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Azerbaigian-Armenia: continuano le accuse reciproche

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Il focolaio che si è riacceso qualche settimana fa non ha una causa chiara. Entrambi i Paesi si lanciano accuse su chi ha dato inizio alle ostilità. Intanto Ankara e Baku iniziano esercitazioni militari congiunte.

L’Azerbaijan e la Turchia in questi giorni hanno avviato esercitazioni militari congiunte nonostante l’alta tensione e gli scontri in corso nel Tavush/Tovuz tra azeri e armeni. Secondo il ministro della Difesa azero, la Turchia ha inviato aerei miltari F-16 in Azerbaigian per l’avvio delle esercitazioni.

La Turchia ha relazioni storicamente strette con l’Azerbaigian, da ciò deriva la presa di posizione di Ankara a favore di Baku appena si è riacutizzata la tensione al confine armeno. Erdogan, a differenza di tutti gli altri Paesi che hanno equamente cercato di richiamare entrambi le parti ad una tregua immediata, ha espresso in maniera decisa la sua solidarietà nei confronti del Paese alleato.

L’origine degli scontri non è molto chiara date le reciproche accuse fra le parti. Il fatto che i combattimenti abbiano luogo in una zona al confine meridionale e non nel Nagorno-Karabakh –  regione da sempre protagonista del conflitto tra i due Paesi –  lascia spazio a diverse interpretazioni sui motivi che hanno spinto i due rivali a riprendere i combattimenti.

Secondo il comunicato dell’Unione degli Armeni d’Italia, il tutto ha inizio “il 12 luglio quando militari azeri hanno tentato di penetrare in territorio armeno” con l’intento di prendere possesso della postazione armena nella provincia di Tavush/Tovuz. Secondo gli armeni, gli aggressori azeri hanno fatto uso di artiglieria pesante e bombardamenti mirati, che in alcuni casi avevano come obiettivi zone con residenti civili. Il tutto, sempre secondo il comunicato armeno, con l’intento di provocare una reazione da parte di Erevan.

Il comunicato prosegue indicando come responsabile dell’attuale situazione la politica autoritaria del Presidente azero Ilham Aliyev, che per distogliere l’attenzione dei suoi concittadini dai problemi interni, sta usando la politica estera come diversivo, in particolar modo una politica indirizzata contro il nemico storico armeno. Inoltre, per gli Armeni d’Italia si sta assistendo ad una “rozza manipolazione delle notizie da parte di alcuni organi di stampa chiaramente schierati”.

A tale comunicato è seguita la risposta dell’Ambasciatore azero a Roma, Mammad Ahmadzada, che rimanda tutte le accuse armene al destinatario, sia per quanto riguarda l’inizio degli attacchi militari che le critiche rivolte alle testate giornalistiche tacciate di essere manipolate dalle informazioni provenienti da Baku.

Intanto un aspetto molto interessante degli attuali scontri in corso è il ricorso massiccio all’utilizzo dei droni, sia da parte armena che azera. Mentre si assiste al valzer delle cifre che i due rivali dichiarano su morti e numero di droni abbattuti che fa parte di deliberate manovre di disinformazione, le forze armene cogliendo tutti di sorpresa nei giorni scorsi hanno organizzato una conferenza stampa nella quale sono stati mostrati i resti di droni azeri abbattuti in territorio armeno. La risposta azera arriva mercoledì scorso quando il Ministro della Difesa in una nota – con immagini allegate – ha dichiarato l’abbattimento di un drone armeno.

Anche se al momento sembra ci sia una “relativa calma” al confine, Armenia e Azerbiagian continuano a combattere verbalmente sia sui social che nei paesi stranieri in cui è forte la presenza delle due comunità. Molte sono le proteste in tutte le parti del mondo, da Londra a Los Angeles, dall’Ungheria alla Germania, che si sono trasformate in scontri fisici tra i due gruppi partecipanti.

Azerbaigian-Armenia: scontri nel Tovuz per le rotte energetiche

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I due Paesi hanno fatto passi indietro rispetto al processo di pace avviato negli ultimi anni. Mentre entrambi i Governi si accusano reciprocamente di aver dato inizio alle ostilità e di colpire zone con residenti civili, i morti sono arrivati a sedici (quindici militari e un civile).

Gli scontri, iniziati lo scorso 12 luglio, si stanno svolgendo nel Tovuz, territorio riconosciuto internazionalmente come azero, al confine tra i due Paesi. Il fatto che gli scontri si accendano non nel Nagorno-Karabakh – regione da sempre protagonista del conflitto – ma  sul confine meridionale, confermerebbe la tesi espressa da Elshad Nasirov, vicepresidente della società energetica statale azera Socar.

