GEOPOLITICA DEL MONDO MODERNO

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CRONACA

Fatti di cronaca italiani di carattere nazionale e locale

Ucraina. Bambini in fuga

 

Ucraina: 1 bambino su 5 ha dovuto lasciare il Paese, 6 milioni sono intrappolati all’interno, in grave pericolo a causa dell’aumento degli attacchi a strutture civili. Colpiti oltre 460 scuole e 43 ospedali.                       
Fino a sei milioni di bambini sono intrappolati all’interno dell’Ucraina e sono in grave pericolo a causa dei crescenti attacchi a scuole e ospedali. Molti di loro sono al riparo all’interno di edifici che rischiano di essere attaccati da un momento all’altro, Continue reading “Ucraina. Bambini in fuga” »

Ucraina. Kharkiv sotto attacco

 

UCRAINA: DA AMNESTY INTERNATIONAL LE TESTIMONIANZE DALLA CITTÀ DI IZIUM, ASSEDIATA DALLE FORZE RUSSE DAL 28 FEBBRAIO. Tra il 9 e il 12 marzo Amnesty International ha raccolto drammatiche testimonianze di persone evacuate dalla città di Izium, nella regione ucraina orientale di Kharkiv, assediata e bombardata dalle forze russe dal 28 febbraio e i cui abitanti rimasti e rifugiati nelle cantine e nei sotterranei sono ormai a corto di cibo e di acqua. “Decine di piccoli centri dell’Ucraina sono sotto costanti attacchi e i loro abitanti sono al centro degli scontri armati o sono assediati dalle forze russe. Le testimonianze che abbiamo raccolto rivelano il terrore di persone Continue reading “Ucraina. Kharkiv sotto attacco” »

Ucraina. Continuano gli aiuti

 

UCRAINA: CONTINUA IL PONTE UMANITARIO DELLA CROCE ROSSA ITALIANA

Schintu “Partito altro carico di aiuti CRI nel fine settimana”. Rocca: “Non ci fermeremo finché ce ne sarà bisogno”

Roma, 14 marzo 2022 – Continua senza sosta il ponte umanitario della Croce Rossa Italiana verso l’Ucraina. “Nel fine settimana sono partiti altri cinque tir carichi di aiuti con una squadra di nostri tredici operatori a bordo”, dice Ignazio Schintu, Direttore Operazioni Emergenze e Soccorsi della CRI. Il carico questa volta è composto da: materiale sanitario, vestiti pesanti, generi alimentari, 24 tonnellate di cibo per bambini, gruppi elettrogeni, stufe, 1200 sacchi a pelo, 2000 letti da campo e anche cibo per cani. Questa è la terza partenza dall’Italia per la CRI nell’arco di dieci giorni e altre sono previste a breve. I mezzi arriveranno sempre a Chenivtsi, in Ucraina, via Romania, dove c’è un hub della Croce Rossa Ucraina per lo smistamento degli aiuti .“Grazie alla solidarietà dei nostri donatori e di tantissimi italiani – sottolinea Francesco Rocca, Presidente della Croce Rossa Italiana e della Federazione delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa (IFRC) – stiamo rispondendo senza sosta alle richieste della Croce Rossa Ucraina. La situazione è drammatica, le necessità tantissime ed è importante coordinare gli aiuti in base alle reali e concrete necessità degli operatori che si trovano sul posto. Non ci fermeremo finché ce ne sarà bisogno”.

 

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Nota, video e foto della Croce Rossa Italiana

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Comitato Nazionale Croce Rossa Italiana

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Ucraina: Garantire la sicurezza.

