Crisi ucraina: verso la distensione

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Quella di ieri è stata una giornata, sotto il punto di vista diplomatico, molto intensa. E’ ieri, infatti, che è avvenuto il parziale ritiro delle truppe russe, con la Nato, scettica a guardare. E sono sempre di ieri il vertice tra Putin, Scholz e Di Maio a Kiev e le reazioni degli analisti e dei politici russi alla risoluzione della Duma sull’indipendenza delle autoproclamate repubbliche di Donetsk e Lugansk.

L’incontro più rilevante della giornata di ieri è stato quello tra il neo-cancelliere tedesco Scholz e il presidente delle Federazione Russa Putin.

Putin ha manifestato la sua volontà di voler mettere al primo posto la sicurezza del suo Paese “Non accetteremo mai l’allargamento della Nato fino ai nostri confini, è una minaccia che noi percepiamo chiaramente”, ma ha aperto al dialogo.

Il, al fine di trovare una soluzione pacifica alla crisi, nel segno del dialogo e della reciprocità.

Scholz ha fatto presente che attualmente per quanto concerne i negoziati in corso vi sono ancora posizioni fortemente divergenti. “Sulle proposte che sono state formulate dalla Russia, Nato e Ue non sono d’accordo ma contengono anche punti di cui siamo pronti a discutere. Ora è necessario evitare che la situazione prenda una piega pericolosa”.

Ieri Kiev ha visto anche la presenza del ministro degli esteri italiano Luigi Di Maio che ha incontrato il suo omologo ucraino e posto le basi per la visita nella capitale ucraina del Presidente del Consiglio, Mario Draghi. Nell’incontro di Maio ha parlato di come rafforzare e riattivare gli scambi economici e il dialogo politico tra i rispettivi Paesi. Ha proposto, inoltre, Roma come sede per le prossime consultazioni che verranno.

La giornata di ieri ha visto anche la telefonata tra il segretario di Stato americano, Blinken, e il Ministro degli Esteri russo, Lavrov. Il contendere del dialogo tra i due politici sembra siano stati i missili a raggio intermedio e altre misure per ridurre i rischi militari.In serata, invece, il colloquio telefonico tra il Presidente degli Stati Uniti, Joe BIden e il Presidente francese, Emmanuel Macron.

Sempre ieri il Centro di Sicurezza Informatica ucraino ha affermato che i siti del Ministero della Difesa di Kiev e le banche Privatbank e Oshadbank sono stati oggetto di un attacco informatico, di cui i primi indiziati sono i russi.

Nonostante i segnali di distensione siano evidenti da Bruxelles non sono mancate critiche rispetto al voto della Duma sull’indipendenza del Donbass. L’Alto Rappresentante per la politica estera di sicurezza dell’Unione Europea, Josep Borrell, ha dichiarato che l’Ue condanna fortemente la decisione del parlamento russo di riconoscere l’autoproclamazione delle repubbliche separatiste del Donbass, Donetsk e Lugansk in quanto sarebbe una grave violazione degli accordi di Minsk. Questa decisione non vede d’accordo tutti nemmeno in Russia. Gli analisti russi sostengono infatti che riconoscere le autoproclamate “Repubbliche Popolari” del Donbass porterà inevitabilmente ad altre forte tensioni con l’occidente.

Stando al fronte atlantico e statunitense il segretario generale della Nato, Jens Stolteberg ha affermato di non aver ancora avuto alcun segnale sul ritiro di uomini e attrezzature sul confine ucraino. Di questo avviso anche il Primo Ministro Britannico, Boris Johnson, il quale ha dichiarato che le informazioni che ha ricevuto a riguardo dai suoi servizi non sarebbero “positive”.

Dunque, nonostante il permanere di un clima fortemente teso sembra, fortunatamente, che la crisi si stia spostando all’interno di una dimensione di dialogo e confronto tra le parti. Da vedere se l’arma della diplomazia basterà per porre definitivamente a queste forti tensioni.

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