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Guerra in Ucraina - page 5

Crisi ucraina: le ultime dal fronte

Guerra in Ucraina di

SI va avanti a piccoli passi, ma almeno si va avanti. Stando ai risultati del terzo round di negoziati tra delegazione russa e ucraina si dovrebbe esser giunti, quantomeno, ad un accordo sui corridoi umanitari, fondamentali per dare linfa vitale ai civili straziati dal conflitto. Tuttavia, seppure il consigliere presidenziale di Kiev, Mikahilo Podolyak, abbia mostrato ottimismo sulla realizzazione di questi ultimi, rimane lecito dubitarne. Perché? Perché l’azione bellica di Mosca anziché affievolirsi s’intensifica e aumenta ogni giorno di più il numero delle vittime civili ucraine. A quanto si dice, infatti, dovrebbe esserci a breve un quarto round. Sintomo che ancora c’è da lavorate per l’effettiva messa in opera di questi corridoi. Di fatti, il capo negoziatore russo, Vladimir Medinsky ha dichiarato che ancora non si è arrivati ad un compromesso con la controparte di Kiev poiché la delegazione del Cremlino avrebbe portato moltissimi documenti che gli ucraini avrebbero chiesto legittimamente di studiare. Si presume, infatti, che tra quei fogli ci sia la richiesta russa di una resa quasi totale dell’Ucraina. Qualora fosse vero, sembra, che, il governo di Volodymyr Zelenk’kyj non abbia alcuna intenzione di accettarla, almeno per il momento. Anche perché stando alle dichiarazioni del Presidente ucraino la resistenza sembra stia rallentando l’avanzata dell’ex armata rossa, anche se va aggiunto che questa seppure lentamente, procede.

Dunque, l’impressione è che prima di trovare una soluzione vi siano ancora molti nodi da sciogliere. Già ieri, infatti, erano emerse molte problematiche che evidenziavano che molto difficilmente si sarebbe arrivati ad un compromesso durante il terzo incontro di consultazioni. I corridoi umanitari annunciati dai russi prevedevano uno sbocco in Russia e in Bielorussia e Kiev aveva giudicato questa proposta non solo inaccettabile ma, soprattutto, immorale.

Tornado sul fronte dei combattimenti, ieri pomeriggio, un’offensiva russa prodotta da un attacco aereo su una fabbrica di pane nella città di Makariv, poco distante dalla capitale, avrebbe causato la morte di altri 13 civili.

Nella serata nuovi allarmi aerei a Kiev, dove il sindaco, Vitalij Klycko, nel pomeriggio aveva annunciato che <<da un minuto all’altro>> sarebbero potute entrare le truppe di Putin.

Situazione tragica anche a Irpin dove otto persone sono rimaste uccise dai colpi di mortaio dei soldati russi. La descrizione della città è di case in fiamme e devastate e di una popolazione senza acqua luce e gas, rinchiusa negli scantinati per il timore dei bombardamenti.

Stando a quanto affermato dal ministro delle infrastrutture ucraino, Oleksander Kubrakov, il costo dei danni prodotto dall’invasione di Mosca già ammonterebbe almeno 10 miliardi di dollari. Ovviamente quello della popolazione è incalcolabile. La popolazione non ha un costo ma un valore

Intanto, Putin ha inserito anche l’Italia trai i Paesi della sua lista nera.

Il cielo sopra l’Ucraina continua ad essere scuro e in questa oscurità le luci dei bombardamenti e degli spari continuano a confondersi con le stelle e il popolo, perso tra i lampi, prosegue l’attesa incessante di un’alba che permetta al sole di tornare a splendere e d’irradiare di pace i suoi territori martoriati dalla distruzione.

