Prosegue l’emorragia nelle Forze di supporto rapido. Il gruppo, guidato dall’ex responsabile dell’intelligence nel Nord Kordofan Abu Bakr Hamouda Dahloub, ha raggiunto Omdurman con armi e comandanti sul campo.
Nuove defezioni scuotono le Forze di supporto rapido (Rsf) impegnate nella guerra contro l’esercito sudanese. Circa 200 combattenti hanno abbandonato le Rsf e raggiunto Omdurman, annunciando il proprio passaggio nelle file delle Forze armate sudanesi.
Secondo quanto riferito dall’agenzia ufficiale Suna, tra i disertori figurano anche diversi comandanti sul campo. Il gruppo sarebbe arrivato con il proprio armamento, dichiarandosi pronto a combattere al fianco dell’esercito.
A guidare la colonna è Abu Bakr Hamouda Dahloub, già responsabile dell’intelligence per le missioni speciali nello Stato del Nord Kordofan. Dahloub ha motivato la scelta sostenendo di aver compreso «l’errore di aver seguito il progetto della milizia Rsf» e annunciando il proprio schieramento con quello che ha definito il «fronte nazionale».
La defezione si inserisce in una sequenza di passaggi di campo registrati nelle ultime settimane. Il 19 agosto, secondo le autorità sudanesi, quattro ufficiali e 318 combattenti, accompagnati da 50 veicoli da combattimento e guidati dal tenente colonnello Musa Ali Ahmed, conosciuto come “Khamsin”, avevano lasciato le Rsf per unirsi all’esercito. Pochi giorni prima, il 13 agosto, una scelta analoga era stata compiuta da 21 comandanti e circa 270 uomini.
Tra le figure di maggiore rilievo che hanno abbandonato le Rsf vengono indicati anche Fares al-Nour, già consigliere politico del leader delle Forze di supporto rapido, il generale al-Nour Ahmed Adam e il comandante sul campo Ali Rizqallah.
Le defezioni rappresentano un segnale delle crescenti tensioni interne alle Rsf, anche se il loro effettivo impatto sugli equilibri militari del conflitto resta da valutare. In una guerra caratterizzata da fronti mobili e da una forte frammentazione delle forze sul terreno, il passaggio di comandanti e combattenti da uno schieramento all’altro assume comunque un peso non soltanto operativo, ma anche politico e simbolico.
