GEOPOLITICA DEL MONDO MODERNO

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Diritti umani

Ucraina. Bambini in fuga

 

Ucraina: 1 bambino su 5 ha dovuto lasciare il Paese, 6 milioni sono intrappolati all’interno, in grave pericolo a causa dell’aumento degli attacchi a strutture civili. Colpiti oltre 460 scuole e 43 ospedali.                       
Fino a sei milioni di bambini sono intrappolati all’interno dell’Ucraina e sono in grave pericolo a causa dei crescenti attacchi a scuole e ospedali. Molti di loro sono al riparo all’interno di edifici che rischiano di essere attaccati da un momento all’altro, Continue reading “Ucraina. Bambini in fuga” »

Ucraina. Kharkiv sotto attacco

 

UCRAINA: DA AMNESTY INTERNATIONAL LE TESTIMONIANZE DALLA CITTÀ DI IZIUM, ASSEDIATA DALLE FORZE RUSSE DAL 28 FEBBRAIO. Tra il 9 e il 12 marzo Amnesty International ha raccolto drammatiche testimonianze di persone evacuate dalla città di Izium, nella regione ucraina orientale di Kharkiv, assediata e bombardata dalle forze russe dal 28 febbraio e i cui abitanti rimasti e rifugiati nelle cantine e nei sotterranei sono ormai a corto di cibo e di acqua. “Decine di piccoli centri dell’Ucraina sono sotto costanti attacchi e i loro abitanti sono al centro degli scontri armati o sono assediati dalle forze russe. Le testimonianze che abbiamo raccolto rivelano il terrore di persone Continue reading “Ucraina. Kharkiv sotto attacco” »

Ucraina. Continuano gli aiuti

 

UCRAINA: CONTINUA IL PONTE UMANITARIO DELLA CROCE ROSSA ITALIANA

Schintu “Partito altro carico di aiuti CRI nel fine settimana”. Rocca: “Non ci fermeremo finché ce ne sarà bisogno”

Roma, 14 marzo 2022 – Continua senza sosta il ponte umanitario della Croce Rossa Italiana verso l’Ucraina. “Nel fine settimana sono partiti altri cinque tir carichi di aiuti con una squadra di nostri tredici operatori a bordo”, dice Ignazio Schintu, Direttore Operazioni Emergenze e Soccorsi della CRI. Il carico questa volta è composto da: materiale sanitario, vestiti pesanti, generi alimentari, 24 tonnellate di cibo per bambini, gruppi elettrogeni, stufe, 1200 sacchi a pelo, 2000 letti da campo e anche cibo per cani. Questa è la terza partenza dall’Italia per la CRI nell’arco di dieci giorni e altre sono previste a breve. I mezzi arriveranno sempre a Chenivtsi, in Ucraina, via Romania, dove c’è un hub della Croce Rossa Ucraina per lo smistamento degli aiuti .“Grazie alla solidarietà dei nostri donatori e di tantissimi italiani – sottolinea Francesco Rocca, Presidente della Croce Rossa Italiana e della Federazione delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa (IFRC) – stiamo rispondendo senza sosta alle richieste della Croce Rossa Ucraina. La situazione è drammatica, le necessità tantissime ed è importante coordinare gli aiuti in base alle reali e concrete necessità degli operatori che si trovano sul posto. Non ci fermeremo finché ce ne sarà bisogno”.

 

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Nota, video e foto della Croce Rossa Italiana

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Comitato Nazionale Croce Rossa Italiana

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Ufficio Stampa 

Comitato Nazionale Croce Rossa Italiana

Croce Rossa Italiana
Via B. Ramazzini, 31 – Roma

Ucraina: Garantire la sicurezza.

Ucraina: i corridoi umanitari non sono sicuri, nuove testimonianze. Servono osservatori nazionali

