GEOPOLITICA DEL MONDO MODERNO

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Roma International Estetica 2022: la bellezza torna in fiera dal 19 al 21 marzo

ECONOMIA di

La manifestazione di Fiera Roma dedicata all’universo dell’estetica e ai suoi professionisti è posticipata a marzo per garantire la massima sicurezza di tutti. Roma International Estetica quest’anno inaugura la primavera. L’appuntamento 2022 della fiera professionale dell’estetica e del benessere, a garanzia della sicurezza di tutti, è stato posticipato e si svolgerà dal 19 al 21 marzo. I professionisti della bellezza e le novità del settore saranno i protagonisti anche di questa quattordicesima edizione organizzata da Fiera Roma. Secondo il format che ormai è diventato un elemento distintivo del progetto, Roma International Estetica, accanto alla parte espositiva, ospiterà un intenso programma di convegni, workshop e show, che ne fanno un luogo di incontro e confronto per addetti ai lavori e appassionati.

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UER riunioni dell’Eurogruppo e dei ministri dell’Economia e delle finanze

EUROPA di

UE: riunione dell’eurogruppo e dei ministri dell’economia e delle finanze. Sul tavolo: dal meccanismo europeo di stabilità al piano di ripresa e resilienza per il post-pandemia. A presiedere le riunioni anche il commissario europeo per gli affari economici e monetari Paolo Gentiloni.

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FEDERBALNEARI ITALIA: TUTTE LE ASSOCIAZIONI UNITE PER TUTELARE IL TURISMO BALNEARE MADE IN ITALY. TAVOLO TECNICO DOPO IL VOTO PER IL COLLE

ECONOMIA di

“L’unità di tutte le associazioni che rappresentano i balneari italiani è imprescindibile per affrontare nel migliore dei modi il tavolo tecnico sul tema delle concessioni demaniali”.

È questo il monito che arriva da Marco Maurelli, Presidente di Federbalneari Italia, che sottolinea come coesione e responsabilità siano la sola via percorribile, nell’interesse dell’intera categoria e del modello balneare italiano stesso. “Una realtà -spiega Maurelli -che rappresenta migliaia di imprese, per la gran parte di tradizione familiare, che da decenni dedicano i loro sforzi alla valorizzazione delle spiagge italiane e del turismo Made in Italy, un settore trainante dell’economia del mare, oggi destabilizzato da due sentenze del Consiglio di Stato”.

“La costituzione di un tavolo tecnico per discutere con il Governo Il tema delle concessioni è un grande risultato e costituisce un passo avanti. Siamo reduci da oltre 10 anni di inadempienze della politica e degli esecutivi che si sono succeduti, ora che abbiamo questa opportunità – commenta Maurelli – chiediamo che la discussione di punti vitali per la categoria, imprescindibili per condurci verso la stabilizzazione del sistema balneare Italiano, venga fatta nei tempi giusti, senza rischiare che la fretta eccessiva di chiudere la questione porti a risoluzioni non ponderate.

È stato condiviso un documento unico sui contenuti da presentare al Governo da parte di tutto il mondo balneare italiano e fissare il tavolo tecnico a febbraio, dopo l’elezione del Presidente della Repubblica, può concedere più respiro a un processo complesso, che merita una maggiore riflessione. Da parte loro, associazioni e sigle sindacali devono impegnarsi ad abbandonare ogni sterile personalismo e adottare una univoca linea responsabile. Lo dobbiamo alla categoria e alle istituzioni, in palio c’è il futuro delle nostre imprese e del turismo italiano”.

Lo scorso 21 dicembre al Campidoglio la cerimonia del Premio di Poesia ispirato al Principe Nicolò Boncompagni Ludovisi

SOCIETA' di

ROMA, Villa Aurora Boncompagni Ludovisi, nello scorso giugno si è tenuta la presentazione del Premio Internazionale di Poesia Principe Nicolò Boncompagni Ludovisi; augurato e voluto dalla Principessa Rita Boncompagni Ludovisi, organizzato dell’Associazione Culturale “Calliope” di Maria Buongiorno sotto la direzione artistica di Diego De Nadai e con il Patrocinio di Roma Capitale.

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Le attività produttive per il contenimento della diffusione del COVID-19

ECONOMIA di

Il presente lavoro vuole illustre i risultati dello studio sull’ analisi delle attività produttive, per il contenimento della diffusione del COVID 19”, che è stato elaborato e pubblicato da un team di ricercatori, biologi ed esperti di sicurezza lavoro nello scorso giugno 2021.

