L’Italia corre nella ricerca legata alla space economy e lo fa a un ritmo persino superiore alla media globale. È quanto emerge dal report “Space Innovation in Italia”, realizzato dall’Osservatorio Innovazione e Brevetti della LIUC Università Cattaneo e dall’Osservatorio Space Economy del Politecnico di Milano, che offre una fotografia dettagliata dell’evoluzione tecnologica del settore dal 2000 a oggi.
A livello globale l’attività innovativa misurata attraverso il numero di brevetti è aumentata dell’88% dall’inizio del millennio, con una crescita particolarmente intensa dopo il 2011, anno che segna l’ingresso deciso della Cina nella corsa allo spazio. Nel medesimo periodo gli attori italiani hanno registrato un incremento del 91%, dimostrando una capacità di innovazione dinamica e in linea con i grandi player internazionali, pur mantenendo un peso complessivo ancora marginale pari allo 0,29% del totale mondiale.
La vera peculiarità italiana emerge però osservando i segmenti tecnologici più innovativi. L’esplorazione e lo sfruttamento dello spazio extra-atmosferico rappresentano oggi il cuore pulsante della crescita nazionale. I brevetti italiani in questo ambito sono aumentati del 348%, una performance che supera ampiamente il ritmo globale del 149%. Un trend simile si riscontra anche nelle Comunicazioni Satellitari, dove l’Italia segna un incremento del 69% contro il 47% mondiale. L’evoluzione appare invece più contenuta nei campi dell’Osservazione della Terra e della Navigazione Satellitare, che nel nostro Paese crescono rispettivamente del 60% e del 62%, percentuali inferiori a quelle registrate a livello internazionale.
Secondo Paolo Trucco, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio del Politecnico di Milano, lo studio conferma la capacità della space economy italiana di innovare ai ritmi dei Paesi leader, pur occupando ancora una quota ridotta in termini di volume complessivo di brevetti rispetto a giganti come Stati Uniti e Cina. Trucco sottolinea inoltre un fenomeno emergente di grande interesse: il potenziale innovativo più promettente sembra essere associato a brevetti caratterizzati da applicazioni trasversali, capaci cioè di dialogare con più segmenti tecnologici della space economy e non confinati in ambiti verticali.
L’analisi della natura dei brevetti depositati conferma il ruolo strategico di alcuni settori tecnologici chiave, tra cui i veicoli spaziali, i sistemi di comunicazione avanzati, la meccanica di precisione, la sensoristica e la componentistica elettronica. In questo panorama si distinguono i grandi protagonisti industriali come Leonardo e Thales Alenia Space. Quest’ultima in particolare mette a segno una crescita sorprendente del 550% nel numero di brevetti tra i periodi 2000-2011 e 2012-2022, segno di un impegno costante e crescente nello sviluppo di nuove soluzioni tecnologiche.
Accanto ai colossi del settore emerge un ecosistema più variegato e dinamico, in cui trovano spazio anche piccole e medie imprese innovative e startup. Il report sottolinea come questo sia un segnale incoraggiante per la competitività nazionale: la presenza di nuovi attori indica un ambiente più aperto, più ricettivo e sempre più capace di attrarre competenze specializzate, contribuendo così alla costruzione di una filiera spaziale più robusta e diversificata.
Il quadro che ne risulta è quello di un’Italia che sta rafforzando il proprio ruolo nella space economy globale non soltanto attraverso la crescita quantitativa dei brevetti, ma soprattutto grazie a una maggiore qualità e varietà delle innovazioni sviluppate. Le tecnologie legate allo spazio profondo, le comunicazioni avanzate, la robotica e la componentistica di nuova generazione rappresentano oggi le principali traiettorie di sviluppo in cui il Paese sembra aver trovato un vantaggio competitivo emergente.
