GEOPOLITICA DEL MONDO MODERNO

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FUORI DAL CORO

Ma l’ONU, così, serve ancora?

Il conflitto che sta sconvolgendo l’Ucraina ha messo in evidenza un vuoto pauroso nel panorama delle istituzioni internazionali che a vario titolo sono coinvolte nella risoluzione della crisi. Questo vuoto è dato dall’assenza di quella che dovrebbe essere l’istituzione primaria per il mantenimento della pace, cioè dell’ONU!

Questo organismo internazionale creato per “prevenire la guerra, per condannare la guerra, per fermare la guerra!” come ribadito dell’ambasciatrice USA presso le Nazioni Unite, Linda Thomas Green-Field, allo stato attuale dei fatti ha fallito ancora il suo compito dimostrando di essere incapace di assolvere la missione per la quale sono state decise la sua costituzione e il suo sviluppo.

Pur non essendo una novità, in quanto la storia dell’Organizzazione è segnata da clamorosi insuccessi, anche in questa occasione la vacuità delle azioni operate ha evidenziato la reale impotenza dell’ONU a ricoprire con successo il ruolo per il quale è nato e dovrebbe operare.

L’ONU ha, infatti, dimostrato ancora una volta che da solo non è in grado di imporre nulla ed è completamente inerme nei confronti di una crisi come quella che attualmente scuote il nostro continente, soprattutto quando uno dei protagonisti principali risulta essere uno dei cinque Paesi che nel Consiglio di Sicurezza hanno il diritto di veto.

La scorsa settimana – dopo quasi 20 giorni dall’inizio del conflitto – l’Assemblea Generale dell’ONU ha votato in favore di una risoluzione che chiedesse l’immediata fine delle operazioni in Ucraina.

L’esito della votazione, che ha ottenuto 141 voti a favore, 4 voti contrari e 35 astensioni, ha rappresentato una dimostrazione di supporto all’Ucraina condivisa ed estesa – ma non generale come ci si sarebbe potuto aspettare -, che si è tradotta in una dichiarazione di intenti non cogente e assolutamente simbolica. In sintesi, assolutamente inutile per il paese attaccato e moralmente ambigua per il ruolo che l’ONU dovrebbe interpretare

Il valore formale della votazione dell’Assemblea Generale risulta ulteriormente sminuito se si considera che solo alcuni giorni prima il Consiglio di Sicurezza, organo molto più importante e rilevante a livello diplomatico, aveva veicolato un differente e ben più pesante messaggio.

Infatti, in tale sede il Segretario Generale non aveva potuto emanare una risoluzione che imponesse l’immediata cessazione delle ostilità e il ritiro delle truppe russe, in quanto, benché sostenuta da 11 voti favorevoli, la mozione era stata bloccata dal “no” del rappresentante russo, che, come membro permanente del Consiglio, aveva esercitato il suo diritto di veto secondo quanto previsto dalla procedura dell’Organizzazione.

Considerazioni di opportunità politica hanno impedito ai Paesi membri di sfidare il veto e, quindi, hanno consentito la limitazione delle prerogative del Segretario Generale.

L’utilizzazione di questo diritto da parte di uno dei cinque membri permanenti al fine di supportare gli interessi specifici delle proprie politiche estere è una delle caratteristiche che hanno da sempre contraddistinto l’attività dell’Organizzazione; tuttavia, è opportuno notare come questa procedura negativa si sia intensificata negli ultimi anni, rendendo poco o nulla incisive le attività dell’ONU nell’ambito della gestione delle varie crisi internazionali, non ultima l’annessione della Crimea nel 2014.

L’irrilevanza nell’ambito del palcoscenico delle relazioni internazionali che contraddistingue da diversi anni l’Organizzazione è conseguenza di questa peculiarità organizzativa che, creando le premesse per un’impasse decisionale nell’ambito del Consiglio di Sicurezza, ne vanifica la funzione.

Le proposte per la soluzione di questa criticità sono state diverse, da un allargamento dei membri con diritto di veto a una differente ripartizione dei posti nel Consiglio di Sicurezza, sino all’abolizione del concetto stesso di veto, ma tutte sono naufragate nell’impossibilità di trovare un accorso che potesse essere accettato da tutti i Paesi, in quanto la percezione comune è stata quella di evitare una qualsiasi compromissione della possibilità di tutelare gli interessi nazionali ritenuti indispensabili.

Ma questa non è stata la sola causa della perdita di credibilità che sta condizionando l’ONU, svuotando di significato le sue istituzioni e privando di efficacia le sue azioni.

