Crisi ucraina: le ultime dal fronte

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Oggi si svolgono in Turchia le trattative tra la delegazione russa e ucraina. Evidente il tentativo del presidente della Turchia, Erdogan, di farsi mediatore tra le parti in conflitto per tornare ad essere accettato e “stimato” ai grandi tavoli dell’occidente. In ogni caso, continuano a pesare sui negoziati le parole degli scorsi giorni di Joe Biden in Polonia.

Sul fronte di guerra procede l’avanzata delle truppe di Mosca, nonostante le forze di Kiev siano riuscite a riconquistare alcuni territori. La situazione umanitaria di Mariupol come di tantissime altre città, invece, sta diventando sempre più tragica.

Tornando all’ennesimo round di trattative tra i due Stati belligeranti, le sensazioni, come al solito, non sono delle migliori. Le aperture che Zelensky aveva lasciato intendere sulla potenziale neutralità del Paese e la probabile soluzione alla questione della Crimea e del Donbass sono state smentite da un consigliere presidenziale ucraino, stando al quale Kiev non sarebbe disposta a fare nessuna concessione territoriale.

Volodymyr Zelensky ha anche avuto un colloquio con il Presidente del Consiglio italiano nel tentativo di costituire e avere un gruppo di Paesi come garanzia per l’Ucraina. L’ambasciatore di Kiev in Italia ha riferito che Mario Draghi ha lanciato l’iniziativa “U24, United for peace” al fine di creare un gruppo di Stati pronti a intervenire militarmente entro 24 ore in caso di aggressione. Secondo il nostro Premier dovrebbero far parte di questo gruppo: i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, la Germania, il Canada, la Turchia e l’Italia.

Ieri il Wall Steet Journal ha parlato di un possibile avvelenamento nei confronti dell’oligarca, Roman Abramovich, e di altri negoziatori ucraini. Questi avrebbero sofferto di sintomi sospetti dopo un incontro con i russi avvenuto a Kiev all’inizio del mese. Dopo l’incontro nella capitale ucraina Abramovich, come gli altri membri della delegazione ucraina, avrebbero iniziato a lamentare: arrossamento degli occhi, lacrimazione costante e dolorosa e desquamazione del volto e delle mani. Il giornale ha però poi concluso il suo articolo scrivendo che nessuno sarebbe in pericolo di vita.

Ieri il sindaco di Kiev, Vitali Klitschko, in video collegamento col il Consiglio Comunale di Firenze, ha affermato: “Non abbiamo il numero esatto delle persone che hanno perso la vita, perché non possiamo raggiungere determinati luoghi delle città assediate e bombardate. Secondo le ultime stime si tratta di decine di persone addirittura di decine di migliaia. Per le strade ci sono cadaveri”. Stando al governo di Zelensky Kiev continuerebbe a essere uno dei principali obiettivi strategici di Mosca.

Dalle autorità ucraine arriva la notizia che Irpin, città a ovest della capitale, sarebbe stata riconquistata. Il sindaco, Oleksandr Markushyn, ha rilasciato: “Irpin è stata liberata. Sappiano che ci saranno altri attacchi alla nostra città e la difenderemo con coraggio”.

Da Kharkiv arrivano, invece, aggiornamenti drammatici, stando ai quali i bombardamenti russi avrebbero colpito 1.177 edifici, 53 asili nido, 69 scuole e 15 ospedali. Così il sindaco: “Da quando è iniziata la guerra non c’è stato un minuto, un secondo, di silenzio”.

A Mariupol, dove 160mila persone continuano a rimanere intrappolate senza sufficienti viveri alimentari a disposizione, si sta assistendo ad una vera e propria catastrofe umanitaria. Dall’inizio del conflitto vi sarebbero stati più di 5mila morti.

Le fonti ucraine riportano, inoltre, che l’esercito russo avrebbe colpito un deposito di carburante nella città nord-occidentale di Lutsk. Il capo dell’amministrazione militare locale, Yuriy Pohuliaiko, ha riferito che l’attacco sarebbe partito dalla vicina Bielorussia. Sconosciuto il numero delle vittime. Questo raid, ha detto la deputata ucraina, Lesia Vasylenko, farebbe parte di una nuova strategia russa per eliminare le riserve di petrolio del Paese.

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