Al World Economic Forum di Davos il tema dell’Artico torna al centro del confronto internazionale, tra preoccupazioni geopolitiche, tensioni commerciali e richiami alla cooperazione. La presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha definito “un errore” l’ipotesi di imporre dazi aggiuntivi sulle importazioni statunitensi provenienti dai Paesi europei che hanno inviato personale militare in Groenlandia, un provvedimento considerato controproducente proprio perché rivolto a partner storicamente alleati.
Von der Leyen ha sottolineato che l’Unione Europea è pienamente impegnata nella sicurezza della regione artica e che gli obiettivi condivisi con gli Stati Uniti restano prioritari. Ha ricordato come la Finlandia, nuovo membro NATO, stia vendendo i suoi primi rompighiaccio proprio a Washington, segno della solidità delle capacità operative dei Paesi europei nell’area e della loro disponibilità a contribuire alla stabilità del quadrante nordico. Ha evidenziato inoltre che la sicurezza artica “può essere raggiunta solo insieme”, aggiungendo che un accordo commerciale siglato lo scorso luglio tra UE e Stati Uniti conserva tutto il suo valore e che “quando gli amici si stringono la mano, deve pur significare qualcosa”.
Sullo stesso palco è arrivata la posizione del primo ministro canadese Mark Carney, che ha espresso un sostegno fermo a Danimarca e Groenlandia nella loro opposizione all’annessione del territorio agli Stati Uniti. Carney ha ribadito che Ottawa difende il diritto irrinunciabile delle due nazioni a decidere autonomamente del proprio futuro e ha confermato l’impegno pieno del Canada in seno alla NATO, richiamando l’importanza del rispetto dell’articolo 5 come pilastro dell’Alleanza.
Il premier canadese si è detto contrario all’imposizione di dazi contro i Paesi che non appoggiano l’annessione, invitando a risolvere la disputa attraverso il dialogo tra alleati e denunciando il rischio che strumenti economici vengano trasformati in leve di pressione politica. Nel suo intervento Carney ha inoltre allargato lo sguardo allo scenario globale, sostenendo che il mondo si trova nella fase conclusiva dell’ordine internazionale basato sulle regole e sta entrando in un periodo di “rottura” anziché di semplice transizione. Ha osservato come le grandi potenze abbiano iniziato a utilizzare l’economia come arma e come l’integrazione, un tempo fattore di cooperazione, si stia trasformando in strumento di subordinazione.
Carney ha però invitato a non cedere alla nostalgia verso un sistema che considera superato. A suo avviso, proprio dalla crisi dell’ordine precedente potrebbe emergere un equilibrio più giusto, a patto che le medie potenze agiscano insieme e rivendichino un ruolo attivo nei processi decisionali internazionali. Ha avvertito che, in caso contrario, queste nazioni rischiano di diventare semplici spettatrici di dinamiche determinate dai giganti geopolitici.
Le posizioni espresse a Davos da von der Leyen e Carney mostrano un fronte occidentale attraversato da tensioni interne ma ancora legato dalla convinzione che la stabilità dell’Artico e la gestione delle relazioni transatlantiche debbano basarsi su cooperazione e rispetto degli accordi esistenti. Il nodo dei dazi e il futuro della Groenlandia si inseriscono così in un panorama più ampio, in cui il ruolo dell’Europa, del Canada e degli alleati NATO rimane cruciale in una fase globale segnata da nuovi equilibri di potere.