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Amelio (Deloitte): Sostenibilità, con l’entrata in vigore della Tassonomia Ue tutte le imprese dovranno dotarsi di una strategia climatica

ECONOMIA di

Nel 2021. l’anno della COP26 e del G20, il dibattito sulla sostenibilità ha fatto passi avanti. Ma nel 2022 si passerà dalle parole ai fatti con l’entrata in vigore della nota (e discussa) Tassonomia, chiamata a classificare le attività economiche in funzione del relativo grado di sostenibilità. Si tratta di un passaggio decisivo per la decarbonizzazione della nostra economia, che cambierà il contesto competitivo per le imprese.
Detta in altri termini: le aziende, se già non l’hanno fatto, ora saranno costrette a dotarsi di una strategia climatica che mitighi i rischi e amplifichi le opportunità, sia nel breve che nel lungo termine. Strategia che deve poi declinarsi nei necessari strumenti attuativi, in termini di metriche, processi, obiettivi, operazioni, fino alla rendicontazione, cui sono interessati tutti gli stakeholder, a partire dagli investitori.
Secondo lo studio di Deloitte Italia “Il climate change nell’informativa finanziaria redatta dalle società quotate in Italia”, le società del nostro Paese manifestano una crescente consapevolezza sul tema del cambiamento climatico: il 53 per cento delle relazioni finanziarie annuali 2020 delle società quotate sul MTA, infatti, contiene informazioni sul clima – un trend in crescita dell’11 per cento rispetto allo scorso anno. Spesso, però, si tratta di informazioni di contesto o di mercato, in larga misura qualitative, riflesse solo in parte sulla gestione dei rischi, ancor meno sulla strategia e quasi per nulla sulle poste iscritte in bilancio.
Altre indagini in passato erano giunte a considerazioni analoghe. Infatti, mentre cominciano a farsi strada sia il ricorso ai crediti volontari per la compensazione delle emissioni GHG, sia l’integrazione degli obiettivi climatici nelle remunerazioni dei vertici aziendali, ancora scarseggiano informazioni basilari quali le analisi di scenario, la quantificazione degli impatti finanziari, il ricorso al carbon pricing. Anche nelle metriche devono essere fatti passi avanti, soprattutto sulla misura delle emissioni Scope 3, sulla certificazione degli inventari di GHG, sull’assunzione di target science-based e sull’integrazione della catena di fornitura.
In questa fase di assestamento, si registrano casi piuttosto evidenti di green marketing, per non dire di greenwashing: una tendenza che potrebbe persino accentuarsi nei prossimi mesi, ma che è destinata a scontrarsi con l’azione legislativa e regolatoria e con la maggiore consapevolezza dei consumatori.
Per le imprese, dunque, c’è parecchio lavoro da fare.
Come si diceva all’inizio, va anzi tutto stabilito un legame più stretto tra gli obiettivi climatici di breve e lungo termine e la strategia aziendale, cui far conseguire una coerente allocazione del capitale. Le imprese, poi, devono avviare una riflessione sul purpose aziendale in modo sistematico e strutturato e aprirsi a un confronto approfondito con tutti gli stakeholder. Devono anche riconoscere che le competenze dei board e dei manager vanno arricchite sotto questi profili, che la struttura organizzativa merita un profondo ripensamento, che i processi di rendicontazione climatica vanno strutturati come quelli economico-finanziari, che l’ERM non può prescindere dalla presa in carico delle insorgenti tematiche ESG.
Tutto ciò porterà ad accelerare sull’innovazione di prodotto e di processo, aggiornando sia il modello di business che il rapporto tra impresa e società. Prima si farà tutto ciò, più facilmente si consoliderà la posizione della propria impresa nella nuova arena competitiva.

di Franco Amelio, Sustainability Leader di Deloitte Italia

Breve riflessione sul fenomeno della corruzione”

ECONOMIA di

Com’è noto, con il crollo del muro di Berlino e dei paesi comunisti dell’est venne meno anche quello che il giornalista Ronkey definiva il fattore K ovvero la pregiudiziale di esclusione del partito comunista dal governo.

Venne meno così anche di conseguenza l’insostituibilità dei partiti del pentapartito per la gestione del governo e come afferma Mieli anche la giustificazione della politica clientelare e del finanziamento illegale dei partiti, per ottenere quei fondi necessari per combattere il pericolo del comunismo.

