GEOPOLITICA DEL MONDO MODERNO

Ue, relazione sulle rinnovabili: promossi gli Stati membri

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Entro il 2014 è stata raggiunta la quota del 15,3. Il 20% entro il 2020 sembra essere alla portata.

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“La relazione indica ancora una volta che l’Europa crede nelle energie rinnovabili e che le energie rinnovabili fanno bene all’Europa”, è quanto dichiarato da Miguel Arias Cañete, Commissario responsabile per l’Azione per il clima e l’energia, a seguito della pubblicazione dei dati sulle energie rinnovabili in Europa. Numeri ottimistici, che pongono i Paesi Ue al 15,3% lordo delle energie rinnovabili entro il 2014 e ad un passo dal 20% (10% per i trasporti) programmato per il 2020 e deciso nel 2009.

“L’Europa può vantare tre volte più energia rinnovabile pro capite che qualunque altra parte del mondo e più di un milione di persone che lavorano nel settore delle energie rinnovabili, il cui valore supera i 130 miliardi di EUR all’anno. Ogni anno esportiamo energie rinnovabili per un valore di 35 miliardi di EUR”, ribadisce il rappresentante dell’Unione Europea.

In più, questi dati ecologici vanno, secondo l’Ue, di pari passo con il realismo economico. Gli obiettivi del 2020 sono infatti diventati un traino per i Paesi del Vecchio Continente, spinti ad investire di più sulle rinnovabili per rilanciare le proprie industrie e, di conseguenza, a collaborare tra loro e con gli Stati non-Ue.

Ecco i risultati prodotti dalle direttive europee nel campo delle rinnovabili:
• circa 326 milioni di tonnellate lorde di emissioni di CO2 evitate nel 2012 e 388 milioni di tonnellate nel 2013,
• una riduzione della domanda di combustibili fossili in Europa pari a 116 mtep nel 2013.
Inoltre per quanto riguarda la sicurezza dell’approvvigionamento energetico nell’Unione:
• sul totale di combustibili fossili il cui uso è stato evitato nel 2013, il 30% è dovuto alla sostituzione del gas naturale con fonti rinnovabili
• quasi la metà degli Stati membri ha ridotto il consumo interno lordo di gas naturale di almeno il 7%.
Giacomo Pratali

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