Ucraina: i corridoi umanitari non sono sicuri, nuove testimonianze. Servono osservatori nazionali

11 Marzo 2022

Photo by Andriy Dubchak/dia images via Getty Images

Ai civili le cui abitazioni sono state distrutte e a coloro che, temendo per la propria vita, sono costretti a fuggire dai bombardamenti russi in Ucraina dev’essere garantito l’accesso a corridoi umanitari sicuri. Lo ha dichiarato Amnesty International, ricordando che da due settimane in Ucraina migliaia di persone vivono sotto bombardamenti illegali e milioni sono state costrette a sfollare. Gli attacchi delle forze russe alla popolazione civile ucraina e le furiose distruzioni delle infrastrutture necessarie alla vita quotidiana violano le Convenzioni di Ginevra e altre norme internazionali, e devono cessare. Come minimo, devono essere garantiti i percorsi sicuri di evacuazione, tuttavia questi corridoi, fino ad oggi, si sono rivelati inaffidabili e pericolosi. Ucraina e Russia hanno raggiunto il primo accordo sui corridoi umanitari per l’evacuazione dei civili e sull’ingresso degli aiuti umanitari il 3 marzo, ma la loro attuazione è stata lenta e limitata. È urgente che ai civili che cercano riparo dai bombardamenti, compresi quelli le cui abitazioni sono state distrutte, siano garantiti percorsi sicuri di evacuazione. Inoltre, è importante che queste persone non siano costrette a trasferirsi nei territori controllati dalla Russia, compresi la Crimea e il Donbass, o nella stessa Russia.

“Occorre istituire autentici corridoi umanitari in modo veloce, efficace e sicuro. I civili non possono andare incontro a rischi addirittura maggiori mentre cercano di allontanarsi dal conflitto”, ha dichiarato Agnès Callamard, Segretaria generale di Amnesty International.

“Prendere di mira civili e obiettivi civili, così come portare a termine attacchi indiscriminati, è vietato dal diritto internazionale. Tutti gli attacchi illegali devono cessare. Questo urgente bisogno di corridoi umanitari è la conseguenza diretta del tradimento della Russia dei suoi obblighi legali”, ha aggiunto Callamard. Le autorità ucraine hanno chiesto percorsi di evacuazione dei civili dalle città di Mariupol, Enerhodar, Sumy, Izyum e Volnovakha, sottoposte a pesanti bombardamenti. Hanno inoltre chiesto percorsi verso la capitale per i residenti di alcune città vicine a Kiev, come Bucha, Irpin e Hostomel. Dalle testimonianze raccolte da Amnesty International, ciò non è stato possibile a causa dei continui bombardamenti russi. Amnesty International chiede a tutte le parti di accordarsi sull’istituzione di corridoi umanitari ben organizzati e sicuri e di rispettare in buona fede questi accordi, fornendo alla popolazione civile mezzi di trasporto accessibili e tempo sufficiente per un’evacuazione sicura. L’organizzazione internazionale chiede inoltre che sia garantito l’accesso a osservatori internazionali che monitorino questi passaggi sicuri. Le forze russe non devono ricorrere a quegli assedi illegali di civili che ricordano quelli della capitale cecena Grozny e delle città della Siria, sottoposte a bombardamenti indiscriminati e ad attacchi alle infrastrutture civili, con la popolazione costretta a scegliere tra la resa e la fame.

Gli attacchi a Irpin

Il 6 marzo nei pressi di Irpin, un sobborgo alla periferia di Kiev, le forze russe hanno aperto il fuoco contro un punto di passaggio per l’evacuazione dei civili, uccidendo diversi di loro. Questa è la testimonianza di una donna, che faceva parte di un convoglio di 12 automobili che recavano la scritta “bambini”, che tentava di lasciare Irpin: “In due o tre minuti, dopo aver superato un carro armato distrutto, hanno iniziato a sparare. Una donna di 30 anni è morta e con lei una donna di 60 anni, la madre di una parente che era nella mia automobile. Mio cognato ha riportato una frattura a un braccio, l’autista ferite alle costole. Io sto bene, ho solo una piccola ferita alla testa”. I giornalisti che stavano effettuando riprese nella zona hanno riferito di un altro attacco che ha ucciso quattro persone, tra cui una donna e due dei suoi tre figli. Hanno parlato di spari e colpi di artiglieria a ripetizione: ciò fa pensare che si sia trattato di attacchi indiscriminati o sproporzionati, dunque violazioni del diritto internazionale umanitario.

