GLI EFFETTI SULL’ECONOMIA EUROPEA DEL RITORNO DELL’INFLAZIONE

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Il 2021 ha fatto registrare a livello europeo e mondiale nuovamente il ritorno del fenomeno economico dell’inflazione: infatti nella zona Ocse organizzazione cui appartengono i Paesi più sviluppati del mondo, i prezzi sono incrementati del 5,8%.

Un livello così significativo di incremento dell’inflazione non si registrava da ben 25 anni. In Italia questo aumento dell’inflazione ha fatto registrare nel 2021 il valore del 3,7% su base annua.

Inoltre l’istituto di statistica europeo Eurostat ha annunciato che lo scorso dicembre l’inflazione dell’area euro si è attestata al 5%, il valore più alto dall’inizio delle sue rilevazioni, nel 1997.

La recrudescenza del fenomeno dell’inflazione di cui sopra sta sollevando in tal senso numerose preoccupazioni a livello europeo e mondiale, poiché un tasso d’inflazione basso è una condizione ottimale e necessaria, per un’economia sana e che cresce in modo equilibrato.

L’inflazione come noto si caratterizza per una crescita progressiva del livello generale dei prezzi nel tempo il cui aumento viene definito come tasso di inflazione.

Tale fenomeno di inflazione ha come grave effetto collaterale la perdita di potere di acquisto da parte della popolazione, che come diceva il grande economista Luigi Einaudiè la più iniqua delle tasse, perché colpisce in maggiore misura le classi più deboli.

La Banca centrale europea ha individuato di seguito a quanto sopra la soglia di sicurezza in un tasso di inflazione nel 2%, che attraverso le proprie politiche monetarie ha come obiettivo di mantenere nel tempo. In tal senso negli ultimi vent’anni la Bce ha garantito a livello europeo la stabilità dei prezzi, con un tasso di inflazione medio registrato nel tempo dell’1,7 per cento.

Con riferimento alla situazione inflattiva di cui sopra la stessa Lagarde ha peraltro confermato che la BCE è determinata a garantire anche per il futuro il contenimento a questi livelli di tasso del fenomeno economico dell’inflazione; ribadendo però nel contempo che la recrudescenza del fenomeno inflazione non avrà come conseguenza un rialzo dei tassi di interesse a livello europeo e al tempo stesso non determinerà la conclusione della politica monetaria espansiva del quantitative easing.

In ogni caso tale inflazione preoccupante sta mettendo a dura prova la volontà della Banca centrale europea di non attivare una politica seppur graduale di incremento dei tassi di interesse nel corso del 2022.

Ma da cosa dipende questo repentino aumento del tasso di inflazione in italia, europa e nel mondo?

Se esaminiamo l’andamento dei prezzi dei vari beni e servizi, il settore che più di tutti ha avuto effetti sull’accelerazione dell’inflazione, risulta essere di gran lunga quello dell’energia. Infatti con riferimento all’anno passato, i prodotti energetici hanno registrato un aumento dei prezzi del 30,6%.

Crescita e impennata dei prezzi dell’energia dovuta non solo alla mancanza di risorse (vedi che le riserve di gas naturale in Europa sono ai minimi storici come livello), ma anche agli effetti della guerra Russo Ucraina, che ha di fatto messo a rischio per l’Europa i rifornimenti di gas naturale dall’Est.

Inoltre la pandemia del covid a livello mondiale ha avuto anche come effetto collaterale una crisi dei sistemi di logistica, causata dalla difficoltà di far fronte alla domanda eccezionale di beni, che conseguentemente hanno visto i loro prezzi incrementare.

Problematiche di tipo logistico e di approvvigionamento, aggravate dalla carenza di semiconduttori e di altre materie prime metalliche, che condizioneranno ancora la produzione, almeno per tutta la prima metà dell’anno 2022.

Oltre alla componente inflattiva generata dell’energia sono stati interessati da aumenti di rilievo i beni alimentari, l’alcol e tabacco, i beni industriali e i servizi.

Di converso la pressione della componente salariale sul fenomeno inflattivo aumenterà solo gradualmente, poiché la maggior parte dei contratti di lavoro nel settore manifatturiero è stata recentemente rinnovata e il mercato del lavoro continua a essere non così particolarmente attivo.

Infine il perdurare delle politiche cosiddette di quantitative easing, che hanno come obiettivo di immettere liquidità nel sistema economico europeo attraverso l’acquisto della BCE di titolo di debito degli stati europei, con lo scopo di rilanciarne le economie e far fronte alla pandemia, hanno in qualche misura contribuito alla crescita dei prezzi e dell’inflazione.

La situazione economica di cui sopra pone dunque un dilemma di politica economia e monetario per la BCE e le altre banche centrali fra il continuare le politiche monetarie espansive fondamentali per non soffocare la ripresa post pandemica e l’obiettivo primario del contenimento dell’inflazione che genera effetti così gravi a livello economico e che abbiamo in questo articolo brevemente descritto.

Le previsioni degli economisti peraltro dicono che i prezzi dell’energia resteranno elevati per un periodo più lungo di quello stimato nelle previsioni di autunno (anche per effetto della crisi Russia Ucraina di cui al momento non si è grado di ipotizzare il termine), esercitando un notevole effetto depressivo sull’economia e provocando un aumento delle pressioni inflazionistiche.

Comunque il commissario UE Gentiloni ha affermato recentemente che con l’attenuarsi delle pressioni derivanti dai vincoli di fornitura e dai prezzi dell’energia (nella speranza di una rapida risoluzione della crisi dell’Ucraina e nell’attivazione di canali alternativi alla Russia di rifornimento dell’energia e in particolare del gas metano), si prevede che l’inflazione diminuirà notevolmente nell’ultimo trimestre dell’anno e si fermerà al di sotto del 2% l’anno prossimo”.

In tal senso è di questi giorni la visita negli Emirati Arabi (che già fornisce un decimo dei nostri fabbisogni di gas metano) del nostro ministro degli esteri Luigi di Maio, con lo scopo di aumentare i livelli di rifornimento energetico da questo paese, sempre con particolare riferimento al gas metano.

La stessa presidente della Banca centrale europea (Bce), Christine Lagarde, ha riaffermato recentemente che i prezzi si stabilizzeranno per poi scendere dal 2022, escludendo quindi  cambiamenti della politica monetaria nel breve termine.

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