Il Consiglio europeo riunito dopo le elezioni

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Il 28 maggio i leader dell’UE si sono incontrati in una riunione informale di capi di Stato o di governo per discutere i risultati delle elezioni europee ed avviare la procedura di nomina per i capi delle principali istituzioni europee.

L’incontro è stato deciso già da tempo, alla riunione dei leader dell’Unione Europea a Sibiu: il 9 maggio, il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha informato gli Stati membri che intendeva convocare una riunione informale con i 28 membri UE per martedì 28 maggio 2019. “Naturalmente, questo processo seguirà le regole stabilite nei trattati. Dovrebbe riflettere l’equilibrio geografico e la demografia, in modo che sia i grandi che i piccoli paesi siano rappresentati nelle posizioni più alte dell’UE” ha dichiarato Tusk alla conferenza stampa, continuando “per me, lo spirito del Trattato è importante anche per quanto riguarda il genere e l’equilibrio politico. […] L’obiettivo è semplice: abbiamo bisogno di istituzioni efficaci e quindi abbiamo bisogno di decisioni rapide. La mia intenzione è che il Consiglio europeo nominerà la nuova leadership dell’UE a giugno. Invito tutti a vivere secondo le proprie responsabilità per rendere possibile tutto questo”.

Secondo quanto preannunciato, i 28 leader dell’Unione Europea si sono incontrati a Bruxelles martedì per una cena informale per iniziare il processo che porterà il Consiglio europeo a svolgere i suoi compiti in materia, avendo un ruolo importante in alcune procedure di nomina per ruoli di alto profilo. In particolare, è responsabile di: eleggere il presidente del Consiglio europeo, proporre il Presidente della Commissione europea, nominare l’alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, nominare ufficialmente l’intero corpo dei Commissari, nominare il comitato esecutivo della Banca centrale europea (BCE), compreso il presidente della BCE. All’incontro hanno partecipato i capi di Stato o di governo, a seconda degli Stati, dei 28 paesi membri dell’UE. Così come il Regno Unito ha partecipato alle elezioni, il paese è stato coinvolto anche nella riunione in quanto prenderà parte a tutti gli effetti alle nomine delle cariche. In particolare, ad aver partecipato è stata l’attuale premier Theresa May, ancora in carica fino al 7 giugno 2019, giorno in cui ufficialmente avranno luogo le sue annunciate dimissioni. Inoltre, vi erano il presidente della Commissione europea Juncker e il Segretario generale del Consiglio Tranholm-Mikkelsen. Partecipando anche l’Italia, il primo ministro Giuseppe Conte ha affermato che nel processo di nomine, “l’Italia intende svolgere in pieno il ruolo primario che le spetta, come Paese fondatore dell’Unione Europea, terzo Paese dell’Euro-zona, secondo Paese manifatturiero d’Europa”; tale tema è stato affrontato anche direttamente dal Presidente del Consiglio Conte con la cancelliera Angela Merkel attraverso una telefonata prima del vertice. Ospite speciale della riunione informale è stato infine Antonio Tajani, attuale presidente del Parlamento europeo.

Come previsto nei trattati, i capi di stato o di governo dovrebbero incaricare il Presidente Tusk di avviare consultazioni con i rappresentanti del Parlamento europeo e con gli Stati membri al fine di prendere le decisioni al prossimo Consiglio europeo del 20-21 giugno. Il processo di designazione dei nuovi vertici delle istituzioni dell’UE risulta essere di fondamentale importanza e merita dunque la giusta attenzione. Lo stesso Tusk auspica che effettivamente entro giugno si riescano a nominare le nuove figure istituzionali rispettando i quattro criteri principali: ripartizione geografica, dimensione dei paesi, genere e appartenenza politica. Per quanto riguarda la Commissione europea, questa verrà eletta dai 751 neo-eurodeputati; il Presidente della Commissione verrà proposto dal Consiglio europeo sulla base del risultato delle elezioni e delle volontà dei partiti politici. I principali candidati al ruolo di presidente sono Manfred Weber per il Partito Popolare Europeo, Frans Timmermans per il Partito dei socialisti europei, Jan Zahardil per l’Alleanza dei Conservatori e Riformisti europei, Margrethe Vestager per l’Alleanza dei liberali e dei democratici per l’Europa.

Il Parlamento ha dichiarato che non accetterà un candidato che non abbia partecipato al procedimento dello spitzenkandidaten – i candidati presidente. Dopo la proposta del Consiglio europeo, saranno gli eurodeputati a votare la nomina del nuovo presidente a luglio, con una votazione a maggioranza (376 membri almeno). Tusk ha sottolineato particolarmente il fatto che il Consiglio europeo propone ed il Parlamento elegge: ciò significa che il presidente godrà della maggioranza di entrambe le istituzioni. Invece per quanto riguarda la Commissione, gli stati membri dovranno proporre i commissari, in collaborazione con il nuovo presidente della Commissione. I Commissari verranno poi esaminati dalle commissioni parlamentari responsabili delle tematiche mentre la Commissione europea verrà messa al voto della plenaria del Parlamento e nominata ufficialmente dal Consiglio europeo, cominciando il proprio incarico il 1° novembre 2019. Inoltre, il Consiglio europeo è responsabile della nomina dell’alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza: la decisione sul candidato proposto richiede una maggioranza qualificata.

Al termine del vertice Tusk ha di nuovo fatto leva sull’importanza dell’equilibrio di genere, affermando che “c’è stata una visibile maggioranza al tavolo determinata sull’equilibrio di genere, la mia ambizione ed il mio piano è che ci siano due donne a ricoprire i top job dell’Ue”. Infine, ha dichiarato che “l’Europa è il vincitore di queste elezioni. La maggioranza degli elettori ha votato per un’Unione più efficace ed ha rigettato chi voleva un’Europa più debole

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