Usa: proposto un embargo petrolifero a Putin. Da capirne i potenziali effetti sui suoi alleati europei

Guerra in Ucraina di

Stop alle importazioni di petrolio dalla Russia. <<Aspettatevi una legge negli Usa per bandire le importazioni di petrolio russo, forse già questa settimana>>. Stando alle fonti questa sarebbe la prossima mossa messa sul tavolo da Washington per cercare di piegare il Cremlino e costringerlo a un passo indietro rispetto a quanto sta accadendo in Ucraina. La speaker della Camera dei rappresentanti americana, Nancy Pelosi, ha dichiarato che il testo di legge per porre in atto le sanzioni a Mosca sarebbe già pronto mentre il segretario di Stato, Antony Blinken, ha rivelato che gli Stati Uniti, a riguardo, hanno già intavolato negoziazioni con gli europei. Un embargo petrolifero sarebbe un durissimo colpo per Putin, infatti, stando ai dati dell’International Energy Agency, Mosca è il terzo produttore al mondo di petrolio, dopo Usa e Arabia Saudita, ma, soprattutto è il primo esportatore. In termini economici i ricavi dagli idrocarburi equivalgono per Mosca al 36% del bilancio nazionale (24 miliardi nel 2019). Dunque, imporre tali sanzioni significherebbe togliere al Cremlino più di un terzo delle sue risorse economiche, paralizzare la sua economica e dunque generare un malcontento interno che potrebbe, seriamente, mettere in discussione la leadership di Putin.

Tuttavia, non è sempre oro quel che luccica. Questo tipo di sanzioni alla Russia comporterebbe una serie di ricadute che andrebbero ad intaccare anche l’economia europea. Il 60% delle esportazioni russe, infatti, va in Europa, che quindi subirebbe un danno economico incalcolabile. Inoltre, una tale misura facendo ridurre la fornitura mondiale di energia provocherebbe un aumento del prezzo della benzina anche per gli americani. DI fatti su tali manovre, come dimostra l’esternazione della portavoce della Casa Bianca, Jen Psaky, non sembra esserci consenso unanime nemmeno tra le file del governo americano. <<Il nostro obiettivo è massimizzare l’impatto su Putin, riducendo al minimo quello su noi, i nostri alleati e i partner. Non abbiamo alcun interesse a ridurre la fornitura globale di energia>>.

Ovviamente a questa serie di problematiche si accompagnerebbe anche quella relativa alla lotta al cambiamento climatico. I governi europei, per esempio, si troverebbero ipoteticamente costretti a dover ricorrere a fonti di energia come il carbone e il nucleare che si credevano oramai superate. Sostanzialmente si lascerebbe la strada spianata a tutte quelle lobby economiche che chiedono di mettere da parte la riduzione delle emissioni di CO2 in nome dell’aumento della produzione. Dunque, resta difficile da capire se l’Unione Europea si accoderà a questo tipo di sanzioni, qualora venissero messe in campo. Un embargo simile per Bruxelles significherebbe compromettere quasi la totalità della sua produzione e della manutenzione dei suoi impianti.  Gli Stati Uniti a differenza degli Stati europei importano da Mosca solamente il 3% del loro fabbisogno petrolifero.

Dunque, qualora Washington volesse imporre un embargo di questo tipo nei confronti della Russia senza però intaccare gli interessi dei suoi alleati, come dimostrano le parole della Psaky, dovrebbe accompagnare alle sanzioni tutta un’altra serie di misure tese a limitare i danni ai suoi partner. In Primis gli Usa dovrebbero aumentare la propria produzione petrolifera, spingere gli alleati mediorientali e africani a fare altrettanto e iniziare ad acquistare più barili da Messico e Canada. Non a caso in questi ultimi giorni dopo anni di assenza è tornata a Caracas una delegazione diplomatica americana. Questo tentativo di riavvicinamento rientra all’interno di una strategia finalizzata a sfilare alleati a Putin e a riprendere i contatti con il Venezuela che, avendo le più grandi riserve petrolifere mondiali non sfruttate, sarebbe un socio d’oro per trovare alternative valide alla dipendenza d’oro nero dalla Russia. Gli Usa, infatti, qualora riuscissero ad aumentare le proprie riserve cominciando ad importare dal governo Nicolas Maduro potrebbero permettersi di aumentare le esportazioni per Bruxelles. Bruxelles che se riuscisse a sopperire alla dipendenza energetica da Mosca, comprando petrolio da Washington, potrebbe permettersi anch’essa di imporre sanzioni. infliggendo a Putin un colpo durissimo.

 

 

L’intervento umanitario ONU per 12 milioni di persone in Ucraina

La continua violenza armata e il rapido deterioramento delle misure di sicurezza in Ucraina continuano ad aggravare la sofferenza di milioni di persone nella regione orientale, un’area già esposta a otto anni di conflitto armato, isolamento delle comunità, deterioramento delle infrastrutture, molteplici restrizioni ai movimenti, livelli elevati di mine antiuomo e contaminazione da ordigni inesplosi, nonché l’impatto del COVID-19.

