ADM, la Conferenza Nazionale Antifrode rilancia la rete dei controlli tra intelligence, laboratori e cooperazione

Roma ospita il 21 e 22 aprile, nella cornice del Palazzo dell’Informazione Adnkronos di Piazza Mastai, la Prima Conferenza Nazionale Antifrode promossa dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, un appuntamento che segna un passaggio rilevante nel rafforzamento dell’architettura nazionale dei controlli. Più che un evento istituzionale, la due giorni si propone come un laboratorio operativo e strategico per consolidare il coordinamento tra le diverse componenti del sistema antifrode italiano, in una fase in cui la complessità delle minacce economiche, finanziarie e transnazionali richiede strumenti sempre più integrati.

Al centro dell’iniziativa vi è l’idea di costruire una rete nazionale dei controlli capace di mettere a sistema intelligence, investigazioni, attività laboratoristiche e cooperazione interistituzionale. Un approccio che si inserisce nella linea di rafforzamento promossa dal direttore dell’ADM Roberto Alesse, orientata a valorizzare il ruolo dell’Agenzia non soltanto come presidio di vigilanza, ma come attore capace di pianificare, coordinare e orientare l’azione amministrativa in chiave strategica.

In questo quadro, la Direzione Antifrode guidata da Sergio Gallo emerge come uno snodo centrale di questa impostazione. La conferenza rappresenta infatti anche la traduzione operativa di un percorso che punta a rendere più strutturata la risposta del sistema Paese alle frodi, attraverso una governance fondata sulla cooperazione tra uffici centrali e territoriali, organismi investigativi, laboratori e partner nazionali e sovranazionali.

La giornata inaugurale del 21 aprile affronta i grandi scenari entro cui si muovono oggi le attività di contrasto: dalle frodi globali alla sicurezza economica nazionale, fino all’impatto delle tecnologie e dei modelli cooperativi nel rafforzamento delle capacità di prevenzione e risposta. In agenda anche una sessione dedicata alle priorità operative per il biennio 2026-2027, con il coinvolgimento delle strutture intelligence, delle funzioni investigative e dei rapporti con organismi chiave come EPPO e DNA-DDA.

Il secondo giorno sposta invece il baricentro sulle pratiche operative, con quattro focus group tematici che affrontano dossier ad alta rilevanza strategica. Dai laboratori ADM impegnati nel contrasto alle sostanze stupefacenti, alla criminalità economico-finanziaria e alle minacce transnazionali, passando per i temi dell’export control, del dual use e della tutela del gioco pubblico, emerge una visione del contrasto alle frodi sempre più multidimensionale.

La conferenza si inserisce in un contesto in cui la nozione stessa di antifrode si è ampliata, intersecando sicurezza economica, protezione delle filiere, contrasto alle reti criminali e salvaguardia degli interessi strategici nazionali. In questo senso, l’iniziativa di ADM assume anche una valenza sistemica: non solo coordinare strumenti esistenti, ma rafforzare una cultura condivisa del controllo fondata sulla circolazione delle informazioni, sull’analisi dei rischi e sull’integrazione tra competenze.

L’obiettivo dichiarato è arrivare a una rete antifrode più coesa, più leggibile e più reattiva. Ma il significato politico e amministrativo della conferenza sembra andare oltre. In un quadro internazionale segnato da catene del valore esposte a pressioni geopolitiche, flussi commerciali più vulnerabili e minacce ibride sempre più sofisticate, il rafforzamento della capacità di controllo diventa parte integrante della sicurezza nazionale.

La due giorni romana prova dunque a trasformare il coordinamento in metodo e il metodo in capacità operativa. Una sfida che passa per l’integrazione tra visione strategica e strumenti concreti, e che colloca l’ADM in una dimensione sempre più centrale nella protezione degli interessi economici del Paese.

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