11 Marzo 2022

Photo by Andriy Dubchak/dia images via Getty Images

Ai civili le cui abitazioni sono state distrutte e a coloro che, temendo per la propria vita, sono costretti a fuggire dai bombardamenti russi in Ucraina dev’essere garantito l’accesso a corridoi umanitari sicuri. Lo ha dichiarato Amnesty International, ricordando che da due settimane in Ucraina migliaia di persone vivono sotto bombardamenti illegali e milioni sono state costrette a sfollare. Gli attacchi delle forze russe alla popolazione civile ucraina e le furiose distruzioni delle infrastrutture necessarie alla vita quotidiana violano le Convenzioni di Ginevra e altre norme internazionali, e devono cessare. Come minimo, devono essere garantiti i percorsi sicuri di evacuazione, tuttavia questi corridoi, fino ad oggi, si sono rivelati inaffidabili e pericolosi. Ucraina e Russia hanno raggiunto il primo accordo sui corridoi umanitari per l’evacuazione dei civili e sull’ingresso degli aiuti umanitari il 3 marzo, ma la loro attuazione è stata lenta e limitata. È urgente che ai civili che cercano riparo dai bombardamenti, compresi quelli le cui abitazioni sono state distrutte, siano garantiti percorsi sicuri di evacuazione. Inoltre, è importante che queste persone non siano costrette a trasferirsi nei territori controllati dalla Russia, compresi la Crimea e il Donbass, o nella stessa Russia.

“Occorre istituire autentici corridoi umanitari in modo veloce, efficace e sicuro. I civili non possono andare incontro a rischi addirittura maggiori mentre cercano di allontanarsi dal conflitto”, ha dichiarato Agnès Callamard, Segretaria generale di Amnesty International.

“Prendere di mira civili e obiettivi civili, così come portare a termine attacchi indiscriminati, è vietato dal diritto internazionale. Tutti gli attacchi illegali devono cessare. Questo urgente bisogno di corridoi umanitari è la conseguenza diretta del tradimento della Russia dei suoi obblighi legali”, ha aggiunto Callamard. Le autorità ucraine hanno chiesto percorsi di evacuazione dei civili dalle città di Mariupol, Enerhodar, Sumy, Izyum e Volnovakha, sottoposte a pesanti bombardamenti. Hanno inoltre chiesto percorsi verso la capitale per i residenti di alcune città vicine a Kiev, come Bucha, Irpin e Hostomel. Dalle testimonianze raccolte da Amnesty International, ciò non è stato possibile a causa dei continui bombardamenti russi. Amnesty International chiede a tutte le parti di accordarsi sull’istituzione di corridoi umanitari ben organizzati e sicuri e di rispettare in buona fede questi accordi, fornendo alla popolazione civile mezzi di trasporto accessibili e tempo sufficiente per un’evacuazione sicura. L’organizzazione internazionale chiede inoltre che sia garantito l’accesso a osservatori internazionali che monitorino questi passaggi sicuri. Le forze russe non devono ricorrere a quegli assedi illegali di civili che ricordano quelli della capitale cecena Grozny e delle città della Siria, sottoposte a bombardamenti indiscriminati e ad attacchi alle infrastrutture civili, con la popolazione costretta a scegliere tra la resa e la fame.

Gli attacchi a Irpin

Il 6 marzo nei pressi di Irpin, un sobborgo alla periferia di Kiev, le forze russe hanno aperto il fuoco contro un punto di passaggio per l’evacuazione dei civili, uccidendo diversi di loro. Questa è la testimonianza di una donna, che faceva parte di un convoglio di 12 automobili che recavano la scritta “bambini”, che tentava di lasciare Irpin: “In due o tre minuti, dopo aver superato un carro armato distrutto, hanno iniziato a sparare. Una donna di 30 anni è morta e con lei una donna di 60 anni, la madre di una parente che era nella mia automobile. Mio cognato ha riportato una frattura a un braccio, l’autista ferite alle costole. Io sto bene, ho solo una piccola ferita alla testa”. I giornalisti che stavano effettuando riprese nella zona hanno riferito di un altro attacco che ha ucciso quattro persone, tra cui una donna e due dei suoi tre figli. Hanno parlato di spari e colpi di artiglieria a ripetizione: ciò fa pensare che si sia trattato di attacchi indiscriminati o sproporzionati, dunque violazioni del diritto internazionale umanitario.

@Photo by SERGEI SUPINSKY/AFP via Getty Images

“Impossibile andare via”

