Il presidente Michel Emi Maritato chiede un fondo nazionale per sostenere le attività di vigilanza ambientale, maggiori tutele economiche e procedure di rimborso più semplici. Al centro della denuncia, la disparità di trattamento rispetto agli operatori del Servizio Civile Universale.
La lotta contro i roghi tossici, l’abbandono illecito dei rifiuti e il bracconaggio passa anche attraverso il lavoro quotidiano delle guardie ambientali volontarie e degli ispettori rurali. Figure impegnate nella sorveglianza del territorio e nella collaborazione con le forze dell’ordine, che tuttavia devono confrontarsi con risorse economiche limitate e procedure burocratiche complesse.
A denunciare questa situazione è Michel Emi Maritato, presidente del sindacato autonomo AssoTutela, che sollecita un intervento delle istituzioni per riconoscere maggiori garanzie a chi contribuisce alla tutela dell’ambiente e alla prevenzione degli illeciti nelle aree rurali.
Secondo Maritato, l’attuale sistema presenta una contraddizione evidente: mentre i giovani impegnati nel Servizio Civile Universale percepiscono un assegno mensile, le guardie ambientali e gli ispettori rurali operano prevalentemente su base volontaria, sostenendo spesso personalmente le spese necessarie per svolgere le attività di controllo.
«È un paradosso inaccettabile che fotografa due pesi e due misure da parte dello Stato», afferma il presidente di AssoTutela, richiamando la differenza tra l’assegno mensile di 507,30 euro indicato per il Servizio Civile Universale e il sistema dei rimborsi spese previsto per gli operatori volontari.
Il nodo dei rimborsi e delle responsabilità
Il problema riguarda soprattutto la sostenibilità economica delle attività di vigilanza. Gli operatori devono affrontare spostamenti, pattugliamenti e interventi sul territorio, talvolta in contesti caratterizzati dalla presenza di fenomeni criminali legati allo smaltimento illegale dei rifiuti e al danneggiamento ambientale.
Nel comunicato, AssoTutela richiama l’articolo 17 del Codice del Terzo Settore, che disciplina il volontariato e il rimborso delle spese sostenute. La normativa esclude la retribuzione dell’attività volontaria e prevede specifiche condizioni per il riconoscimento dei rimborsi. Il limite di 150 euro mensili, richiamato dal sindacato, riguarda in particolare la modalità di rimborso mediante autocertificazione, entro il tetto di 10 euro giornalieri.
Secondo l’organizzazione, le difficoltà aumentano quando i rimborsi dipendono dalle disponibilità finanziarie delle amministrazioni locali o delle associazioni convenzionate. Il comunicato denuncia inoltre ritardi nei pagamenti che, in alcuni casi, supererebbero i sei mesi.
Una situazione che rischia di compromettere la continuità delle attività di sorveglianza, soprattutto nei territori dove le risorse comunali sono più limitate.
«Le guardie ambientali e gli ispettori rurali non fanno passeggiate ricreative: affrontano la criminalità ambientale, monitorano incendi e accertano reati penali assumendo enormi responsabilità legali», sostiene Maritato, rivendicando un riconoscimento più adeguato delle funzioni svolte.
Le tre richieste di AssoTutela al Governo
Per superare le criticità denunciate, AssoTutela propone l’apertura immediata di un tavolo istituzionale e individua tre interventi prioritari.
Il primo riguarda l’istituzione di un Fondo Nazionale Unico per la sicurezza sussidiaria ambientale e rurale, destinato a garantire risorse economiche stabili per le attività di vigilanza, riducendo la dipendenza dai bilanci dei piccoli Comuni.
La seconda proposta punta al superamento dell’attuale sistema di sostegno economico, con l’obiettivo di avvicinare le tutele riconosciute agli operatori ambientali agli standard previsti per il Servizio Civile Universale. Una richiesta che comporterebbe la necessità di individuare strumenti normativi compatibili con la natura volontaria delle attività.
Il terzo intervento riguarda la semplificazione delle procedure amministrative. Secondo il sindacato, gli adempimenti richiesti per ottenere il rimborso delle spese rappresentano un ulteriore ostacolo per persone che già mettono gratuitamente a disposizione tempo e competenze professionali.
La sicurezza ambientale e il ruolo degli enti locali
La questione sollevata da AssoTutela si inserisce nel più ampio dibattito sulla capacità delle amministrazioni di garantire un controllo costante del territorio. Le attività di vigilanza ambientale volontaria possono rappresentare un supporto per gli enti locali, soprattutto nelle aree agricole e periferiche, dove il monitoraggio di discariche abusive, incendi e fenomeni di degrado richiede una presenza diffusa.
Resta tuttavia necessario distinguere le competenze degli operatori volontari da quelle attribuite alle forze di polizia e agli organi pubblici di controllo. Le funzioni esercitate dalle guardie ambientali dipendono infatti dalle specifiche qualifiche, dalle norme applicabili e dagli incarichi formalmente conferiti.
La richiesta avanzata da AssoTutela apre quindi una questione che riguarda sia le risorse disponibili sia l’organizzazione della vigilanza territoriale: come assicurare continuità alle attività di supporto senza trasformare il volontariato in una forma di lavoro strutturalmente non retribuito.
«La transizione ecologica e la sicurezza sussidiaria non possono essere finanziate con il portafoglio dei singoli operatori. È tempo che lo Stato riconosca il giusto valore a chi difende la nostra terra», conclude Maritato.
Per AssoTutela, il prossimo passo deve essere un confronto con le istituzioni nazionali, finalizzato a definire un sistema di sostegno più uniforme e sostenibile per gli operatori impegnati nella protezione dell’ambiente.
