La Russia avrebbe costruito o ampliato almeno dieci basi militari destinate al lancio di droni a lungo raggio lungo le aree confinanti con Ucraina e Bielorussia. È quanto emerge da un’inchiesta del quotidiano britannico The Telegraph, condotta attraverso immagini satellitari, documenti riservati e dati raccolti dalla società di analisi DroneSec.
L’indagine avrebbe individuato 59 rampe meccaniche installate nei diversi siti. Si tratta di catapulte montate su rotaie che consentono di lanciare rapidamente velivoli senza pilota di grandi dimensioni, eliminando la necessità di utilizzare piste aeroportuali tradizionali.
Almeno venti rampe presentano una configurazione allungata che, secondo gli esperti consultati dal giornale, sarebbe compatibile con le nuove versioni di droni a propulsione a reazione. Questi sistemi possono raggiungere velocità superiori rispetto ai modelli convenzionali, riducendo i tempi di reazione della difesa aerea ucraina.
Alcuni degli hub sarebbero stati ricavati dalla riconversione di aeroporti civili e installazioni militari già esistenti. Altri, invece, sarebbero stati costruiti da zero in aree rurali, più difficili da individuare e colpire.
La rete permetterebbe a Mosca di aumentare il ritmo degli attacchi e di lanciare un numero elevato di droni in sequenza, con l’obiettivo di saturare i sistemi antiaerei ucraini. La vicinanza delle basi al fronte e al territorio bielorusso rafforza inoltre la capacità russa di diversificare le rotte d’attacco, complicando ulteriormente le operazioni di intercettazione condotte da Kyiv.