Amnesty International teme che alcuni gruppi di persone che cercano di lasciare le zone di conflitto vadano incontro a ulteriori difficoltà: persone con disabilità, anziani, persone con problemi di salute che sono meno in grado di lasciare facilmente le proprie abitazioni, cercare riparo durante gli attacchi o ricorrere a cure mediche. Elena Kozachenko, una donna di 38 anni di Chernihiv, sta facendo cicli di chemioterapia a seguito di un tumore al seno: “Ho il cancro e ho bisogno di cure mediche. L’ultimo ciclo di chemioterapia è stato il 23 febbraio. Il prossimo dovrebbe essere il 16 aprile. Devo eseguire dei controlli ma l’ospedale oncologico si trova in una zona costantemente bombardata. Ho troppa paura per andarci. Restare in Ucraina per una persona nelle mie condizioni sarebbe un suicidio. Ma andarsene è impossibile. Sono un bersaglio vivente”. Molte persone anziane, oltre alle difficoltà di lasciare le proprie abitazioni, non voglio andarsene dai luoghi dove hanno vissuto per decenni, se non per tutta la vita. Rita, medico di famiglia di 64 anni residente a Kiev: “Kiev è una città antica. Le persone anziane, quelle con mobilità limitata, non possono scendere dalle proprie abitazioni al piano terra. Col buio disattivano la corrente elettrica così pensano di non attirare i bombardamenti. È come se fosse una condanna a morte. Se non possono usare l’ascensore, restano bloccate in casa”. Un membro del consiglio regionale di Kiev, che rappresenta Irpin, Bucha e altre comunità sotto l’assedio russo, ha aggiunto: “Sono per lo più gli anziani a rimanere. È più sicuro per loro rimanere a casa piuttosto che muoversi senza soldi o cibo. È il luogo in cui sono nati, lo conoscono, conoscono i vicini, temono che altrove nessuno li aiuterà. E comunque non hanno i soldi per andarsene”. Alle persone anziane e quelle con disabilità, così come altri gruppi particolarmente a rischio, dev’essere data priorità così come previsto dal diritto internazionale umanitario. L’organizzazione e la comunicazione sull’evacuazione e sui corridoi umanitari sicuri devono essere inclusivi e le informazioni, i trasporti e gli altri servizi devono essere accessibili a ogni persona. Da tutta l’Ucraina, le persone intervistate da Amnesty International hanno riferito di vivere in luoghi sovraffollati in cui scarseggiano cibo, acqua e medicinali. A causa degli incessanti bombardamenti russi, ci sono persone bloccate nei propri appartamenti da giorni, senza riscaldamento, elettricità e linee telefoniche funzionanti.

L’intervento umanitario ONU per 12 milioni di persone in Ucraina

La continua violenza armata e il rapido deterioramento delle misure di sicurezza in Ucraina continuano ad aggravare la sofferenza di milioni di persone nella regione orientale, un’area già esposta a otto anni di conflitto armato, isolamento delle comunità, deterioramento delle infrastrutture, molteplici restrizioni ai movimenti, livelli elevati di mine antiuomo e contaminazione da ordigni inesplosi, nonché l’impatto del COVID-19.

La situazione attuale

La situazione umanitaria in Ucraina è peggiorata rapidamente in seguito al lancio dell’offensiva militare della Federazione Russa il 24 febbraio 2022. La violenza armata è aumentata in almeno otto oblast (regioni), tra cui Kyivska oblast e la capitale Kiev, nonché nell’est oblasts Donetska e Luhanska che erano già state colpite dal conflitto. I recenti sviluppi delle ostilità hanno reso la situazione ancora più imprevedibile e instabile.

L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR) ha registrato dall’inizio del conflitto 802 vittime civili in Ucraina: 249 uccisi (di cui 232 adulti, 9 ragazzi, e 8 bambini) e 553 feriti.

La maggior parte delle vittime civili sono state causate dall’uso di armi esplosive di lunga portata, attacchi aerei, bombardamenti di artiglieria pesante e sistemi missilistici multilancio. L’OHCHR ritiene che le cifre reali siano considerevolmente più elevate, soprattutto nel territorio controllato dal governo e soprattutto negli ultimi giorni, poiché la ricezione di informazioni da alcune località in cui sono in corso intense ostilità è stata ritardata e molti rapporti sono ancora in attesa di conferma. Ciò riguarda, ad esempio, la città di Volnovakha (parte della regione di Donetsk controllata dal governo) dove si sospetta un numero elevato di vittime civili.

Le conseguenze umanitarie del conflitto

L’intensa escalation militare ha provocato la perdita di vite umane, feriti e movimenti di massa della popolazione civile in tutto il paese e verso i paesi vicini, nonché gravi distruzioni e danni alle infrastrutture civili e agli alloggi residenziali.

La fornitura di servizi pubblici – acqua, elettricità, riscaldamento e servizi sanitari e sociali di emergenza – è sottoposta a forti pressioni e l’accesso delle persone alle cure di prima necessità è limitato da un sistema sanitario allo stremo.

Con la continuazione dell’operazione militare e la crescente instabilità, è probabile che le catene di approvvigionamento vengano interrotte per un periodo di tempo prolungato. Anche la capacità delle autorità locali di sostenere un livello minimo di servizi è stata gravemente ostacolata dalla dipartita dei dipendenti o dall’impossibilità di accedere al proprio posto di lavoro.

