VIKING Uncrewed Ground Vehicle (UGV) di IVECO

IDV entra nel programma dell’U.S. Army per i veicoli autonomi destinati all’apertura dei varchi

La società del gruppo Leonardo selezionata per l’iniziativa EABC. Al centro il veicolo terrestre senza equipaggio VIKING, progettato per operare anche in ambienti nei quali il segnale satellitare è degradato o indisponibile.

IDV, società di Leonardo specializzata nei veicoli militari, entra nel programma dell’Esercito statunitense dedicato allo sviluppo di sistemi autonomi capaci di aprire varchi attraverso ostacoli complessi e campi minati. La controllata americana IDV USA è stata selezionata come una delle quattro aziende partecipanti all’iniziativa Engineer Autonomous Breaching Capability (EABC), promossa dal Capability Program Executive Office Mission Autonomy dell’U.S. Army.

Il programma punta a trasferire ai sistemi robotici una delle attività più rischiose condotte dalle unità del genio sul campo di battaglia: creare un passaggio attraverso barriere, fortificazioni e aree minate mentre le forze sono potenzialmente esposte all’osservazione e al fuoco avversario. L’impiego di piattaforme autonome dovrebbe consentire di ridurre l’esposizione diretta dei militari durante le prime fasi dell’apertura del varco.

La proposta di IDV ruota attorno al VIKING Uncrewed Ground Vehicle (UGV), piattaforma terrestre senza equipaggio sulla quale vengono integrate le tecnologie sviluppate dall’azienda nel campo dell’autonomia.

Il veicolo utilizza un’architettura software progettata per consentire l’integrazione rapida di differenti sistemi di missione e payload. Particolare attenzione è riservata alla navigazione in scenari contestati e in condizioni di disponibilità limitata del GNSS, una caratteristica sempre più rilevante negli attuali teatri operativi, dove le capacità di guerra elettronica possono interferire con i sistemi di posizionamento satellitare.

L’obiettivo è disporre di un’architettura autonoma modulare e scalabile, adattabile in futuro anche ad altre missioni del genio e di supporto alla manovra terrestre. Il VIKING diventerebbe così una piattaforma sulla quale installare differenti equipaggiamenti in funzione delle necessità operative.

«Siamo onorati di essere stati selezionati dall’U.S. Army per l’iniziativa EABC», ha dichiarato Corey Kashner, CEO di IDV USA. Secondo Kashner, il programma è coerente con la strategia dell’azienda nel settore dei sistemi autonomi e del supporto robotizzato alla manovra. L’integrazione del VIKING con l’architettura di autonomia di IDV, ha aggiunto, punta ad aumentare l’efficacia delle missioni riducendo contemporaneamente i rischi per i soldati.

La selezione rappresenta soltanto una prima fase. Dopo l’assegnazione dei contratti, l’Esercito americano prevede una serie di dimostrazioni e valutazioni operative per verificare il comportamento delle tecnologie di breaching autonomo in ambienti militari rappresentativi delle condizioni reali.

Il percorso dovrebbe culminare in una valutazione condotta insieme a un’unità dell’U.S. Army. I militari saranno chiamati a utilizzare e valutare le soluzioni proposte, fornendo indicazioni che contribuiranno alle successive decisioni sui sistemi autonomi di nuova generazione destinati alle unità del genio.

L’EABC si inserisce nel più ampio processo di introduzione di robotica, intelligenza artificiale e sistemi unmanned nelle forze terrestri. La possibilità di affidare alle macchine le operazioni effettuate nelle zone maggiormente esposte potrebbe modificare sia le procedure del genio militare sia le modalità con cui le unità corazzate e meccanizzate affrontano campi minati e sistemi difensivi avversari.

Per IDV la partecipazione al programma statunitense rafforza una linea di sviluppo che affianca alla produzione tradizionale di mezzi logistici, protetti e blindati gli investimenti nell’autonomia, nella mobilità avanzata e nell’integrazione di sistemi di missione.

La sfida sarà ora dimostrare sul terreno l’affidabilità delle soluzioni proposte. Nei sistemi destinati all’apertura autonoma dei varchi, infatti, capacità di navigazione, riconoscimento dell’ambiente e integrazione degli equipaggiamenti devono funzionare in condizioni particolarmente difficili, comprese interferenze elettroniche, terreno degradato e presenza di minacce nemiche. Saranno le prossime prove dell’U.S. Army, insieme al giudizio dei soldati chiamati a utilizzare le piattaforme, a fornire gli elementi per decidere quali tecnologie potranno confluire nei futuri sistemi autonomi del genio americano.

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