Come dire che i costi della politica necessari, per battere elettoralmente il comunismo, erano non sostenibili solo con il finanziamento legali ai partiti, per via delle ingenti spese per gli importanti apparati burocratici dei partiti e del costo della comunicazione verso gli elettori.

Del resto però lo stesso partito comunista, che come disse giustamente Bettino Craxi, possedeva il più importante apparato burocratico di partito del mondo occidentale, partecipava al sistema tangentizio ed era finanziato illegalmente anche tramite i commerci delle cooperative rosse con l’Unione Sovietica.

Come effetto di questi cambiamenti di lì a un paio di anni nel 1991 il partito comunista avrebbe cambiato nome in PDS – partito democratico della sinistra, a seguito della svolta della Bolognina e con l’assenso e l’avallo del partito socialista sarebbe entrato a pieno titolo e diritto nell’internazionale socialista, sancendo così un chiaro approdo democratico e occidentale quale forza socialdemocratica e una sua spendibilità anche in chiave governativa.

In questo quadro di cambiamento, nei primi anni novanta si avvia l’inchiesta giudiziaria denominata “mani pulite”, che portò alla luce un vasto sistema di corruzione diffuso nel mondo politico e finanziario, caratterizzato dall’uso di fondi neri da parte delle aziende, per elargire tangenti ai partiti (in realtà non solo della maggioranza), con lo scopo di ottenere appalti e servizi da parte dalla pubblica amministrazione.

Ci fu nel paese un clima dell’opinione pubblica favorevole all’azione dei giudici del pool mani pulite fra i quali il giudice Di Pietro assunse a ruolo quasi di eroe nazionale; opinione pubblica che applaudiva ai continui arresti di politici e imprenditori e all’uso della carcerazione preventiva come strumento per estorcere le confessioni.

Insomma come disse correttamente Bettino Craxi i giudici del pool mani pulite avevano creato con la loro azioni giustizialista e giacobina, un clima di odio e di caccia alle streghe; basti pensare all’uso irresponsabile della carcerazione preventiva, di cui ne fecero le spese con la vita anche galantuomini come il manager ENI Cagliari, che in realtà erano solo vittime e ingranaggi di un sistema economico e politico sbagliato.

Così nel giro di un paio di anni nelle elezioni del 1994 i vecchi partiti furono minimizzati, in termini di consenso e nello stesso anno si sciolsero sia il PSI che la DC, creando un vuoto politico, che fu riempito dall’arrivo di nuovi partiti come ad esempio Forza Italia ma non solo, in discontinuità con il passato della prima repubblica e portatori di nuove idee e valori. 

Insomma fu scelta la via giudiziaria al cambiamento, azzerando di fatto la vecchia classe dirigente e politica ma lasciando inalterato il sistema politico, economico e il modello di funzionamento dalla burocrazia della P.A., che con la loro degenerazione erano alla base del fenomeno della corruzione.

In tal senso come il solo Bettino Craxi con il suo discorso in parlamento, individuò nel malfunzionamento del sistema politico e dei partiti, la causa principale della collusione fra la politica e l’imprenditoria.

Del resto come ricordava nel suo discorso lo stesso Craxi il fenomeno della corruzione o meglio del finanziamento illegale dei partiti riguardava tutti i partiti, compreso il maggior partito di opposizione ovvero il PCI, che partecipava come detto anche esso al sistema tangentizio.

Fu scelta dunque la strada giustizialista e di azzeramento della classe dirigente, senza incidere sulle regole del sistema; del resto come osservato da un bellissimo articolo di repubblica sul tema, in molto paesi occidentali la sanzione per il reato di corruzione non è penale ma di natura amministrativa, lasciando spazio a un ravvedimento dei rei.

Va sottolineato che la maggior parte dell’allora classe imprenditoriale della prima repubblica si dichiarò concussa dalla classe politica; mentre invece bisogna sottolineare l’atavica avversione della nostra classe imprenditoriale a sostenere l’etica della concorrenza utilizzando con sistemi aziendali di qualità, ricorrendo preferibilmente invece alle facili scorciatoie della collusione tangentizie per l’aggiudicazione degli appalti.

Basti pensare al caso dell’Olivetti di De Benedetti che tramite la collusione con l’amministrazione riuscì a vendere allo stato computer obsoleti e datati a prezzi esorbitanti, realizzando un lucro notevole.

Lo stesso Craxi infatti sottolineava, che definire i grandi gruppi economici, come vittime della concusione della classe politica era irrealistico, visto che gruppi come la FIAT o l’allora Montedison erano infinitamente più forti e potenti di tutto il sistema politico della prima repubblica.

