Hybrid attacks aim to destabilise the EU © TVN / POLAND / AFP

Von der Leyen e la guerra cognitiva: disinformazione, interferenze straniere e deepfake

“Questa è una guerra cognitiva”.

In un mondo in cui gli equilibri internazionali sembrano continuamente messi a rischio, le minacce alla democrazia non sono soltanto da ricercare nei conflitti armati che potrebbero spingersi oltre i confini, ma anche nell’uso di tecnologie sempre più avanzate che possono essere sfruttate da attori ostili per manipolare l’opinione pubblica e minare i principi cardine della democrazia europea.

“Trovare soluzioni europee collettive è più importante che mai, perché ad essere minacciata è anche la democrazia europea: ancora una volta, abbiamo visto tentativi di dividerci con la disinformazione e le ingerenze straniere, tentativi di erodere la fiducia nel tessuto democratico dell’Unione e della libertà dei suoi media, campagne elettorali avvelenate dalla propaganda straniera, teorie del complotto costruite su video deep fake divenuti virali”.

È proprio in un panorama come quello attuale che Ursula von der Leyen, in occasione del dibattito sullo stato dell’Unione del 16 settembre, ha parlato esplicitamente di rafforzare gli strumenti già esistenti per rispondere agli attacchi delle forze antidemocratiche e antieuropee, provenienti tanto dall’esterno quanto dall’interno.  

“In Europa, per formarci un’opinione ci basiamo su informazioni attendibili e indipendenti: è così che discutiamo, raggiungiamo compromessi e troviamo soluzioni, anche su questioni controverse”, continua la Presidente. “Questa apertura è il nostro principale punto di forza, ma i nostri avversari la strumentalizzano per falsare i dibattiti e distorcere la verità. Abbiamo quindi bisogno di una capacità collettiva di anticipare, individuare e rispondere”.

Questo tipo di dibattito non è nuovo. 

Già l’anno scorso, durante lo stesso evento, von der Leyen aveva parlato di come la sempre più crescente manipolazione dell’informazione fosse un attacco non soltanto alla verità, ma anche alla democrazia stessa, esponendo di fatto il problema relativo alla protezione dell’integrità del dibattito pubblico e alla difesa dell’Unione da un mondo in cui gli attacchi al sistema informativo sono sempre più all’ordine del giorno. 

Nel discorso, la Presidente aveva annunciato un “Centro europeo per la resilienza democratica”, un progetto che ha compiuto un passo concreto il 24 febbraio 2026 quando, in occasione di una riunione del Consiglio Affari generali, ne sono stati avviati i lavori. 

Si tratta di un’iniziativa che dovrebbe favorire il coordinamento e la condivisione di competenze tra gli Stati membri e le istituzioni europee, e che rientra nel più ampio progetto chiamato “Scudo europeo per la democrazia”, consistente in una serie di misure concrete per responsabilizzare, proteggere e promuovere democrazie forti e resilienti in tutta l’UE. 

Tra gli obiettivi dello Scudo vi sono il rafforzamento della resilienza democratica, la protezione dello spazio informativo, il contrasto alle ingerenze straniere e alla disinformazione, e la tutela dell’integrità dei processi elettorali.

Nel linguaggio delle istituzioni europee, una parte di queste attività rientra nella definizione di “Foreign Information Manipulation and Interference” (FIMI), un insieme di comportamenti manipolatori, intenzionali e coordinati, condotti da attori statali o non statali e potenzialmente in grado di incidere negativamente su valori, procedure e processi politici. La disinformazione rappresenta una delle componenti del fenomeno, ormai centrale nella strategia europea per la protezione dello spazio informativo e dei processi democratici.

Il tema è stato affrontato anche il 23 giugno dalla Commissione speciale del Parlamento europeo sullo Scudo europeo per la democrazia che, di fronte a quelli che descrive come frequenti attacchi ibridi riconducibili alla Russia e, in misura diversa, anche a Bielorussia, Cina, Iran e Corea del Nord, ha formulato una serie di raccomandazioni circa l’assunzione di provvedimenti più concreti e un’applicazione più rigorosa delle normative esistenti per contrastare le ingerenze straniere. 

L’idea è che in un’epoca in cui gli scontri politici e i conflitti armati minacciano in maniera evidente la sicurezza nazionale, capita di sottovalutare l’impatto che la disinformazione può avere sull’opinione pubblica e, di conseguenza, su elezioni libere ed eque. Un rischio che ha portato i deputati a richiedere, tra le varie cose, che le piattaforme assumano maggiori responsabilità nella gestione delle interferenze elettorali online. 

Il rapporto propone inoltre di ridurre la dipendenza europea dalle tecnologie controllate dall’estero nei settori critici, con particolare riferimento alle aziende statunitensi e all’hardware cinese, e di aumentare la trasparenza e l’integrità dei finanziamenti politici, oltre a rafforzare la protezione dei media liberi e indipendenti. 

La sfida, dunque, non riguarda soltanto la capacità dell’Unione europea di difendersi da attacchi informatici o campagne di disinformazione, ma anche quella di preservare uno spazio pubblico nel quale i cittadini possano formarsi un’opinione sulla base di informazioni affidabili e pluralistiche. È questa la dimensione della “guerra cognitiva” richiamata da von der Leyen: una competizione internazionale che passa anche dalla capacità di influenzare la percezione della realtà e, di conseguenza, la fiducia nelle istituzioni democratiche.

Lo Scudo europeo per la democrazia e il nuovo Centro europeo per la resilienza democratica rappresentano, in questo quadro, il tentativo dell’UE di trasformare una serie di iniziative già esistenti in una risposta più coordinata.

La loro efficacia dipenderà anche dalla capacità degli Stati membri di condividere informazioni, competenze e strumenti per proteggere i principi che costituiscono la base del dibattito democratico europeo: apertura, pluralismo e libertà dei media.


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