La sentenza della Corte costituzionale tedesca sulla BCE

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Il 5 maggio la Corte costituzionale tedesca ha emesso una sentenza contro il programma di acquisto di titoli di stato pubblici da parte della Banca Centrale Europea – il Quantitative Easing – ed ha dato tre mesi di tempo alla BCE per giustificare il programma con ragioni economiche. Inoltre, è stato chiesto al governo e al parlamento tedesco di monitorare da più vicino la BCE al fine di farle pressione e far spiegare meglio le ragioni. Tale sentenza, in questo momento di crisi economica, rischia di minare la legittimità delle future decisioni europee in materia di politica monetaria, pur non avendo ad oggetto le misure previste per il Covid.

La sentenza della Corte costituzionale

Nel pieno della crisi da coronavirus, di cui non si conoscono né la durata né la gravità effettiva, la Corte di Karlsruhe afferma di poter decidere sulla legittimità del QE in quanto corte nazionale, e vorrebbe imporre alla BCE di acquistare i titoli dei diversi Stati membri solo in misura limitata e proporzionata. La sentenza emanata dalla Corte costituzionale si riferisce al programma del 2015, il piano di acquisto dei titoli di stato previsto da Mario Draghi per immettere nuovo denaro nell’economia dell’UE. Il “Whatever it takes” dell’allora presidente della BCE per aiutare l’economia europea rischia oggi, nel periodo di maggior bisogno, di essere in qualche modo limitato. La sentenza afferma infatti che la BCE potrà continuare ad acquistare i titoli di Stato, ma dovrà farlo in modo proporzionato e limitato, mentre in questi anni lo ha fatto non restando nei limiti della politica monetaria ma sforando nell’ambito della politica economica, secondo la Corte.

La Corte ha accolto il ricorso di quanti, sia accademici che economisti tedeschi, ritengano che il Quantitative easing possa aver violato il mandato della BCE non rispettando il principio di proporzionalità. I giudici tedeschi credono che i programmi di acquisti di bond contrastino con le competenze della stessa BCE e affermano che le misure prese “non sono coperte dalle competenze europee” e quindi “non dovrebbero avere validità in Germania”. Inoltre, è stato affermato che la Bundesbank non potrà partecipare più al programma di acquisto dei titoli di Stato se non vi sarà un chiarimento della BCE entro tre mesi: “è proibito, dopo un termine di un periodo transitorio di massimo tre mesi, partecipare a decisioni anticostituzionali se il consiglio della BCE con una nuova decisione non chiarirà che con il PSPP – Public Sector Purchase Programme – non proceda a obiettivi di politica monetaria sproporzionati e che abbiano effetti di politica fiscale e di bilancio”.

La Banca Centrale Europea dovrà rispondere entro tre mesi, e se la risposta non sarà convincente la Germania dovrà andare avanti senza partecipare al programma: probabilmente non sarebbe un problema per Berlino, ma si tratterebbe di una frattura politica nel cuore dell’UE.

La reazione della BCE

La banca di Francoforte, unitamente al programma di Draghi, ha sempre fornito commenti, interviste, paper e studi per spiegare i ragionamenti economici dietro le sue politiche. Non sarà quindi difficile fornire ulteriori chiarimenti così come richiesto dalla Corte tedesca. Anche in passato Draghi aveva risposto a molte delle critiche mosse dalla Corte, affermando che i risparmiatori tedeschi avrebbero perso molti più soldi se la BCE avesse tenuto i tassi di interesse più alti, aggravando le varie recessioni.

Ciononostante, la sentenza tedesca è stata un colpo piuttosto duro dal punto di vista politico: la presidente Lagarde ha commentato che “la Bce va avanti imperterrita, è indipendente e risponde al Parlamento europeo”. Poi, ha aggiunto che continuerà a fare tutto il necessario rispettando la giurisdizione e i trattati europei. La BCE ha infatti risposto con un comunicato in cui annuncia di aver preso nota dei rilievi del tribunale tedesco e ricordando che la CGUE ha stabilito la legalità del suo programma di acquisto nel 2018. Dello stesso avviso è il commissario all’economia dell’UE, Paolo Gentiloni, che ha risposto affermando che in Europa il primato della giurisdizione ce l’ha la Corte di Giustizia dell’UE interpretando i trattati, e non le corti nazionali degli Stati membri; inoltre, si considerano l’autonomia e l’indipendenza della BCE come due valori irrinunciabili, pilastro dell’edificio stesso.

Impatto della sentenza

Pur non essendo ancora cambiata la situazione, politicamente questa sentenza è molto importante, soprattutto nella fase che stiamo vivendo. La sentenza non si riferisce al Pandemic Emergency Purchase Programme, il Pepp, programma straordinario da 750 miliardi di euro per l’acquisto di obbligazioni pubbliche e private dei paesi membri dell’eurozona, istituito allo scopo di fornire maggior liquidità agli Stati. Tuttavia, in qualche modo si getta un’ombra anche sul futuro di quest’ultimo programma, anche se trattandosi di una pandemia globale potrebbe essere considerato un programma comunque proporzionato. Inoltre, in molti hanno osservato che se la Germania si sente in qualche modo libera di non rispettare la gerarchia legale europea, è probabile che anche altri paesi inizino a fare lo stesso, soprattutto nei paesi dove ci sono già scontri tra governi locali e Corte di giustizia UE.

In Germania la decisione della corte è stata accolta con entusiasmo, in particolare da politici e giornali conservatori. Fuori dalla Germania invece, il giudizio della Corte sembra essere accolto negativamente quasi all’unanimità: i principali quotidiani economici e finanziari hanno criticato il giudizio sia nel merito che per le conseguenze. Per ora la vicenda sembra essersi chiusa, nelle prossime settimane si potranno invece valutare le reali conseguenze.

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