GEOPOLITICA DEL MONDO MODERNO

Category archive

Guerra in Ucraina - page 3

Crisi ucraina: le ultime dal fronte

Guerra in Ucraina di

 

Il Donbass sarà la parte di territorio ucraino dove si svolgeranno, presumibilmente, le ultime e più importanti battaglie del conflitto. Ancora una volta, come nel 2014, la presa o la resistenza di Mariupol sarà decisiva. Intanto gli ucraini ne smentiscono la presunta conquista del porto da parte dell’esercito russo. Tuttavia, questa volta la città sembra molto vicina alla capitolazione e i civili fuggono.

Oltre a Mariupol sono sotto attacco anche Kharkiv, Izium e Dnipro.

Stando all’Institute for the Study of War una battaglia importantissima per il futuro prossimo della guerra avrà luogo a Slovyansk. Sempre secondo il centro di ricerca: “Se le truppe che avanzano da Izium sono in grado di prendere la città, potrebbero scegliere di avanzare a est verso Severodonetsk per circondare un gruppo relativamente piccolo di forze ucraine, o dirigersi più a sud per circondare un contingente ucraino più grande”. Poi gli studiosi di affari militari aggiungono che questo nuovo fronte potrebbe anche non essere così favorevole ai russi in quanto sembra che le forze ucraine siano ben attrezzate per fronteggiare la “nuova invasione”. Di fatti, è dal 2014 che da Kiev stanno pianificando la difesa del territorio fortificando le città. Secondo i filorussi, ad esempio, la resistenza ucraina starebbe facendo saltare dighe per allagare le zone occupate dall’esercito di Mosca.

Anche il Presidente Volodymyr Zelensky ha ribadito la centralità strategica di Mariupol affermando che qualora cadesse il Cremlino avrebbe altre truppe da aggiungere all’offensiva nel Dobass. Ma per quanto concerne il presente il vicesindaco della città ha dichiarato: “I russi hanno occupato temporaneamente parte della città. I soldati ucraini continuano a difendere le parti centrali e meridionali della città, così come le aree industriali”. La situazione, quindi, non sembra delle migliori.

Dunque, all’interno di una situazione dove si continua a parlare di battaglie decisive, risulta evidente come la possibilità di un compromesso tra le parti sia ancora molto lontana. L’impressione, infatti, è che Putin non si siederà ad alcun tavolo prima di aver conquistato il Donbass e averlo collegato con la Crimea. Anche se qualora lo Zar del XXI secolo raggiungesse questo suo obiettivo e accettasse un compromesso col nemico si tratterebbe, molto probabilmente, non della fine del conflitto ma di un congelamento temporaneo della guerra. Magari in attesa di attendere tempi migliori per cercare di collegare i territori della Transnistria ai nuovi possedimenti ottenuti.

Zelenky, invece, forte degli aiuti militari europei e statunitensi sa che potrebbe non solo difendersi ma addirittura sconfiggere i russi sul campo. E se Kiev dovesse cacciare i russi dal Donbass Putin si potrebbe trovare costretto a dover rinunciare anche alla Crimea.

Ad ogni modo, dati gli sviluppi attuali una trattativa sembra un’ipotesi ancora molto remota. A confermare questa idea sono state anche le parole di ieri del Cancelliere austriaco, Karl Nehammer, in visita a Mosca che ha detto: “Non è stato un incontro amichevole” e che ha poi aggiunto che momentaneamente il Cremlino non vuol sentire parlare di compromessi.

