la prima volta nell’agosto 2015. Il drone è fatto di materiali compositi e ha una aliera di 21 metri. Due volte più grande dei suoi predecessori nella famiglia CH,  può rimanere in aria per 60 ore, quasi tre volte quello di altri modelli cinesi. La sua autonomia massima di funzionamento è progettata a 10.000 chilometri, secondo Shi.

Il carico utile da 1 metri di tonnellata del drone consente di portare 24 missili su una sola missione abbastanza forte da prelevare un convoglio di veicoli corazzati.

L’aereo senza pilota è anche in grado di trasportare un sistema di allarme rapido in volo per agire come una piattaforma per la sorveglianza regionale e il comando e il controllo del campo di battaglia. Inoltre può portare strumenti elettronici di guerra per raccogliere informazioni elettroniche e per bloccare le comunicazioni nemiche o il radar. Inoltre, il CH-5 può rilevare obiettivi subacquei come i sottomarini quando montati con alcuni dispositivi, ha detto Shi.

Il CH-5 può anche utilizzare telecamere ad alta risoluzione, radar e trasmettitori radio per servire un’ampia gamma di settori civili e pubblici.

Afghanistan, la missione italiana addestra le Forze Armate Afghane

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Si sono conclusi nei giorni scorsi due cicli di addestramento condotti dagli uomini del Military Advisors Team  (MAT) e del Police Advisor Team (PAT), a favore rispettivamente di circa 30 militari dell’esercito afgano e di 20 poliziotti della polizia di Herat.

Si tratta di due corsi supervisionati dagli advisors del TAAC W (Train, Advice, Assist Command West): uno sulle tecniche Counter Improvised Explosive Device (C-IED), l’altro di “Personal Security”. Entrambi i corsi sono stati per la prima volta condotti integralmente da istruttori afgani precedentemente formati da istruttori italiani. Secondo questo concetto, definito “train the trainers”, le forze afgane diventano sempre più autonome nella formazione, di base e specialistica, dei propri militari e dei quadri.

Il corso C-IED, supervisionato da militari dell’Esercito, risponde ad una esigenza di autotutela e sicurezza ancora molto attuale in terra afgana, mentre il corso “Personal Security”, svolto in collaborazione con i Carabinieri del Police Advisor Team (PAT), ha permesso ai poliziotti dell’Afghan National Police di perfezionare le tecniche di autodifesa e arresto.

Le attività addestrative del tipo “Train-the-trainer” abiliteranno inoltre i poliziotti alle qualifiche di istruttori e di insegnanti, in modo da formare e certificare, in piena autonomia, nuovi istruttori presso gli istituti di formazione locali.

la consegna degli attestati a fine corso (2)Grande soddisfazione è stata espressa dai comandanti delle unità esercitate, che stanno proseguendo nel proprio percorso di autonomia ed autosufficienza, sia nelle attività addestrative di base, sia in quelle specialistiche. “Essere autonomi anche nella fase addestrativa permette di poter indirizzare più efficacemente i nostri sforzi nella formazione del personale verso le differenti esigenze che ci troviamo ad affrontare”, ha dichiarato un alto ufficiale del Comando della 207° Corpo dell’Afghan National Army “e di questo siamo estremamente grati ai militari italiani di Resolute Support per la fondamentale azione nel formare i nostri istruttori”

UNIFIL, terminato addestramento al combattimento urbano per le Forze Armate Libanesi

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Shama 16 luglio 2017 –  Si è concluso ieri il corso di combattimento nei centri abitatiUrban Fighting Course, a favore delle Forze Armate Libanesi (LAF) e tenuto dal contingente italiano impiegato nella missione UNIFIL.

Soldato delle LAF nell'acquisizione delle tecniche di irruzione nei centri abitatiL’attività, della durata di due settimane, è stata condotta dagli istruttori dell’unità di manovra di ITALBATT specializzati nelle procedure tecnico-tattiche di combattimento nei centri urbani. Il corso ha permesso di qualificare un plotone delle LAF nella pianificazione e condotta di attività tattiche in un contesto, attuale come quello urbano.

Dalla cura dell’equipaggiamento individuale, alle procedure di sicurezza per l’uso delle armi in ambienti ristretti, fino ai movimenti di squadra nell’isolamento e assalto degli edifici; con l’aiuto degli assistenti linguistici, i caschi blu italiani dell’Operazione “Leonte XXII” hanno trasmesso il “know how” di particolari attività tattiche alle unità delle LAF, in un ciclo addestrativo che non vede sosta da oltre dieci anni.

0L’addestramento delle LAF dislocate nel Sud del Libano è uno dei più importanti target previsti dalla risoluzione n.1701 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, unitamente al monitoraggio costante della Blue Line, attraverso il pattugliamento appiedato e motorizzato, nonché al supporto alla popolazione locale attraverso le attività promosse dalle unità della Civil and Military Cooperation(CIMIC).