Purtroppo, non è solo l’Assemblea Generale che attraversa un momento di crisi, ma anche le molteplici Agenzie Specializzate, che sono state costituite come parte operativa dell’Organizzazione (tra cui l’UNESCO, la FAO, il WFP, il WHO, l’IMF), hanno dimostrato una flessione notevole nella percezione generale sia della loro utilità sia delle loro capacità intrinseche di esprimere valori fondamentali riconosciuti e universalmente condivisi.

La perdita di consenso globale e la diminuzione dell’efficacia organizzativa sono state determinate da differenti fattori di carattere tecnico specifico come la crescente complessità delle problematiche mondiali, l’evoluzione delle situazioni geopolitiche di riferimento nelle quali le Agenzie dovrebbero svolgere la loro opera, l’estensione temporale delle attività connesse alla risoluzione di problematiche specifiche, la crescita esponenziale dei fondi necessari alla realizzazione dei progetti. Tutte queste condizioni, avendo come risultato il mancato conseguimento degli obiettivi fondamentali stabiliti dalle Agenzie, determinando la scarsa incisività nella risoluzione delle problematiche, evidenziando l’impiego di fondi e risorse secondo criteri di dubbia efficacia, hanno avuto come conseguenza il declino dell’efficienza dell’Organizzazione in generale e la perdita di fiducia che globalmente i Paesi riponevano nell’ONU.

A questo declino non è estraneo, inoltre, un fenomeno che ha percorso trasversalmente l’Organizzazione stessa, che è quello della percezione dell’incapacità nel fornire soluzioni di successo alle varie problematiche, dell’inadeguatezza di gran parte del personale a ricoprire ruoli e funzioni e della corruzione che spesso ha caratterizzato le attività messe in atto nelle operazioni internazionali, nell’assunzione del personale e nella scelta dei dirigenti.

A questo punto si impone la necessità di operare una riflessione profonda sulla opportunità di rivitalizzare un’organizzazione, la cui importanza originale rimane immutata e oltremodo critica in un mondo che attraversa un’evoluzione caratterizzata da conflitti e da attriti internazionali sempre più frequenti e pericolosi, ma che è cresciuta in maniera esagerata, con ramificazioni che si estendono ai campi più disparati e che ha visto la sua credibilità offuscata dalla applicazione di criteri organizzativi e gestionali stabiliti in una condizione geopolitica che ormai non esiste più.

Il fatto che nell’ambito dell’Assemblea Generale, durante la votazione per la risoluzione sulla crisi in Ucraina, come detto in apertura, ben 35 Paesi si siano astenuti (circa un quarto degli Stati Membri!) dovrebbe stimolare una revisione critica che dia una risposta alle seguenti domande.

Il ruolo dell’ONU di organizzazione mondiale che ha come scopo il mantenimento della pace e il prevalere del diritto nei rapporti internazionali è ancora un valore fondamentale condiviso e perseguito dalla Comunità Internazionale?

Il concetto di universalità dei principi che hanno ispirato l’ONU e che ne guidano le sue azioni deve essere ancora il presupposto fondamentale dell’Organizzazione?

Se la risposata a queste domande, come fermamente credo debba essere, è sì, allora la Comunità Internazionale deve procedere a una rifondazione dell’ONU, provvedendo a individuare e stabilire nuovi criteri e nuove modalità operative al fine di consentire che le funzioni di garante della pace e custode del diritto internazionale che, a suo tempo, sono state individuate come i pilastri costitutivi di questa organizzazione, possano ritornare a essere assolte con successo nell’ambito di un rinnovato consenso globale di tutti gli Stati Membri.

 

 

 

“Nome in codice Gladio”. Presto un secondo volume sull’epopea della Stay behind italiana.

BOOKREPORTER/Difesa/FUORI DAL CORO di

Un po’ di tempo fa sono stati necessari due articoli (qui  e qui) su European Affairs Magazine per spiegare meglio ai lettori cosa fosse Gladio, vista da un’altra prospettiva, in parte non conforme a quanto negli anni era stato detto, scritto e raccontato da molti.

Per farlo, abbiamo approfittato dell’opera di Mirko Crocoli, “Nome in codice Gladio” uscita circa un anno e mezzo fa per i tipi di A.Car. Edizioni, e già ristampata due volte, ed abbiamo intervistato sia l’autore che il Generale Inzerilli, capo dell’organizzazione Gladio.

Grazie a quelle interviste ed alla lettura del libro, ci siamo fatti l’idea di come Gladio fosse un’organizzazione che nulla aveva a che vedere con l’aura di complottismo di cui, nel tempo, la storiografia ed il giornalismo di massa l’avevano ammantata.

