“Euromediterraneo, stabilità e opportunità di mercato” quali prospettive per il commercio e la stabilità dell’area

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Il Mare Nostrum ha sempre rivestito un ruolo di primaria importanza per l’Italia, sin dalla storia antica dell’impero romano, le vie di comunicazione e del commercio si sono sviluppate anche grazie al mare stesso.

In considerazione di questa importanza strategica il Centro Studi Roma 3000, il Centro Studi Amistades e la società Intellego hanno organizzato lo scorso 15 luglio il Webinar “ Euromediterraneo, Euromediterraneo, stabilità e opportunità di mercato” con gli ospiti Loma Saker, presidente del Syrian Italian Networking, Gianfranco Damiano, presidente della camera di commercio Italo libica e Paolo Zagami, docente di diritto commerciale internazionale all’università Mediterraneo, per analizzare nello specifico le possibilità italiane in Siria e nella sua “ex quarta sponda”, la Libia.

Innanzitutto è stato sottilineato dagli ospiti come, seppur le primavere Arabe abbiano minato la stabilità politica di molti Paesi, l’economia del Nord Africa ha aumentato il proprio potenziale, soprattutto grazie all’ampliamento del Canale di Suez, che ha portato approssimativamente 800 miliardi di scambi, ma è un numero destinato a crescere nel caso si curi il commercio nelle predette aree.

In Siria, ad esempio, ha spiegato la dottoressa Saker, la ricostruzione, e quindi in particolare i settori ad essa legati, ma anche quello farmaceutico ed alimentare potrebbero essere un opportunità per le imprese Italiane. Oltretutto un ruolo importante potrebbe essere esercitato dall’Italia e dal Vaticano nella ristrutturazione di opere ed edifici storici. Loma Saker ha inoltre aggiunto che è necessario ricordare i legami fra il Belpaese e la Siria, dotata ormai di una stabilità politica nelle aree non colpite dalla guerra : l’Italia, prima della guerra civile  in Siria era prima in Europa per export nel predetto Paese ; questi legami potrebbero avvantaggiare l’Italia  in futuro.

Infine ha affermato il presidente del Syrian Italian networking, che al momento l’UE ha investito 9.2 miliardi, divisi in due rate da 7 miliardi e da 2.2, ma il potenziale di profitto totale è di ben 350 miliardi.

Per quanto riguarda la situazione libica è utile riportare le parole di Gianfranco Damiano, che analizza come le opportunità di commercio in Libia siano da un lato ben avviate, soprattutto grazie azioni individuali delle aziende, che erano 130 prima della caduta di Gheddafi ma che si sono ritrovate a perdere fino all’80% delle possibilità di profitto a causa delle guerra e delle azioni Francesi e Turche, che sono chiaramente più utili e decisive del “soft power” messo in campo dall”Italia. Per Damiano però c’è ancora spazio in Libia per le aziende italiane ma soprattutto per le Piccole e Medie Imprese, vera e propria punta di diamante delle imprese italiane . Fra queste, come spiega il Professor Paolo Zagami, quelle del Meridione Italiano potrebbero trarre profitto in Libia ed in Egitto, riprendendosi cosi dalla crisi creata dal Covid, a patto che ci si informi e si informino gli operatori della cultura e della legge locale, che è l'”Islamic Law”. Quanto scritto non dovrebbe essere un problema per le preparate e competenti aziende italiane, ma repetita iuvant.

Giulio Consoli

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