I gruppi particolarmente vulnerabili includono gli anziani e le persone con disabilità, che potrebbero non essere in grado di fuggire o rimanere nelle aree colpite, con conseguenti rischi per le loro vite, difficoltà a soddisfare i bisogni quotidiani e difficoltà nell’accesso all’assistenza umanitaria.

L’intervento della comunità umanitaria

La comunità umanitaria si è rapidamente adattata all’evolversi della situazione, anche grazie allo Humanitarian Response Plan, ovvero il piano di emergenza inter-agenzie aggiornato all’inizio del 2022 prima dell’inizio della crisi. Purtroppo, la violenza degli scontri armati ha provocato una forte escalation dei bisogni e una significativa espansione delle aree in cui è richiesta assistenza umanitaria rispetto a quanto previsto all’inizio dell’anno. Anche il tipo di bisogni e le attività umanitarie richieste negli oblast di Donetska e Luhanska sono cambiati a causa della nuova portata delle ostilità.

Ciò ha intensificato gli sforzi delle organizzazioni comunitarie per mitigare l’impatto del conflitto attraverso la fornitura di assistenza alimentare, servizi di protezione, accesso all’acqua potabile, rifugi e assistenza sanitaria.

Le Nazioni Unite, attraverso l’Ufficio per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA) hanno autorizzato una sovvenzione del Fondo centrale di risposta alle emergenze (CERF) di $20 milioni ad integrazione dei meccanismi di finanziamento umanitario già esistenti, tra cui lo stanziamento di $18 milioni da parte del Fondo umanitario ucraino.

L’assegnazione del CERF consente alle agenzie e ai partner delle Nazioni Unite di potenziare ulteriormente le operazioni umanitarie, in particolare in nuove località che non sono state precedentemente colpite da ostilità, e di migliorare la capacità della catena di approvvigionamento al fine di fornire assistenza umanitaria mirata alle persone colpite dalla recente ondata di violenza.

I finanziamenti attualmente disponibili per le operazioni umanitarie in Ucraina sono estremamente limitati. Per un rapido aumento della risposta umanitaria, i partner umanitari richiedono 1,1 miliardi di dollari per aiutare più di 6 milioni di persone bisognose. I finanziamenti immediati e urgenti saranno cruciali per soddisfare le esigenze umanitarie di milioni di civili nel mezzo di un’escalation delle ostilità.

Sostieni il Fondo umanitario in Ucraina

L’ONU ha lanciato un appello di emergenza per 1,7 miliardi di dollari per fornire aiuti alle persone all’interno dell’Ucraina e ai rifugiati fuggiti nei paesi vicini. Il Fondo umanitario ucraino è un fondo comune nazionale. I fondi messi insieme supportano una risposta umanitaria tempestiva, coordinata e basata sui diritti umani.

La tua donazione aiuterà le ONG umanitarie e le agenzie delle Nazioni Unite in Ucraina ad assistere le comunità e le persone più vulnerabili e a fornire loro cibo, acqua, riparo e altro supporto di base di cui hanno urgente bisogno. Grazie a questo meccanismo di risposta rapido e flessibile, il tuo regalo di oggi può davvero salvare una vita.

Link in basso per fornire assistenza alle vittime del conflitto in Ucraina

Fondo umanitario in Ucraina:

https://act.unfoundation.org/onlineactions/D47Mjcz_6ECF1PLeCnHIIw2

Agenzia ONU dei Rifugiati (UNHCR):

https://dona.unhcr.it/campagna/crisi-ucraina/

UNICEF:

https://donazioni.unicef.it/landing-emergenze/emergenza-ucraina?wdgs=GAEU&gclid=CjwKCAiAjoeRBhAJEiwAYY3nDD_jSpD6lKPQ0LHB7hQ9v5Iz2hU_ZE5WnT76RiUJGD4EccpjtDuYMBoCWY8QAvD_BwE#/home

World Food Programme:

https://donatenow.wfp.org/it/~mia-donazione?redirected=IT

 

Tigray. Crimine verso i diritti umani

CRONACA/Diritti umani di

Combattenti affiliati al Fronte popolare di liberazione del Tigray hanno deliberatamente ucciso decine di persone, sottoposto a stupri di gruppo decine di donne e ragazze – alcune delle quali di soli 14 anni – e saccheggiato beni pubblici e privati in due zone della regione amhara, nell’Etiopia del nord. Lo ha denunciato Amnesty International, in un rapporto diffuso oggi sulle atrocità commesse in una serie di attacchi avvenuti tra fine agosto e inizio settembre del 2021 nella città di Kobo e nel villaggio di Chenna, finiti nel mese di luglio sotto il controllo delle forze tigrine.

