Crisi ucraina: le ultime dal fronte

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Il Presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, da Varsavia si è rivolto all’ “occidente libero”: <<Siamo al vostro fianco>> ma soprattutto ha definito Vladimir Putin “un macellaio che non può rimanere al potere” esortando il popolo russo a ribellarsi al tiranno, sostenendo, di fatti, un cambio di regime politico al Cremlino. Dichiarazioni che hanno suscitato una dura reazione di Mosca: <<non decidi chi ci governa>>. Subito dopo, non senza difficoltà, è arrivata la smentita della Casa Bianca: <<non chiediamo il cambio di regime>>. Tuttavia, nonostante il passo indietro degli Usa resta l’uscita a vuoto del suo Presidente che, rivolgendosi direttamente ai russi e definendo Putin un dittatore, ha alzato il livello della tensione, creando non pochi problemi a un’Europa che sta facendo di tutto per mantenere la crisi all’intero di una dimensione diplomatica.

Biden, inoltre, esortando ancora “il mondo libero” a rimanere unito per resistere “all’oscurità dell’autocrazia”, ha ribadito la “sacralità” dell’articolo 5 della Nato che stipula l’assistenza, anche con l’impiego delle forze militari, in caso di un attacco armato contro uno Stato membro ed ha aggiunto, per la grande soddisfazione del Governo polacco, che il fianco orientale europeo sarà rinforzato.

In risposta a Biden sono arrivate le parole del Vice-Presidente del Consiglio di Sicurezza russo, Dmitrij Medvedev, che ha dichiarato che il Cremlino non ha alcuna mira espansionistica e che soprattutto non vuole nessun conflitto nucleare, in quanto anche a Mosca sono pienamente consapevoli che una tale eventualità metterebbe a repentaglio l’intera esistenza della civiltà. Dopo di che ha aggiunto, forse con un eccesso di realismo politico, che, paradossalmente, la creazione delle armi nucleari ha evitato un’enorme quantità di conflitti nel ventesimo e nel ventunesimo secolo ma che tuttavia, all’interno di questo “equilibrio di potenze” la minaccia esisterà sempre.

Intanto, sembra che l’intenzione di Mosca sia sempre di più quella di limitare il proprio obiettivo militare alla sola annessione del Donbass. Rimane, però, lo scetticismo degli analisti, i quali non si spiegano il perché il Cremlino non abbia organizzato un’offensiva molto più limitata. L’impressione è che Putin abbia sottovalutato le capacità militari ucraine e che non prevedendo la strenua resistenza delle città del Paese, Mariupol su tutte.

In ogni caso, la guerra continua e si allarga sempre di più sul fronte ovest. Leopoli continua ad essere oggetto di innumerevoli raid missilistici. Slavutich, città dove risiedono i lavoratori della centrale nucleare di Chernobyl, è caduta in mano russa. Stando a Oleksandr Pavlyuk, governatore della regione di Kiev, le truppe di Putin avrebbero occupato l’ospedale della città e rapito il sindaco, per poi rilasciarlo dopo le proteste della popolazione.

Dal nord dell’Ucraina giungono voci che Chernihiv sarebbe rimasta completamente distrutta con la perdita di almeno 200 civili. Secondo le autorità di Kiev si sono registrati duri bombardamenti anche sui villaggi di Tarasivka, Trebukhiv e Shevchenkove.

Secondo i dati stilati dall’ultimo aggiornamento dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani dell’Onu, il numero dei civili morti dall’inizio del conflitto sarebbe almeno di 1.104 tra i quali 96 bambini. E in un contesto simile risuonano e arrivano al cuore le ultime parole di Papa Francesco: <<Speriamo e preghiamo perché questa guerra, vergognosa per tutti noi, per tutta l’umanità, finisca al più presto: è inaccettabile (…) Ogni giorno di più aggiunge altri morti e distruzioni>>.

 

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