La situazione attuale

La situazione umanitaria in Ucraina è peggiorata rapidamente in seguito al lancio dell’offensiva militare della Federazione Russa il 24 febbraio 2022. La violenza armata è aumentata in almeno otto oblast (regioni), tra cui Kyivska oblast e la capitale Kiev, nonché nell’est oblasts Donetska e Luhanska che erano già state colpite dal conflitto. I recenti sviluppi delle ostilità hanno reso la situazione ancora più imprevedibile e instabile.

L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR) ha registrato dall’inizio del conflitto 802 vittime civili in Ucraina: 249 uccisi (di cui 232 adulti, 9 ragazzi, e 8 bambini) e 553 feriti.

La maggior parte delle vittime civili sono state causate dall’uso di armi esplosive di lunga portata, attacchi aerei, bombardamenti di artiglieria pesante e sistemi missilistici multilancio. L’OHCHR ritiene che le cifre reali siano considerevolmente più elevate, soprattutto nel territorio controllato dal governo e soprattutto negli ultimi giorni, poiché la ricezione di informazioni da alcune località in cui sono in corso intense ostilità è stata ritardata e molti rapporti sono ancora in attesa di conferma. Ciò riguarda, ad esempio, la città di Volnovakha (parte della regione di Donetsk controllata dal governo) dove si sospetta un numero elevato di vittime civili.

Le conseguenze umanitarie del conflitto

L’intensa escalation militare ha provocato la perdita di vite umane, feriti e movimenti di massa della popolazione civile in tutto il paese e verso i paesi vicini, nonché gravi distruzioni e danni alle infrastrutture civili e agli alloggi residenziali.

La fornitura di servizi pubblici – acqua, elettricità, riscaldamento e servizi sanitari e sociali di emergenza – è sottoposta a forti pressioni e l’accesso delle persone alle cure di prima necessità è limitato da un sistema sanitario allo stremo.

Con la continuazione dell’operazione militare e la crescente instabilità, è probabile che le catene di approvvigionamento vengano interrotte per un periodo di tempo prolungato. Anche la capacità delle autorità locali di sostenere un livello minimo di servizi è stata gravemente ostacolata dalla dipartita dei dipendenti o dall’impossibilità di accedere al proprio posto di lavoro.

I gruppi particolarmente vulnerabili includono gli anziani e le persone con disabilità, che potrebbero non essere in grado di fuggire o rimanere nelle aree colpite, con conseguenti rischi per le loro vite, difficoltà a soddisfare i bisogni quotidiani e difficoltà nell’accesso all’assistenza umanitaria.

L’intervento della comunità umanitaria

La comunità umanitaria si è rapidamente adattata all’evolversi della situazione, anche grazie allo Humanitarian Response Plan, ovvero il piano di emergenza inter-agenzie aggiornato all’inizio del 2022 prima dell’inizio della crisi. Purtroppo, la violenza degli scontri armati ha provocato una forte escalation dei bisogni e una significativa espansione delle aree in cui è richiesta assistenza umanitaria rispetto a quanto previsto all’inizio dell’anno. Anche il tipo di bisogni e le attività umanitarie richieste negli oblast di Donetska e Luhanska sono cambiati a causa della nuova portata delle ostilità.

Ciò ha intensificato gli sforzi delle organizzazioni comunitarie per mitigare l’impatto del conflitto attraverso la fornitura di assistenza alimentare, servizi di protezione, accesso all’acqua potabile, rifugi e assistenza sanitaria.

Le Nazioni Unite, attraverso l’Ufficio per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA) hanno autorizzato una sovvenzione del Fondo centrale di risposta alle emergenze (CERF) di $20 milioni ad integrazione dei meccanismi di finanziamento umanitario già esistenti, tra cui lo stanziamento di $18 milioni da parte del Fondo umanitario ucraino.

L’assegnazione del CERF consente alle agenzie e ai partner delle Nazioni Unite di potenziare ulteriormente le operazioni umanitarie, in particolare in nuove località che non sono state precedentemente colpite da ostilità, e di migliorare la capacità della catena di approvvigionamento al fine di fornire assistenza umanitaria mirata alle persone colpite dalla recente ondata di violenza.