“Le forze tigrine hanno mostrato profondo disprezzo per le regole basilari del diritto internazionale umanitario. Vi sono sempre maggiori prove di crimini di guerra e possibili crimini contro l’umanità commessi nelle zone della regione amhara finite sotto il loro controllo a partire dallo scorso luglio, tra cui ripetuti casi di stupro, uccisioni sommarie e saccheggi, persino all’interno degli ospedali”, ha dichiarato Sarah Jackson, vicedirettrice di Amnesty International per l’Africa orientale, il Corno d’Africa e i Grandi Laghi.

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Ucraina. I diritti umani vengono meno.

Diritti umani di

AMNESTY INTERNATIONAL: “IN CASO DI ULTERIORE CONFLITTO ARMATO IN UCRAINA, CONSEGUENZE DEVASTANTI PER I DIRITTI UMANI DI MILIONI DI PERSONE”

Di fronte alla crescente minaccia dell’uso della forza militare da parte della Russia, Amnesty International ha ammonito che un’altra escalation del conflitto armato in Ucraina avrebbe conseguenze devastanti per i diritti umani nella regione: minaccerebbe le vite civili, i beni di sussistenza e le infrastrutture, produrrebbe un’acuta crisi alimentare e potrebbe causare sfollamenti di massa. In Ucraina si registra già un impatto negativo sui diritti economici e sociali: i prezzi dei generi alimentari e dei beni di prima necessità, compresi i medicinali, sono aumentati a detrimento dei diritti alle cure mediche e a un adeguato standard di vita, soprattutto delle persone anziane, di quelle giovani e di Continue reading “Ucraina. I diritti umani vengono meno.” »

Terre e comunità rare. Gli indios chiudono le loro terre.

Americas/AMERICHE/Diritti umani di

Il numero dei contagiati da coronavirus in America Latina ha ormai raggiunto quota 90.059, dei quali 4.247 sono morti. É quanto emerge da una statistica elaborata dall’ANSA sulla situazione esistente in 34 nazioni e territori latinoamericani. In appena tre giorni la regione è passata da 80.120 contagi e 3.364 morti, al bilancio odierno. Il Brasile continua a essere il primo Paese nella regione per numero di casi e di deceduti, registrando oltre un terzo dei positivi dell’America Latina.

Gli indigeni abbandonati di fronte alla pandemia

Per evitare il contagio, in almeno 12 Stati del Brasile, gli indios di varie etnie hanno chiuso l’accesso alle loro terre per cercare di impedire l’arrivo del coronavirus: lo rende noto il portale di notizie Uol, sottolineando che coloro che vivono nei villaggi sono più vulnerabili alle epidemie virali e temono che i casi di Covid-19 si diffondano nei loro territori. “Per il momento non abbiamo nessun caso sospetto, ma stiamo chiudendo il villaggio per non far entrare persone da fuori che possano contaminarci”, ha spiegato il capo tribù Almir Narayamoga, dell’etnia Suruì, che vive a Rondonia.

Il primo nativo sconfitto dal coronavirus è stato Alvanir Xirixana, 15enne che viveva nel villaggio Rehebe, lungo il fiume Uraricoera, una regione dove trafficano migliaia di garimpeiros (ricercatori illegali d’oro) che fanno affari illeciti nella Terra indigena yanomami. “La morte del ragazzo ha diffuso la preoccupazione tra gli yanomami”, scrive la Folha de S.Paulo. “Molti temono che si ripeta la tragedia provocata dall’invasione dei ricercatori d’oro tra gli anni sessanta e ottanta del novecento, quando il 15 per cento della popolazione morì a causa di malattie virali, in particolare del morbillo”. La stessa organizzazione che rappresenta i diritti degli Yanomami, l’Hutukara Associação Yanomami, pone l’attenzione sulle migliaia di ricercatori d’oro che ogni anno attraversano queste zone, sottolineando come il villaggio dove viveva Alvanir sia un loro percorso.

