Istat: prezzi al consumo e dati provvisori di Gennaio 2022

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I dati Istat riguardo le stime preliminari hanno riportato alcuni cambiamenti: nel mese di gennaio 2022 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra un aumento dell’1,6% su base mensile e del 4,8% su base annua (da +3,9% del mese precedente). Un’ulteriore e marcata accelerazione dell’inflazione su base tendenziale è dovuta prevalentemente ai prezzi dei beni energetici (la cui crescita passa da +29,1% di dicembre a +38,6%), in particolare a quelli della componente regolamentata (da +41,9% a +93,5%), e in misura minore ai prezzi dei beni energetici non regolamentati (da +22,0% a +23,1%), dei beni alimentari, sia lavorati (da +2,0% a +2,4%) sia non lavorati (da +3,6% a +5,4%) e a quelli dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +2,3% a +3,5%); da segnalare, invece, il rallentamento dei prezzi dei servizi relativi ai trasporti (da +3,6% a +1,4%). L’“inflazione di fondo” invece, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, rimane stabile a +1,5%, mentre quella al netto dei soli beni energetici accelera da +1,6% a +1,8%. Su base annua accelerano i prezzi dei beni (da +5,5% a +7,1%), mentre la crescita di quelli dei servizi rimane stabile a +1,7%; il differenziale inflazionistico tra questi ultimi e i prezzi dei beni resta negativo (-5,4 punti percentuali), ampliandosi rispetto a quello registrato a dicembre (-3,8) ed al contrario accelerano sia i prezzi dei beni alimentari, sia i prezzi per la cura della casa e della persona (da +2,4% di dicembre a +3,2%) e quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +4,0% a +4,3%). Era il 1º gennaio 2002 quando l’euro è entrato in circolazione in 11 paesi dell’Unione europea (UE) ed ancora oggi è la valuta ufficiale di 19 paesi aderenti all’Unione economica e monetaria dell’Unione europea (UEM). L’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, a gennaio 2022 registra, rispetto alla media del 2001, una crescita del +40,4%. Le divisioni di spesa ECOICOP, i cui prezzi tra la media annua 2001 e gennaio 2022 hanno avuto la crescita più sostenuta, sono bevande alcoliche e tabacchi (+91,9%), a causa in particolare dei tabacchi (+115,1%), e le divisioni di spesa che includono i prodotti energetici, quali abitazione, acqua, elettricità, combustibili (+86,3%) e trasporti (+59,3%). A crescere meno negli ultimi venti anni sono i prezzi dei servizi sanitari e spese per la salute (+7,5%), mentre sono addirittura in flessione quelli delle comunicazioni (-51,4%) che hanno risentito della forte evoluzione tecnologica del settore, con particolare riferimento ai beni, e del progressivo ampliamento delle caratteristiche concorrenziali del mercato con particolare riferimento ai servizi afferenti a questo comparto merceologico. A gennaio di quest’anno, i prezzi degli energetici regolamentati, quasi raddoppiano la crescita tendenziale registrata a dicembre rispetto al 2001 (da +82,8% a +161,3%). Va ricordato, però, a conferma dell’aumento dei prezzi di questo comparto merceologico, come a seguito dello shock dovuto alla pandemia nel 2020, i prezzi degli energetici regolamentati ad agosto 2020 registrassero ancora una variazione rispetto al 2001 pari a +16,0%. A crescere meno rispetto al 2001 sono i prezzi dei beni durevoli (+6,7%). I paesi dell’Unione europea con una dinamica inflazionistica più sostenuta nei venti anni trascorsi sono la Romania (+215,3%), che utilizza il Leu romeno come moneta circolante, l’Ungheria (+116,2%), che utilizza il fiorino ungherese e la Lettonia (+105,8%), che ha adottato l’euro dal 2014, mentre gli aumenti dei prezzi più contenuti si sono registrati in Irlanda (+32,8%), la cui moneta circolante è l’euro dal 1 Gennaio 2002, in Danimarca (+34,0%), che utilizza la corona danese e a Cipro (+36,2%), la cui moneta circolante dal 2008 è l’euro. Gli indici dei prezzi al consumo misurano le variazioni nel tempo dei prezzi di un insieme di prodotti, rappresentativo di tutti i beni e servizi destinati al consumo finale delle famiglie, acquistabili sul mercato attraverso transazioni monetarie. Il sistema degli indici dei prezzi al consumo è articolato in tre diversi indicatori: l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività, (NIC) che è utilizzato come misura dell’inflazione per l’intero sistema economico;  l’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI) che si riferisce ai consumi dell’insieme delle famiglie che fanno capo ad un lavoratore dipendente e l’indice dei prezzi al consumo armonizzato per i paesi dell’Unione europea, (IPCA) che assicura una misura dell’inflazione comparabile tra i diversi paesi europei, attraverso l’adozione di un impianto concettuale, metodologico e tecnico condiviso. I dati che concorrono alla costruzione degli indici mensili dei prezzi al consumo sono raccolti attraverso l’utilizzo di una pluralità di fonti: la rilevazione territoriale, condotta dagli Uffici comunali di statistica (UCS), la rilevazione centralizzata, condotta dall’Istat direttamente o attraverso la collaborazione con grandi fornitori di dati, gli scanner data provenienti dalla Grande Distribuzione Organizzata (GDO) e la fonte amministrativa. L’Istat acquisisce i dati settimanali di fatturato e quantità distinti per punto vendita e per codice a barre. Il campione dei punti vendita è rappresentativo di tutto l’universo delle cinque tipologie distributive della GDO e comprende circa 4mila punti vendita distribuiti sull’intero territorio nazionale. L’individuazione delle referenze che entrano nel calcolo dell’indice avviene tramite i codici a barre (GTIN), che identificano univocamente i prodotti sull’intero territorio nazionale. Il valore unitario del prezzo per ciascun codice a barre è la media dei prezzi effettivamente pagati dai consumatori per quei prodotti. Nel complesso, per ciascuna settimana, si utilizzano per il calcolo degli indici oltre 19 milioni di referenze il cui prezzo settimanale viene calcolato sulla base dei dati di fatturato e quantità vendute in ciascun punto vendita e relative a circa 240 mila GTIN distinti. Per quanto riguarda la classificazione adottata per gli indici dei prezzi al consumo, si fa riferimento alla European Classification of Individual Consumption by Purpose (ECOICOP). La struttura gerarchica prevista secondo la classificazione ECOICOP presenta quattro livelli di disaggregazione: divisioni di spesa, gruppi di prodotto, classi di prodotto e sottoclassi di prodotto. Ai fini del calcolo degli indici dei prezzi al consumo, le sottoclassi di prodotto sono ulteriormente disaggregate in segmenti di consumo.

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