Afghanistan, fornitura di farmaci all'ospedale regionale di Herat da parte della missione italiana

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Herat, 10 luglio 2017 – La Cooperazione Civile e Militare (CIMIC) italiana del Train Advise Assist Command West (TAAC-W) su base Brigata alpina Taurinense, ha organizzato e condotto la donazione di farmaci generici a favore di strutture che supportano la popolazione afgana.

I farmaci, forniti dalla Perigeo – organizzazione non governativa (NGO) italiana che da anni collabora con la componente  CIMIC –  sono stati donati all’ospedale regionale di Herat, all’ospedale militare del 207° Corpo d’Armata dell’Afghan National Army (ANA) e all’ospedale civile del distretto di Gozarah.

La consegna, effettuata presso a Camp Arena sede del TAAC-W, è stata l’ultima tranche di  tre precedenti donazioni avvenute nell’ultimo trimestre, attraverso le quali sono stati complessivamente distribuite oltre 190 mila confezioni di farmaci generici ai presidi sanitari di Herat, perequandoli tra le maggiori strutture sanitarie civili e supportando la componente sanitaria dell’esercito afgano.

I proficui e costanti rapporti con il Dipartimento di Sanità di Herat e con l’organizzazione sanitaria dell’esercito afgano, instaurati nel corso di anni di collaborazione dal contingente italiano, proseguono con collaborazioni finalizzate non solo al supporto sanitario di emergenza ma soprattutto con continui confronti tra il personale medico italiano e locale; inoltre sono programmati numerosi corsi formativi a favore del personale dell’ospedale militare del 207° Corpo d’Armata dell’Afghan National Army (ANA) di stanza a camp Zafar condotti nell’ambito dell’addestramento (Train) e consulenza (Advise e Assist), compito attualmente svolto dagli advisors della Taurinense a favore delle Afghan National Defence and Security Forces (ANDSF).

Il supporto alla popolazione,  realizzato grazie al contributo degli operatori del Multinational CIMIC Group, unità dell’ Esercito – multinazionale e a valenza interforze – specializzata nella cooperazione civile-militare,  è una delle attività che si affianca a quella principale di addestramento e assistenza delle Forze di Sicurezza afghane, focus primario della missione di Resolute Support.

Herat: Bimbo Afghano ustionato soccorso dai militari italiani

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Herat, 29 Giugno 2017 – Si chiama Amid il bambino afgano di 4 anni gravemente ustionato che è stato soccorso dai medici del contingente italiano dell’Ospedale Militare (Role 2) della base di Herat, sede del Comando del Train Advise Assist Command West su base Brigata alpina “Taurinense”.

Giorni fa, dopo un lungo ed insidioso viaggio a bordo di una motocicletta, il padre di Amid è riuscito ad arrivare alla base di Herat chiedendo il supporto ai militari italiani che aveva avuto modo di conoscere in occasione delle attività a favore della popolazione che il contingente svolge quotidianamente presso i villaggi afgani.

Accolto immediatamente dal personale sanitario italiano e allertata l’equipe chirurgica del Role 2 – attiva 24 ore su 24 per fronteggiare ogni tipo di emergenza – Amid, il cui 20% del corpo era ricoperto di ustioni di secondo e terzo grado causate da olio bollente, è stato sottoposto ad un primo intervento volto a limitare i danni, a disinfettare e a rimuovere chirurgicamente i tessuti necrotici dalle profonde ustioni del bimbo. Dopo le prime medicazioni, scongiurato il pericolo di peggioramento delle condizioni di Amid, a seguito di una breve degenza presso l’ospedale pediatrico civile di Herat, il Colonnello Emanuele Cotugno – direttore sanitario dell’Ospedale – consultandosi in telemedicina con i colleghi del Policlinico Militare dell’Esercito di Roma, ha condotto con il suo staff la seconda operazione chirurgica di pulizia e di ripristino della funzionalità degli arti coinvolti.

“Ringrazio con tutto il mio cuore i soldati e i medici italiani che hanno curato mio figlio – ha dichiarato il padre di Amid – alleviando le sue sofferenze e restituendogli, anche una speranza per un futuro. Sono venuto direttamente qui alla vostra base ricordandomi di quando, alcuni anni fa, gli italiani con una pattuglia vennero a fare visite mediche nel mio villaggio, visitando anche il mio figlio maggiore”.

L’Ospedale Militare (Role 2) della base di Herat attualmente inserito nella Task Force Arena – su base 2° Reggimento alpini di Cuneo – vanta equipe altamente specialistiche provenienti dal Policlinico Militare dell’Esercito e svolge attività sanitarie non solo a favore dei contingenti NATO, ma occasionalmente, qualora i pochi presidi sanitari presenti nell’area di Herat non siano in grado di poter intervenire, anche verso la popolazione afgana.