Crisi ucraina: le ultime dal fronte

Guerra in Ucraina di

Massacro di Bucha: le autorità ucraine hanno accusato il Cremlino di crimini di guerra. Il Presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha dichiarato che alla luce di quanto accaduto si allontanano sempre di più le possibilità di un accordo con Mosca. Dagli Stati Uniti Joe Biden ha rincarato la dose esprimendo la necessità che Putin sia processato come criminale di guerra e ha chiesto un inasprimento delle sanzioni nei confronti della Russia.
Sempre su Bucha Amnesty International ha chiesto una rapida inchiesta indipendente “che accerti le responsabilità e che vada poi a ingrossare la mole già notevole di prove di possibili crimini di guerra russi che sono all’esame del procuratore del Tribunale penale internazionale”. Una posizione simile è stata presa anche dalla presidentessa della Commissione Europea, Ursula Von Der Leyen, che ha dichiarato che l’Ue si è detta pronta ad inviare squadre investigative in Ucraina per indagare sull’accaduto. Il Cremlino, invece, nega e rimbalza le accuse agli Stati Uniti, rei, secondo il ministro degli esteri russo, di aver ordinato il massacro al fine di incolpare Mosca. I media russi hanno, infatti, definito le immagini e le testimonianze di Bucha “false provocazioni orchestrate dall’occidente”, sostenendo che i responsabili materiali della morte dei civili siano i nazisti.
Il ministro degli esteri di Kiev, Dmytro Kuleba, ha detto: “gli orrori che abbiamo visto a Bucha sono solo la punta dell’iceberg di tutti i crimini che sono stati commessi dall’esercito russo”. Da Varsavia la sua omologa britannica, Liz Truss, ha aggiunto: “gli orrori di Bucha, Mariupol e altri luoghi richiedono gravi sanzioni da parte del G7 e dell’Ue”.
In tutto ciò la guerra procede imperterrita e stando agli analisti presto il fronte si dovrebbe spostare a est e a sud. Il governatore ucraino del Donbass ha rivelato che l’esercito russo starebbe preparando un “attacco massiccio” nella regione di Lugansk. A riportare le sue parole è stata l’agenzia di stampa France Presse: “Vediamo che equipaggiamenti arrivano da diverse direzioni che stanno portando uomini e carburante (…) Si capisce che stanno preparando un attacco massiccio”.
Per quanto concerne la questione “gas” l’Italia ha fatto intendere che sarebbe disposta un embargo totale nei confronti della Russia. Lo stop delle importazioni avrebbe il fine di privare Mosca di quelle risorse economiche con cui sta finanziando la guerra in corso. Tuttavia, in Europa, questa posizione non è unanime. Viktor Orbàn, neo-eletto Presidente d’Ungheria, ha detto che il suo Paese porrebbe il veto qualora l’Europa decidesse di imporre un embargo più stringente al Cremlino. Non tanto distante da Orban quanto espresso dal ministro delle finanze tedesco, Peter Altmaier che ha riferito: “al momento non è possibile tagliare le forniture di gas” e, sempre da Berlino, forti dubbi sono stati espressi anche dalla ministra degli esteri, Annalena Baerbock, che ha chiesto l’intensificazione delle sanzioni, maggiori aiuti per la difesa ucraina non proferendo però nessuna parola sul gas. Stando al Presidente della Germania, Olaf Scholz, una decisione a riguardo da parte del Bundestag verrà presa nei prossimi giorni. Dure le accuse della Polonia che ha accusato Berlino di essere finanziatrice di Mosca. Sulla stessa linea dei tedeschi anche l’Austria dove il ministro delle finanze di Vienna ha detto “non bisogna che l’Ue paghi più della Russia”. In Francia, invece, la tematica del Gas è diventata argomento di campagna elettorale. La socialista Anne Hidalgo ha chiesto di smettere di “pagare il gas della vergona” e il verde Yannick Jadot ha esposto la necessità dell’embargo definendo contradditorio l’indignarsi per la guerra in Ucraina e il finanziarla dando 800 milioni al giorno a Putin.

Ucraina: Croce Rossa Italiana torna a Leopoli

Guerra in Ucraina di

Partita stanotte da Roma per Leopoli la seconda missione di evacuazione di civili della Croce Rossa Italiana dall’Ucraina con l’obiettivo di portare in Italia, stavolta, circa cento persone fragili (bambini, anziani, diversamente abili ecc.). Il convoglio CRI composto da 18 mezzi, incluse ambulanze, pulmini, minibus, mezzi ad alto biocontenimento, macchine e furgoni per materiali vari, è partita da Roma alla volta di Leopoli, via Polonia, con 51 persone a bordo, tra cui volontari, staff, medici, infermieri OSS, operatori RFL. La missione giungerà a Leopoli lunedì 4 aprile presso le strutture della Croce Rossa Ucraina e, dopo aver effettuato un triage sanitario e i tamponi Covid, tornerà in Italia con il gruppo di persone fragili. Leggi Tutto

Crisi ucraina: le ultime dal fronte

Guerra in Ucraina di

Oggi si svolgono in Turchia le trattative tra la delegazione russa e ucraina. Evidente il tentativo del presidente della Turchia, Erdogan, di farsi mediatore tra le parti in conflitto per tornare ad essere accettato e “stimato” ai grandi tavoli dell’occidente. In ogni caso, continuano a pesare sui negoziati le parole degli scorsi giorni di Joe Biden in Polonia.