I finanziamenti attualmente disponibili per le operazioni umanitarie in Ucraina sono estremamente limitati. Per un rapido aumento della risposta umanitaria, i partner umanitari richiedono 1,1 miliardi di dollari per aiutare più di 6 milioni di persone bisognose. I finanziamenti immediati e urgenti saranno cruciali per soddisfare le esigenze umanitarie di milioni di civili nel mezzo di un’escalation delle ostilità.

Sostieni il Fondo umanitario in Ucraina

L’ONU ha lanciato un appello di emergenza per 1,7 miliardi di dollari per fornire aiuti alle persone all’interno dell’Ucraina e ai rifugiati fuggiti nei paesi vicini. Il Fondo umanitario ucraino è un fondo comune nazionale. I fondi messi insieme supportano una risposta umanitaria tempestiva, coordinata e basata sui diritti umani.

La tua donazione aiuterà le ONG umanitarie e le agenzie delle Nazioni Unite in Ucraina ad assistere le comunità e le persone più vulnerabili e a fornire loro cibo, acqua, riparo e altro supporto di base di cui hanno urgente bisogno. Grazie a questo meccanismo di risposta rapido e flessibile, il tuo regalo di oggi può davvero salvare una vita.

Link in basso per fornire assistenza alle vittime del conflitto in Ucraina

Fondo umanitario in Ucraina:

https://act.unfoundation.org/onlineactions/D47Mjcz_6ECF1PLeCnHIIw2

Agenzia ONU dei Rifugiati (UNHCR):

https://dona.unhcr.it/campagna/crisi-ucraina/

UNICEF:

https://donazioni.unicef.it/landing-emergenze/emergenza-ucraina?wdgs=GAEU&gclid=CjwKCAiAjoeRBhAJEiwAYY3nDD_jSpD6lKPQ0LHB7hQ9v5Iz2hU_ZE5WnT76RiUJGD4EccpjtDuYMBoCWY8QAvD_BwE#/home

World Food Programme:

https://donatenow.wfp.org/it/~mia-donazione?redirected=IT

 

Crisi ucraina: le ultime dal fronte

Guerra in Ucraina di

 

Ieri vi è stato il secondo incontro dei negoziati tra Russia e Ucraina. Raggiunta solamente l’intesa sui corridoi umanitari; nei prossimi giorni dovrebbe esserci il terzo round. E’ di questa mattina, invece, la notizia secondo la quale la centrale nucleare di Zaporizhizhia, la più grande in tutta Europa, è caduta nelle mani dell’esercito russo. Nonostante ore di profonda preoccupazione si è appreso che non dovrebbero esserci stati fughe radioattive dopo l’incendio divampato nella notte durante la sua presa. Intanto il presidente Ucraino, Volodymyr Zelensky, sostiene che il Cremlino stia esercitando un vero e proprio “terrore nucleare” nei confronti del suo popolo e di tutto il mondo. A riguardo, la condanna è stata unanime da parte di tutta la Comunità Internazionale. Ferme e severe le accuse del Presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, e del Primo Ministro candadese, Justin Trudeau i quali hanno severamente deplorato il bombardamento dell’esercito russo sull’impianto nucleare. Tanto per capire, il disastro di Cernobyl fu causato da delle fuoriuscite che avvennero da uno solo dei sei reattori presenti nella centrale. Non è difficile immaginare cosa avrebbe potuto causare un errore durante la messa fuoco di Zaporizihizhia, questa notte.

Sempre questa mattina le autorità di Kiev hanno dichiarato che le perdite umane russe dovrebbero attestarsi intono alle novemila unità.

Per quanto concerne la giornata di ieri, di rilievo la telefonata tra Vladimir Putin e Emmanuel Macron. Stando al Presidente Francese “il peggio deve ancora venire”. Infatti, il leader del Cremlino durante il confronto ha fatto intendere che è fermo nelle sue posizioni e che non intende fermarsi. L’Eliseo ha fatto trapelare che l’ex Kgb andrà avanti fino a che non avrà conquistato l’intera l’Ucraina. Poco dopo, infatti, durante un discorso alla Nazione, Putin ha affermato che tutto sta andando secondo i piani prestabiliti ed ha duramente accusato le forme armate ucraine, ree di usare i civili come dei veri e propri “scudi umani”. Tuttavia, resta da capire se si tratti di fatti realmente accaduti o di mera propaganda tesa a criminalizzare, agli occhi del suo popolo, il nemico.