All’epoca cercammo di fornire una versione per quanto più possibile tecnica – sotto il profilo militare e delle teorie sull’intelligence – volutamente

La copertina del primo volume, “Nome in codice Gladio”.

apolitica e, possibilmente anche costruttivamente critica.

Di sicuro gli appartenenti civili e militari di Gladio erano spinti da un sincero amor di Patria, perché sacrificarono tempo, energie, lavoro, denaro e – purtroppo – anche la reputazione per servire un’organizzazione, di cui la storiografia ufficiale ha poi disconosciuto l’impegno, il valore, il senso di appartenenza e la spinta idealistica.

Ma questo articolo non vuole essere una ripetizione di quanto già scritto. Invito i lettori e cliccare sui link che ho riportato, e potranno agevolmente farsi un’idea o rinfrescarsela.

Quello che mi preme qui sottoporre all’attenzione dei lettori e dei cultori di queste materie, è che l’autore Crocoli ci ha comunicato di avere in animo di dare alle stampe un nuovo volume sull’epopea della Stay behind italiana, scritto a quattro mani con il già citato Ufficiale. Il Generale conserva infatti ancora storie, foto, informazioni e dati inediti, che potranno confluire in questo sequel al primo libro scritto con Crocoli.

Mentre infatti il primo volume, che abbiamo recensito con i nostri articoli-intervista, si è occupato – anche sotto un profilo strettamente tecnico – della sorte della componente militare di Gladio, il secondo volume dovrebbe concentrarsi sulla gogna mediatica e sui numerosi problemi causati dallo scandalo del 1990 in danno della componente civile di Gladio, composta dai famosi 622 “Gladiatori”.

Secondo quanto ci è stato dichiarato, “Crocoli ha raccolto con fatica nell’ultimo anno solare decine di testimonianze di “reduci” della Stay-Behind sparsi in tutta Italia. Quelli ancora in vita e altri che hanno lasciato ai posteri confessioni segrete, intime e personali.” Il tutto per confezionare “un plico straordinario che mette insieme emozioni e dati storici inequivocabili. Gioie, ricordi, passione, lacrime e dolore“.

Inoltre, non è escluso che nelle pagine del libro in uscita vengano esperiti degli approfondimenti anche su altre organizzazioni, più di qualche volta erroneamente definite simili a Gladio, ma ontologicamente molto diverse anche soltanto per il fatto di essere fortemente ideologizzate e politicamente colorate. Diverse, probabilmente, anche e soprattutto perché se n’è parlato sempre poco ed in maniera sommessa.

Il lavoro, corposo, dovrebbe culminare con la pubblicazione del nuovo volume all’inizio del 2020, con la speranza che esso possa davvero “raccontare la verità, talvolta negata o mistificata”.

Proprio perché la ricerca della verità comporta un impegno certosino e meticoloso, e richiede talvolta di compiere scelte difficili, esponendosi a responsabilità ed a critiche, auguriamo di cuore buon lavoro agli autori del prossimo volume in uscita. E non vediamo l’ora di leggerlo.

Legge spazzacorrotti e sospensione della prescrizione, effettiva giustizia o populismo?

FUORI DAL CORO/SOCIETA' di

“Non voglio vendetta, chiedo giustizia” è la frase che sempre più spesso sentiamo dire da vittime di reato o, più spesso, dai loro stretti congiunti ed è innegabilmente comprensibile. Tutti, anche chi di noi solo apprende di un reato commesso a danno di qualcuno, vorremmo che il responsabile fosse condannato ad una pena esemplare. Dobbiamo però ammettere che troppo spesso questo non succede e vediamo l’imputato, se mai si arrivi ad una imputazione, sfuggire alle maglie della giustizia per intervenuta prescrizione. Allora si solleva l’indignazione popolare che, più o meno giustamente, manifesta rabbia verso chi ha permesso che l’imputato la facesse franca. Continue reading “Legge spazzacorrotti e sospensione della prescrizione, effettiva giustizia o populismo?” »

Nobel per la pace, tra polemiche e messaggi distorti. Greta e Malala

FUORI DAL CORO/SOCIETA' di

Contro molti pronostici, il Nobel per la Pace non è andato a Greta Thunber, la giovane svedese che ha portato nelle piazze sette milioni di giovani a protestare a favore del clima. Non sarebbe stata la prima volta che il prestigioso riconoscimento venisse attribuito a chi direttamente non si confronta con temi direttamente attinenti alla pace. Continue reading “Nobel per la pace, tra polemiche e messaggi distorti. Greta e Malala” »

Gianni Dell'Aiuto
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