Durante una teleconferenza, Nasirov ha spiegato che alcune infrastrutture energetiche di grande importanza si trovano nelle vicinanze delle zone coinvolte dalle attuali operazioni militari che vedono coinvolti militari azeri e membri dell’esercito armeno. L’azero ha specificato che gli oleodotti Baku-Tbilisi-Ceyhan, Baku-Supsa, Baku-Tbilisi-Erzrum e altre infrastrutture di grande importanza strategica sono localizzate non lontano dai territori caldi. L’intera infrastruttura per la distribuzione delle risorse energetiche dell’Azerbaigian nei Paesi occidentali e nel mercato mondiale si trova nel distretto di Tovuz. Nasirov ha fatto anche riferimento al Gasdotto Transadriatico (TAP). In fase di costruzione, il gasdotto dalla frontiera greco-turca attraverserà Grecia e Albania per approdare in Italia, sul versante adriatico. Quest’ultima infrastruttura è ritenuta fondamentale anche dall’Europa, perché il suo completamento e la sua operatività – prevista tra ottobre e novembre di quest’anno – ridurrebbe la dipendenza dalle forniture di gas russe.

Il Ministero degli Esteri azero ha rilasciato una dichiarazione qualche giorno fa in cui denunciava i tentativi di attacco da parte delle forze militari armene su basi dell’Azerbaigian, bombardando strutture civili nei villaggi di Aghdam, Dondar Gushchu e Vahidli, sempre nel Tovuz, con armi di grosso calibro e artiglieria. Sempre nel comunicato rilasciato dal Ministero azero si legge: “La leadership armena, nel tentativo di nascondere la sua fallita politica interna, tenta di rafforzare la sua  politica estera aggressiva e di distogliere l’attenzione della comunità internazionale dalla responsabilità dell’occupazione dei territori azerbaigiani, ma deve rendersi conto che l’Azerbaigian non accetterà mai l’occupazione dei suoi territori riconosciuti a livello internazionale e non un centimetro della nostra terra sarà lasciata sotto occupazione. L’Azerbaigian ha sempre dichiarato il suo sostegno a una soluzione politica al conflitto, ma ciò non deve essere inteso come una continuazione senza fine dei negoziati. L’Azerbaigian sostiene colloqui orientati ai risultati e si aspetta che gli sforzi di mediazione dei co-presidenti del Gruppo Minsk dell’OSCE siano in questa direzione. La leadership armena è pienamente responsabile della tensione sul fronte e di tutte le conseguenze che può causare”.

Qualche giorno fa il Ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, ha avuto un colloquio telefonico con il suo omologo azero, Elmar Mammadyarov (rimosso il giorno dopo e sostituito dal Ministro della Pubblica istruzione). Al centro della conversazione la lotta alla pandemia di coronavirus e le tensioni che si stanno registrando con l’Armenia. In linea con gli appelli lanciati dal Segretario Generale dell’Onu, dell’Unione Europea e dell’Ocse, Di Maio ha incoraggiato ogni possibile iniziativa per favorire un ritorno al dialogo politico e la fine delle ostilità.

Intanto i Paesi vicini mostrano preoccupazione per l’evolversi della situazione. L’Iran ha espresso interesse ad assumere un ruolo attivo nel processo negoziale: il Ministro degli Esteri iraniano Zarif avrebbe sentito entrambi le parti per incoraggiare un riavvio dei colloqui e del negoziato di pace. La Turchia di Erdogan avrebbe espresso il pieno sostegno all’Azerbaigian, definendo quello armeno un “attacco deliberato contro gli azeri e una violazione illegittima dei confini”. Anche la Russia, attraverso il capo della diplomazia Lavrov, ha fatto appello al buonsenso dei due governi, sollecitando un immediato cessate il fuoco.

Azerbaijan Sargsyan's statement on possible use of Iskander missiles

BreakingNews @en di

Armenian President Serzh Sargsyan’s statement on a possible use of Iskander operational-tactical missiles is a primitive step, which is intended for the internal audience and aimed at strengthening the shaken authority of his criminal gang and increasing his pre-election rating, Azerbaijan’s Ministry of Defense said. “The enemy should understand that all military facilities and other strategic objects located in Azerbaijan’s occupied territories, including Armenia are constantly targeted by the Azerbaijani army”, added the defense ministry, noting that any threat from Armenia will be suppressed immediately and decisively.

The Russian foreign minister stresses need to reduce mistrust between Armenia, Azerbaijan

BreakingNews @en di

There is a need to reduce the mistrust between Armenia and Azerbaijan to start a meaningful process over the settlement of the Nagorno-Karabakh conflict, Russian Foreign Minister Sergey Lavrov said. He made the remarks addressing a press conference following the talks with his Azerbaijani counterpart Elmar Mammadyarov in Moscow March 6. He also said that during the meeting they discussed possible ways of settling the Nagorno-Karabakh conflict. He added that a couple of the key issues of the Karabakh settlement, which were discussed in Moscow, still require extra efforts.