La diffusione del virus nei popoli nativi dell’America Latina è particolarmente preoccupante se consideriamo che per queste popolazioni la situazione è già estremamente drammatica. La malattia si aggiungerebbe ad altri problemi cronici come la malnutrizione o la carenza d’acqua potabile. Una delle raccomandazioni di base per evitare la diffusione del coronavirus è proprio il lavaggio frequente delle mani con acqua e sapone. Tuttavia, in America Latina, questa semplice raccomandazione può essere difficile da soddisfare poiché la regione convive con una costante contraddizione. Sebbene la regione abbia il 31% delle fonti di acqua dolce del mondo, quasi 37 milioni di persone non hanno accesso all’acqua potabile, secondo fonti della Banca mondiale. Mentre in Bolivia le comunità indigene praticano la semina dell’acqua, in Perù l’acqua viene catturata dalla nebbia. La popolazione zapoteca in Messico svolge da molti anni lavori di raccolta dell’acqua in buche costruite a tale scopo.

Oltre a tutto questo, le popolazioni native continuano ad affrontare vecchie sfide, come l’invasione delle loro terre, il disboscamento illegale o le estrazioni minerarie illegali che probabilmente, sono gli stessi vettori del virus. Per il momento i nativi stanno facendo la loro parte, cercando di non entrare in contatto con i ricercatori d’oro o con i narcotrafficanti che hanno grandi interessi economici nella regione, ma fin quando sarà presente il disinteresse dello stato, e nel caso del Brasile di Jair Bolsonaro gli attacchi frontali alle comunità indigene, l’autoisolamento dei nativi sarà fragile e forse inutile. Per tutte queste ragioni è necessario articolare un piano nazionale di emergenza che veda la partecipazione di organizzazioni indigene e istituzioni partner per riuscire a evitare il crollo di queste rare comunità.

 

Tra GDPR e rischi della rete. Il 24 maggio verrà presentato a Viterbo un libro sulla nuova normativa in materia di privacy.

 VITERBO: Tutti, ma proprio tutti, ormai, abbiamo sentito parlare del GDPR, ossia della General Data Protection Regulation. Chi non ha sentito parlare di questo acronimo, però, ha sicuramente percepito che “qualcosa” è cambiato. La privacy stessa, il suo concetto intrinseco, ontologico, ed il suo modo di manifestarsi, sono cambiati. Continue reading “Tra GDPR e rischi della rete. Il 24 maggio verrà presentato a Viterbo un libro sulla nuova normativa in materia di privacy.” »

La Corea del Nord e la legge di attrazione.

La bandiera del Partito dei Lavoratori di Corea, che raffigura l’emblema dell’ideologia “Juche”, ossia del socialismo nordcoreano (falce, martello e, in rappresentanza degli intellettuali, pennello calligrafico). Fonte Wikipedia

Adesso non prendetemi per pazzo. Il titolo è bizzarro, non solo per motivi di marketing o di SEO. Chi di Voi lettori ha mai sentito parlare della legge di attrazione? Ma sì dai, quella teoria bizzarra d’oltreoceano, diffusa inizialmente attraverso il libro “The Secret” (a cui poi sono seguiti una serie di “successi” editoriali), secondo cui se pensiamo intensamente e con fiducia ad una cosa, sia essa positiva o negativa si avvererà: praticamente se si pensa a ad un obiettivo personale, o ad una nostra paura, queste si materializzeranno. Se pensiamo ad una persona probabilmente la incontreremo o ci telefonerà. Ecco. Qualche volta, lo confesso, ho “applicato” la legge di attrazione e quello che avevo pensato si è verificato. Non voglio venderVi libri o teorie e non sono un coach o un motivatore. Ma erano diversi giorni – lo giuro! – che pensavo alla Corea del Nord. Ero scettico ma mi sto ricredendo.

È un argomento che mi ha sempre appassionato, per carità. Ma da diversi giorni guardavo documentari e leggevo notizie su quel Paese, sia in relazione alle normali nozioni che su di esso sono diffuse, sia alle trattative con gli USA che sembrerebbero in stallo. Molti penseranno che mi sono limitato a rinverdire le mie conoscenze a seguito del discorso di Capodanno da parte di Kim Jong-Un.

