Dalla competizione tecnologica tra Stati Uniti, Cina ed Europa ai rischi per informazione, lavoro e società. Nella nuova puntata di “Effetto Europa – Il Punto Geopolitico”, Alessandro Conte intervista Dario Fabietti, founder di The Human Future Hub, per analizzare una trasformazione destinata a incidere sempre più profondamente sugli equilibri globali e sulla vita quotidiana.
L’intelligenza artificiale non è più soltanto una questione tecnologica. È diventata un fattore economico, sociale e geopolitico, capace di modificare i rapporti di forza tra le grandi potenze e, allo stesso tempo, il modo in cui lavoriamo, ci informiamo e prendiamo decisioni.
È questo il punto di partenza della nuova puntata di “Effetto Europa – Il Punto Geopolitico”, il format di European Affairs dedicato all’analisi delle grandi trasformazioni internazionali. Ospite di Alessandro Conte è Dario Fabietti, founder di The Human Future Hub, realtà nata con l’obiettivo di promuovere la conoscenza dell’intelligenza artificiale, con una particolare attenzione alle sue conseguenze sociali e alle fasce più vulnerabili della popolazione. Tra i temi affrontati dall’associazione figurano la formazione di insegnanti e genitori e il futuro del lavoro.
Possiamo davvero controllare l’intelligenza artificiale?
Uno degli interrogativi centrali dell’intervista riguarda la velocità con cui l’AI generativa sta entrando nella società e la difficoltà delle istituzioni nel tenere il passo con l’innovazione. Fabbietti richiama il problema della cosiddetta “black box” delle reti neurali: sistemi estremamente complessi il cui funzionamento interno non è sempre interpretabile in maniera trasparente. Da qui nasce una delle domande più rilevanti della puntata: fino a che punto sarà possibile controllare tecnologie che diventano progressivamente più sofisticate?
Il tema si intreccia inevitabilmente con quello della sicurezza e con lo sviluppo di sistemi sempre più autonomi. L’AI, nella prospettiva affrontata durante l’intervista, non deve quindi essere considerata soltanto attraverso gli scenari futuri: alcuni dei problemi legati al suo utilizzo sono già presenti.
La corsa tra Stati Uniti e Cina e il ritardo europeo
La tecnologia diventa così geopolitica. La competizione sull’intelligenza artificiale vede Stati Uniti e Cina impegnati in una corsa che riguarda modelli, capacità industriale, infrastrutture, semiconduttori e robotica. Durante la conversazione viene affrontato anche il dibattito sulle richieste di maggiore prudenza avanzate da alcuni protagonisti dell’industria tecnologica e sulle possibili implicazioni economiche di una regolamentazione più stringente.
In questo scenario emerge inevitabilmente la questione europea. L’Unione europea ha scelto di caratterizzarsi soprattutto attraverso la regolamentazione, la tutela dei diritti e la ricerca di una maggiore sovranità digitale. Ma può costruire una propria strategia tecnologica capace di competere con Washington e Pechino?
Fabietti sottolinea il ritardo europeo nell’intelligenza artificiale e nella robotica, ma richiama anche un asset strategico spesso sottovalutato: ASML, l’azienda europea che produce sistemi avanzati di litografia fondamentali per la fabbricazione dei semiconduttori più sofisticati. Secondo l’ospite, l’Europa dispone quindi ancora di potenzialità industriali e tecnologiche sulle quali potrebbe fare leva.
AI, deepfake e crisi della fiducia nell’informazione
Uno dei passaggi più significativi dell’intervista riguarda però l’informazione. Alla domanda su quale rischio dell’intelligenza artificiale venga maggiormente sottovalutato, Fabietti indica proprio quello legato alla capacità di distinguere ciò che è autentico da ciò che è artificiale.
Deepfake e contenuti falsi rappresentano soltanto una parte del problema. La diffusione massiccia di materiale generato artificialmente potrebbe contribuire, secondo Fabietti, a produrre due reazioni opposte: credere indiscriminatamente a ciò che circola online oppure smettere di fidarsi di qualsiasi informazione.
Una dinamica che, nella sua analisi, può avere conseguenze anche sul funzionamento del dibattito democratico, soprattutto quando sistemi sempre più sofisticati consentono di personalizzare messaggi e contenuti per il singolo utente. L’intelligenza artificiale deve restare uno strumento. L’ultima parte della puntata sposta l’attenzione dalla geopolitica alla dimensione individuale e sociale.
Quanto può incidere l’uso continuativo dell’intelligenza artificiale sulle nostre capacità cognitive e sulle relazioni tra le persone?
Per Fabbietti, un principio dovrebbe rimanere centrale: utilizzare l’AI come supporto al ragionamento umano e non come suo sostituto. Prima ragionare, elaborare e verificare; successivamente utilizzare gli strumenti di intelligenza artificiale per supportare il proprio lavoro.
Ma la responsabilità, sottolinea l’ospite, non può essere scaricata esclusivamente sull’individuo. Se l’intelligenza artificiale diventa una tecnologia utilizzata su scala di massa, anche i suoi rischi devono essere affrontati come una questione collettiva.
La nuova puntata di Effetto Europa prova così a guardare oltre l’entusiasmo e le paure che accompagnano l’AI, riportando il dibattito su una domanda essenziale: come governare una tecnologia che sta cambiando contemporaneamente economia, informazione, società e rapporti di forza internazionali?
