Intervista a Paolo Pantani, Vicepresidente del Centro Studi Regione Mezzogiorno Mediterraneo EU-MED

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In questa intervista abbiamo il piacere di intervistare Paolo Pantani, Vicepresidente del Centro Studi Regione Mezzogiorno Mediterraneo EU-MED, che ci parlerà della sua opinione sulle dichiarazioni di Elon Musk riguardo alla consapevolezza collettiva e alla governabilità dell’intelligenza artificiale. Pantani è un esperto di informatica e tecnologia, nonché un sostenitore del controllo pubblico degli algoritmi per garantire decisioni equilibrate e non discriminatorie. Inoltre, Pantani crede che la cultura mediterranea abbia avuto un ruolo significativo nella storia dell’informatica e auspica un futuro in cui la tecnologia sia al servizio dell’umanità e non viceversa.

Qual è la sua opinione sulle dichiarazioni di Elon Musk riguardo alla consapevolezza collettiva e alla governabilità dell’intelligenza artificiale?
Sono rimasto colpito dalle sue dichiarazioni sulla consapevolezza collettiva come strumento per governare l’intelligenza artificiale. È una prospettiva interessante e innovativa che va al di là del tradizionale approccio individualista degli imprenditori.

Lei ha parlato di autoconsapevolezza come prima componente dell’intelligenza emotiva e di come sia importante nella governabilità dell’intelligenza artificiale. Potrebbe spiegare meglio questa connessione?
Senza intelligenza emotiva non ci sarebbe la intelligenza artificiale. Da informatico, so bene che tutto dipende dagli algoritmi che definiamo e costruiamo noi. Gli algoritmi sono scritti da persone e, di conseguenza, riflettono i loro pregiudizi e le loro convinzioni. È importante comprendere che la consapevolezza di sé e degli altri è fondamentale per scrivere algoritmi equilibrati e non discriminatori.

Lei ha parlato della culla delle civiltà e della figura di Muḥammad ibn Mūsā al-Khwārizmī, il matematico persiano che definì il concetto di algoritmo. Qual è il ruolo della cultura mediterranea nella storia dell’informatica?
La cultura mediterranea ha avuto un ruolo fondamentale nella storia dell’informatica. Il concetto di algoritmo, che è alla base della programmazione informatica, è stato definito da al-Khwārizmī, un matematico persiano che visse nell’VIII e IX secolo nel territorio dell’attuale Iran. Il suo nome ha dato la radice latina della parola “algoritmo”. Inoltre, molti altri matematici e filosofi della cultura mediterranea hanno contribuito allo sviluppo dell’informatica, come ad esempio il matematico greco Euclide e il filosofo italiano Giordano Bruno.

Lei ha parlato della “Public Choice Theory” e del controllo pubblico degli algoritmi. Qual è la sua opinione sulla proprietà intellettuale degli algoritmi e sulla possibilità di controllarli?
La proprietà intellettuale degli algoritmi è un tema controverso. Da una parte, è importante garantire la tutela del lavoro degli sviluppatori e degli investitori che hanno finanziato la ricerca e lo sviluppo degli algoritmi. Dall’altra parte, è importante garantire che gli algoritmi siano utilizzati in modo equilibrato e non discriminatorio per tutelare il bene comune. La mia opinione è che il controllo pubblico degli algoritmi sia fondamentale per garantire che le decisioni prese dalle macchine siano equilibrate e non discriminatorie. La “Public Choice Theory”, concettuata dagli studi di James Buchanan, premio Nobel per l’economia del 1986, sostiene che le decisioni pubbliche sono influenzate da interessi privati e che il potere politico è spesso utilizzato per favorire determinati gruppi a discapito degli altri. Nel contesto della intelligenza artificiale, il controllo pubblico degli algoritmi è fondamentale per garantire che le decisioni prese dalle macchine siano equilibrate e non discriminatorie.

Quali sono le sue prospettive per il futuro dell’intelligenza artificiale e del suo impatto sulla società?
Da uomo mediterraneo e “calvinista”, auspico un futuro in cui il controllo degli algoritmi sia pubblico e democratico, e non limitato ai pochi “unti dal Signore”. È fondamentale che la tecnologia sia al servizio dell’umanità e non viceversa. La tecnologia può essere uno strumento per migliorare la qualità della vita delle persone, ma solo se utilizzata in modo equilibrato e responsabile. La mia speranza è che la consapevolezza collettiva diventi un elemento fondamentale nella governance dell’intelligenza artificiale, in modo da garantire che le decisioni prese dalle macchine sianoequilibrate e non discriminatorie e che siano al servizio del bene comune. Inoltre, è importante che la tecnologia non sostituisca completamente l’uomo, ma che sia al suo servizio, in modo da favorire la collaborazione tra uomo e macchina. Questo può essere possibile solo se ci saranno investimenti in formazione e sviluppo di competenze digitali per le persone, in modo da sfruttare appieno le potenzialità della tecnologia e renderla al servizio dell’umanità. Inoltre, è importante che ci sia una regolamentazione adeguata dell’uso dell’intelligenza artificiale, in modo da garantire la sicurezza e la protezione dei dati delle persone e prevenire eventuali abusi. In sintesi, il futuro dell’intelligenza artificiale deve essere un futuro equilibrato, responsabile e al servizio del bene comune.

Bookreporter Settembre

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