Sul fronte di guerra procede l’avanzata delle truppe di Mosca, nonostante le forze di Kiev siano riuscite a riconquistare alcuni territori. La situazione umanitaria di Mariupol come di tantissime altre città, invece, sta diventando sempre più tragica.

Tornando all’ennesimo round di trattative tra i due Stati belligeranti, le sensazioni, come al solito, non sono delle migliori. Le aperture che Zelensky aveva lasciato intendere sulla potenziale neutralità del Paese e la probabile soluzione alla questione della Crimea e del Donbass sono state smentite da un consigliere presidenziale ucraino, stando al quale Kiev non sarebbe disposta a fare nessuna concessione territoriale.

Volodymyr Zelensky ha anche avuto un colloquio con il Presidente del Consiglio italiano nel tentativo di costituire e avere un gruppo di Paesi come garanzia per l’Ucraina. L’ambasciatore di Kiev in Italia ha riferito che Mario Draghi ha lanciato l’iniziativa “U24, United for peace” al fine di creare un gruppo di Stati pronti a intervenire militarmente entro 24 ore in caso di aggressione. Secondo il nostro Premier dovrebbero far parte di questo gruppo: i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, la Germania, il Canada, la Turchia e l’Italia.

Ieri il Wall Steet Journal ha parlato di un possibile avvelenamento nei confronti dell’oligarca, Roman Abramovich, e di altri negoziatori ucraini. Questi avrebbero sofferto di sintomi sospetti dopo un incontro con i russi avvenuto a Kiev all’inizio del mese. Dopo l’incontro nella capitale ucraina Abramovich, come gli altri membri della delegazione ucraina, avrebbero iniziato a lamentare: arrossamento degli occhi, lacrimazione costante e dolorosa e desquamazione del volto e delle mani. Il giornale ha però poi concluso il suo articolo scrivendo che nessuno sarebbe in pericolo di vita.

Ieri il sindaco di Kiev, Vitali Klitschko, in video collegamento col il Consiglio Comunale di Firenze, ha affermato: “Non abbiamo il numero esatto delle persone che hanno perso la vita, perché non possiamo raggiungere determinati luoghi delle città assediate e bombardate. Secondo le ultime stime si tratta di decine di persone addirittura di decine di migliaia. Per le strade ci sono cadaveri”. Stando al governo di Zelensky Kiev continuerebbe a essere uno dei principali obiettivi strategici di Mosca.

Dalle autorità ucraine arriva la notizia che Irpin, città a ovest della capitale, sarebbe stata riconquistata. Il sindaco, Oleksandr Markushyn, ha rilasciato: “Irpin è stata liberata. Sappiano che ci saranno altri attacchi alla nostra città e la difenderemo con coraggio”.

Da Kharkiv arrivano, invece, aggiornamenti drammatici, stando ai quali i bombardamenti russi avrebbero colpito 1.177 edifici, 53 asili nido, 69 scuole e 15 ospedali. Così il sindaco: “Da quando è iniziata la guerra non c’è stato un minuto, un secondo, di silenzio”.

A Mariupol, dove 160mila persone continuano a rimanere intrappolate senza sufficienti viveri alimentari a disposizione, si sta assistendo ad una vera e propria catastrofe umanitaria. Dall’inizio del conflitto vi sarebbero stati più di 5mila morti.

Le fonti ucraine riportano, inoltre, che l’esercito russo avrebbe colpito un deposito di carburante nella città nord-occidentale di Lutsk. Il capo dell’amministrazione militare locale, Yuriy Pohuliaiko, ha riferito che l’attacco sarebbe partito dalla vicina Bielorussia. Sconosciuto il numero delle vittime. Questo raid, ha detto la deputata ucraina, Lesia Vasylenko, farebbe parte di una nuova strategia russa per eliminare le riserve di petrolio del Paese.