Secondo le fonti regionale ucraine, invece, sarebbero rimaste uccise 47 persone durante degli attacchi aerei effettuati su un quartiere residenziale della città di Chernihiv.

Intanto le forze russe continuano a occupare e presidiare la città di Kherson. Città situata solle rive del Mar Nero e, dunque, molto importante sotto il profilo strategico-militare.

Continua incessante, anche, la propaganda anti-ucraina del Governo russo. La Duma ha appena approvato una legge che permetterà alle autorità di punire, con reclusioni fino a 15 anni, tutte le personate che verranno dichiarate colpevoli di aver diffuso intenzionalmente false notizie sull’operato dell’esercito di Mosca.

Sul fronte Europa, l’UE, ieri ha faticosamente raggiunto l’accordo sul visto temporaneo per tutti coloro che risultano in fuga dalla guerra, nonostante i contrasti con i Paesi del blocco di Visegrad (Polonia, Ungheria, Slovacchia) e l’Austria.

Attaccata la centrale nucleare di Zaporizhzhya

Riferiamo quanto accaduto nella città di Energodar da testimonianze inviateci dal luogo. Mentre si avvicinavano alla città di Energodar nella regione di Zaporizhzhya, le forze armate russe avrebbero minacciato la gente del posto puntando armi di artiglieria alla centrale nucleare di Zaporizhzhya chiedendo di arrendersi e arrendersi. A causa dell’attuale situazione di combattimento, la centrale nucleare di Zaporizhzhya rimane nella zona a più alto rischio di attacchi militari da parte delle forze armate russe. Leggi Tutto

Crisi Ucraina, quali prospettive dopo la risoluzione del Parlamento Europeo

EA Talks/Guerra in Ucraina di

Dopo la risoluzione del Parlamento Europeo sul conflitto in Ucraina intervistiamo l’Eurodeputata On. Anna Cinzia Bonfrisco, membro della Commissione per gli affari esteri e della Delegazione per le relazioni con l’Assemblea parlamentare della NATO. Quali prospettive si aprono dopo la decisione del parlamento Europeo? cosa dobbiamo aspettarci nel quadro geopolitico più ampio? A queste domande cercheremo di dare risposta insieme all’On. Bonfrisco in questa puntata di European Affairs Talks.

 

 

 

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Nuovi aiuti per l’Ucraina da parte dell’Italia

EUROPA/Guerra in Ucraina di

L’Italia risponde alla richiesta di aiuto del presidente Ucraino Zelensky. Con un discorso al Senato, il presidente Mario Draghi annuncia i nuovi aiuti che l’Italia fornirà all’Ucraina, che si aggiungono a quelli di venerdì scorso riguardanti equipaggiamenti per la protezione individuale e civile.

Durante il suo discorso al Senato, il Presidente Mario Draghi ha analizzato l’invasione in Ucraina, sostenendo “l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia segna una svolta decisiva nella storia europea. Negli ultimi decenni, molti si erano illusi che la guerra non avrebbe più trovato spazio in Europa. Che gli orrori che avevano caratterizzato il novecento fossero mostruosità irripetibili. Le immagini che ci arrivano da Kiev, Kharkiv, Maripol e dalle altre città dell’Ucraina in lotta per la libertà segnano la fine di queste illusioni. L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia segna una svolta decisiva nella storia europea. Molti si erano illusi che le istituzioni multilaterali create dopo la guerra mondiale fossero destinate a proteggerci per sempre. Che potessimo dare per scontate le conquiste di pace, sicurezza, benessere che le generazioni che ci hanno preceduto avevano ottenuto con enormi sacrifici. L’aggressione premeditata e immotivata della Russia verso un paese vicino ci riporta indietro di ottant’anni. […] Ora tocca a noi reagire. L’Italia non intende voltarsi dall’altra parte. […] L’Italia è impegnata in prima linea per sostenere l’Ucraina dal punto di vista umanitario e migratorio. In stretto coordinamento con i partner europei e internazionali. La situazione umanitaria è sempre più grave.” Leggi Tutto

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Redazione
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