La sottosegretaria alla Difesa interviene al festival “Sette Idee” di Milano: cooperazione operativa, interoperabilità e standard industriali comuni per affrontare guerre ibride e minacce alle infrastrutture strategiche. L’Italia ha richiesto 8 miliardi attraverso il programma europeo SAFE.
La crescente instabilità internazionale impone all’Europa di rafforzare la propria capacità di difesa, senza duplicare le strutture della NATO e senza puntare alla costituzione di un esercito unico. È il messaggio lanciato dalla sottosegretaria di Stato alla Difesa, senatrice Isabella Rauti, intervenuta a Milano a “Sette Idee – Il Festival dell’Italia che innova”, promosso da L’Espresso.
«È dalla fine della Seconda guerra mondiale che non si registrava un livello di conflittualità così diffuso e pervasivo. La pace non è mai scontata: va costruita, protetta e difesa ogni giorno», ha dichiarato Rauti, richiamando l’attenzione su uno scenario internazionale nel quale alle guerre convenzionali si affiancano minacce più difficili da individuare e contrastare.
Cyberattacchi, campagne di disinformazione, guerra cognitiva e operazioni contro le infrastrutture critiche sono ormai parte integrante della competizione tra Stati e attori non statali. Strumenti capaci di colpire sistemi energetici, reti di comunicazione, trasporti e processi democratici senza ricorrere necessariamente a un’aggressione militare tradizionale.
Di fronte a questa moltiplicazione dei rischi, secondo la sottosegretaria, nessun Paese dispone da solo delle capacità necessarie per proteggere il proprio territorio e i propri interessi. Da qui l’esigenza di costruire una difesa comune europea fondata sulla condivisione delle capacità operative, sull’interoperabilità tra le Forze armate e sull’adozione di standard industriali comuni.
Rauti ha precisato che parlare di difesa europea non significa immaginare un esercito continentale destinato a sostituire quelli nazionali. L’obiettivo è rendere più efficace la cooperazione tra i Paesi, superando la frammentazione dei sistemi e delle piattaforme. Un percorso che dovrebbe iniziare già nella fase di progettazione dei mezzi e delle tecnologie militari, attraverso un approccio “by design” capace di garantire allineamento, efficienza e sostenibilità nel tempo.
In questa strategia si inserisce SAFE, lo strumento finanziario europeo da 150 miliardi di euro destinato a sostenere gli investimenti nella difesa attraverso prestiti a lungo termine e a condizioni vantaggiose. L’Italia ha presentato una richiesta per 8 miliardi. Le risorse dovrebbero favorire soprattutto gli acquisti congiunti, contribuendo a rafforzare le capacità operative, l’interoperabilità e la base industriale e tecnologica europea.
La sottosegretaria ha richiamato anche la proposta avanzata dal ministro della Difesa Guido Crosetto per un modello di difesa continentale più ampio rispetto ai confini dell’Unione europea. Il progetto potrebbe coinvolgere anche gli Stati europei non appartenenti all’UE che condividono gli stessi obiettivi di sicurezza e deterrenza.
Una simile architettura dovrebbe svilupparsi all’interno di una cornice euro-atlantica, basata sulla responsabilità condivisa e sul rispetto del diritto internazionale. «La Difesa europea non è alternativa alla NATO, ma è un suo pilastro complementare», ha concluso Rauti, indicando nella cooperazione continentale uno strumento per garantire maggiore sovranità e autonomia tecnologica, senza indebolire l’Alleanza Atlantica.