Azerbaijan: UN’s human rights report one-sided and unbalanced

BreakingNews @en di

The report on situation of human rights defenders in Azerbaijan, prepared after UN rapporteurs’ visit to the country in September 2016, is one-sided, unbalanced and doesn’t meet the spirit of cooperation, said Deputy Foreign Minister Mahmud Mammad-Guliyev. He made the remarks addressing a session of the United Nations Human Rights Council (UNHRC) in Geneva, Switzerland. Mammad-Guliyev raised the issue of mass violation of rights by Armenia of Azerbaijani refugees and IDPs, who left their native lands as a result of the Armenian military aggression. So, he called on the United Nations Human Rights Council and United Nations High Commissioner for Human Rights to multiply efforts for restoration of rights of Azerbaijani refugees and IDPs.

OSCE Minsk Group co-chairs do not accept the results of the February 20 referendum, undermining the legal status of Nagorno-Karabakh

Asia @en/BreakingNews @en di

The Co-Chairs of the OSCE Minsk Group met Feb. 16 with the Foreign Minister of Armenia Edward Nalbandian and the Foreign Minister of Azerbaijan Elmar Mammadyarov, separately and then jointly, said a statement of the OSCE MG co-chairs Feb. 17. The OSCE MG co-chairs underscored again that no countries, including Armenia and Azerbaijan, recognize Nagorno-Karabakh as an independent and sovereign state, according to the statement. “Accordingly, the co-chairs do not accept the results of the referendum on Feb. 20 as affecting the legal status of Nagorno-Karabakh. The co-chairs also stress that the results in no way prejudge the final status of Nagorno-Karabakh or the outcome of the ongoing negotiations to bring a lasting and peaceful settlement to the Nagorno-Karabakh conflict”, said the statement. “The co-chairs plan to travel to the region in March”.

Azerbaijani FM, OSCE MG co-chairs to meet in Munich

Azerbaijani Foreign Minister Elmar Mammadyarov will discuss the settlement of the Armenia-Azerbaijan Nagorno-Karabakh conflict with the co-chairmen of the OSCE Minsk Group (MG), Hikmat Hajiyev, spokesman for the Azerbaijani Foreign Ministry, said. Hajiyev noted that the meeting will be held as part of the Munich Security Conference, scheduled for Feb. 17-19. Armenia’s Foreign Minister Edward Nalbandian is also expected to meet within the OSCE MG co-chairs within the Munich Security Conference.

Iran to promote cooperation with Armenia in the energy industry

At a joint meeting Iran’s President was called to express the country’s willingness to promote cooperation with neighboring Armenia in the energy industry, gas exports to Armenia and construction. Highlighting the suitable grounds for cooperation in the transportation industry, Rouhani said railroad links between Iran and Armenia would connect the Persian Gulf to the Black Sea and benefit the whole region. He also said expansion of bilateral economic ties and cooperation in the engineering and technical fields require easier banking interaction. Armenia’s President also made comments at the meeting, saying his country sees no obstacle to the expansion of ties with Iran.

Nagorno-Karabakh conflict: 3+2 format meeting still up to discussion

Possibility of holding a 3+2 format meeting – three OSCE Minsk Group co-chairs, plus Azerbaijani and Armenian FMs – on Nagorno-Karabakh conflict in Hamburg was discussed but there is still no final agreement, said the Russian Foreign Ministry Spokeswoman Maria Zakharova during a briefing Dec. 7. Azerbaijani Foreign Minister Elmar Mammadyarov has earlier said that Yerevan had not yet responded to the France’s proposal to hold the 3+2 format meeting in Hamburg. Mammadyarov noted that Baku supports France’s proposal to hold the 3+2 format meeting on the Nagorno-Karabakh conflict in Hamburg.

Agreement for creating the United Group of Troops signed by Russia and Armenia

BreakingNews @en/Defence di

On Wednesday, Russian Defense Minister General Sergey Shoigu and his Armenian counterpart Vigen Sargsyan signed an agreement for creating the United Group of Troops. Earlier, on November 14, Russian President Vladimir Putin approved the idea of striking a deal with Armenia and ordered a draft agreement be sealed for the creation of the United Group of Troops in the collective security region in the Caucasus. Sargsyan also affirmed that the United Group of Troops would comprise the 102nd Russian military base deployed in Armenia and Armenian army units.The Russian and Armenian Defense Ministers also signed a cooperation plan for 2017. Shoigu added that Russian Federation is ready to expand ties with Armenia in the sphere of military education.

Redazione
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