SI scelse quindi la via giustizialista al cambiamento che fu solo di facciata e non tocco le regole di funzionamento del sistema politico ed economico; giustizialismo che ebbe come epilogo la barbaria delle monetine all’hotel raphael, verso Bettino Craxi e la sua politica riformista e di modernizzazione del paese (compreso il cambiamento del sistema politico basti pensare alla proposta di repubblica presidenziale).

Risultato più evidente di questa inerzia nel cambiamento del sistema? Ovvio che gli apparati dei partiti continuano ad essere onerosi e sovradimensionati e l’auspicato approdo ai cosiddetti partiti leggeri (come negli stati uniti dove i partiti sono realtà dei comitati elettorali) è ancora nel nostro paese un’utopia.

Del resto il nostro paese si caratterizza per un clima di campagna elettorale continuo, con partiti che controllano ancora il sistema economico, dal quale continuano a ricevere finanziamenti illegali.

Allo stesso tempo anche i costi della comunicazione politica continuano ad essere esorbitanti e non possono essere certamente totalmente coperti con il mero finanziamento volontario dei cittadini del 2 per mille ai partiti; insomma le entrate non sono sufficienti anche oggi a coprire le spese dei partiti e da qui la necessità del ricorso a finanziamenti illegali.

Basti pensare che ad esempio Forza Italia ha più di cento milioni di euro di debiti e che non fallisce solo per  le fideussioni prestate alle banche creditrici, dal suo leader Silvio Berlusconi come noto facoltoso imprenditore.

Per quanto riguarda la nostra P.A. continua a essere controllata da una classe di burocrati, che rappresenta un potere anche esterno a quello di controllo della politica, con il risultato che la stessa classe politica non riesce a realizzare gli auspicati tagli verticali alla spesa pubblica (e non lineari) e averne un controllo reale; spesa pubblica che resta pertanto inefficiente e anche soggetta a sperperi e ruberie.

Infine la nostra classe imprenditoriale e le aziende che malgrado l’innovazione dell’introduzione dei sistemi di qualità della 231 organismo di prevenzione dei reati compresi quelli contro la pubblica amministrazione (obbligatori per alcune tipologie di imprese e in particolare per coloro che lavorano con la P.A.), continua ad essere ancora non completamente capace di affrontare e accettare in pieno, la concorrenza e la competizione, come elemento sano ed etico del sistema economico, ricercando invece spesso vie trasversali quali la collusione e corruzione della P.A. per l’aggiudicazione degli appalti.

Il risultato di questo sistema che non è né cambiato e nè è diventato più trasparente, sono sotto gli occhi di tutti, ovvero quello che le statistiche dichiarano: le tangenti in rapporto al PIL sono triplicate rispetto ai tempi di tangentopoli!! 

Quindi cambiano gli attori politici ma il fenomeno della corruzione resta un aspetto pervasivo della nostra società politica ed economica, come è testimoniato dagli scandali che hanno riguardato quelle stesse forze che allora erano davanti all’Hotel Raphael a tirare le monetine a Bettino Craxi.

Del resto lo stesso Gianni Alemanno assolto recentemente in cassazione per supposti reati di corruzione e collusione con il sistema mafioso relativi al periodo di quando era sindaco di Roma, ha dichiarato di essere diventato garantista e di essersi pentito di aver partecipato durante la fase storica di tangentopoli allo stillicidio di quella classe politica.

Certamente la legge cosiddetta spazza corrotti ha introdotto un sistema di rendicontazione delle donazioni ai partiti più efficace e trasparente, come avviene negli stati uniti ma potrebbe essere non sufficiente; come non è sufficiente il finanziamento del 2 per mille da parte dei cittadini ai partiti.

Insomma i costi della politica continuano ad essere superiori alle entrate legali dei partiti e da qui l’inevitabile sistema della corruzione che continua a interessare la nostra pubblica amministrazione.

Si rende necessario inoltre anche un maggiore controllo, da parte della politica e degli enti deputati, della spesa pubblica anche in termini di efficienza, trasparenza e qualità, per evitare proprio quei fenomeni di corruzione e di collusione della nostra burocrazia della P.A..

In questo senso la costituzione dell’ANAC deputata proprio alla prevenzione e controllo dei reati contro la pubblica amministrazione è sicuramente un passo in avanti importante e rappresenta un authority in grado di fornire modelli e procedure anticorruzione per tutta la nostra P.A. ma anche e soprattutto per le aziende.

