Quaranta piloti civili e militari si sono sfidati a Tor di Quinto. Luisa Rizzo conquista la categoria PRO e resta al comando del Campionato Italiano FPV, Massimo Colombo Kyle domina la OPEN. Tra i militari primo Davide Pinatti. La competizione porta al centro il rapporto tra sport, tecnologia e nuove competenze operative.
Quaranta piloti, droni lanciati a tutta velocità tra ostacoli e porte, immagini trasmesse in tempo reale dai velivoli e una sfida nella quale pochi decimi di secondo possono separare una traiettoria perfetta da un errore. All’Ippodromo Militare “Generale Pietro Giannattasio” di Tor di Quinto, a Roma, la prima edizione dell’Esercito 1659 Drone Challenge ha trasformato il drone racing in un terreno d’incontro tra sport, tecnologia e mondo militare.
A imporsi nelle due categorie sono stati Luisa Rizzo e Massimo Colombo Kyle. La prima ha conquistato la PRO, valida come quarta tappa del Campionato Italiano di Droni FPV; il secondo ha vinto la OPEN e il titolo assoluto della Drone Challenge. Tra i militari, il miglior risultato è stato ottenuto dal Graduato Capo Davide Pinatti.
A premiare i vincitori, al termine delle due giornate del 19 e 20 settembre, sono stati il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, generale di Corpo d’Armata Carmine Masiello, e l’amministratore delegato di Difesa Servizi, Luca Andreoli.
Luisa Rizzo conferma il primato
Nella categoria PRO erano in gara otto piloti d’élite. A prevalere è stata Luisa Rizzo, 24 anni, studentessa leccese con un curriculum che la colloca da tempo ai vertici della disciplina: sei titoli italiani e il campionato mondiale in carica.
La prova romana aveva anche un peso specifico nella stagione agonistica. Era infatti la quarta tappa del Campionato Italiano di Droni FPV, organizzato dall’Aero Club d’Italia, federato CONI e membro della Fédération Aéronautique Internationale. Con la vittoria di Tor di Quinto, Rizzo mantiene il comando della classifica generale.
Il drone racing FPV impone una combinazione particolare di riflessi, coordinazione e capacità di lettura dello spazio. Il pilota non segue il velivolo da terra: indossa un visore collegato alla telecamera installata sul drone e affronta il circuito osservandolo dalla prospettiva del mezzo. Ogni correzione deve essere immediata. A velocità elevate, una scelta compiuta con una frazione di secondo di ritardo può compromettere l’intera manche.
Colombo Kyle conquista la OPEN
Più numerosa la categoria OPEN, costruita proprio per mettere sullo stesso circuito piloti provenienti da esperienze differenti. Al via c’erano 32 concorrenti: 16 civili e 16 militari.
Il successo assoluto è andato al diciannovenne varesino Massimo Colombo Kyle, conosciuto nel circuito con il nome di Skymax. Studente di ingegneria elettronica, Colombo Kyle ha chiuso al primo posto la graduatoria civile e conquistato anche il titolo assoluto della manifestazione.
Tra i concorrenti dell’Esercito, il miglior piazzamento è stato quello del Graduato Capo Davide Pinatti, primo nella classifica riservata al personale militare.
Il confronto tra civili e militari è stato uno degli elementi caratterizzanti dell’appuntamento romano. Tecniche nate e sviluppate nell’ambito sportivo incontrano infatti competenze che, nel settore della difesa, stanno acquisendo un peso crescente. La capacità di pilotare piccoli sistemi senza equipaggio in ambienti complessi richiede controllo, rapidità decisionale e consapevolezza dello spazio circostante: abilità che il racing porta al limite attraverso la competizione.
Dal circuito alle nuove competenze sui droni
È proprio questo intreccio a rendere l’evento qualcosa di diverso da una semplice gara. I droni FPV sono diventati negli ultimi anni una tecnologia osservata con crescente attenzione anche dalle forze armate. Il pilota opera attraverso la visuale della telecamera di bordo, mantenendo il controllo diretto del mezzo e adattandone continuamente traiettoria e velocità.
A Tor di Quinto il pubblico ha potuto osservare la stessa prospettiva dei concorrenti. Le immagini trasmesse dalle microcamere dei droni venivano rilanciate sui LEDwall davanti alle tribune: curve, accelerazioni, passaggi attraverso le porte e correzioni improvvise diventavano così parte dello spettacolo.
Dietro l’impatto visivo rimaneva però la componente tecnica. Il circuito metteva alla prova precisione e gestione della velocità, obbligando i piloti a trovare un equilibrio tra aggressività della traiettoria e controllo del mezzo. È una dinamica tipica delle competizioni FPV: andare più forte non basta se l’aumento della velocità produce errori o costringe a correzioni che fanno perdere secondi.
Un villaggio per raccontare l’innovazione dell’Esercito
La gara è stata il fulcro di un programma più ampio. Attorno al circuito è stato realizzato l’EI 1659 Drone Village, con aree dedicate alle tecnologie utilizzate dall’Esercito e personale militare impegnato a illustrarne caratteristiche e applicazioni.
La manifestazione, promossa dal Ministero della Difesa e organizzata da Difesa Servizi insieme all’Esercito Italiano, si è svolta con la partnership istituzionale del Ministro per lo Sport e i Giovani e della Regione Lazio e con il patrocinio del CONI e del Comune di Roma.
L’obiettivo era avvicinare a questo settore anche un pubblico lontano dagli ambienti specialistici. I visitatori hanno potuto assistere ai lanci dei paracadutisti della Sezione Paracadutismo del Centro Sportivo Olimpico dell’Esercito, alle esibizioni della Banda dell’Esercito e alla performance della live band Carola Jasmins.
Per i più giovani è stata allestita una Kid Experience con simulatori di volo, unità cinofile e attività legate al mondo equestre. Military Fitness e parete d’arrampicata hanno completato il programma destinato agli adulti.
Il confronto sul futuro della tecnologia
La due giorni ha riservato spazio anche alla discussione sulle prospettive industriali e tecnologiche. Nel talk “I Droni e lo Sport: tra innovazione e tecnologia”, trasmesso in streaming su ANSA.it, si sono confrontati il generale Carmine Masiello, Luca Andreoli e l’amministratore delegato e direttore generale di Leonardo Lorenzo Mariani.
La presenza, nello stesso appuntamento, dei vertici dell’Esercito, di Difesa Servizi e di uno dei principali gruppi europei dell’aerospazio e della difesa ha allargato inevitabilmente lo sguardo oltre il perimetro sportivo. I sistemi senza equipaggio sono ormai uno dei settori nei quali ricerca, industria e mondo militare stanno concentrando risorse e sperimentazione.
L’Esercito 1659 Drone Challenge fotografa così una trasformazione che procede rapidamente. Il drone racing conserva la propria identità sportiva, fatta di classifiche, tempi e piloti capaci di spingere le macchine al limite. Allo stesso tempo diventa un laboratorio nel quale emergono abilità difficili da riprodurre con il solo addestramento tradizionale.
La prima edizione di Tor di Quinto ha messo civili e militari davanti allo stesso circuito. Il dato interessante, guardando alle prossime edizioni, sarà capire quanto questo confronto potrà diventare stabile e quanto le competenze sviluppate nelle gare FPV potranno contribuire alla formazione di una nuova generazione di operatori dei sistemi senza equipaggio.