No, non è vero. Ci pensavo da prima. Ho controllato la mia cronologia internet ed è chiaro che la legge di attrazione ha funzionato. Per esempio: ho guardato sia su Sky che su Youtube (ovviamente in lingua originale) il lungo documentario del giornalista Michael Palin della BBC. Dopo pochi giorni, il 24 dicembre, una Corte statunitense ha condannato la Corea del Nord ad un risarcimento stratosferico per la morte del giovane studente 22enne Otto Warmbier, che – punito con 15 anni di lavori forzati per aver rubato un manifesto politico nell’area riservata di un hotel per turisti di Pyongyang – era ritornato a casa in coma dopo meno di un anno e mezzo di detenzione. La vicenda ormai è solo relativamente recente. Probabilmente i nordcoreani non avrebbero voluto farlo morire lì da loro (ed è strano che il giovane sia morto in seguito a torture o maltrattamenti, perché tutti i prigionieri stranieri pare vengano trattati molto bene, in qualità di merce di scambio per richieste di natura diplomatica nei confronti degli Stati di appartenenza). Ovviamente non esistono strumenti giuridici per costringere la Corea del Nord a pagare. E non credo che la DPRK impugnerà la decisione… La precisazione sull’albergo per turisti a Pyongyang è che, secondo alcuni siti internet, esistono solo pochi hotel riservati agli stranieri ed in alcuni di essi non esisterebbe il terzo o il quinto piano: vale a dire, secondo alcuni siti (di cui non escluderei comunque la matrice esageratamente complottista) un piano dell’hotel sarebbe destinato a spiare gli ospiti dell’albergo. Ecco come il giovane Warmbier sarebbe incappato nelle maglie della draconiana giustizia nordcoreana: entrando nel piano interdetto agli ospiti e trafugando, probabilmente per gioco, un manifesto di propaganda. Peccato fosse stato filmato ed arrestato all’aeroporto proprio il giorno della sua partenza verso gli States.

Successivamente, dopo qualche giorno, ho guardato i documentari sudcoreani di “Asian Boss”, in cui si intervistano alcuni disertori – o meglio defectors –  che sono scappati dal Nord per trovare rifugio al Sud, via Cina. Ebbene, dopo qualche giorno ecco il discorso di Kim Jong-Un, che ricorda agli Stati Uniti di limitare le sanzioni, salvo sospendere il processo di denuclearizzazione. Altra conferma della legge di attrazione. Ho cominciato a dare di nuovo un’occhiata in rete e mi era venuto in mente un vecchio gloriosissimo post del nostro ex Ministro degli Esteri Alfano, in cui si annunciava l’allontanamento dell’ambasciatore nordcoreano a Roma, Mun Jong-nam, come “persona non grata” (non gradita, nel senso latino del termine), in segno di protesta per i lanci missilistici del regime di Kim, peraltro sanzionati oltre che dall’ONU anche dall’UE (su European Affairs ne avevamo parlato qui).

Era un po’ che non cercavo informazioni su via dell’Esperanto, sede dell’ambasciata a Roma. Ed

L’ambasciata della DPRK in Italia, in via Esperanto 26 a Roma, secondo Google Street View.

effettivamente le informazioni sono sempre state molto poche, anche prima di tutti questi eventi. Esistono dei siti internet che diffondono i dati sulle ambasciate e sugli uffici consolari: ma sulla rappresentanza diplomatica della DPRK si trova sempre poco o nulla. Sull’ambasciatore, e anche sulla vicenda del suo allontanamento, esistono alcuni post sul sito internet della sezione italiana della KFA, l’associazione dell’amicizia della Corea del Nord. Per inciso, la KFA è un’associazione fondata da Alejandro Cao de Benós, che è un attivista spagnolo, anche cittadino nordcoreano, incaricato della DPRK per i rapporti con l’occidente. La KFA, apprendiamo dal suo sito, consente ai soci di viaggiare in Corea del Nord, in qualità di ospiti graditi, lungo degli itinerari che normalmente non sono aperti ai comuni turisti, nonché di partecipare a diverse iniziative culturali pro-DPRK. E in questo non c’è assolutamente nulla di male. Anzi. I viaggi per turisti (e per giornalisti) normalmente sono infatti sempre guidati ed organizzati.

Sembrerebbe, secondo alcuni documentari riportanti le dichiarazioni dei disertori, che in Corea del Nord anche i cittadini no

n godano del pieno diritto di circolazione all’interno del Paese. Pare che per spostarsi da una provincia all’altra o addirittura all’interno di una stessa provincia sia necessario un documento di autorizzazione. Ma questo è quanto raccontano i defectors. Ovviamente nulla è confermato, né smentito.

Mi sono sempre chiesto se l’ambasciatore partecipasse ai periodici incontri della diplomazia presente a Roma, agli auguri di Natale, alle feste nazionali dei singoli Paesi che normalmente sono oggetto di invito tra le comunità diplomatiche residenti in una Capitale. Non ho notizie certe, ma non credo che ciò sia avvenuto con frequenza. Altrimenti la cosa avrebbe destato anche un minimo scalpore. Da qualche parte, ieri, ho letto che l’ambasciatore non era completamente o del tutto accreditato Mi sembra strano perché dall’elenco delle rappresentanze diplomatiche straniere in Italia, reperibile qui sul sito del M. A. E. C. I., risulta anche l’ambasciata della DPRK.