 

Afghanistan, Cambio ai vertici degli addestratori italiani

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Herat, si è svolta il 26 giugno 2017 a Camp “Arena”, sede del contingente italiano del Train Advise Assist Command – West (TAAC-W), la cerimonia di cambio dei comandanti del Military Advisor Team e dell’Operations Coordination Centre Advisor Team.

Il Colonnello Tommaso Capasso ha ceduto il comando del Military Advisor Team (MAT) – l’unità composta da team dell’Esercito che assistono il 207° Corpo d’Armata dell’Afghan National Army nel proprio processo di crescita –  al Colonnello Davide Dal Maso.

Inoltre il Tenente Colonnello Marco Berzi è subentrato al Colonnello Ciro Gambino alla guida dell’Operations Coordination Centre Advisor Team (OCCAT), unità di coordinamento delle attività di addestramento e di assistenza delle forze di sicurezza afgane da sviluppare nell’ambito della dottrina SFA (Security Force Assistance) – elemento cardine della missione Resolute Support.

La cerimonia di avvicendamento delle due unita è stata preceduta da una riunione di coordinamento tenuta dal TAAC-W con i vertici dell’Afghan National Army (ANA) e con i comandanti della polizia della regione ovest per stabilire le fasi di pianificazione tattica e logistica per l’imminente avvio delle attività estive indicate dal Generale Nicholson, comandante della missione Resolute Support. Il Generale di Brigata Massimo Biagini, comandante del Train Advise Assist Commanddell’ovest, ha voluto condividere con i comandanti delle Afghan National Defence and Security Forces (ANDSF) gli aspetti operativi su cui focalizzare il lavoro nei mesi estivi, stabilendo con i corrispettivi afgani le linee guida su cui gli staff lavoreranno insieme.

Il lavoro degli advisors italiani – caratterizzato da attività fondamentali per l’addestramento quali lezioni, seminari e conferenze per migliorare il livello di preparazione dei colleghi afgani, la realizzazione di corsi specialistici in comunicazioni radio, informatica, identificazione e disattivazione degli ordigni esplosivi improvvisati (IED) – ha consentito nei mesi scorsi l’innalzamento degli standard operativi delle unità 207° Corpo d’Armata dell’Afghan National Army (ANA) che opera nella regione di Herat.

Non meno importanti sono state le attività di formazione di ‘Ground MEDEVAC’ per migliorare la capacità di evacuazione dei militari feriti via terra, aspetto fondamentale per un esercito come quello afgano che possiede una forza aerea al momento solo ‘embrionale’. Vanno inoltre  ricordati i progetti di supporto rivolti al personale femminile afgano e la prosecuzione dei programmi ‘train the trainer’ per la formazione degli istruttori militari locali.

KFOR, il Generale Fungo visita il MNBG WEST

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Belo Polje-26 giugno2017,  Il Comandante di KFOR, Generale di Divisione Giovanni Fungo, è giunto in visita ufficiale al Contingente militare  italiano presso la Base di “Villaggio Italia”.

Nel corso dell’incontro con il Comandante del Multinational Battle Group West, il Generale Fungo ha espresso parole di benvenuto al contingente subentrante su base 3° reggimento Artiglieria da Montagna della Brigata Alpina “Julia” e ha sottolineato la continuità della meritoria opera svolta dal personale delle Forze Armate italiane impegnate nel quadro del delicato mandato contenuto nella risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, sottolineando l’elevato contributo e la spiccata professionalità forniti dai peacekeepers italiani alla Missione.

Nel prosieguo della visita, il Comandante di KFOR ha quindi incontrato i soldati, marinai, avieri e carabinieri del comando e delle unità di manovra del MNBG-W rivolgendo loro il messaggio di ringraziamento e saluto. In particolare, il Generale Fungo ha manifestato la propria soddisfazione per i risultati conseguiti, evidenziando come il lavoro svolto dagli uomini e dalle donne appartenenti a tutte le Forze Armate  è sempre molto apprezzato da tutte le Autorità, nazionali ed internazionali, ma soprattutto dalle Istituzioni e dalla popolazione del Kosovo.

I Militari di Austria, Italia, Moldavia e Slovenia costituiscono il Comando e il Battaglione multinazionale di manovra del Multinational Battle Group West a guida italiana anche con compiti di vigilanza e di protezione del Monastero di Decane in qualità di first responder (primo responsabile), di controllo della libertà di movimento nel settore occidentale del Kosovo, di realizzazione di progetti CIMIC (Cooperazione Civile e Militare) tesi a migliorare l’utilità dei servizi a disposizione della popolazione kosovara, in particolare nell’ambito della sanità e della formazione scolastica, e di pattuglie congiunte con la polizia kosovara e sincronizzate con le Forze Armate serbe in prossimità della linea di demarcazione amministrativa che divide il Kosovo e la Serbia (Administrative Boundary line) per prevenire attività illecite o violente.

Redazione
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