@Photo by SERGEI SUPINSKY/AFP via Getty Images

“Impossibile andare via”

Amnesty International teme che alcuni gruppi di persone che cercano di lasciare le zone di conflitto vadano incontro a ulteriori difficoltà: persone con disabilità, anziani, persone con problemi di salute che sono meno in grado di lasciare facilmente le proprie abitazioni, cercare riparo durante gli attacchi o ricorrere a cure mediche. Elena Kozachenko, una donna di 38 anni di Chernihiv, sta facendo cicli di chemioterapia a seguito di un tumore al seno: “Ho il cancro e ho bisogno di cure mediche. L’ultimo ciclo di chemioterapia è stato il 23 febbraio. Il prossimo dovrebbe essere il 16 aprile. Devo eseguire dei controlli ma l’ospedale oncologico si trova in una zona costantemente bombardata. Ho troppa paura per andarci. Restare in Ucraina per una persona nelle mie condizioni sarebbe un suicidio. Ma andarsene è impossibile. Sono un bersaglio vivente”. Molte persone anziane, oltre alle difficoltà di lasciare le proprie abitazioni, non voglio andarsene dai luoghi dove hanno vissuto per decenni, se non per tutta la vita. Rita, medico di famiglia di 64 anni residente a Kiev: “Kiev è una città antica. Le persone anziane, quelle con mobilità limitata, non possono scendere dalle proprie abitazioni al piano terra. Col buio disattivano la corrente elettrica così pensano di non attirare i bombardamenti. È come se fosse una condanna a morte. Se non possono usare l’ascensore, restano bloccate in casa”. Un membro del consiglio regionale di Kiev, che rappresenta Irpin, Bucha e altre comunità sotto l’assedio russo, ha aggiunto: “Sono per lo più gli anziani a rimanere. È più sicuro per loro rimanere a casa piuttosto che muoversi senza soldi o cibo. È il luogo in cui sono nati, lo conoscono, conoscono i vicini, temono che altrove nessuno li aiuterà. E comunque non hanno i soldi per andarsene”. Alle persone anziane e quelle con disabilità, così come altri gruppi particolarmente a rischio, dev’essere data priorità così come previsto dal diritto internazionale umanitario. L’organizzazione e la comunicazione sull’evacuazione e sui corridoi umanitari sicuri devono essere inclusivi e le informazioni, i trasporti e gli altri servizi devono essere accessibili a ogni persona. Da tutta l’Ucraina, le persone intervistate da Amnesty International hanno riferito di vivere in luoghi sovraffollati in cui scarseggiano cibo, acqua e medicinali. A causa degli incessanti bombardamenti russi, ci sono persone bloccate nei propri appartamenti da giorni, senza riscaldamento, elettricità e linee telefoniche funzionanti.

Tigray. Crimine verso i diritti umani

CRONACA/Diritti umani di

Combattenti affiliati al Fronte popolare di liberazione del Tigray hanno deliberatamente ucciso decine di persone, sottoposto a stupri di gruppo decine di donne e ragazze – alcune delle quali di soli 14 anni – e saccheggiato beni pubblici e privati in due zone della regione amhara, nell’Etiopia del nord. Lo ha denunciato Amnesty International, in un rapporto diffuso oggi sulle atrocità commesse in una serie di attacchi avvenuti tra fine agosto e inizio settembre del 2021 nella città di Kobo e nel villaggio di Chenna, finiti nel mese di luglio sotto il controllo delle forze tigrine.

“Le forze tigrine hanno mostrato profondo disprezzo per le regole basilari del diritto internazionale umanitario. Vi sono sempre maggiori prove di crimini di guerra e possibili crimini contro l’umanità commessi nelle zone della regione amhara finite sotto il loro controllo a partire dallo scorso luglio, tra cui ripetuti casi di stupro, uccisioni sommarie e saccheggi, persino all’interno degli ospedali”, ha dichiarato Sarah Jackson, vicedirettrice di Amnesty International per l’Africa orientale, il Corno d’Africa e i Grandi Laghi.