Ma il discorso è più ampio e parte della riflessione che Mani Pulite e la via giudiziale al cambiamento hanno fallito, nel  tentativo di  rendere efficiente ed etico il sistema politico ed economico italiano, che anzi è oggi più corrotto e inefficiente che hai tempi di tangentopoli, con una crisi come allora del sistema dei partiti.

E’ indubbio come affermato dal giudice Gherardo Colombo (il migliore e più intelligente del pool mani pulite) nel suo bel libro, che per battere il fenomeno della corruzione bisogna passare da una cultura della repressione a una cultura della legalità e della prevenzione.

Sostiene ancora Gherardo Colombo che bisogna andare a parlare di cultura della legalità nelle scuole educando in tal senso i ragazzi, che costituiranno nel futuro una classe dirigente italiana più etica ed onesta.

Ma direi che anche le aziende devono cambiare e acquisire la cultura etica della competizione e della concorrenza etica e sana, come elemento ineliminabile della partecipazione al sistema economico e di stimolo al miglioramento della qualità dei servizi offerti, senza quindi ricorrere alla scorciatoia della collusione con la P.A. per aggiudicarsi appalti e servizi.

Ma soprattutto il sistema politico deve cambiare rendendosi più efficiente e in grado di creare maggioranze stabili in grado di governare a tutti i livelli dal nazionale al locale e opposizioni in grado di controllarne l’operato, soprattutto sul piano dell’erogazione spesa pubblica.

Infine anche i partiti devono evolvere verso forme leggere, quasi dei comitati elettorali, così come detto avviene negli stati uniti, con la possibilità di accedere in modo trasparente e rendicontato ai finanziamenti da parte di aziende e privati.

Concludiamo che quindi è necessario un reale cambiamento del nostro sistema politico, della pubblica amministrazione e del sistema economico che insieme alla diffusione della cultura legalità nelle nuove generazioni, sia in grado di battere nel medio periodo il fenomeno atavico della corruzione nel nostro paese. 

 



Sviluppo dell’energia da fonti rinnovabili / opportunità e sfide per lo sviluppo sostenibile

ECONOMIA di

I cambiamenti climatici impongono scelte drastiche e non più rinviabili per la decarbonizzazione dell’economia globale. Le azioni fin qui implementate non sono sufficienti. A cinque anni dalla firma dell’accordo di Parigi le stime sul riscaldamento globale a fine secolo si sono ridotte nel 2020 di soli 0,7 gradi, rispetto ai 3.6 gradi stimati nel 2015. Siamo ancora molto distanti dall’obiettivo di incremento di 1.5 gradi e l’umanità continua a consumare risorse naturali 1.75 volte più velocemente di quanto il pianeta sia in grado di rigenerarle. 

Negli ultimi mesi c’è stata un’accelerazione eccezionale in termini di consapevolezza e di impegno globale. Da un lato, le grandi potenze industriali – dagli Stati Uniti al Giappone, dalla Cina all’Europa – hanno rivisto i loro piani con obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra che solo un anno fa non erano ipotizzabili. Dall’altro lato una nostra ricerca registra come la lotta al cambiamento climatico sia un obiettivo primario della gran parte delle aziende, indipendentemente dalla loro taglia, dal settore e dal Paese di appartenenza. In merito ai piani di decarbonizzazione attendiamo impegni più concreti e stringenti dal G20 a guida italiana, al quale Deloitte ha contribuito come Knowledge Partner per la task force Energy & Resources Efficiency, e nella COP 26 di Glasgow, organizzata congiuntamente dal nostro Paese e dalla Gran Bretagna. 

L’imponente sfida che abbiamo di fronte può essere vinta solo se agiamo subito e su più fronti contemporaneamente, utilizzando tre leve principali: l’efficienza energetica, la produzione di energia rinnovabile e l’elettrificazione dei consumi.

La produzione da rinnovabili è una possibilità concreta perché le tecnologie sono già disponibili. È già possibile produrre in maniera competitiva energia elettrica dal sole, dal vento, da bacini idrici o sfruttando l’energia geotermica. Altre tecnologie pulite, quali il nucleare sicuro, l’idrogeno da elettrolisi, il carbon capture o la produzione di biocombustibili devono ancora essere affinate ma dovranno, entro 5-10 anni, dare un apporto essenziale alla creazione di un portafoglio energetico pulito idoneo a supportare un sistema economico a impatto zero. 

