Il 7 ottobre, al Freeman Coliseum di San Antonio, Donald Trump è tornato in Texas per sostenere Ken Paxton, candidato repubblicano al Senato, ma il suo comizio è stato ripetutamente interrotto dalle contestazioni: è la terza visita del presidente nello Stato in meno di un mese. Questa presenza, insolitamente intensa per una roccaforte conservatrice, è dovuta alla delicata situazione in cui versa il consenso dei repubblicani nello stato texano: sono chiamati a difendere un seggio che i sondaggi hanno reso contendibile. Il Texas, ovviamente, non è diventato improvvisamente democratico, ma i suoi cittadini sentono la necessità di mobilitarsi direttamente contro l’amministrazione Trump, dimostrando quanto la competizione in queste elezioni di midterms sia diventata particolarmente importante per gli equilibri nazionali, come solo probabilmente nelle votazioni avvenute nel 1966, nel 1994 e nel 2018.
Trump ha la necessità di conservare il vantaggio per mantenere una maggiore capacità di manovra atta a sostenere le proprie priorità legislative e le nomine dell’amministrazione. Per i democratici, il Texas rappresenta la possibilità di contendere un territorio storicamente repubblicano, in modo da frenare l’espansività dei piani presidenziali e, concretamente, legare così le mani al POTUS.
La candidatura di Paxton porta con sé un bagaglio di controversie che gli avversari stanno cercando di trasformare in tema elettorale. Il Senato statale lo assolse due anni fa dalle accuse di frode finanziaria, consentendogli di restare procuratore generale, ma questi precedenti non sembrano intaccare il sostegno di una parte dell’elettorato MAGA, che considera Paxton un combattente contro le istituzioni e le élite.
Costituiscono però un punto di attacco per James Talarico, che ha incentrato una parte della propria campagna sulle questioni etiche e sui rapporti tra potere politico e interessi economici: documentati sono i contributi alla campagna di Paxton provenienti da donatori legati a organizzazioni che avevano interessi dinanzi al suo ufficio. Donazioni che sono in essere legali, ma è concreta la possibilità di conflitti d’interesse legati a queste operazioni. Paxton dovrà capire se la fedeltà a Trump e l’identità conservatrice saranno sufficienti a neutralizzare le riserve sulla sua credibilità personale, ricercando le risposte nel comportamento degli elettori indipendenti e nei repubblicani meno legati al nome del candidato.
Talarico, deputato democratico alla Camera, tenta invece di costruire un consenso che vada oltre il tradizionale elettorato del suo partito, sfruttando le capacità di raggiungere gruppi diversi attraverso temi che non coincidono necessariamente con le divisioni ideologiche più note, come il costo della vita, l’accesso ai servizi, l’integrità delle istituzioni e il ruolo della religione nella società. E l’ultimo punto è molto interessante perché cerca di contendere ai conservatori il linguaggio della fede: la sua comunicazione richiama la formazione teologica e interpreta il cristianesimo attraverso temi sociali e di giustizia, una scelta questa che potrebbe ampliare il suo bacino elettorale.
Per Washington, un eventuale cambiamento del seggio avrebbe conseguenze sulla composizione del Senato e sul margine politico dell’amministrazione Trump, mentre per il resto dell’emisfero occidentale, la questione diventa molto rilevante: il Texas è un nodo economico e logistico nei rapporti con il Messico, oltre a essere al centro del dibattito statunitense su frontiera e immigrazione. Il controllo del Congresso può incidere sul finanziamento delle politiche, sulla supervisione dell’amministrazione e sulle scelte legislative, anche se non determinerà automaticamente un cambio di rotta in politica estera. In definitiva, la possibilità che un democratico conquisti un seggio in uno Stato tradizionalmente repubblicano, offre un banco di prova per capire se il consenso costruito da Trump riesca a tenere insieme le diverse componenti della sua coalizione quando entrano in gioco il costo della vita, la reputazione dei candidati e le priorità delle comunità locali.
È una domanda che riguarda non solo il futuro del Partito e del movimento MAGA, ma anche la capacità di Washington di mantenere una linea politica coerente nei rapporti con partners e avversari.