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Afghanistan. Lo sfruttamento dei bambini

CRONACA di

 

Afghanistan: Save the Children, oltre un milione di bambini mandati a lavorare a causa del crollo dei redditi negli ultimi sei mesi. Quasi un quinto delle famiglie costrette a contare sul lavoro dei propri figli, mentre un afghano su 13 dichiara di vivere solo di elemosina

Un’indagine dell’Organizzazione rileva che, dal crollo dell’ex governo e dalla transizione del potere lo scorso agosto, un terzo delle famiglie ha perso l’intero reddito familiare,
circa il 36% sta acquistando cibo a credito, mentre il 24% ha detto di averlo fatto in precedenza. Quasi 4 famiglie su 10 prendono cibo in prestito da quelle più agiate
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Siccità in Somalia. Paura e terrore.

CRONACA di

 

Somalia: Save the Children, la peggiore siccità degli ultimi 10 anni lascia milioni di persone affamate e mette a rischio le loro vite.  Il 70% delle famiglie non ha abbastanza cibo e il bestiame continua a morire per cause legate alla mancanza di acqua

L’Organizzazione – distribuendo acqua, cibo, denaro ai bambini e alle famiglie vulnerabili, sostenendo i sistemi educativi e gestendo strutture sanitarie – esorta a non commettere gli stessi errori del 2011/2012 quando, a causa della lenta risposta globale, sono morte almeno 260mila persone, la metà delle quali di età inferiore ai 6 anni. Chiede inoltre al governo di dare la priorità alla risposta umanitaria e lancia un appello, perché sono necessari almeno 1,5 miliardi di dollari per aiutare a superare questa crisi. Continue reading “Siccità in Somalia. Paura e terrore.” »

Ciclone Batsirai. Emergenza in Madagascar

CRONACA di

 Madagascar: Save the Children, almeno tre bambini sono morti e migliaia sono rimasti senza casa dopo il passaggio del ciclone Batsirai.Più di 550 scuole sono state totalmente o parzialmente distrutte lasciando circa 10.000 studenti senza istruzione. L’Organizzazione, che sta collaborando per sostenere le comunità colpite, lancia l’allarme per questi eventi meteorologici estremi sempre più frequenti e gravi a causa dell’emergenza climatica

Tre bambini sono morti, decine di migliaia hanno perso la casa e circa 10.000 sono rimasti senza scuola dopo che il ciclone Batsirai ha attraversato il Madagascar lo scorso fine settimana, ha affermato Save the Children, l’Organizzazione che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro. Il ciclone Batsirai, la seconda grande tempesta che ha colpito il Paese in sole due settimane, è arrivato sabato notte con venti di 165 km (103 miglia) all’ora causando una massiccia distruzione delle infrastrutture Continue reading “Ciclone Batsirai. Emergenza in Madagascar” »

Siria, morte due bambine di freddo

CRONACA di

Save the Children annuncia con dolore e sconforto la notizia della morte di due bambine, morte di freddo nei campi per sfollati di Idlib, in Siria. L’organizzazione afferma che c’è bisogno di ulteriori aiuti per i più piccoli, che ogni giorno rischiano la propria vita. 

“Save the Children è devastata dalla notizia della morte di una bambina di sette giorni e di una di due mesi nelle tende nelle zone rurali di Idlib a causa del forte freddo. Continue reading “Siria, morte due bambine di freddo” »

Emergenza polmonite infantile in Afghanistan

CRONACA di

Crescono vertiginosamente i casi di polmoniti infantili e di grave malnutrizione. A dicembre 135 bambini sono morti negli ospedali sovraccarichi o lungo la strada per raggiungerli. Quasi il 60% di coloro che non hanno potuto ottenere assistenza sanitaria ha dichiarato di non avere soldi per pagarla.

Per l’Organizzazione il crollo dei servizi sanitari è una delle conseguenze dirette del congelamento delle risorse globali e della sospensione degli aiuti allo sviluppo, che stanno soffocando il sistema sanitario. Save the Children – che continua ad operare con le cliniche mobili e distribuendo aiuti – chiede alla comunità internazionale di sbloccare finanziamenti vitali.  Continue reading “Emergenza polmonite infantile in Afghanistan” »

Redazione
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