Riguardo la conversione verso le rinnovabili degli usi finali, abbiamo un percorso già avviato per i settori che maggiormente contribuiscono alle emissioni di CO2. Il trasporto su ruota sta andando incontro a veicoli a trazione elettrica alimentati a batteria; le maggiori case automobilistiche stanno trasformando la loro gamma verso l’ibrido e il full electric; alcuni nuovi player propongono un catalogo solo elettrico. Sappiamo cosa fare anche su residenziale e terziario, dove il riscaldamento e la cottura possono essere elettrificate nella gran parte dei casi, con l’ulteriore vantaggio di un considerevole risparmio energetico.

La trasformazione verso le rinnovabili genera opportunità ragguardevoli, in particolare per i Paesi che guideranno la transizione. Un recente studio di Irena prevede la creazione di 100 milioni di nuovi posti di lavoro nel settore energetico, oltre alla creazione di 98 mila miliardi di prodotto interno lordo mondiale aggiuntivo nei prossimi trent’anni. Altri vantaggi saranno la disponibilità di infrastrutture più solide e avanzate; l’assenza di dipendenza dalle fonti fossili, comunque destinate all’esaurimento; l’estensione dell’utilizzo dell’energia in aree geografiche oggi non servite; la possibilità di vivere in un ambiente meno inquinato che migliori le condizioni di vita nel nostro pianeta.

Accanto a queste opportunità è necessario considerare alcune sfide. La principale è connessa al fatto che il raggiungimento degli obiettivi deve coinvolgere l’intero pianeta. Da un lato andranno convinti i Paesi meno attivi che cercheranno rendite competitive ritardando la transizione, dall’altro lato dovranno essere inclusi i paesi meno avanzati tecnologicamente e più deboli finanziariamente, che sino a oggi hanno contribuito in maniera limitata alla produzione di gas serra e sarebbero danneggiati dalla transizione. In secondo luogo, la transizione avrà categorie sociali e settori produttivi avvantaggiati e altri perdenti: affinché la transizione sia giusta e sostenibile, sarà necessario distribuire i costi in maniera equa, ma anche supportare la conversione di aziende e di professioni che si perderanno. 

Se guardiamo al percorso dell’Italia vediamo diverse luci e qualche ombra. In relazione agli aspetti positivi, va sottolineato il fatto che abbiamo un’intensità carbonica 0,12 KgCO2/euro PIL, di circa il 20% inferiore alla media europea, con una decrescita negli ultimi tre anni del -6,1% contro i -5,5% dell’Europa. Anche la produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile è ben posizionata rispetto agli altri paesi europei con una percentuale pari al 42% contro il 38% dell’EU. Scendono anche gli incentivi: nel 2016 il 61% della produzione rinnovabile era incentivata mentre nel 2020 si è passati al 53%. Tra gli aspetti meno ottimistici segnaliamo il rallentamento della corsa al rinnovabile degli ultimi anni, le gare per l’assegnazione della capacità che vanno deserte e il freno ai nuovi investimenti. Gli interventi allo studio per invertire questo trend e soddisfare i nuovi target europei prevedono la semplificazione degli iter approvativi; l’incentivazione degli investimenti nelle nuove infrastrutture digitali per il trasporto e la distribuzione dell’energia elettrica per lo storage; il bilanciamento tra produzione e domanda. A questi interventi saranno dedicati una quota rilevante delle risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che può finalmente siglare l’agognato cambio di passo per tutto il nostro Paese.

di Angelo Era (Energy, Resources & Industrials Industry Leader – Deloitte Italia)

Perché la Strategia canadese sullo Sviluppo Sostenibile può diventare un modello

Senza categoria di

In tema di Sviluppo Sostenibile, Canada e Unione Europea condividono principi e obiettivi, sottoscritti formalmente nell’Accordo di Partenariato Strategico. Anche il Canada ha inoltre adottato una Strategia federale, rinnovata ogni 3 anni, che si distingue per efficienza ed efficacia tanto da renderla un esempio da seguire.

Il Canada ha fatto dello sviluppo sostenibile una priorità sin dalla fine del ‘900. Il primo intervento governativo in materia è del 1995 con l’Auditor General Act con il quale a ciascuna amministrazione federale veniva richiesta la predisposizione di una propria strategia di sviluppo sostenibile. Sempre nel 1995 venne creato il Commissariato per l’Ambiente e lo Sviluppo Sostenibile (CESD) il cui scopo era quello di monitorare in che misura le singole amministrazioni raggiungevano gli obiettivi che si erano posti con la strategia adottata.

