FBI: «Mosca pianifica omicidi all’estero». La Russia denuncia possibili provocazioni occidentali

Alla vigilia delle elezioni per la Duma cresce lo scontro tra Mosca e Washington. Gli Stati Uniti accusano una rete legata all’intelligence russa di aver progettato omicidi e attacchi in America e in Europa. Zakharova: «Pronti a fronteggiare provocazioni occidentali».

Lo scontro tra Russia e Occidente si sposta sempre più sul terreno delle operazioni clandestine e della sicurezza interna. Le autorità statunitensi hanno annunciato di aver smantellato una presunta rete collegata ai servizi di intelligence della Federazione Russa, accusata di pianificare omicidi mirati negli Stati Uniti e operazioni violente nei Paesi europei considerati vicini all’Ucraina.

Il Dipartimento di Giustizia americano ha reso pubblica il 15 settembre un’incriminazione nei confronti di cinque persone, attualmente latitanti, accusate di aver lavorato per una rete dell’intelligence russa impegnata nell’organizzazione di attacchi e omicidi in diversi Paesi. Secondo l’accusa, il gruppo sarebbe operativo almeno dal 2024 e avrebbe concentrato inizialmente la propria attività contro dissidenti e disertori russi, estendendo successivamente le operazioni verso obiettivi nei Paesi considerati alleati di Kiev. Le contestazioni restano accuse e gli imputati sono presunti innocenti fino a eventuale condanna.

Uno degli episodi al centro dell’indagine riguarda il presunto progetto di assassinare un importante dissidente russo che vivrebbe nell’area di Washington. La rete avrebbe cercato persone disponibili a svolgere attività di sorveglianza preliminare e, successivamente, a partecipare all’omicidio. Secondo gli investigatori americani, sarebbero stati effettuati o tentati anche pagamenti a collaboratori negli Stati Uniti e all’estero.

L’inchiesta assume una dimensione direttamente europea. Nell’atto d’accusa si sostiene infatti che appartenenti alla rete avrebbero incaricato propri associati di compiere o tentare azioni contro infrastrutture civili e militari in Paesi europei ritenuti allineati con l’Ucraina. Il procedimento statunitense inserisce quindi il presunto piano in un quadro più ampio rispetto alla sola repressione dei dissidenti russi all’estero.

James C. Barnacle Jr., responsabile dell’ufficio FBI di New York, ha dichiarato che l’operazione è stata interrotta grazie alla cooperazione tra diversi uffici federali e autorità partner. Darren B. Cox, responsabile dell’FBI di Washington, ha parlato invece di un’azione coordinata che avrebbe impedito tentativi di compiere atti violenti nella capitale statunitense e nel resto del Paese.

Le accuse arrivano mentre in Russia cresce la tensione politica e di sicurezza in vista delle elezioni per il rinnovo della Duma di Stato, previste dal 18 al 20 settembre 2026. Il voto rinnoverà i 450 seggi della Camera bassa del Parlamento russo e sarà accompagnato da consultazioni regionali.

Mosca, contemporaneamente, accusa l’Occidente di preparare operazioni destinate a interferire con il voto. La portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova ha dichiarato a Radio Sputnik che diplomatici e autorità russe sarebbero preparati ad affrontare eventuali «provocazioni occidentali» durante la consultazione.

«Siamo assolutamente pronti», ha affermato Zakharova, sostenendo che anche i Paesi occidentali starebbero preparando iniziative contro la Russia in occasione delle elezioni. Si tratta di accuse formulate da Mosca che, allo stato delle informazioni disponibili, non risultano accompagnate nelle dichiarazioni citate da prove pubbliche specifiche.

Le due vicende mostrano un ulteriore livello dello scontro che accompagna la guerra in Ucraina. Accanto alle operazioni militari e alla competizione diplomatica, Stati Uniti e Russia si accusano reciprocamente di attività clandestine, interferenze e provocazioni. Il dossier aperto dalla magistratura americana porta ora una parte di questo confronto nelle aule giudiziarie, mentre Mosca prepara il voto parlamentare in un clima politico fortemente condizionato dalla guerra.

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