Esiste un nuovo tipo di vassallaggio statunitense tra i Caraibi e le Ande?

52 sarebbero i milioni di dollari che il governo Trump ha appena deciso di riallocare verso Colombia, Ecuador, Perù e Panama. La cifra è relativamente modesta nel bilancio della difesa statunitense, ma rimane comunque un segnale utile se osservato insieme a una serie di iniziative che hanno avvicinato gli USA ai governi di Bogotá, Quito e Lima: come già ampiamente visto in questi mesi, Washington sta cercando di costruire una nuova architettura di sicurezza nell’America meridionale.

Il primo elemento è lo Shield of the Americas, la coalizione promossa dall’amministrazione Trump per coordinare la lotta contro cartelli e organizzazioni criminali transnazionali. L’Ecuador vi aveva aderito già nella fase iniziale, seguita il 12 agosto dalla Colombia, e anche il Perù ha annunciato l’intenzione di aderire, decisione poi confermata durante la visita del segretario di Stato, Marco Rubio, a Lima. Questi stati, stanno iniziando a condividere una cornice comune di cooperazione con gli USA: narcotraffico, intelligence, sicurezza e cooperazione militare sono posti al centro della neonata coalizione, che è ancora una struttura relativamente recente e il suo grado di integrazione operativa resta da verificare. È perciò curioso notare come gli stessi governi, coinvolti nella medesima iniziativa, ricevano contemporaneamente un rafforzamento nel legame con Washington.

Nel 2026 gli Stati Uniti hanno intensificato la ricerca di accordi con Paesi latinoamericani sulle materie prime critiche e l’Ecuador ne è uno dei casi più significativi: il framework sulle terre rare concordato a febbraio esemplifica perfettamente questo rilevante passaggio, perché porta la relazione oltre il tradizionale schema della cooperazione antidroga. Infatti, sicurezza e accesso alle risorse iniziano a comparire nel medesimo rapporto strategico.

Il caso peruviano rende però il quadro più complesso, perché sì Lima sta rafforzando la propria cooperazione militare con Washington aderendo allo Shield, ma sulla costa del Pacifico cresce rapidamente un’infrastruttura economica cinese: il porto di Chancay, sviluppato da una joint venture sino-peruviana e gestito da COSCO, ha movimentato 200 mila TEU nel primo semestre del 2026, il 71% in più rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente. Le sue rotte collegano direttamente il Perù con l’Asia, ma anche con altri Paesi della costa occidentale sudamericana, oltre che con Panama. Le due dinamiche non si escludono necessariamente ma, al contrario, mostrano quanto i governi latinoamericani possano cercare contemporaneamente sicurezza dagli Stati Uniti e opportunità economiche dalla Cina.

In questo contesto, la già citata Panama assume un ruolo particolare perché, pur non appartenendo geograficamente all’area andina, rappresenta infatti il nodo logistico che collega il Pacifico sudamericano al Golfo del Messico, e ai mercati nordamericani. Per Washington, la sicurezza delle infrastrutture strategiche dell’emisfero costituisce ormai un dossier strettamente collegato alla propria politica regionale e la decisione di destinare parte dei 52 milioni di dollari proprio a Panama, insieme a Colombia, Ecuador e Perù, si inserisce proprio in questa struttura precisa.

La situazione che emerge, dunque, contiene almeno tre livelli. Quello della sicurezza: narcotraffico, intelligence e cooperazione militare. Il secondo, che riguarda le risorse: minerali critici, investimenti e accordi commerciali. E infine, quello infrastrutturale: porti, rotte marittime e logistica. Questi dossier si stanno sviluppando nella stessa ragnatela e coinvolgono in misura crescente gli stessi attori, ma non è ancora dimostrato che siano il prodotto di un unico progetto strategico coordinato. I fatti consentono di parlare di una crescente convergenza tra USA e alcuni governi dell’America meridionale, certo, ma non che sia nata una nuova architettura regionale capace di integrare formalmente sicurezza, risorse e infrastrutture.

La differenza tra le due cose è precisamente ciò che occorrerà osservare, studiare e indagare nei prossimi mesi, per capire se ci troviamo davanti a una semplice intensificazione della tradizionale politica statunitense, oppure a qualcosa di qualitativamente diverso.

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