Crisi ucraina: le ultime dal fronte

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SI va avanti a piccoli passi, ma almeno si va avanti. Stando ai risultati del terzo round di negoziati tra delegazione russa e ucraina si dovrebbe esser giunti, quantomeno, ad un accordo sui corridoi umanitari, fondamentali per dare linfa vitale ai civili straziati dal conflitto. Tuttavia, seppure il consigliere presidenziale di Kiev, Mikahilo Podolyak, abbia mostrato ottimismo sulla realizzazione di questi ultimi, rimane lecito dubitarne. Perché? Perché l’azione bellica di Mosca anziché affievolirsi s’intensifica e aumenta ogni giorno di più il numero delle vittime civili ucraine. A quanto si dice, infatti, dovrebbe esserci a breve un quarto round. Sintomo che ancora c’è da lavorate per l’effettiva messa in opera di questi corridoi. Di fatti, il capo negoziatore russo, Vladimir Medinsky ha dichiarato che ancora non si è arrivati ad un compromesso con la controparte di Kiev poiché la delegazione del Cremlino avrebbe portato moltissimi documenti che gli ucraini avrebbero chiesto legittimamente di studiare. Si presume, infatti, che tra quei fogli ci sia la richiesta russa di una resa quasi totale dell’Ucraina. Qualora fosse vero, sembra, che, il governo di Volodymyr Zelenk’kyj non abbia alcuna intenzione di accettarla, almeno per il momento. Anche perché stando alle dichiarazioni del Presidente ucraino la resistenza sembra stia rallentando l’avanzata dell’ex armata rossa, anche se va aggiunto che questa seppure lentamente, procede.

Dunque, l’impressione è che prima di trovare una soluzione vi siano ancora molti nodi da sciogliere. Già ieri, infatti, erano emerse molte problematiche che evidenziavano che molto difficilmente si sarebbe arrivati ad un compromesso durante il terzo incontro di consultazioni. I corridoi umanitari annunciati dai russi prevedevano uno sbocco in Russia e in Bielorussia e Kiev aveva giudicato questa proposta non solo inaccettabile ma, soprattutto, immorale.

Tornado sul fronte dei combattimenti, ieri pomeriggio, un’offensiva russa prodotta da un attacco aereo su una fabbrica di pane nella città di Makariv, poco distante dalla capitale, avrebbe causato la morte di altri 13 civili.

Nella serata nuovi allarmi aerei a Kiev, dove il sindaco, Vitalij Klycko, nel pomeriggio aveva annunciato che <<da un minuto all’altro>> sarebbero potute entrare le truppe di Putin.

Situazione tragica anche a Irpin dove otto persone sono rimaste uccise dai colpi di mortaio dei soldati russi. La descrizione della città è di case in fiamme e devastate e di una popolazione senza acqua luce e gas, rinchiusa negli scantinati per il timore dei bombardamenti.

Stando a quanto affermato dal ministro delle infrastrutture ucraino, Oleksander Kubrakov, il costo dei danni prodotto dall’invasione di Mosca già ammonterebbe almeno 10 miliardi di dollari. Ovviamente quello della popolazione è incalcolabile. La popolazione non ha un costo ma un valore

Intanto, Putin ha inserito anche l’Italia trai i Paesi della sua lista nera.

Il cielo sopra l’Ucraina continua ad essere scuro e in questa oscurità le luci dei bombardamenti e degli spari continuano a confondersi con le stelle e il popolo, perso tra i lampi, prosegue l’attesa incessante di un’alba che permetta al sole di tornare a splendere e d’irradiare di pace i suoi territori martoriati dalla distruzione.

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