A ora di pranzo, sempre di ieri, leggo un’agenzia in cui si dice che l’incaricato d’affari della Corea del Nord in Italia, il 48enne Jo Song-gil, che era di fatto il diplomatico di Pyongyang di rango più alto nella nostra penisola, ha disertato con tutta la sua famiglia. Ossia è scappato dalla sede diplomatica e non si sa dove sia, almeno dalla fine di novembre. Era rimasto l’unico diplomatico “operativo”, dopo l’allontanamento dell’ambasciatore. L’elemento eccezionale sembrerebbe proprio che l’incaricato d’affari fosse in Italia con la sua famiglia, cosa che – pare – non sia generalmente concessa ai diplomatici nordcoreani, proprio perché in caso di tradimento lascerebbero la propria famiglia in Patria. Molte fonti giornalistiche sostengono che in caso di tradimento o diserzione, il regime avvii dei procedimenti sanzionatori nei confronti dei familiari dei traditori. La possibilità concessa all’incaricato d’affari lascia presumere che questi fosse un soggetto di altissimo rango e di comprovata fedeltà al governo nordcoreano.

La bandiera della Repubblica Democratica Popolare di Corea (fonte Wikipedia)

Analogo episodio era occorso in Gran Bretagna, quando il vice ambasciatore, con la sua famiglia, aveva disertato e abbandonato la sua sede diplomatica.

Adesso sembrerebbe che il diplomatico accreditato in Italia, prossimo alla scadenza del suo mandato, abbia chiesto asilo politico in o ad una non meglio specificata nazione occidentale. Questo è quanto confermano fonti sudcoreane.

L’ambasciata della DPRK a Roma è sicuramente strategica, perché consente a qual Paese orientale di intrattenere relazioni diplomatiche oltre che con il Belpaese, anche con la FAO, l’IFAD ed il WFP, tutte agenzie ONU che si occupano di aiuti umanitari nel campo dell’agricoltura e dell’alimentazione. Alcune di esse hanno anche una rappresentanza in quel Paese. Purtroppo la Corea, negli scorsi anni, è stata colpita da numerose carestie che hanno in parte affamato la popolazione. A questo si aggiunge l’inevitabile arretratezza industriale dell’agricoltura nazionale che risente del regime sanzionatorio rivolto alla DPRK dalla comunità internazionale. Pertanto, le agenzie “alimentari” dell’ONU sono fondamentali.

La nostra Farnesina nega di essere a conoscenza di quanto abbia fatto o stia facendo il diplomatico. Non sappiamo se e quanto ci sia l’opera di una intelligence nostrana o straniera in tutto questo. Devo ammettere che non ho nemmeno idea di quali possano essere gli interessi italiani in Corea del Nord. L’Italia non ha una sua ambasciata a Pyongyang: le funzioni diplomatiche e consolari sono assolte dall’Ambasciata d’Italia a Seul, per cui gli Italiani in difficoltà in Corea del Nord possono rivolgersi all’Ambasciata svedese o alle altre ambasciate di stati dell’UE in DPRK (ad esempio quella Romena). L’unico modo di raggiungere la Corea del Nord è un volo da Pechino, da Shenyang o dalla russa Vladivostok. Il visto è obbligatorio per quasi tutti i Paesi del mondo (tranne per i cittadini di Singapore. Una volta erano esonerati dal visto anche quelli della Malesia, ma le relazioni diplomatiche tra i due Paesi si sono interrotte a seguito dell’assassinio del fratellastro di Kim Jong-Un, Kim Jong-Nam, avvenuto nel 2017 a Kuala Lampur in circostanze misteriose).

Di questa vicenda, che continuerò a monitorare, ho capito due cose: la prima è che il dossier Corea del Nord è tutt’altro che in via di risoluzione e che probabilmente gli USA non sono gli unici attori (unitamente alla Corea del Sud) nel processo di pacificazione e denuclearizzazione della penisola (mi piacerebbe molto dire riunificazione, ma sarebbe troppo), perché anche l’Europa (intesa come UE o come singoli Stati membri) presto potrebbe avere un suo ruolo.

La seconda cosa che ho capito, e che più di tutto mi stupisce, è che forse la legge di attrazione funziona davvero.

Domenico Martinelli
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