Salute mentale sul lavoro: la commissione EMPL chiede nuove regole contro i rischi psicosociali

 

Secondo un rapporto mondiale dell’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL), pubblicato nell’aprile del 2026 e intitolato “The psychosocial working environment: Global developments and pathways for action”, oltre 840.000 persone muoiono ogni anno nel mondo per condizioni di salute associate a rischi psicosociali sul lavoro.

Lo studio dimostra, infatti, come i lunghi orari, l’insicurezza occupazionale, il bullismo e le molestie subiti sul posto possano portare depressione, ansia e disturbi del sonno, ma anche aumentare la probabilità di insorgenza di malattie cardiovascolari,disturbi mentali e comportamenti suicidari.

Si tratta di problemi sempre esistiti ma su cui a incidere, oggi, sono anche le continue trasformazioni dell’ambiente lavorativo legate al dirompente processo di digitalizzazione, all’impatto dell’intelligenza artificiale e alla sempre maggiore ricorrenza allo smartworking. Sebbene tali fattori abbiano il potenziale per offrire opportunità e accrescere la flessibilità dei ruoli, possono inoltre modificare le condizioni di lavoro e, se non adeguatamente gestiti, intensificare rischi psicosociali già esistenti o generarne di nuovi.

Il problema non riguarda solamente la sfera etica, di salute e di giustizia sociale, ma si riflette anche sulla perdita di produttività: il rapporto stilato dall’OIL ha stimato che gli anni di vita sana persi a causa di malattia, disabilità o morte prematura equivalgono a perdite economiche pari all’1,37% del PIL mondiale annuale e ad un aumento dei costi. 

Secondo l’eurodeputata belga Estelle Ceulemans, inoltre, la depressione legata al lavoro avrebbe un costo di circa 100 miliardi di euro l’anno nell’UE, rendendo il contrasto a questi problemi non soltanto un obbligo in materia di salute sul lavoro, ma anche una questione economica. 

È di fronte a queste urgenze che la commissione per l’Occupazione e gli affari sociali (EMPL) del Parlamento europeo ha approvato l’iniziativa legislativa incentrata sull’elaborazione di condizioni di lavoro sicure e dignitose, volte a garantire i requisiti minimi per prevenire, eliminare o ridurre i rischi psicosociali legati alla professione.

Il rapporto “Psychosocial risks, stress and mental health at work”, di cui Estelle Ceulemans è relatrice e che è stato approvato il 2 settembre con 41 voti a favore, 12 contrari e 4 astenuti, richiede quindi alla Commissione di presentare una proposta legislativa in grado di concretizzare un piano d’azione che si muova su almeno quattro punti fondamentali:

L’adozione di politiche volte non soltanto a punire comportamentidi violenza, molestia, bullismo o discriminazione, ma anche a prevenirli e a fornire un supporto tempestivo ai soggetti esposti a tale rischio. 

La valutazione periodica, da parte dei datori di lavoro, del rischio psicosociale, al fine di individuare le cause del malcontento e intervenire affinché venga migliorato l’ambiente in cui operano i dipendenti. 

L’elaborazione di piani individuali di rientro per i lavoratori che, a causa dei rischi psicosociali legati alla professione, si sono assentati: questi possono comprendere un adeguamento dell’orario o un adattamento delle mansioni e del carico di lavoro del soggetto interessato.

Il riconoscimento giuridico e la compensazione dei rischi psicosociali legati al lavoro, attraverso un quadro europeo comune.

La possibilità di richiedere un’iniziativa di legge è tra i diritti dei deputati europei, i quali hanno riconosciuto nel migliorare le condizioni lavorative un’urgenza impattante tanto sulla salute quanto sull’economia. La Commissione, tuttavia, non è obbligata ad accogliere la proposta.

Se la plenaria prevista per ottobre approverà la risoluzione, la Commissione avrà infatti tre mesi dall’adozione di quest’ultima da parte del Parlamento per comunicargli le misure che intende attuare o per motivare l’eventuale decisione di non presentare una proposta. 

Il voto della commissione EMPL rappresenta quindi uno dei primi passaggi verso un possibile intervento normativo europeo. La prossima tappa sarà il voto dell’Assemblea plenaria: in caso di approvazione, il Parlamento adotterà una risoluzione con cui chiederà alla Commissione di presentare una proposta legislativa.

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