Lo scarso successo dell’iniziativa indusse il Governo canadese a cambiare direzione adottando un sistema più pregnante che prese concretezza con la pubblicazione nel 2008 del Federal Sustainable Development Act.  

La mission del FSDA è:

To provide the legal framework for developing and implementing a Federal Sustainable Development Strategy that will make environmental decision-making more transparent and accountable to Parliament.

La definizione di Sviluppo Sostenibile

È sempre l’FSDA a definire cosa si intenda per Sustainable Development:

development that meets the needs pf the present without compromising the abilities of future generations to meet their own needs.

Il richiamo, implicito, alla responsabilità costituisce il principio ispiratore del FSDA, tant’è che nel preambolo della norma si legge chiaramente che:

The Government of Canada accepts the basic principle that sustainable development is based on an ecologically efficient use of natural, social and economic resources and acknowledges the need to integrate environmental, economic and social factors in the making of all decisions by government.

E sempre nel FSDA si legge che:

it is the responsability of the sponsoring minister and ministers to ensure that the enviromental implications of the proposed initiative are fully reflected in their policy, plan or program proposal.

La rilevanza del principio enunciato è evidente e non necessita di ulteriore commento.

La Strategia Federale sullo Sviluppo Sostenibile

Nell’ottobre 2010 il Canada ha quindi adottato la Strategia Federale sullo Sviluppo Sostenibile (FSDS) che in base a quanto previsto dall’Act doveva essere raggiornata, come è peraltro avvenuto, ogni tre anni.

Ad oggi sono state appunto 4 le Strategie attivate dal Governo Federale Canadese, ciascuna delle quali ha integrato il contenuto della successiva:

2010/13

2013/1

2016/19

2019/22

Ciascun documento, all’esito del periodo di vigenza, ha infatti subito una attentata analisi e valutazione che, all’esito, ha prodotto l’evoluzione della successiva strategia.

Esaminando quella 2019/22 si legge, tra l’altro, che:

the government, led by Employment and Social Development Canada, is working with partners to implement the 2030 Agenda for Sustainable Development, particularly through the development of a whole-of- society 2030 Agenda National Strategy. As we implement the Federal Sustainable Development Strategy and future federal strategies, our efforts will continue to align with and contribute to this broader national approach.

 

The 2019–2022 FSDS is organized around 13 aspirational goals that are a Canadian reflection of the SDGs

È evidente pertanto l’esigenza avvertita dal Governo Canadese di coordinare la propria azione con quella degli altri Organismi internazionali attivi nel settore e soprattutto di estrema rilevanza è la consapevolezza che il coinvolgimento di tutti i livelli della società è indispensabile per il raggiungimento degli obiettivi governativi.A tale proposito, sempre dall’ultima FSDS:

 We acknowledge that we cannot achieve sustainable development alone—partners such as provinces and territories, Indigenous peoples, communities, businesses, scientists, academia and non-governmental organizations all play a role in helping us meet our objectives.

Finally, we need your help—you can make a difference in areas such as addressing climate change, protecting ecosystems and improving air quality. We hope that you’ll take action, and that you’ll continue to provide input and ideas to help us further refine our sustainable development vision and long-term goals. 

La FSDS in quanto normativa Federale è applicata in tutta la Federazione Canadese attraverso le agenzie territoriali ma nulla impedisce che alcune Province abbiano sentito il dovere di predisporre delle proprie Strategie, come nel caso del Quebec, del Manitoba e della Regione dell’Athabaska (nella Provincia dell’Alberta).

A tale livello va aggiunto il richiamato committment delle municipalità che pure hanno un loro ruolo, che può risultare finanziariamente supportato dal Governo Federale

Le aree di intervento della FSDS sono 13 e ciò in linea con l’Agenda 2030 dell’ONU (dove gli obiettivi sono 17).

Gli elementi chiave della Strategia canadese per la sostenibilità

Gli elementi caratterizzanti che emergono dalla lettura della FSDS sono:

An integrated, whole-of-government approach of actions and results to achieve environmental sustainability;

A link between sustainable development planning and reporting and the Government’s score expenditure planning and reporting system;

Effective measurement, monitoring and reporting in order to track and report on progress to Canadians.

