Crisi ucraina: le ultime dal fronte

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Ieri la Nato ha dichiarato che sosterrà in modo intenso il diritto di autodeterminazione del popolo ucraino e, dunque, che si adopererà al fine di assisterla militarmente nella sua resistenza alla Russia. Nato, Usa, Ue e G7 continuano a pressare la Cina al fine di farla uscire da questa situazione di stallo e farle prendere una posizione netta nei confronti del conflitto in corso. Anche il Cremlino sta facendo altrettanto. La prossima settimana il Ministro degli Esteri russo, Sergej Vicktorovic Lavrov, sarà a Pechino.

Nel suo discorso il Presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, più che parlare di pace ha tracciato una linea rossa che, se verrà oltrepassata da Mosca, porterà l’Alleanza Atlantica ad intervenire militarmente contro Putin. “La Nato interverrà in caso di uso di armi chimiche della Russia”. Tuttavia, a ben guardare questa linea più che essere rossa sembrerebbe di colore più chiaro, rosa, in quanto Biden ha poi specificato che un eventuale intervento militare dell’Occidente dipenderà non tanto dal fatto se il Cremlino userà le armi chimiche ma da come le utilizzerà. L’impressione è quella che l’Alleanza Atlantica interverrà solamente qualora il Cremlino utilizzerà armi chimiche oltre i confini dell’Ucraina.

Intanto un comunicato della Nato ha emesso: “In risposta alle azioni della Russia, abbiamo attivato i piani di difesa della Nato, dispiegato elementi della Forza di risposta della Nato e collocato 40.000 soldati sul nostro fianco orientale, insieme a significative risorse aree e navali, sotto il comando diretto della Nato supportato dagli schieramenti nazionali degli alleati”.

Dunque, il modus operandi dell’Alleanza Atlantica continua a muoversi all’interno di una logica preventiva nella prospettiva di una realtà strategica più pericolosa. “Rafforzeremo, inoltre, in modo significativo, la nostra posizione di deterrenza e difesa a lungo termine e svilupperemo ulteriormente l’intera gamma di forze e capacità necessarie per mantenere una deterrenza e una difesa credibili. Questi passaggi saranno supportati da esercitazioni potenziate con una maggiore attenzione alla difesa collettiva e all’interoperabilità”.

In questo contesto anche il governo spagnolo di Pedro Sanchez ha annunciato l’invio di nuovi armamenti all’Alleanza e il Segretario Generale della Nato, Jens Stoltenberg, si è detto certo della vittoria ucraina.

Tuttavia, tornando sul fronte l’assedio su Mariupol si fa sempre più stringente e le condizioni dei suoi civili sempre più precarie.

L’agenzia per l’infanzia dell’Onu ha rilevato: “Un mese di guerra in Ucraina ha portato allo sfollamento di oltre metà della popolazione infantile del Paese”. Stando ai dati dell’Unicef 4,3 milioni di bambini sui 7,5 milioni totali presenti in Ucraina sono fuggiti dalle loro case, e tra questi 1,8 sono andati via dal Paese mentre 2,5 sono sfollati all’interno del territorio ucraino.

Sempre dal campo di guerra, giunge la notizia che le forze armate di Kiev abbiano distrutto, con missili balistici, una nave russa che era in procinto di portare rifornimenti alle truppe in servizio a Berdyansk sul Mar D’Azov.

Il Ministero della Difesa ucraino ha riferito alla Reuters che le sue truppe hanno respinto le forze russe da alcune zone subito adiacenti alla capitale. Stando al Vice Primo Ministro del governo di Kiev, il Cremlino non starebbe rispettando gli accordi stipulati sui corridoi umanitari e i suoi militari, di fatti, starebbero continuando ad impedire le evacuazioni dei civili da Mariupol.

Karim Khan, Procuratore Capo della Corte Penale Internazionale (CPI), ha ordinato la realizzazione di una coalizione di Paesi per effettuare indagini sui crimini di guerra che si starebbero compiendo on Ucraina. “Le cose possono peggiorare se la comunità internazionale non agisce ora”, ha riferito Khan.

Sul fronte orientale ieri la Cina si è di nuovo astenuta al voto dell’Onu di condanna alla guerra russa.

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