La guerra in Ucraina continua a mostrare come il confine tra il campo di battaglia e la sicurezza del continente europeo stia diventando sempre più sottile. Un drone russo ha colpito nel centro di Kyiv l’edificio dell’Accademia nazionale delle scienze, provocando vittime e feriti e confermando il ruolo ormai centrale dei sistemi senza pilota nella strategia militare russa.
Ma il problema non riguarda più soltanto l’Ucraina. La crescente presenza di droni e velivoli in prossimità dello spazio aereo dei Paesi NATO sta spingendo gli Stati europei a interrogarsi sulla capacità di individuare, tracciare e neutralizzare minacce a basso costo e difficili da intercettare.
È proprio il rapporto tra costo dell’attacco e costo della difesa a rappresentare una delle questioni più delicate. Sistemi relativamente economici possono costringere le difese occidentali a impiegare intercettori e piattaforme molto più costose.
Per l’Europa si apre quindi una nuova fase. Counter-UAS, difesa aerea integrata, protezione delle infrastrutture critiche e condivisione delle informazioni dovranno essere considerate parti di una stessa architettura di sicurezza.
La guerra dei droni sta trasformando il conflitto ucraino anche in un laboratorio dal quale dipenderà una parte importante della futura difesa europea.