Il Sistema di monitoraggio e reporting

Oltre quindi al coinvolgimento dell’intero sistema amministrativo federale, chiamato ad agire in armonia e con scopi condivisi, gli aspetti sintetizzati sub 2 e 3 appaiono meritevoli di particolare attenzione.

Il (2) collegare l’FSDS al Sistema di gestione della Spesa (EMS) garantisce che ogni decisione presa dal Governo Federale tenga in adeguata considerazione le conseguenze di natura ambientale che possono derivare dalla adozione di politiche e programmi, con l’ulteriore conseguenza che a tutto ciò deve fare seguito un aumento della trasparenza e del livello di responsabilità dei decision makers.

Opportuno sottolineare in tal senso il ruolo di monitoraggio operato dal Sistema di Gestione della Spesa.

Esso si articola attraverso due azioni:

da un lato il Report on Plans and Priorities (RPPs) presentato periodicamente da ciascuna amministrazione con il quale vengono delineate, per un periodo di tre anni, le priorità e quali e in che modo vengono allocati i capitoli di spesa outlines, over a three year period, an organization’s priorities and where it will allocate the resources to address those priorities

dall’altro l’adozione di Report sui risultati raggiunti da ciascuna amministrazione Departemental Perfomance Report (DPRs) che vengono presentati periodicamente e che offrono una panoramica sugli obiettivi centrati, comparandoli con quanto proposto nel RPPs provides an overview of the accomplishments achieved by the organization compared to what it proposed in the RPP (Environment Canada, 2011, 8).

Terzo e forse più caratterizzante elemento é quello relativo a:

effective measurement, monitoring and reporting in order to track and report on progress ai cittadini Canadesi.

È questo, insieme al coinvolgimento di tutte le componenti della società, l’elemento che caratterizza la FSDS, non tanto per la previsione in sé e per sé di un monitoraggio dei risultati, ma per la meticolosa pianificazione, esecuzione, monitoraggio e nuova pianificazione sulla base dei risultati raggiunti, il tutto previa verifica, nella fase del controllo e della nuova pianificazione, del  loro carattere SMART, vale a dire della specificità degli obiettivi, misurabilità, raggiungibilità, rilevanza e tempi necessari.

 

La tabella che segue chiarisce lo schema.

The Plan-Do-Check-Improve management model

Source: The 2019–2022 Federal Sustainable Development Strategy Management Framework

Il Green Government Fund

Degno di nota nell’ultima FSDS, nell’ambito dell’obiettivo Greening Governemnt e della Greening Government Strategy, introdotta nel 2017, è la costituzione del Greening Government Fund.  

Tutti i ministeri e le agenzie federali che hanno un consumo di CO2 superiore ad un determinato livello sono chiamati a versare nel fondo un importo proporzionale all’eccesso di consumo.

Quanto raccolto nel fondo verrà a sua volta utilizzato dalle medesime amministrazioni federali che contribuiscono alla sua creazione per la realizzazione di progetti volti a migliorare le proprie performance di sostenibilità.

Inutile dire che i processi di valutazione, approvazione e verifica dei progetti viene puntualmente svolto e reso pubblico.

Sviluppo Sostenibile e relazioni UE-CANADA: lo Strategic Partnership Agreement

Per quanto riguarda specificamente i rapporti tra UE e Canada in tema di sviluppo sostenibile si deve fare riferimento allo Strategic Partnership Agreement, sottoscritto nel 2016 ed entrato in vigore nel 2017.

L’accordo fa del Sustainable Development uno degli elementi portanti dell’accordo stesso. L’intero Titolo IV è dedicato allo Sviluppo Economico Sostenibile e nell’ambito del Titolo IV, l’art. 12 (il più lungo e articolato dell’intero accordo) enuncia principi e impegna i contraenti in modo chiaro e definito.

Si potrà obiettare che tutta la politica, canadese e europea, in materia di sviluppo sostenibile sia una serie di sani principi ben enunciati che rischiano di rimanere fermi e non adempiuti.

Nel caso del Canada, l’esplicita consapevolezza da parte del Governo Federale della necessità di coinvolgere, oltre al Governo stesso, in tutte le sue articolazioni, anche l’intera società civile, in tutte le sue componenti, rendendo tutti direttamente responsabili e attivi, sin dalla determinazione delle priorità alla verifica dei risultati, rende il modello canadese un buon esempio da cui trarre ispirazione per un confronto che guarda in alto.



Di Paolo Quatrocchi

Direttore Centro Studi Italia Canada, Partner Nctm Studio Legale, Vice presidente Camera di Commercio in Canada Ovest.



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