Difesa europea, il mercato accelera: Claudio Brusatori al Punto Geopolitico analizza la sfida dell’autonomia strategica

Il mercato europeo della difesa sta attraversando una trasformazione che ha pochi precedenti negli ultimi decenni. L’aumento degli investimenti, l’accelerazione impressa dal piano Readiness 2030, la pressione esercitata dall’instabilità internazionale e la necessità di rafforzare capacità industriali e tecnologiche comuni stanno ridisegnando il profilo strategico dell’Europa. Ma la crescita della spesa, da sola, non basta. La vera questione è se questa espansione possa tradursi in una reale capacità produttiva, in innovazione e in una più solida autonomia strategica europea.

Sono i temi al centro della nuova puntata de Il Punto Geopolitico, che ospita Claudio Brusatori, Partner e Practice Leader di BearingPoint Italia, per una conversazione dedicata alle prospettive del settore difesa e al ruolo che l’industria europea potrebbe giocare in una fase di profondo riposizionamento geopolitico.

Nel corso dell’intervista, Brusatori affronta uno dei nodi centrali del dibattito: la frammentazione del sistema industriale europeo. Un tema che riguarda non soltanto l’efficienza produttiva, ma la capacità stessa dell’Europa di agire come attore strategico. La molteplicità di piattaforme, sistemi e filiere, a fronte di modelli molto più integrati come quello statunitense, rappresenta infatti un limite in termini di costi, interoperabilità e competitività.

L’analisi si concentra poi sul significato strategico del programma Readiness 2030, considerato come possibile leva per favorire maggiore coordinamento industriale, interoperabilità e sviluppo di capacità comuni. Dall’Air Shield alla mobilità marittima, fino ai nuovi ecosistemi industriali abilitati da intelligenza artificiale, digital twins e reti collaborative, l’intervista offre uno sguardo sulle trasformazioni che potrebbero ridefinire la base industriale e tecnologica della difesa europea.

Particolare attenzione viene dedicata anche al ruolo italiano. Dalle prospettive di Leonardo e Fincantieri fino al contributo delle filiere industriali e delle competenze STEM, emerge una riflessione su come l’Italia possa ambire a essere non solo parte del processo, ma uno degli attori guida nella costruzione di una difesa europea più integrata.

La puntata propone quindi una lettura che va oltre il dato economico e affronta il tema della difesa come questione industriale, tecnologica e geopolitica. Perché il punto, oggi, non riguarda soltanto quanto l’Europa investe, ma se sarà in grado di trasformare quella spesa in potenza strategica.

giornalista, direttore ed editore delle testate European Affairs Magazine e Bookreporter. Si occupa di geopolitica, difesa e relazioni internazionali, ambiti nei quali ha maturato una lunga esperienza seguendo le missioni della Difesa italiana in Afghanistan, Libano, Kosovo e Iraq, realizzando reportage e documentari dalle principali aree di crisi. Appassionato di innovazione tecnologica ed esperto del settore delle telecomunicazioni, approfondisce i processi di trasformazione digitale e l’evoluzione tecnologica nei settori strategici della difesa, della sicurezza e della comunicazione.

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