Crisi ucraina: le ultime dal fronte

Guerra in Ucraina di

Il Presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, da Varsavia si è rivolto all’ “occidente libero”: <<Siamo al vostro fianco>> ma soprattutto ha definito Vladimir Putin “un macellaio che non può rimanere al potere” esortando il popolo russo a ribellarsi al tiranno, sostenendo, di fatti, un cambio di regime politico al Cremlino. Dichiarazioni che hanno suscitato una dura reazione di Mosca: <<non decidi chi ci governa>>. Subito dopo, non senza difficoltà, è arrivata la smentita della Casa Bianca: <<non chiediamo il cambio di regime>>. Tuttavia, nonostante il passo indietro degli Usa resta l’uscita a vuoto del suo Presidente che, rivolgendosi direttamente ai russi e definendo Putin un dittatore, ha alzato il livello della tensione, creando non pochi problemi a un’Europa che sta facendo di tutto per mantenere la crisi all’intero di una dimensione diplomatica.

Biden, inoltre, esortando ancora “il mondo libero” a rimanere unito per resistere “all’oscurità dell’autocrazia”, ha ribadito la “sacralità” dell’articolo 5 della Nato che stipula l’assistenza, anche con l’impiego delle forze militari, in caso di un attacco armato contro uno Stato membro ed ha aggiunto, per la grande soddisfazione del Governo polacco, che il fianco orientale europeo sarà rinforzato.

In risposta a Biden sono arrivate le parole del Vice-Presidente del Consiglio di Sicurezza russo, Dmitrij Medvedev, che ha dichiarato che il Cremlino non ha alcuna mira espansionistica e che soprattutto non vuole nessun conflitto nucleare, in quanto anche a Mosca sono pienamente consapevoli che una tale eventualità metterebbe a repentaglio l’intera esistenza della civiltà. Dopo di che ha aggiunto, forse con un eccesso di realismo politico, che, paradossalmente, la creazione delle armi nucleari ha evitato un’enorme quantità di conflitti nel ventesimo e nel ventunesimo secolo ma che tuttavia, all’interno di questo “equilibrio di potenze” la minaccia esisterà sempre.

Intanto, sembra che l’intenzione di Mosca sia sempre di più quella di limitare il proprio obiettivo militare alla sola annessione del Donbass. Rimane, però, lo scetticismo degli analisti, i quali non si spiegano il perché il Cremlino non abbia organizzato un’offensiva molto più limitata. L’impressione è che Putin abbia sottovalutato le capacità militari ucraine e che non prevedendo la strenua resistenza delle città del Paese, Mariupol su tutte.

In ogni caso, la guerra continua e si allarga sempre di più sul fronte ovest. Leopoli continua ad essere oggetto di innumerevoli raid missilistici. Slavutich, città dove risiedono i lavoratori della centrale nucleare di Chernobyl, è caduta in mano russa. Stando a Oleksandr Pavlyuk, governatore della regione di Kiev, le truppe di Putin avrebbero occupato l’ospedale della città e rapito il sindaco, per poi rilasciarlo dopo le proteste della popolazione.

Dal nord dell’Ucraina giungono voci che Chernihiv sarebbe rimasta completamente distrutta con la perdita di almeno 200 civili. Secondo le autorità di Kiev si sono registrati duri bombardamenti anche sui villaggi di Tarasivka, Trebukhiv e Shevchenkove.

Secondo i dati stilati dall’ultimo aggiornamento dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani dell’Onu, il numero dei civili morti dall’inizio del conflitto sarebbe almeno di 1.104 tra i quali 96 bambini. E in un contesto simile risuonano e arrivano al cuore le ultime parole di Papa Francesco: <<Speriamo e preghiamo perché questa guerra, vergognosa per tutti noi, per tutta l’umanità, finisca al più presto: è inaccettabile (…) Ogni giorno di più aggiunge altri morti e distruzioni>>.

 

Redazione
0 £0.00
Vai a Inizio
×